Patapon - Recensione  16

Il ritmo della tribù dei Patapon invade la PSP.

Il ritmo della guerra

In Patapon non ci sono infatti palline colorate e fischiettanti nè tantomeno meccaniche di gioco rilassanti e scanzonate; al contrario le tematiche sono piuttosto crude e cupe, dal momento che ruotano attorno al desiderio di rivincita di una tribù -che dà il nome al gioco- nei confronti degli acerrimi rivali Zigoton. Al giocatore è ovviamente richiesto di controllare questo piccolo esercito, composto da simpatici ma agguerriti esserini stilizzati dal corpo rotondo. Creature tutte simili tra loro ma allo stesso tempo diverse, incredibilmente caratterizzate e ricche di personalità nonostante le dimensioni grafiche ridotte; proprio per questo motivo si crea un particolare legame di empatia con il proprio “plotone”, tale da suscitare una reale sensazione di disagio nel caso in cui qualche soldato cada in battaglia. Sì perchè il tema principale di Patapon sono proprio le battaglie, gestite però in maniera assolutamente originale; i programmatori nipponici hanno infatti deciso di dar vita ad una specie di mix tra uno strategico in tempo reale e un rhythm game, in cui le decisioni e gli ordini vengono di fatto comunicati tramite una sequenza di 4 tasti premuti a ritmo. I primi livelli degli oltre 30 complessivi servono fondamentalmente per introdurre questo particolarissimo gameplay e per insegnare al giocatore le varie combinazioni, ognuna associata ad una azione. Si inizia quindi col semplice comando che invita il proprio esercito ad avanzare, per passare poi all’attacco, alla difesa, alla schivata e alla carica. Questo man mano che si ottengono i tamburi, ovvero i suoni legati ai diversi tasti frontali della console; per esempio al quadrato è associato il suono “Pata”, mentre al cerchio il “Pon”. Per ordinare di muoversi ai Patapon, sarà quindi necessario premere la sequenza pata-pata-pata-pon. Piuttosto facile a parole, ma non altrettanto nei fatti, soprattutto di fronte alla necessità di seguire con grande attenzione il ritmo a 4/4, e allo stesso tempo tenendo d’occhio quanto accade su schermo per decidere contromosse e strategie. Inoltre infilando in serie una manciata di comandi senza sbagliare il ritmo, è possibile passare in modalità “Fever”, durante la quale il proprio esercito godrà di un maggiore potenziale offensivo e difensivo. Ma la profondità della produzione Sony non si esaurisce certo qui, dal momento che la componente strategica si sviluppa anche nelle fasi puramente organizzative che si incontrano tra un livello e l’altro. Lo sparuto gruppo di Patapon dotati di lance con cui si inizia l’avventura viene infatti ben presto affiancato da arcieri, cavalieri, fanteria con tanto di asce e via dicendo, con caratteristiche diverse che si sposano più o meno bene in relazione ai diversi livelli e ai nemici in essi presenti. Inoltre gli stessi Patapon possono essere equipaggiati con armi, armature ed elmi in grado di migliorarne le statistiche.

Pon pon pata pon

Una componente chiave del gioco sono i materiali, che si possono ottenere eliminando animali, nemici o boss vari. Spesso diventa fondamentale, per poter proseguire nel gioco, il riuscire a recuperare materiali sufficienti per migliorare il proprio esercito o creare nuovi soldati. Ed è qui che si inserisce il principale, se non unico difetto di Patapon, ovvero la marcata dose di backtracking richiesto. Ripetere stage già superati diventa ben presto non un classico “di più” per hardcore gamers, bensì un aspetto fondamentale ed imprescindibile per proseguire nell’avventura. E malgrado venga offerta anche in questo caso la possibilità di approfondire più o meno tale aspetto, permettendo magari di ripetere decine di volte una battaglia con un boss per guadagnare un oggetto di particolare valore, anche chi è propenso ad un approccio più superficiale al gioco dovrà fare i conti con questa antipatica scelta di game design. Ciò nonostante, in buona parte il gioco cerca -con risultati apprezzabili- di rendere meno opprimente tale aspetto, grazie alla varietà con cui è possibile affrontare i livelli; non solo, come già detto, scegliendo truppe differenti, ma anche modificando le condizioni “climatiche” con i cosiddetti miracoli, ovvero ulteriori comandi (il realtà minigiochi) con i quali far piovere, cambiare la direzione del vento o addirittura invocare un terremoto. Malgrado tutto, è però innegabile che Patapon sia caratterizzato da una progressione piuttosto lenta e articolata. Inoltre, restando nell’ambito dei difetti, va tenuto conto che la necessità di impartire ogni singolo comando con una serie di 4 tasti (con relativa risposta “cantata” delle creature) può apparire a qualcuno un po’ tedioso ed irritante, specialmente nel caso in cui si debba ripartire dopo un errore. Ma francamente sarebbe davvero ingeneroso dar troppo peso a tali ombre all’interno del quadro complessivo offerto da Patapon; un prodotto originale, straordinariamente profondo e impegnativo, molto appagante e dotato di una componente audiovisiva che sprizza personalità da tutti i pori.

Commento

Patapon non è il gioco da acquistare se siete alla ricerca di un prodotto leggero, scanzonato e rilassante sulla falsariga di Locoroco. Al contrario, la produzione Sony merita l’attenzione di ogni possessore di Psp propenso a provare qualcosa di nuovo, originale, impegnativo e appagante. Un prodotto pieno di personalità ma comunque non privo di qualche difetto e caratterizzato da una certa macchinosità e lentezza nella sua progressione. Questo è Patapon: il classico gioco atipico per molti ma non per tutti, destinato a entrare clamorosamente nel cuore e nella testa o a lasciare, semplicemente, indifferenti. In ogni caso, da provare.

Pro

  • Tecnicamente splendido
  • Gameplay originale
  • Molto impegnativo e profondo
Contro
  • Backtracking eccessivo
  • Per alcuni un po’ troppo lento e macchinoso