Punch Out! - Recensione  2

Il boxing game più originale e cartoonesco della storia ritorna su Wii nella sua famosa conversione per il Nintendo Entertainment System.

Cos'era ieri

Non state sbagliando: Punch-Out è in realtà proprio quel Mike Tyson’s Punch-Out che, convertito dalle sale giochi (dove si presentava con un aspetto grafico di gran lunga più appetibile), Nintendo aveva impiantato con successo sul NES. Ma la direzione poco ortodossa intrapresa dalla carriera di Tyson, che si sarebbe rivelata costellata di scandali di vario tipo e da condotte violente culminate in anni recenti in atti rimasti nella storia (chi ha orecchie per intendere, intenda...), non ha più convinto Nintendo. Così, un fantomatico e politicamente meno scorretto Mr. Dream ha sostituito il gigante del pugilato come sfida finale dell’alter-ego del giocatore: little Mac. Ma per il resto, Punch-Out (qui nella riedizione che data al 1990) è identico al gioco dotato del titolo originale. Con personaggi grossi, cartooneschi e ben animati il gioco è, per l’epoca, decisamente attraente sotto il profilo estetico (con tanto di cameo di Mario, qui nel ruolo di arbitro tri). Per non parlare di quelle arcaiche, gracchianti frasi digitalizzate...ma Punch-Out si era realmente affermato nella softeca NES come un piccolo, grande gioco, privo di tentativi simulativi. Non troppo ambizioso sul piano della complessità, era dotato di un meccanismo di gioco che ben si prestava all’esercizio: schivare, conoscere l’avversario, scoprirne i punti deboli, colpire.

Cos'è oggi

Dopo un seguito di successo e ancora più fuori di testa per il SuperNES e con i vari giochi di genere sportivo diventati sfoggio di licenze ufficiali e di verosimiglianza fisica e fotorealismo spinto, Punch-Out appare un gioco da noi lontanissimo. Eppure, la sua formula non è abusata, ed è originale quel tanto che basta per renderlo un gioco ancora appetibile. E, prima ancora che una simulazione di boxe o un gioco di sport, Punch-Out è un action in cui i riflessi sono tutto e l’osservazione del nemico è fondamentale. Dal primo opponente fino al più letale Mr. Dream il nostro scopo non sarà soltanto quello di rispondere opponendo la difesa e la schivata con crescenti efficacia e riflessi pronti ai colpi degli avversari: Punch-Out è soprattutto un gioco da osservatori, in cui le poche mosse disponibili (schivate colpi all’addome e al viso, con personaggio inchiodato al centro dello schermo e assenza di deambulazione) si applicano con tempistiche, combinatorie e formule che cambiano di avversario in avversario. Non è dato di avanzare di buon passo, quindi, se non dopo una buona dose di prova-e-ripeti necessari per scoprire i pattern di attacco dei nemici e le relative debolezze. La presentazione scherzosa, la velocità di risposta nei comandi e l’impegno di livello non scontato richiesto per affrontare il gioco allontanano quindi il suo interesse per quanto riguarda chi sia alla ricerca di un qualcosa che somigli al concetto contemporaneo di gioco sportivo. Ma tutti quelli che vanno alla ricerca di un piccolo, grande congegno su cui tarare alla perfezione i riflessi e impegnare qualche serata piacevole e non priva di sfida non avranno di che lamentarsi.

Gli approcci al gioco di lotta sono praticamente infiniti ma, a confronto con quelli più in voga in vari periodi della storia videoludica, Punch-Out rimane al giorno d’oggi – insieme al suo più evoluto seguito per SuperNES – relativamente originale. Con una visuale dalle spalle del pugile e uno stile di gioco interamente fondato sul discernimento della tecnica degli avversari, questo gioco d’altri tempi potrebbe incuriosire e appassionare non pochi giocatori, allettati dal suo prezzo in fascia bassa sulla Virtual Console Wii: 500 Punti.