187 Ride or DieRecensione 187 Ride or Die 

Ubisoft ci da la sua interpretazione dello sparatutto su quattro ruote e lo fa immergendoci in un mondo fatto di gangsta boyz, bolidi e fiumi di piombo.

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Il gioco

Delusi dalla trama, e dall’atmosfera “gangsta” sviluppata grossolanamente, ci buttiamo sul gioco vero e proprio. Innanzitutto i mezzi a disposizione, provenienti da case automobilistiche inesistenti, sono ridotti al quel genere di veicoli che permettono ad un uomo di alzarsi in piedi e scaricare piombo a trecentosessanta gradi. Troviamo quindi furgoncini, grosse familiari e decappottabili di grossa cilindrata ma, ovviamente c’e’ un ma, le familiari e i mezzi pesanti risultano da subito troppo pesanti e poco divertenti da guidare. A bordo di una sportiva invece il titolo procede a una velocità soddisfacente e ci viene data la possibilità di sgommare agilmente sparacchiando sui veicoli nemici, anche se l’assenza di una fisica per lo meno credibile toglie parte del divertimento all’azione. Come dicevamo, la stragrande maggioranza delle 45 missioni prevede la distruzione delle macchine avversarie utilizzando armi e proiettili raccolti durante una gara, e ne troviamo in quantità tale da non dover badare troppo alla riserva di piombo in nostro possesso. Durante le gare, che si svolgono in piccoli tracciati ricavati all’interno di anonime cittadine o poco fuori dalle stesse, diventa quindi fondamentale appropriarsi di armamenti come il lanciarazzi con cui abbattere rapidamente i nemici più ostici ed è consigliabile prestare molta attenzione agli health box, ovvero bonus in grado di rigenerare la salute del cannoniere e del veicolo. Tra le 20 armi a disposizione le differenze maggiori sono tra le armi automatiche, le armi pesanti a colpo singolo e gli esplosivi, e gli effetti da arma ad arma dello stesso gruppo sono talmente esigui che è sufficiente badare al genere a cui appartengono per effettuare la scelta del caso. Un altro elemento fondamentale per raggiungere ed abbattere i fastidiosi avversari è rappresentato dal sempiterno turbo, che in 187 Ride or Die si rende disponibile effettuando sgommate spettacolari. Utilizzando il turbo è possibile non solo raggiungere i veicoli che ci precedono ma anche spintonarli contro bidoni esplosivi oppure evitare attacchi particolarmente potenti o concentrati contro il nostro bolide.

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Nello specifico

Le missioni sono in gran maggioranza legate alla distruzione degli avversari ma si avvalgono di un discreto numero di varianti e si alternano con alcuni stage dove la fuga è più importante del combattimento. Nella veste di inseguitori troviamo spesso le forze dell’ordine, decise a porre un freno alla nostra rampante carriera criminale, mentre in determinati casi ci troviamo con l’onere di trasportare la cosiddetta patata bollente con troppi occhi puntati nella nostra direzione. Durante queste missioni il tracciato non è chiuso come nel caso delle gare tra bande, ma le scorciatoie vere e proprie sono poche e le porzioni di mappa sono troppo esigue e poco varie per trarre vantaggio dalla ritrovata “libertà” di movimento. Le gare tra bande invece prevedono regole particolari come l’eliminazione, a ogni giro, dell’ultimo concorrente che taglia il traguardo. Più divertente anche se per poco è invece la modalità che trasforma tutte le armi in mine e dove il turbo acquisisce un’importanza particolare permettendoci di schizzare oltre gli avversari e sganciare esplosivo in quantità a velocità estreme. Durante i deathmatch invece interviene una differenza minore ma rilevante. Le armi a disposizione sono solo due, ovvero una sorta di fucile a pompa estremamente potente e un mitragliatore pesante. Durante questa modalità i veicoli avversari hanno due soli punti sensibili su cui fare fuoco, ovvero il veicolo stesso e il cannoniere che si staglia al di sopra di tettucci e sedili imbracciando cannoni di ogni sorta e, com’è ovvio che sia, le armi pesanti sono più adatte se l’obiettivo è il mezzo avversario.

Le missioni si avvalgono di un discreto numero di varianti e si alternano con alcuni stage dove la fuga è più importante del combattimento

Nello specifico

Il sistema di gioco è piuttosto semplice, con uno stick controlliamo il movimento del veicolo mentre con l’altro dirigiamo la potenza di fuoco a 360 gradi; per facilitare ulteriormente le cose è possibile scegliere un’impostazione dei controlli diversa ma che prevede l’automira e lascia a noi il semplice compito di scegliere la direzione in cui sparare. L’intelligenza artificiale purtroppo contribuisce, assieme ad altri elementi già citati, ad appiattire il titolo. I mezzi avversari riescono in ogni caso a restare incollati alla nostra vettura qualsiasi manovra evasiva venga compiuta dal giocatore e si limitano ad ostacolarci e spararci addosso senza badare particolarmente alle peculiarità, comunque esigue, del tracciato. Oltre al multiplayer, sia locale che attraverso Xbox Live, 187 Ride or Die permette di giocare in cooperativo alla maniera dei primi giochi a cui si ispira, ovvero mentre un giocatore pilota il veicolo l’altro si occupa esclusivamente dell’armamento. Solo in questo caso, grazie alla componente umana, la linearità delle piste e la banalità del combattimento passano in secondo piano almeno per qualche ora di gioco.

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Tanto fumo...

A prima vista 187 Ride or Die appare un titolo dettagliato e pieno di effetti grafici, ed effettivamente blur, esplosioni ed effetti luminosi popolano quasi ogni momento del gioco, ma sotto la patina colorata e caotica i cannonieri e diversi elementi sullo schermo appaiono plastificati. Guardando ancora più attentamente cominciano a saltare all’occhio alcuni veicoli civili appena abbozzati, ruote esagonali e soprattutto la poca ispirazione nel design dei tracciati sia cittadini che extraurbani, privi sia di dettagli che di textures di livello. In ogni caso, tra veicoli, esplosioni, sfocature durante la modalità turbo e slow motion dopo la distruzione di un veicolo, il motore riesce a gestire senza affanni un buon numero di elementi ed è difficile condannarlo completamente. L’audio, al di là dei dialoghi eccessivamente caricaturati, non presenta pecche troppo evidenti nell’impiego dei campionamenti sonori e mette in campo una colonna sonora originale targata dal gruppo rap/reggae Guerrilla Black, che non si presenta al meglio delle proprie possibilità compositive in questo frangente.

In ogni caso, tra veicoli, esplosioni, sfocature durante la modalità turbo e slow motion dopo la distruzione di un veicolo, il motore riesce a gestire senza affanni un buon numero di elementi

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Commento

Come molti giochi di questo genere 187 Ride or Die non offre nulla di nuovo, ma non riesce nemmeno a crearsi il proprio spazio a causa dei troppi elementi trascurati. La modalità cooperativa e le varianti di gioco non riescono a sopperire alle lacune di un gameplay troppo scarno che si svolge in circuiti corti e ripetitivi. In definitiva, è un titolo consigliato solo se multiplayer e sparatutto su ruote sono la vostra passione e se siete disposti a mettere mano al portafogli anche per poche ore di divertimento.



Pro:
offre una buona varietà di modalità di gioco permette di giocare in cooperativo Contro:
design dei tracciati al di sotto della sufficienza parecchi elementi del gioco trascurati o poco rifiniti gameplay banale e per nulla innovativo

Durante l’intera storia del videogioco lo sparatutto su veicoli ha fatto parte della lineup di ogni macchina, e lo ha fatto con una costanza incredibile per un genere che raramente ha sbancato i botteghini. Partendo dalle prime simulazioni arcade di carri armati si è arrivati a San Francisco Rush, Chase HQ, si è passati dalla sala giochi e si è tornati nei salotti casalinghi con Twisted Metal, Cel Damage e altri titoli recenti più o meno conosciuti. Ma, nonostante si tratti di un filone florido, da quei primi tempi nessuno è riuscito ad ampliare o innovare il gameplay dello sparatutto su ruote. Ubisoft decide di tentare l’impresa ed entra in pista con 187 Ride or Die. La storia prende vita nel variegato mondo delle bande “gangsta” che combattono l’eterna lotta per il dominio del ghetto, noi ci troviamo nei panni del giovane Buck impegnato a soddisfare tale Dupree, gallo di quartiere che ci affida il gravoso compito di spazzare via la gang avversaria. Purtroppo le note negative si fanno sentire da subito. Il testo è un vero e proprio guazzabuglio di termini slang piazzati a casaccio che sembrano più una presa in giro che il linguaggio di un vero duro e l’interpretazione vocale non migliora la situazione. La trama, nonostante dopo ogni missione ci venga regalato un filmato realizzato decentemente, non decolla, non offre ne spunti particolari ne colpi di scena interessanti e si accontenta di riempire gli spazi tra una missione e l’altra.