Resident Evil: OutbreakRecensione di Resident Evil Outbreak 

Resident Evil Outbreak, il terrore si propaga per le vie di una angosciante Raccoon City. Siete pronti a lottare per sopravvivere?

RE Oubreak è un progetto a lunga scadenza ideato qualche anno fa da Capcom, subito dopo aver dirottato su Game Cube la saga originale, per colmare la fame di survival horror con zombi degli utenti Ps2 oltre che per lanciarsi in grande stile, con un titolo di sicuro impatto, sul mercato dell’online gaming. Peccato che come al solito tale possibilità sia offerta solo agli utenti non europei, i quali, tanto per cambiare, sembrano l’ultima ruota del carro per il novanta per cento delle sofcto nipponiche. Ma tant’è, nonostante ciò, mentre il secondo episodio di quella che si preannuncia essere come una nuova saga parallela a quella primaria, se così si può definire, stà già deliziando da qualche tempo gli appassionati di videogames in tutta l’Asia, il primo Resident Evil Outbreak arriva sugli scaffali dei nostri negozi in una versione totalmente localizzata in italiano e, nonostante sia privo dell’online game, come detto, pare avere molte frecce al proprio arco per rivelarsi comunque un discreto titolo meritevole della vostra attenzione. Ma andiamo per ordine.

RE Oubreak è un progetto a lunga scadenza ideato qualche anno fa da Capcom, subito dopo aver dirottato su Game Cube la saga originale
Concepito inizialmente come un mega adventure con ben 20 scenari auto-conclusivi, con la componente del gioco in rete come elemento fortemente caratterizzante, per ragioni di tempo (programmazione) e danaro (meglio far uscire quattro giochi “diversi” a prezzo pieno che uno solo), il progetto si è poi trasformato in una sorta di doppio gioco, aggiungendo una modalità di gioco offline che via via è stata sempre più presa in considerazione dai programmatori come valida alternativa per tutti quegli utenti che per varie ragioni non potessero permettersi il gioco in rete. Resident Evil Outbreak ci catapulta dunque nel bel mezzo degli eventi che hanno caratterizzato l’intera saga originale e che hanno poi portato alla premature fine di tutti i suoi abitanti. Devastata da un terrificante morbo che riporta in vita i morti e trasforma gli animali in sanguinarie creature affamate di carne umana, a Raccoon City è il caos. Otto comuni cittadini, fra i quali una guardia giurata, un poliziotto e una giornalista, si trovano seduti ai tavoli del J’s Bar quando fuori, per le vie, esplode il contagio. E qui inizia il gioco vero e proprio.

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Fuga dall'Inferno

Il titolo Capcom può essere definito per certi versi come un’avventura “a missioni”, cinque in tutto, unite fra di loro da una trama semplice e lineare che funge da filo conduttore, il cui unico scopo è quello di portare in salvo da una zona “infestata” se stesso ed i propri compagni. Voi dovrete impersonare uno degli otto sfortunati avventori del locale, ognuno dei quali è dotato di abilità ed IA proprie che lo rendono unico e che ne influenzano il comportamento durante le fasi più calde dell’avventura. All’inizio di ogni scenario, infatti, vi verrà data la possibilità di selezionarne uno mentre gli altri due compagni che formeranno il vostro team di superstiti vi verranno assegnati in automatico dalla Cpu. Questo significa che ogni volta che deciderete di rigiocare una “missione” potrete rivivere quella esperienza variando di continuo i vostri alter-ego virtuali ed i rispettivi compagni, affrontando i vari scenari con approcci diversi dai precedenti proprio per le caratteristiche intrinseche di unicità e capacità dei vari Kevin e soci. Ovviamente cambiando personaggio cambieranno i compagni di avventura e anche alcuni aspetti del gioco, dalla introduzione ai filmati “in-game”, al concetto stesso di gameplay visto che diverso personaggio significano diverse abilità e diverso approccio all’avventura. Le combinazioni fra personaggi e situazioni sono molteplici e consentono al titolo Capcom una certa rigiocabilità, elemento questo fondamentale per un gioco altrimenti troppo poco longevo. Ogni missione è auto-conclusiva e può essere affrontata, una volta sbloccati i vari scenari, come si preferisce. Alla fine di ognuna di esse potrete assistere ad un finale e vi verrà assegnato un punteggio. Questo punteggio tiene conto di tanti fattori che vanno dagli oggetti raccolti ai cosiddetti SP Item (Special File’s), dal comportamento tenuto durante le fasi di gioco nei confronti dei compagni o dei nemici al numero di aree esplorate. Grazie a questi “premi” potete poi sbloccare decine e decine di segreti, che svariano dai filmati in CG a nuovi costumi, dai personaggi nascosti alle splendide e ricche gallery di artwork. Finire più volte una missione, insomma, in REO è un obbligo, se si vuole davvero completare il gioco al 100% e assaporare al meglio ogni singolo dettaglio.

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Un nuovo modo di giocare

Il punto di forza in REO è senza dubbio la giocabilità, intesa come approccio “innovativo” all’avventura, almeno per un survival horror, che è ora incentrata quasi del tutto sulla cooperazione fra i vari elementi che compongono il gruppo di sopravvissuti.. Inutile sottolineare come questo elemento aggiunga alla serie e al titolo in questione una certa componente strategica atta a migliorare il gameplay e a rinnovarlo senza però stravolgere troppo il concetto stesso del capolavoro Capcom: lotta se vuoi sopravvivere. Per comunicare con i vostri sventurati compari ed impartirgli degli ordini (semplici) potrete usare la voce del personaggio che controllate, con tutte le limitazioni del caso. Muovendo la levetta analogica Destra, infatti, il vostro Pg esclamerà: “Com’n”, “Go”, “Help Me”, “Thanks”, mentre col Tasto Quadrato dirà frasi generiche a seconda delle circostanze. I vostri compagni, in base al proprio carattere e alla situazione in cui vi trovate, eseguiranno o meno i vostri ordini. Come accennato poco fa, ogni NPCs ha caratteristiche proprie anche nel modo di comportarsi e di reagire al pericolo e non è detto che corrano in vostro aiuto anche se dovessero essere a portata di udito. Proprio la IA personalizzata per ogni personaggio fa si che l’esperienza in REO non si rivelerà solo un mero spara e fuggi. Se ad esempio l’agente di polizia di Raccon City Kevin sarà abilissimo e coraggioso nell’affrontare orde di zombi con la sua pistola, lo scorbutico Mark sarà restio ad accettare ordini e tenderà ad agire da solo, mentre la minuta Yoko cercherà di evitare lo scontro e di trasformarsi per l’occasione in una Solid Snake in gonnella pur di riuscire a nascondersi agli occhi dei nemici. Armadietti e letti sono l’ideale in tal senso. Ma le novità introdotte da Capcom non finiscono qui. Cosa accade se disgraziatamente si rimane senza munizioni per le nostre armi? Semplice, ci si può difendere sigillando le porte con assi di legno e chiodi, oppure difendere a mani nude rifilando dei calcioni o delle spallate ai nemici per crearsi un varco e tentare la fuga.

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Il contagio

Altra aggiunta di rilievo poi, è l’infezione dei personaggi. Ognuno dei membri del gruppo, infatti, è infettato dal T-Virus e man mano che procederete nel livello, esso aumenterà lo stadio dell’infezione fino a condurvi a morte certa. Un suggerimento: tenete d’occhio l’indicatore azzurro in basso a destra dello schermo: segnala proprio lo stato di avanzamento del T-Virus nel vostro organismo. E cercate bene fra gli oggetti sparsi per gli scenari: fra di esssi potrebbe nascondersi una pillola in grado di rallentare o bloccare il diffondersi del contagio nel vostro corpo. Anche se ad essere sinceri talvolta la cosa si rivela inutile, visto che basta poco per farvi riprendere l’infezione (anche il semplice contatto con un nemico), il che, come detto, porterà ad una atroce fine il vostro alter-ego virtuale e al Game Over. A proposito di GO, l’insulso sistema di salvataggio del gioco presente nella versione Giapponese, che vi costringeva di volta in volta a ricominciare in toto lo scenario una volta uccisi, è stato fortunatamente riveduto e corretto dai sviluppatori di Capcom, i quali devono aver finalmente capito che l’equazione longevità uguale frustrazione non portava a risultati positivi per la psiche degli utenti. Detto fatto in REO Pal sarà ora possibile salvare alla vecchia maniera di tutti gli altri titoli della saga e ricominciare, di fatto, a rigiocare dallo stesso punto in cui si è salvata la partita ogni qualvolta si voglia, anche dopo aver spento la console. Niente “save point” dunque, ma veri e propri salvataggi. Concludiamo il nostro viaggio nei meandri del gameplay di Outbreak dando una breve occhiata agli aspetti grafici e sonori. Oltre all’introduzione di un nuovo engine grafico simil- 3D alla Resident Evil: Code Veronica, che alterna inquadrature fisse ad altre più mobili, va segnalata la presenza di un sistema di illuminazione gestito in tempo reale dalla Cpu e tutta una serie di effetti, dalla fiamme alle nebbioline tipiche degli ambienti freddi, realizzati con la consueta maestria dai grafici Capcom. Tutta questa abbondanza estetica non sembra influire più di tanto sulla fluidità delle animazioni, tranne in qualche raro caso o nei lunghi caricamenti fra un livello e l'altro. I personaggi in generale e gli scenari sono molto dettagliati. Non siamo davanti ad una grafica allo stesso livello di quella degli illustri “fratelli maggiori” visti su Gamecube, ma sicuramente essa appare molto definita e curata. Le musiche prodotte da Akihiko Matsumoto sono degne di un film dell'orrore, così come da una pellicola del genere sembrano tratti tutti i campionamenti inerenti i vari grugniti, lamenti e rumori emessi dalle creature e l’atmosfera sonora generale che si respira durante l’avventura è da incubo.
Se voleste essere aggiornati in futuro su Outbreak non vi resta che aggiungere questo gioco alla lista dei vostri favoriti.

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Commento

Qui in Europa era uno dei giochi più attesi del 2004, vuoi perchè da sempre la serie di Resident Evil vanta tantissimi estimatori nel vecchio continente, vuoi per la curiosità di rivedere un titolo della serie nuovamente su Ps2 e rigiocarlo in questa sua nuova veste videoludica che lo ha trasformato più in un MMOG, anche se offline, che in un survival. Nonostante l'assenza della modalità per il gioco online, che comunque ne limita parecchio il potenziale, Resident Evil Outbreak è risultato essere una piacevole sorpresa. Lontano per forza di cose dagli schemi dell'avventura classica della saga, REO è certamente un titolo in grado di offrire qualche ora di divertimento ed un discreto coinvolgimento proprio grazie alla sua natura di gioco "multiforme". Rivisitare alcune aree di Raccoon City, scoprirne di nuove, fuggire dalle grinfie di affamati zombi mimetizzandosi ai loro occhi, faranno sicuramente la gioia di tutti i fans dell'horror-game targato Capcom. Per gli altri, invece, dopo un' iniziale attrazione, potrebbe rivelarsi un tantino noioso. Pro: Selettore per le tv 50/60Hrz. Localizzazione in italiano. Parecchio rigiocabile. Contro: Assenza della modalità per il gioco online. Caricamenti lunghi. Localizzazione nella nostra lingua un pò troppo "maccheronica". Alla lunga rifare gli stessi scenari per sbloccare i segreti risulta noioso.

La soluzione di Resident Evil: Outbreak

Se vi foste impantanati tra uno zombie e l'altro abbiamo preparato una soluzione completa del gioco, riservata gli abbonati. La soluzione la trovate a questo indirizzo.

Diciamoci la verità: secondo voi Raccoon City è o no è la città più sfigata che sia mai esistita a memoria d’uomo? Talmente sfigata che pure il nostro buon Tanzen, notoriamente poco scaramantico, se ne starebbe alla larga. Alzino la mano quanti di voi ricordano un altra cittadina al mondo che nel giro di pochi anni abbia visto metà dei suoi abitanti trasformati in orrende creature e l’altra metà massacrata da famelici zombi, e che infine, a completare l’opera, è stata rasa al suolo da una bomba atomica… Ma alla Capcom devono essere un po’ sadici, e infischiandosene della pace eterna raggiunta finalmente dai suoi poveri cittadini, hanno pensato bene di riportare alla luce Raccon City in tutto il suo orrendo splendore facendola rivivere appositamente per noi (e per le loro tasche), in una sorta di prequel che ha il compito di farci vedere, attraverso gli occhi dei protagonisti che impersoneremo, i tragici momenti che hanno caratterizzato gli ultimi attimi di vita e la disperata fuga per la sopravvivenza degli abitanti della sfortunata città di Chris Redfield e compagni.

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