I Figli del Nilo (Children of the Nile)Recensione Immortal cities: i figli del Nilo 

Giochiamo ai faraoni in questo “Sim City sul Nilo".

Un “city builder” incentrato più sugli abitanti e le loro esigenze che sulla città stessa e le sue risorse.

Alla ricerca dell’immortalità

Non si sente uno schiocco di frusta, eppure i miei sudditi sgobbano incessantemente per far sì che il nome del loro faraone resti impresso nelle pagine di storia, sia perché li tratto bene sia perché i sindacati non sanno nemmeno cosa sono! L’ultima tendenza tra gli studiosi è la teoria che noi antichi egizi non ci servissimo necessariamente di schiavi per la costruzione delle piramidi, quindi i miei uomini e i miei architetti vi si dedicano a tempo perso e trascinano volentieri immensi blocchi di marmo dalle chiatte sul fiume al cantiere o, in alternativa, passano di buon grado qualche ora sotto il sole cocente per strappare lastre di pietra dalle cave fuori città e rivestire il mio monumento all’immortalità. Non potrei desiderare di meglio: il mestiere del faraone è duro ma dà anche le sue soddisfazioni e il mio scopo ultimo in Immortal Cities è proprio quello di far prosperare questa città e diventare un semidio, garantendo lunga vita alla mia stirpe… anzi, possibilmente vita eterna!

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo “I Figli del Nilo” può essere considerato l’erede illegittimo di Pharaoh, gestionale di successo risalente a qualche anno fa, ambientato a sua volta nell’Antico Egitto e sviluppato sostanzialmente dallo stesso team, ora riunito sotto l’etichetta Tilted Mill. Malgrado una meccanica di gioco affine, si differenzia da esso non solo per la veste grafica e il salto alle tre dimensioni ma anche per una maggiore attenzione all’aspetto umano della simulazione: i suoi elementi di maggior richiamo, infatti, sono l’accurata ambientazione storica e la promessa di un “city builder” incentrato più sugli abitanti e le loro esigenze che sulla città stessa e le sue risorse. Il risultato è un prodotto relativamente originale, che sfida sia gli appassionati sia i profani del genere a cimentarsi in una simulazione complessa e a tratti davvero appagante. Gli egittofili apprezzeranno senz’altro la coerenza storica e le interessanti nozioni filtrate dai suggerimenti di gioco e dalla guida integrata. Il giocatore imparerà davvero sulla propria pelle quanto fosse importante la piena del Nilo per le coltivazioni, fino a che punto il culto degli dei fosse radicato nella vita quotidiana degli antichi egizi e quanto fosse determinante il ruolo dei sacerdoti nella loro società.

Una città che vive e respira

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo La mappa dell’Egitto, da cui possiamo controllare i nostri possedimenti e le città circostanti. Nel menu principale, il giocatore ha la facoltà di scegliere se buttarsi nella modalità completa, che prevede una serie di campagne gestite nell’arco di più generazioni di faraoni, o cimentarsi in una singola campagna o un unico scenario. Il manuale cartaceo è molto sintetico ma adeguatamente integrato dalla guida in linea, accessibile in ogni fase del gioco. Questa, come si è detto, fornisce anche qualche informazione storica. Per prendere confidenza con l’interfaccia, è consigliabile affrontare i tutorial. La meccanica di gioco si articola fondamentalmente in tre fasi: costruzione e sviluppo della città, gestione dei suoi abitanti e relazioni col mondo esterno. Le prime due sono spaventosamente approfondite e d’altronde sono quelle che distinguono il gioco da altri gestionali in circolazione. La componente strategica è molto più superficiale, quasi di contorno a quella che è la costruzione vera e propria della città... ma sarebbe stato umanamente e tecnicamente arduo garantire altrettanta ricchezza e profondità di gameplay anche su questo fronte, è questione di giocabilità!

Il gioco si articola in tre fasi: costruzione e sviluppo della città, gestione dei suoi abitanti e relazioni col mondo esterno.

Una città che vive e respira

Infatti, per quanto la difesa del nostro territorio da incursioni nemiche o attacchi di predoni sia una priorità, la guerra non lo è per niente: non siamo costretti ad attaccare città e popolazioni confinanti per espandere i nostri domini, anche perché le relazioni con l’esterno sono essenzialmente limitate agli scambi commerciali, volti a procurarci materie prime altrimenti irreperibili. Non possiamo influire direttamente sull’esito delle battaglie, né assistere al loro svolgimento, se per questo: il nostro compito si esaurisce con l’acquisizione e l’addestramento delle truppe. Quando vorremo attaccare un’altra città o un insediamento nemico, ci basterà selezionare l’icona corrispondente sulla mappa dell’Egitto, visionare un rapporto sull’equilibrio delle forze in campo e decidere se procedere o meno, in base alle risorse militari a nostra disposizione e a un vago pronostico di vittoria o sconfitta. Insomma, i maniaci delle simulazioni militari e strategiche sono avvertiti che questo non è il titolo che fa per loro.

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Una panoramica della città, dominata dalla piramide del faraone. Gli strumenti di gestione e costruzione sono molteplici: si parte dalle strade e le infrastrutture di base, per finire con i templi dedicati al culto delle innumerevoli divinità egizie e le immancabili piramidi che tramanderanno il nostro nome nei secoli dei secoli, passando dalle abitazioni contadine più umili alle sfarzose regge nobiliari, senza dimenticare il palazzo personale del faraone, altro emblema del suo prestigio. Il posizionamento degli edifici, tecnicamente parlando, risulta semplice e intuitivo, se si escludono i cantieri navali e le banchine di attracco sulla costa, che per qualche oscuro motivo sono più ostici da piazzare: in genere, è sufficiente selezionare con un clic del tasto sinistro del mouse la tipologia di struttura o abitante desiderata, per poi piazzarla sulla mappa con un altro semplice clic, magari dopo averne modificato l’orientamento. Dal punto di vista gestionale e strategico, invece, la pianificazione urbanistica si rivela piuttosto complessa: per fare qualunque cosa, dagli acquisti al proprio lavoro, gli abitanti della città devono spostarsi e maggiori sono le distanze da percorrere minore è il tempo che possono dedicare a ogni attività. Per quanto le mappe di gioco siano relativamente estese, l’unico modo per evitare che i nostri sudditi si perdano in interminabili viaggi è concentrare la maggior parte delle abitazioni e delle strutture nel centro, il che alla lunga risulta praticamente impossibile, specie se si considera che non è sempre facile mantenere a portata di mano il Nilo, le sue preziose risorse e altre materie prime!

La pianificazione urbanistica si rivela piuttosto complessa.

Una città che vive e respira

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Uno dei principi reali, di ritorno a palazzo. La gestione e il controllo delle risorse avvengono attraverso tre blocchi di statistiche, legati ad altrettanti pulsanti nell’interfaccia di gioco: sarà necessario monitorare costantemente i dati relativi a popolazione (disponibilità di alloggi, livello di soddisfazione ed eventuali problemi di ogni casta sociale), materie prime (quantità di cibo e materiali di costruzione) e prestigio del faraone (legato a diverse variabili e derivato dallo sfarzo del suo palazzo, dalle imprese militari, dalla costruzione di monumenti, tombe e templi...). È importante sottolineare che non è possibile gestire direttamente le attività dei cittadini, poiché questi sono controllati dall’intelligenza artificiale e quindi autonomi: a noi spetta fornire gli alloggi e le strutture produttive di cui hanno bisogno e a loro darsi da fare affinché la città prosperi. Ogni nucleo famigliare è composto da una piccola forza lavoro di due o più persone: generalmente il padre lavora nei campi o produce qualcosa, i figli lo aiutano o gli procurano le risorse necessarie e la madre bada alla casa e alla spesa. Si possono seguire le attività di ognuno e verificarne aspettative e necessità, per quanto i modelli comportamentali dei personaggi in questa simulazione non siano certo evoluti come quelli dei Sims. Fin tanto che le famiglie avranno cibo a sufficienza, templi in cui pregare gli dei cui sono devote e “fringe benefit” soddisfacenti, non ci daranno rogne. L’unico inconveniente spiacevole è che i nostri sudditi hanno la memoria lunga e la pessima abitudine di lamentarsi della mancanza di servizi o strutture adeguati anche molto tempo dopo che abbiamo provveduto a rimediare: il cittadino che non ha potuto offrire degna sepoltura a un famigliare ci terrà il muso a tempo indefinito, a prescindere dal nostro impegno nel fornire prontamente migliori servizi funerari. A tale proposito, si consiglia di non prendere troppo sottogamba la vita religiosa dei propri sudditi: c’è uno stuolo di divinità da soddisfare nei templi e mai abbastanza sacerdoti per farlo!

Un’impresa faraonica

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Il faraone non bada a spese per abbellire il suo sfarzoso palazzo. Il motore di gioco vero e proprio è relativamente elementare: in definitiva, tutto ruota intorno al prestigio del faraone, oltre che alla soddisfazione popolare. Quando i cittadini sono insoddisfatti delle sistemazioni, dei beni di consumo e dei templi di culto che mettiamo loro a disposizione, smettono di essere produttivi. Prima ancora dei cittadini, però, dobbiamo preoccuparci della nostra reputazione presso i nobili e i ceti colti della popolazione, poiché questi si metteranno al nostro servizio solamente se avremo dimostrato di esserne all’altezza con imprese edili e militari degne del loro rispetto e perché senza scribi, architetti, sacerdoti e comandanti dell’esercito la nostra società non avrebbe futuro. Altrettanto dicasi per le città limitrofe, che saranno disposte a sottomettersi al nostro volere o a fare scambi commerciali con noi, solo una volta che la fama del faraone le avrà raggiunte. I fattori di sviluppo oggettivi, legati alle infrastrutture e ai mezzi di produzione veri e propri, vengono tenuti in minor considerazione: non importa quanto è stata buona l’ultima piena del Nilo o quanti mattonifici abbiamo a nostra disposizione per ampliare la città, se i campi gestiti dai nobili non vengono tenuti sotto controllo dagli esattori o se il numero di architetti è insufficiente; analogamente la vita sociale e religiosa dei nostri possedimenti si paralizza, senza abbastanza sacerdoti pronti a gestirla, e possiamo scordarci di difendere le mura o lanciare campagne di conquista, senza un comandante qualificato a capo delle nostre truppe...

Tutto ruota intorno al prestigio del faraone, oltre che alla soddisfazione popolare.

Un’impresa faraonica

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo L’editor di mappe e scenari per creare campagne personalizzate. Il livello di sfida è buono, anche nella modalità più facile e anche per un giocatore smaliziato, data la profondità della simulazione e la complessità della struttura economico-sociale su cui poggia. A prolungare ulteriormente la longevità contribuisce la presenza di un editor di campagne e scenari. Qualche fattore inaspettato, come i capricci degli dei o l’imprevedibilità del Nilo, può rendere il gioco un po’ frustrante a volte. La curva di apprendimento è sicuramente superiore alla media: ci vuole del tempo per padroneggiare tutte le opzioni di gestione e costruzione disponibili, altrettanto per carpire i meccanismi alla base del gioco. Alla luce di quanto scritto finora, bisogna riconoscere che i tre tutorial accessibili dal menu principale (e raccomandati non solo ai principianti) sono esaustivi e ben strutturati. Sul secondo disco viene proposta anche una guida strategica addizionale, che tuttavia non è disponibile in Italiano.

Affresco digitale a 360°

La grafica è discreta, non eccelsa ma evocativa tanto quanto basta per simulare efficacemente i colori e il sapore della vita quotidiana della nostra piccola comunità virtuale. Offre soprattutto un buon livello di dettaglio e una funzione di zoom impressionante, che permette di passare da un’ampia panoramica della città all’inquadratura ravvicinata di un singolo abitante preso nelle faccende di ogni giorno. Il controllo della telecamera è gestito interamente via mouse e risulta subito pratico e intuitivo: la rotella consente di avvicinare o allontanare l’inquadratura dell’area visualizzata e il tasto destro di ruotarla a 360°, per arrivare a curiosare in ogni angolo della città, spiare dalle finestre delle case e ingrandire persino i ciottoli delle strade! Peccato per qualche bug grafico: dopo una piena del Nilo particolarmente abbondante, per esempio, può capitare di vedere cittadini che camminano nell’acqua alta come niente fosse, altri ogni tanto attraversano inspiegabilmente muri e strati ti terra o prendono insistentemente a craniate una statua che ha la sfortuna di trovarsi sul loro cammino. Comunque, sono già disponibili delle patch che con tutta probabilità rimedieranno anche a queste piccole pecche.

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Recensione Immortal cities: i figli del Nilo

Affresco digitale a 360°

L’interfaccia non si distanzia molto da quella della maggior parte dei gestionali, anche se i pannelli delle statistiche sono un po’ compressi e rischiano di confondere un neofita del genere, così come le numerose opzioni di costruzione che ci aggrediscono negli affollati menu a tendina. L’accompagnamento musicale è tutt’altro che invadente, forse fin troppo anonimo. Gli effetti sonori sono sufficientemente vari e vantano un discreto livello qualitativo. Una nota di merito va soprattutto ai commenti dei personaggi, che si possono ascoltare zoomando su di essi: il parlato è convincente e non manca di offrire pure qualche battuta originale, oltre che un riscontro diretto sulla situazione economica e sociale della città (peccato non sia stato doppiato). La localizzazione è apprezzabile, malgrado qualche lieve imprecisione nella traduzione.

Commento

Gli sviluppatori hanno usato l’espressione “people sim” per definire I Figli del Nilo e in effetti sono riusciti a proporci qualcosa di nuovo, che si discosta brillantemente dai tradizionali “city builder” per dare la precedenza assoluta alla gestione delle risorse umane della nostra civiltà virtuale, piuttosto che a quelle economiche e militari, e per offrire una simulazione intrigante e dalle molteplici sfaccettature. Presenta una sfida complessa anche ai veterani del genere ed è un gioco di grande spessore, da sbucciare strato per strato. Per questi stessi motivi, non è però un titolo adatto a tutti: richiede una certa applicazione per affrontare la curva di apprendimento e forse un piccolo sforzo per andare al di là di qualche pecca di game design, che non pregiudica comunque il divertimento. I fan del memorabile Pharaoh non potranno far altro che apprezzarlo e i giocatori più perseveranti vi scopriranno una fonte quasi inesauribile d’intrattenimento. Pro: Felice ambientazione storica Gameplay ricco e articolato Solida realizzazione tecnica Contro: Interfaccia non sempre intuitiva IA che non perdona Limitato comparto strategico-militare

Alla ricerca dell’immortalità

Recensione Immortal cities: i figli del Nilo Il sole non si è ancora affacciato sulla lingua di terra fertile che in questa landa desolata fa la differenza tra la vita e la morte del mio popolo, ma le rive del Nilo sono già punteggiate di contadini che lavorano i campi e artigiani che raccolgono canne e argilla; la città sonnolenta si sta risvegliando poco a poco e i primi negozianti e intagliatori di pietre sono già all’opera nelle loro umili botteghe, il fornaio si prepara a fronteggiare il quotidiano assalto di servi indaffarati e agguerrite madri di famiglia e qualche sacerdote è intento a prestare servizio nei templi per ingraziarsi il favore degli dei. I nobili dormono ancora, loro se lo possono permettere, ma decine e decine di operai sono già al lavoro nelle cave e nei cantieri ai limiti del centro abitato. Ed eccola svettare sulla città nel suo austero splendore, la mia piramide full-optional costata anni di progettazione, silos di grano e fatica: non è ancora completa e mi auguro che lo sia presto perché, se tirassi le cuoia prematuramente, sarebbe increscioso!