Rogue Trooper - Recensione  0

Dal fumetto arriva la trasposizione videoludica di Rogue Trooper, interessante action non privo di stuzzicanti innovazioni. Realizzazione tecnica eccellente e buona dinamica di gioco, ma è tutto oro quel che luccica?

Là nel villaggio dei puffi

In verità, Rogue Trooper ha ben poco a che fare con i Puffi (non l'avevate capito, vero?), tranne il fatto che guiderete un tizio blu e che entrambi nascono come fumetti. Nei panni di Rogue, un membro dei già citati G.I., dovrete riuscire a scoprire chi ha fatto massacrare la vostra truppa svelandone il piano d’assalto. In un mondo (Nu-Earth) in cui due fazioni (i Nord e i Souther) si fanno la guerra da tempo immemore, dovrete riuscire a districarvi in diverse situazioni piuttosto “focose” fino ad arrivare alla nuda verità alla fine dei tredici livelli di gioco (e qui ci starebbe bene una musica epica con tanto di coretto in falsetto… vabbé, non è un gioco fantasy ed è meglio lasciar perdere). Ma non sarete soli nella vostra missione suicida; avrete infatti sempre con voi tre commilitoni da cui avete estratto i biochip dai corpi morenti: Gunnar, montato sul fucile (aiuta nella mira), Bagman, montato sullo zaino (permette di trasportare e generare munizioni e crea nuovi potenziamenti) e, infine, Helm, montato sull’elmetto, (permette di manomettere i sistemi di sicurezza elettronici). Oltre a loro, ogni tanto, sarete affiancati da personaggi amici che vi aiuteranno in alcune sezioni.

Mediogame

Rogue Trooper è un solido gioco d’azione in terza persona con visuale stile Tomb Raider. Il primo avvio consegna una percezione che accompagna il giocatore lungo tutto il corso dell’avventura: quella dell’asetticità. Non c’è niente che non vada nel gioco, ma...
A livello grafico ci troviamo di fronte ad un prodotto buono se consideriamo le versioni console e solo sufficiente se consideriamo la versione PC. Gli scenari hanno una buona quantità di dettagli (soprattutto quelli cittadini che sono i migliori) e i modelli dei personaggi sono realizzati davvero bene, un po’ sottotono i carri armati, che sembrano degli scatoloni di cartone con due torrette appiccicate sopra. Fortunatamente s’incontrano poco (solo una manciata di volte) e non ci si fa troppo caso, presi come si è dal dover schivare i colpi nemici. Le texture migliori sono quelle della versione PC (ovviamente) anche se si poteva fare qualcosa in più a livello di modelli, per non far sentire troppo il peso delle console di ormai vecchia generazione a quelli che possiedono i computer più pompati. I filmati sono realizzati con il motore grafico del gioco e sono di qualità generalmente discreta. Peccato che non sia stato fatto molto per dotare il tutto di uno stile “forte” come avrebbe meritato la trasposizione dal fumetto; manca moltissima sostanza a quello che appare essere un lavoro realizzato con grande competenza e nulla più. Soprattutto i livelli cittadini potevano essere realizzati meglio a livello di caratterizzazione in modo da cercare di dargli un tocco di unicità che, così come sono, non riescono ad avere.

il primo avvio consegna una percezione che accompagna il giocatore lungo tutto il corso dell’avventura: quella dell’asetticità

Mediogame

Come ormai tradizione vuole, il primo livello funge anche da tutorial: impareremo così a muoverci, a sparare, ad usare le coperture, a cambiare arma, a utilizzare la modalità cecchino, a raccogliere i rottami, a costruire potenziamenti e munizioni più tutti gli altri elementi che compongono il gameplay che, complessivamente, è abbastanza ricco. Il sistema di controllo è quello ormai canonico per il genere ed è velocemente padroneggiabile. Basta poco per entrare nel gioco che, grazie alla sua fonte originaria di derivazione, riesce ad essere “narrativo” anche nelle fasi d’azione (grazie soprattutto agli interventi dei tre biochip montati sull’equipaggiamento che non si risparmiano dal fare continuamente battute e dal dare suggerimenti su ciò che occorre fare).

Mediogame

Numerosi sono i sottogiochi presenti che spezzano lo schema d’azione principale. Spesso e volentieri, infatti, occorrerà utilizzare cannoni antiaerei, mitragliatori pesanti e altri ammennicoli del genere, per vedersela con veicoli corazzati, sommergibili ed altre bestiole di grossa taglia. Alcuni livelli saranno delle vere e proprie digressioni complete dall’azione standard (ad esempio lo scontro aereo).

Il passato videoludico di Rogue

Il Rogue Trooper di Rebellion non è il primo videogioco dedicato al fumetto di Gerry Finley-Day e Dave Gibbons pubblicato dalla 2000 AD. Già nel 1987 la Piranha ralizzò un adattamento dell’opera per Zx Spectrum, Amstrad CPC e Commodore 64. Si trattava di un gioco d’azione monocromatico dal ritmo piuttosto lento. Un prodotto solo discreto nel suo complesso ma dal buon impatto. Nel 1990 è Krisalis a ridurre di nuovo in un videogioco, questa volta per Amiga e Atari ST, Rogue e soci. Anche in questo caso il risultato è stato solo un discreto gioco d’azione bidimensionale che, comunque, non era da disprezzare. [C]

Rogue Trooper - Recensione
La Versione per Computer a 8 bit del 1987

Rogue Trooper - Recensione
La versione per computer a 16 bit del 1990

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Diversi generi

Il gameplay di Rogue Trooper è il frutto della riduzione di diversi generi. Giocando ci si accorge che gli sviluppatori hanno tentato di infilarci dentro un po’ di tutto: fasi simil platform ambientate in grotte e in rovine, fasi stealth, sezioni alla Operation Wolf e chi più ne ha più ne metta. Quello che viene fuori è un mix che in alcuni casi risulta molto efficace, mentre in altri lascia il tempo che trova. Ad esempio le possibilità stealth di Rogue possono essere tranquillamente ignorate visto che i nemici hanno la tendenza a scoprirci pur se ben nascosti e visto che mancano indicatori utili a non farsi beccare. Altre possibilità che possono tranquillamente essere ignorate sono quelle del menù delle azioni speciali: a che serve montare un silenziatore sul fucile se tutti sentono comunque quando spariamo? A che servono gli ologrammi se tanto si finisce comunque a scontrarsi faccia a faccia con i nemici? Insomma… il condimento della struttura portante sembra superfluo quando non completamente inutile. Calcolate che abbiamo finito il gioco senza utilizzare queste feature e senza sentirne il bisogno in alcuna situazione… si arriva addirittura a dimenticare che esistono. Fortuna che l’azione è di buon livello e la gestione degli scontri a fuoco (con sfruttamento delle coperture) è ottima. È divertente sparare ai nemici stando dietro una barricata o fare del fuoco cieco per costringerli a nascondersi così da poter rifiatare un attimo.

Diversi generi

Anche per le diverse armi a disposizione di Rogue, il discorso è più o meno simile: alcune sono utili e divertenti da usare (pensiamo al mitragliatore standard, al fucile da cecchino, al mortaio e al lanciamissili) mentre altre sono completamente inutili. Prendiamo ad esempio il fucile a pompa… quando usarlo seriamente e con continuità? I suoi effetti migliori li produce, ovviamente, dalla corta distanza… ma, visto che il gioco è ambientato per la maggior parte in scenari di media grandezza e all’aperto, risulta, in ultima istanza, inutile. Stesso discorso lo si può fare per le mine; abbiamo sentito la necessità di utilizzarle in appena un paio di occasioni.

Come avvoltoi

L’elemento più interessante di Rogue Trooper è sicuramente la mancanza di munizioni e oggetti vari da raccogliere per i livelli. Avete capito bene: non ci sono medikit nascosti dentro barili, non ci sono munizioni che ruotano in cima a un grattacielo abbandonato e non ci sono potenziamenti nascosti in fondo ad un vicolo crollato. Tutto l’inventario viene gestito con un sistema semplice quanto efficace: la trasformazione dei rottami in quello che ci serve al momento, sia esso un potenziamento, un kit medico o un pacco di munizioni per la nostra arma preferita. I rottami si possono raccogliere in due modi: trovando dei piccoli depositi nascosti per i livelli, o esaminando i cadaveri dei nemici. Sì… praticamente si diventa degli avvoltoi; che ci volete fare, è la dura vita dei soldati blu.

l’inventario viene gestito con un sistema semplice quanto efficace

Come avvoltoi

Tornando a parlare di caratterizzazione, non si può non notare come sarebbe stato necessario lavorare di più sulla storia e sui personaggi in modo da non far perdere, nel passaggio da fumetto a videogioco, gli elementi di critica sociale e la descrizione della distopia in cui vivono i nostri eroi. Insomma, non è bellissimo affermarlo, ma ancora una volta, dal punto di vista più strettamente “artistico”, il videogioco paga pegno banalizzando un’opera con una buona profondità. Nel cambio di linguaggio si sono persi moltissimi degli echi originali in cui la Guerra di Secessione veniva mischiata con elementi della Seconda Guerra Mondiale in una società vicina a quella descritta da Orwell in 1984. Farebbe piacere che, ogni tanto, l’adolescenzialismo venisse abbandonato in qualcosa di più profondo che proietti anche questo medium verso una fase più “espressiva” e realmente adulta (non è che basta picchiare vecchiette per essere adulti) della sua storia. Una base di partenza come Rogue Trooper poteva essere un’ottima occasione per sfornare qualcosa di profondo, invece della solita storia di eroi in cerca di vendetta.

Multipiattaforma

Rogue Trooper risulta un titolo uniforme su tutte le piattaforme di gioco (PC, Xbox e PlayStation 2) per cui è stato realizzato. L’unica differenza degna di nota è rappresentata dalle texture migliori della versione PC, che rendono il gioco visivamente una spanna sopra alle versioni console (anche se, in proporzione, la cosa va ribaltata). Per il resto va detto che tutte e tre le versioni sono completamente localizzate in italiano (menù, sottotitoli e dialoghi) e che il lavoro di traduzione è veramente molto buono (insomma, per una volta non rimpiangerete la versione Inglese).

Commento finale

Rebellion, già autori di Sniper Elite e Judge Dredd: Dredd Vs. Death (due fra i tanti titoli al loro attivo), hanno confezionato un buon gioco d’azione che, senza svettare in nessun aspetto, riesce a fare il suo sporco lavoro. Nonostante tutto avremmo gradito una maggiore caratterizzazione del mondo (troppo piatta in alcuni casi, troppo stereotipata in altri) ed una maggiore longevità (dura una decina di ore). Nonostante questo non possiamo stroncare un prodotto realizzato con tutti i crismi del caso. Soltanto… non riusciamo a far andare via un forte senso d’insoddisfazione per qualcosa che poteva esserci ma che, in realtà, è stato omesso. Sì, insomma… quel guizzo creativo in più che rende un semplice videogioco un capolavoro. Un prodotto solido… quasi granitico nella sua realizzazione altamente professionale. Ora bisogna decidere se si tratta di un complimento oppure no.

Pro

  • Azione solida e molto varia
  • Ottima gestione dell’inventario
  • Divertente finché dura
Contro
  • Caratterizzazione generale mediocre
  • Alcuni elementi sono solo accennati e potevano essere implementati meglio
  • Un po’ “piatto”

Là nel villaggio dei puffi

Dura la vita dei puffi. Il precariato li ha costretti a fare cose assurde tipo sacrificarsi e diventare un gusto di gelato o andare in palestra, prendere gli steroidi e diventare parte di un elite da combattimento pronta a tutto. Grande Puffo, abbracciando una visione del mondo ultra liberista suggeritagli dal suo nuovo socio Gargamella (i due, pur essendo nemici ufficialmente, avevano stretto numerosi accordi sotto banco già prima della svolta), ha deciso che i precedenti equilibri non erano più adeguati per affrontare la sfida con il futuro ed eccoci qua, a parlare della carriera militare di puffo Tontolone che, reso inutile nella catena alimentare dal nuovo assetto politico / economico del villaggio, ha deciso di arruolarsi nei G.I. (che sta per Genetic Infantryman). “Sempre meglio di me che sono costretta a battere” ha commentato Puffetta.