Soul Calibur 2Soul Calibur 2 

Dopo quattro lunghi anni Namco ci riprova con uno dei suoi brand di punta, Soul Calibur 2 non è solo un sequel ma è l’atteso ritorno di una leggenda. Scopritelo con noi nella nostra dettagliata recensione.

Soul Calibur 2 Soul Calibur 2

Questa è la tua storia di anima e spada

Dopo il bellissimo filmato introduttivo che ci presenta uno ad uno i personaggi, una voce, sentita dagli appassionati migliaia di volte, ci farà scendere un brivido lungo la schiena annunciando il nome del gioco: Soul Calibur 2.
I menù molto belli graficamente e sempre con spiegazioni in italiano sono i seguenti: Arcade, Duello VS, Sfida a tempo, Duello a squadre, Sopravvivenza, Allenamento e Maestro d’Armi. I classici menù rimasti inalterati nel tempo.
I personaggi selezionabili sono già numerosi in partenza e a questi se ne aggiungono altri cinque, sbloccabili portando a termine le missioni della modalità Maestro d’Armi. Ritroveremo con piacere il samurai Mitsurugi, Kilik e il suo bastone, la letale e velocissima Taki, la bellissima Ivy, il potente Astaroth, il repellente Voldo, il terrificante Nightmare e via via gli altri passando da Sophitia per arrivare a Yoshimitsu, al pirata Cervantes e al boss finale Inferno A questi, come ho detto, si aggiungono delle new entry: Sophitia infatti non si presenta sola ma con la sorella Cassandra, Hwang ha lasciato il posto al suo allievo Yung Sung e fanno la loro comparsa anche uno spadaccino spagnolo molto elegante e veloce di nome Raphael e una ragazzina di nome Talim molto rapida e armata di una doppia arma.
Per finire le presentazioni, grazie alla collaborazione con Todd McFarlane è stato inserito un personaggio di nome Necrid, un mostro verde che combatte prendendo in prestito le tecniche degli avversari, in questo un po’ simile a Edge Master del primo Soul Calibur, con le debite proporzioni. Conclude il cast Spawn, antieroe creato proprio da McFarlane, presente nel gioco con la sua ascia e la sua cattiveria. Ricordiamo inoltre che proprio Spawn è presente solo nella versione Xbox del gioco e forse è anche il personaggio che rispetto a Link (presente nella versione Nintendo) e a Heiachi Mishima (presente in quella per Playstation 2) si ambienta meglio con i personaggi del titolo Namco.

Soul Calibur 2 Soul Calibur 2

Welcome back to the stage of history!

La giocabilità è rimasta fedele al primo episodio ed ulteriormente migliorata, i combattimenti sono rimasti molto spettacolari e sempre fluidi. I movimenti dei vari schermidori sono armoniosi grazie ad un ottimo lavoro in fase di motion capture. La possibilità di muoversi nelle 8 direzioni è una naturale evoluzione degli spostamenti laterali. I colpi verticali ed orizzontali permettono di centrare anche l’avversario più veloce e le proiezioni risultano sempre molto efficaci. Le mosse sono state rinnovate e come al solito ogni contendente ha il suo peculiare stile di combattimento, bisogna solo saper trovare il più adatto alle proprie capacità. Le mosse sono state sì rinnovate ma non del tutto, capiterà infatti di attivare una animazione che riprende di pari passo una vecchia mossa del personaggio, creando una piacevole sensazione di dejavu.
I combattimenti quindi sono stati ulteriormente perfezionati, ed è stato sicuramente difficile per gli sviluppatori migliorare un prodotto che a suo tempo ha imposto uno standard qualitativo mai visto. L’unico difetto degno di nota risulta essere il non perfetto bilanciamento tra la forza dei personaggi, niente di così irreparabile ma un po’si fa sentire durante gli scontri.
Una delle più belle novità introdotte dal primo Soul Calibur è stata la modalità Maestro d’Armi, che in questo sequel è stata migliorata ed ingrandita sotto tutti i punti di vista. Per chi non lo conoscesse è una lunga missione da affrontare in single player che permette di sbloccare moltissimi accessori, stage aggiuntivi, nuove armi e personaggi, rendendo il titolo Namco veramente longevo. Dopo aver scelto un personaggio ci muoveremo su di una mappa, seguendo una storia e andando incontro a duelli molto vari, sotto specifiche condizioni. Ci capiterà di dover affrontare più avversari uno dietro l’altro come nel Survival Mode, combatteremo con il vento che rischia di farci cadere dal ring, lo faremo con armi avvelenate e nei dungeon. Proprio i dungeon sono la novità più rilevante: ci muoveremo come sopra una scacchiera affrontando i nemici di volta in volta incontrati nelle diverse stanze, fino al combattimento col boss di turno. Tale modalità risulta quindi essere il vero fulcro del gioco in singolo, fortunatamente la varietà delle situazioni e lo stimolo a raccogliere tutti i bonus la rendono molto interessante.

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Migliorare un capolavoro

Migliorare un capolavoro non è mai facile, l’attesa è stata lunga e sofferta. Molti avevano paura di rimanere delusi da questo seguito e soprattutto, quando venne ufficializzato lo sviluppo multiplayer del titolo, i mugugni si trasformarono in lamenti
Ormai il gioco è uscito e c’è solo da stare tranquilli, Namco anche stavolta ha centrato il bersaglio. Tecnicamente le tre versioni sono praticamente identiche, in quella Xbox solo i caricamenti sono leggermente più brevi. Gli sviluppatori non hanno quindi spremuto l’hardware Microsoft fino all’osso, però il lavoro che è stato fatto è veramente pregevole. Certo non è paragonabile al primo Soul Calibur, che aveva creato tecnicamente un abisso fra sé e la concorrenza, ma questo seguito si difende benissimo e rivaleggia senza colpo ferire con Dead or Alive di Tecmo.
I modelli poligonali sono curati fin nei minimi dettagli, i costumi sono molto ricercati (a volte anche troppo) e le animazioni sempre fluide. Il motore del gioco viaggia, tranne sporadici casi, sempre ancorato ai 60 fotogrammi al secondo. I poligoni mossi su schermo sono veramente tanti e le texture sono sempre molte buone e ben definite. Unica piccola pecca la riscontriamo in alcuni stage non proprio riusciti e in alcuni abiti altrettanto mal ideati.
Le musiche sono molto epiche ed evocative, veramente azzeccate, non altrettanto purtroppo il doppiaggio. Meglio infatti lasciar perdere le voci inglesi e mantenere quelle originali giapponesi, se non volete che il gioco scada nell’ironia assolutamente non voluta dagli sviluppatori. Possiamo quindi tranquillamente affermare che seppur non stravolgendo il suo predecessore, Soul Calibur 2 lo supera tecnicamente in ogni aspetto.

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Conclusioni a fil di lama

L’attesa per questo seguito è stata lunga ma ne è valsa la pena. Namco non ha cambiato le carte in tavola, del resto non ce n’era bisogno, e ha elevato all’ennesima potenza il suo titolo di punta. Ritrovare i vecchi personaggi che ci hanno fatto compagnia per molte sfide in passato è veramente piacevole come lo è la sensazione di dejavu che ricopre tutto il gioco.
Tecnicamente è molto ben fatto anche se, a causa dello sviluppo congiunto per le tre console di nuova generazione, non riesce a spremere a fondo l’Xbox. Un ottimo gioco quindi, bello da vedere e molto longevo grazie alla modalità Maestro d’Armi e alle sfide in multiplayer, vero fulcro di ogni gioco di combattimento.
E’ un acquisto consigliato sia per gli esperti della saga sia per chi per la prima volta si affaccia al mondo dei picchiaduro
Nel 1999 una leggenda è nata, ora la leggenda è tornata.

Pro: Tecnicamente superbo E’ Soul Calibur con tutti i suoi personaggi Combattimenti perfettamente ricreati e molto longevo Contro: Bilanciamento dei personaggi non perfetto Alcune scelte stilistiche discutibili Doppiaggio in inglese pessimo

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Era il 1996 quando Namco decise di far conoscere, al mondo dei videogiochi, i combattimenti all’arma bianca: da questo proposito nacque Soul Edge. Il successo fu incredibile e la musica epica, che faceva da sottofondo al gioco, ancora riecheggia nelle orecchie dei fan più accaniti.
Nel 1999 dalle costole di un buon progetto nasce un mito. Namco decise di mostrare al mondo di cosa era capace l’hardware di casa Sega, il defunto Dreamcast, e crea il miglior picchiaduro di tutti i tempi a detta di molti: Soul Calibur.
Ricordo ancora bene la prima volta che lo vidi all’opera, ero in un game center e gli occhi passarono velocemente, per poi ritornarci quasi increduli, sul monitor che trasmetteva alcuni scontri tra Kilik e Mitsurugi. Rimasi paralizzato da tale visione. Finalmente ed in maniera definitiva oramai una console aveva eguagliato, se non superato, i cabinati da sala giochi. Ovviamente appena riuscii ad entrare in possesso di un Dreamcast il primo acquisto fu proprio il titolo Namco. Era strabiliante come un picchiaduro potesse essere al contempo sia la perfezione grafica, veramente una spanna sopra tutti gli altri titoli contemporanei, sia la completezza tecnica che rendeva il titolo un elegante susseguirsi di scontri, perfettamente bilanciati, capace di raggiungere vette di longevità altissime.
Sono passati ormai quattro anni e finalmente, dopo tante richieste da parte dei fan, Namco ha deciso di pubblicare il seguito del suo capolavoro: Soul Calibur 2

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