Swords of Destiny  3

Le spade del destino saranno in grado di rivaleggiare con le stylish-weapons di Dante? Scopriamolo con questa recensione...

Destino infausto

Swords of Destiny tradisce da subito un’evidentissima ispirazione verso Devil May Cry: combattimenti frenetici contro demoni, grande enfasi sulle combo, struttura a missioni e protagonista coi capelli bianchi la dicono lunga sulla fonte alla quale gli sviluppatori hanno attinto. Purtroppo per Atari (ma soprattutto per l’utente) le similitudini con il gioiello Capcom finiscono proprio dove cominciano, ovvero sulla carta. Sì, perché una volta superate le formalità del menu iniziale e sciroppatasi una decisamente mediocre introduzione, Swords of Destiny si mostra in tutta la sua triste pochezza qualitativa. Ad aprire le danze di questo tragico spettacolo ci pensa una cosmesi da brivido (di orrore), che raggiunge perfino il ridicolo se si cita il sito web di Atari che nella scheda del gioco parla di “spettacolari ambientazioni che spingono l’hardware PS2 ai massimi livelli”. L’ossimoro appare evidente già dalle prime battute, forte di una grafica caratterizzata da definizione pessima, polygon count esiguo, animazioni legnose, aliasing imperante e, come se non bastasse, design da mani nei capelli. Swords of Destiny stupisce per povertà tecnica come pochi altri titoli ci è capitato di vedere ultimamente: personaggi dal discutibilissimo look si muovono sgraziati su un background costituito da scenari dalla struttura incredibilmente povera ed elementare, privi di un qualunque fascino e perfino ripetitivi nel loro pedissequo ripetersi a blocchi. Alla luce dell’assoluta incapacità da parte degli sviluppatori di soddisfare i criteri cosmetici di base, non ci si scandalizza nemmeno nel constatare come pure gli elementi di contorno siano realizzati in maniera pessima: ecco quindi che i menu sono tanto brutti a vedersi quanto poco pratici, e la telecamera virtuale può rientrare tranquillamente tra le peggiori mai viste in un videogioco, con l’inquadratura che fa continuamente del proprio meglio per disorientare l’utente. Sotto il profilo tecnico Swords of Destiny è, in una parola, disastroso: e il comparto sonoro non migliora certo la situazione, offrendo musiche banali e ripetitive, effetti sonori che è eufemistico definire minimalisti e, dulcis in fundo, un doppiaggio in inglese letteralmente ridicolo. Non può certo andare peggio di così...o forse si?

Tante spade...per fare Harakiri

Come accennato nell’introduzione, Swords of Destiny è a tutti gli effetti una sorta di timidissimo clone di Devil May Cry mischiato a qualche elemento preso da Otogi. Ecco quindi che l’utente percorre i vari livelli affettando demoni e raccogliendo armi ed oggetti, o per meglio dire tenta di farlo: sì perché alle già citate magagne in campo audiovisivo, Swords of Destiny affianca tutta una serie di lacune sotto il profilo del gameplay. Partendo da un level design di rara piattezza, il prodotto Atari si rende colpevole di veri e propri crimini videoludici, riguardanti principalmente un sistema di controllo legnosissimo e una struttura di gioco incredibilmente banale e ripetitiva. Complici il già citato design degli stage, un fighting system monocorde e un’IA degli avversari che rasenta lo zero, Swords of Destiny si trascina stancamente alternando con qualche terribile sprazzo platform un continuo e tediosissimo susseguirsi di gruppi di nemici da sconfiggere ad occhi chiusi utilizzando una varietà di attacchi decisamente limitata. Nemmeno le diverse spade reperibili nel corso del gioco riescono a sollevare l’incredibile ripetitività del prodotto Atari, visto e considerato che qualunque arma si utilizzi, l’uccisione degli avversari richiede uno sforzo assolutamente risibile. Insomma, Swords of Destiny è sicuramente una delle espressioni più infelici dell’action game moderno: per dare un esempio dell’inconsistenza del lavoro degli sviluppatori, basti sapere che nemmeno un processo elementare quale il passaggio da un lock-on all’altro funziona in maniera decente. Mal concepito, mal realizzato e totalmente avulso dal concetto di “divertimento”, Swords of Destiny non è nemmeno molto longevo (ma questa da un certo punto di vista può essere considerata una fortuna), con un numero standard di stage che il basso livello di difficoltà rende estremamente semplici da portare a termine. Ma ci vuole davvero coraggio per farlo...

Commento

Swords of Destiny è, senza mezzi termini, un titolo estremamente mal riuscito sotto tutti gli aspetti. A partire da un comparto audiovisivo imbarazzante, il prodotto Atari prosegue nella sua discesa verso gli abissi videoludici offrendo all’utente un gameplay che, pur rubando l’essenza di due nomi quali Devil May Cry ed Otogi, si rivela a dir poco approssimativo e scarsamente divertente, penalizzato inoltre da difetti quali un sistema di controllo e di gestione della telecamera veramente scandalosi. Insomma, Swords of Destiny è un action game dal quale è meglio tenersi ben alla larga.

Pro

  • 48 diverse spade
Contro
  • Pessimo livello tecnico
  • Gameplay negativo sotto ogni aspetto
  • Design terribile

Quando un franchise ha successo, è cosa inevitabile la produzione da parte di software house più o meno titolate di tutta una serie di giochi che prendono spunto in maniera più o meno indiretta dalle sue caratteristiche vincenti. Ecco quindi che un titolo quale Devil May Cry, vero e proprio creatore del tanto amato/odiato stylish gaming, è stato ben presto depredato da più parti dei suoi elementi essenziali, riversati all’interno di contendenti più o meno seri alla sua leadership. E questo Swords of Destiny fa decisamente parte di quest’ultima categoria...