The Legend of Zelda: The Minish Cap  5

Avete già messo in soffitta il vostro Game Boy Advance, in attesa delle meraviglie promesse dal nuovo Nintendo DS? Peccato...

Capcom fa le cose per bene

Così come per i validissimi capitoli Oracle of Ages e Oracle of Seasons usciti per GBC qualche anno fa, Nintendo ha voluto affidare a Capcom il lavoro di realizzazione di questo The Minish Cap, nell’ottica della politica che ormai sta sempre più prendendo piede di commissionare a softco esterne la produzione di titoli anche appartenenti a franchise estremamente importanti. Una scelta quantomai azzeccata, dal momento che la “mamma” di Street Fighter ha dato vita in assoluto ad uno dei migliori episodi di Zelda che abbiano graziato una console di casa Nintendo, portatile e non. L’impianto grafico, ovviamente in 2d con la visuale a volo d’uccello classica della serie, trova forte ispirazione in quello ammirato in 4 Swords, proponendo uno stile generale più fumettoso con colori pastello e un tratto morbido nel disegno di personaggi e ambientazioni. Il colpo d’occhio è eccellente, al punto che The Minish Cap è senza ombra di dubbio uno dei giochi tecnicamente più validi apparsi su GBA. Il livello di dettaglio è eccezionale, dando modo in ogni ambientazione di apprezzare il lavoro svolto dai programmatori nel tentativo di realizzare un mondo dotato di vita propria; bastano infatti davvero pochi minuti di gioco per calarsi completamente nell’atmosfera magica che avvolge il titolo. La storia che fa da sfondo alle vicende è piuttosto classica, e non si discosta dalla formula che ha sempre contraddistinto la serie: c’è Link, il protagonista, c’è la principessa Zelda da salvare e c’è il cattivo di turno, Vaati. La meccanica riprende ovviamente le linee guida che hanno reso la serie una delle più famose ed apprezzate della storia dei videogiochi pur senza però lesinare alcuni spunti di originalità, fondamentali per conferire a The Minish Cap la spiccata personalità che lo contraddistingue.

Il mondo in miniatura

Abbiamo parlato di spunti originali. Il primo di questi, che è anche il fulcro attorno a cui ruota la fatica Capcom, sta nella presenza del popolo dei Minish, ovverosia degli gnomi di minuscole dimensioni che popolano il mondo degli umani, senza che però questi possano vederli. I Minish sono dappertutto: sotto i tetti delle case, in mezzo ai prati, dentro a delle piccole caverne e via dicendo. Il bello è che anche Link può far parte di questo mondo in miniatura, rimpicciolendosi tramite appositi “portali” presenti in alcuni tronchi di albero, rocce o vasi. Il che apre le porte ad una prospettiva tutta nuova all’interno delle locazioni che si è abituati a conoscere a grandezza “normale”, rendendo di fatto necessario osservare le ambientazioni con un occhio attento alla ricerca di anfratti, fori, insenature microdimensionate che potrebbero essere esplorati una volta miniaturizzati. Aldilà di quanto sia possibile esprimere a parole, affrontare le situazioni proposte in the Minish Cap magari attraversando un prato con fiori diventati enormi, o combattendo quelle che erano innocue zanzare, o ancora esplorando normalissime fontanelle, rappresentano momenti in grado di strappare un sorriso anche ai giocatori più navigati. Inutile dire che la presenza di 2 mondi, quello a dimensioni normali e quello minuscolo dei Minish, ha permesso di dare vita a nuovi puzzle e situazioni autenticamente capaci di rinfrescare la supercollaudata formula che ha da sempre caratterizzato la serie di Zelda. Certo non stiamo parlando di stravolgimenti, anche perché non era di questo che la produzione Nintendo aveva bisogno, quanto piuttosto di una eccellente idea per proporre qualcosa di nuovo restando però fedeli alla tradizione.

Happy Happy, Joy Joy

Un altro elemento interessante introdotto dai programmatori di Capcom in questo The Minish Cap va ricercato nei “frammenti di Gioia”, che altro non sono se non dei medaglioni divisi a metà che è possibile rinvenire un po’ ovunque: all’interno di forzieri, tra i cespugli, dentro bottiglie e via dicendo. Tramite la pressione del tasto L alcuni personaggi (ma non solo i personaggi…) saranno disposti a tentare una “fusione”, ovvero a mostrare il proprio frammento di medaglione. Nel caso in cui si sia in possesso di una metà perfettamente combaciante con quella presentata, si potranno riunire i 2 frammenti e dar luogo così ad avvenimenti particolari in una qualsiasi zona della mappa. Questi avvenimenti possono essere la comparsa di scrigni, l’apertura di passaggi altrimenti nascosti, ma anche l’attivazione di eventi legati diversi legati agli altri abitanti della città di Hyrule e dintorni. Un ulteriore stimolo quindi all’esplorazione, oltre che un elemento aggiuntivo capace di “riempire” letteralmente l’esperienza di gioco. Il sonoro, pur senza settare nuovi termini di paragone, fa egregiamente il suo lavoro proponendo i temi classici della serie assieme ad effetti azzeccati. Un gioco perfetto quindi? Quasi, se non fosse per una longevità non certo particolarmente corposa nonostante la grande quantità di side quest e obiettivi secondari da raggiungere: i dungeon sono una manciata, pur forti di un design quasi impeccabile, e il livello di difficoltà non rappresenta (fortunatamente) mai un problema per il fluire costante dell’avventura. Ma preferiamo senza ombra di dubbio un’esperienza relativamente breve ma intensa come quella offerta da questo The Minish Cap piuttosto di quelle diluite e poco stimolanti che caratterizzano gran parte dei giochi degli ultimi anni.

Commento

The Legend of Zelda: The Minish Cap è, senza mezzi termini, uno dei migliori giochi disponibili su Game Boy Advance. L’avventura realizzata da Capcom è infatti riuscita nel delicato compito di proporre un titolo basato sugli aspetti che hanno reso famosa la serie Nintendo, ma introducendo caratteristiche peculiari capaci di donare freschezza e coinvolgere il giocatore all’interno di una esperienza davvero meravigliosa. Il ritmo di gioco perfetto, la giocabilità impeccabile e un impianto grafico eccellente sono gli elementi fondamentali di un titolo arrivato davvero in punta di piedi, ma in grado di lasciare il segno nel cuore di ogni amante della saga di Zelda.

    Pro
  • Meccanica di gioco eccellente
  • Grafica colorata e splendidamente disegnata
  • E’ uno dei migliori episodi della serie
    Contro
  • Un po’ troppo breve

The Legend of Zelda: The Minish Cap è uno sleeper hit. Per sleeper hit si intende un titolo arrivato in sordina, senza particolare copertura mediatica e pubblicitaria, ma capace di sorprendere per le proprie qualità una volta giocato. Ed infatti di questo nuovo capitolo della storica saga per GBA si è sempre saputo il minimo indispensabile, e la sua presenza nelle fiere del settore è stata largamente messa in ombra dai titoli di grande richiamo per console da salotto. Ed è questo il motivo, assieme alla scelta piuttosto inusuale di far debuttare il gioco prima in Europa che negli States, per cui l’arrivo di The Minish Cap non è stato accompagnato dalla attesa di cui i prodotti della serie hanno sempre goduto. Il che, ve lo diciamo subito, è un vero peccato…