The Legend of Zelda: The Wind Waker  11

Il vento, il mare, una barca a vela e un oceano sconfinato da esplorare. Il male da sconfiggere. Miyamoto fa rivivere la magia di Zelda, spremendo l'hardware GameCube per portarci per mano in un immaginario mondo fantastico, in un gioco che è già leggenda. Meglio di Ocarina of Time? Scopritelo con noi e la nostra recensione...

Compri uno giochi tre

The Wind Waker è un gioco di per sé enorme, ma prima o poi finisce. E allora perché non rituffarsi nelle magiche atmosfere di Ocarina of Time o, meglio ancora, del mai commercializzato prima The Master Quest, versione riveduta e corretta di OOT? E non occorre rispolverare o acquistare per l’occasione un Nintendo 64, ma basta mettere le mani sull’edizione limitata di TWW che include, appunto, un mini-DVD bonus contenente i due suddetti giochi che girano perfettamente, in emulazione, su GameCube. Le differenze rispetto all’originale sono minime, rendering a schermo in alta risoluzione e frame rate un po’ più stabile, e il pad del GC si adatta che è una meraviglia al sistema di controllo di OOT. Il gioco resta sempre un classico imperdibile, una pietra miliare che è un piacere riscoprire e che qualsiasi videogiocatore degno di tal nome dovrebbe perlomeno provare. Master Quest, conosciuto in Giappone con il nome di URA Zelda, pur non offrendo differenze particolarmente marcate rispetto a OOT è pur sempre una gradita aggiunta.
Uniche note: per poter giocare a OOT e Master Quest è necessario possedere un televisore che supporta i 60Hz ed entrambi i giochi sono in inglese, francese e tedesco. Purtroppo niente italiano.

Con il vento in poppa

Ocarina of Time era indubbiamente perfetto. Ma Wind Waker è meglio, e come tale si accaparra senza problemi il titolo di miglior Zelda mai realizzato. Ecco, l’ho detto. E ora mi tocca passare il resto della recensione per convincervi di quesa affermazione. Compito invero non arduo vista la caratura dell’ultimo nato in casa Nintendo.
The Wind Waker è genuinamente Zelda, al 100%, dal primo all’ultimo pixel. Più ancora di Ocarina of Time, soprattutto sotto il profilo visivo. La scelta di Miyamoto di optare per un cel shading spinto e per un’impostazione grafica estremamente caricaturale ha diviso pubblico e critica, provocando al momento della prima presentazione del titolo ondate di sdegno e veementi proteste. E che faceva Miyamoto all’epoca, mentre i forum di mezzo mondo gridavano al sacrilegio? Se la rideva beffardamente, già sapendo che avrebbe avuto ragione lui. Eh, beh, aveva ragione lui, come sempre d’altronde. Una volta provato The Wind Waker infatti non si torna indietro: addio al look più adulto di Ocarina of Time, questo è il vero Zelda, non ‘quello’. TWW è la perfetta, genuina trasposizione dei classici Zelda bidimensionali nel regno delle tre dimensioni, con Link nella storica tenuta verde, con cappello svolazzante e stivaletti marroni. E’ A Link to the Past, ma poligonale.
Una scelta certamente coraggiosa quella di Miyamoto e Aonuma, director del gioco, ma perfettamente coerente con lo spirito della saga, e in grado di restituire alla serie tutti i suoi significati fortemente simbolici che l’impostazione eccessivamente realistica di OOT e Majora’s Mask rischiavano di far svanire. Un’impostazione di questo tipo, oltre a fare di The Wind Waker il primo, vero cartone animato interattivo, ha consentito a Miyamoto di portare all’estremo l’espressività dei personaggi, accentuandone le emozioni, giocando sui sentimenti, rendendoli vivi. Nel gioco non mancano poi chiari omaggi a una delle persone che Miyamoto più stima, il guru dell’animazione nipponica Hayao Miyazaki. Il Maestro nutre sincero e profondo amore per l’opera di Miyazaki, che non esita a celebrare tramite citazioni più o meno dirette, che qualsiasi estimatore del grande regista nipponico non mancherà di cogliere.

Con il vento in poppa

La trama da cui prende l’avvio il gioco è tipicamente zeldiana. E’ semplice e immediata, coinvolge il giocatore senza mai prendere il sopravvento sulla giocabilità e senza mai imbrigliarlo, lasciandogli sempre la massima libertà di movimento e d’azione. Il tema è ancora una volta l’eterna lotta tra il bene e il male, che vede Link, impersonificazione dell’eroe per antonomasia, contrapporsi alle forze delle tenebre.
Si parte su un’isola felice sperduta in mezzo al mare, è il giorno del compleanno del nostro giovane eroe. E’ un giorno di festa, ma qualcosa va storto: la sagoma di un enorme volatile compare nel cielo, inseguito da una nave pirata. Colpito, l’uccello lascia cadere sull’isola una ragazzina bionda, Dazel, comandante dei pirati. Purtroppo al posto di Dazel il feroce rapace decide di rapire Aril, la sorella di Link: inutile dire che il nostro eroe non perderà tempo e si lancerà all’inseguimento del misterioso volatile. Per non rovinarvi la sorpresa non vi sveliamo altro, ma sappiate comunque che tutti i classici clichè zeldiani vengono rispettati e che non mancano un paio di colpi di scena in grado di lasciare a bocca aperta.
Ma ora è tempo di salpare...

GBA Connection

Anche in The Wind Waker è possibile utilizzare il GBA, opportunamente collegato al GameCube con l’apposito cavo, per poter accedere ad un’interessante modalità di gioco cooperativa a due giocatori. Mentre un giocatore utilizza Link, l’altro dirige, tramite il GBA, il folletto Tingle, che è in grado di aiutare Link in diversi modi. Tingle ha a disposizione una mappa dell'area di gioco e può dispensare a Link utili consigli, oltre a poterlo supportare in combattimento ad esempio lanciando bombe sui nemici. Attenzione però, alcune delle azioni di Tingle costano rupie. Occhio a non rimanere a secco!
La modalità di gioco cooperativa tramite GBA è piuttosto limitata, ma è comunque una gradita aggiunta.

…spiegate le vele!

Non vi diciamo come e perché, ma presto vi ritroverete a bordo di una barchetta a vela tutta vostra. Un’imbarcazione piuttosto singolare, dotata di testa e in grado di parlare, aiutando Link nella sua avventura con preziosi consigli. Il mondo che il giocatore è chiamato a esplorare è questa volta davvero sconfinato: dimenticatevi gli Hyrule Field da percorrere sul dorso di Epona, qui stiamo parlando di un oceano intero, un’enorme distesa d’acqua costellata di isole, altre navi, sommergibili. La struttura di gioco riprende da vicino quella degli Zelda precedenti, ma in The Wind Waker è tutto più vasto, tutto più ricco, e il gameplay, con i suoi innumerevoli strati di lettura, è di una profondità disarmante. Ci si può perdere per ore immersi nel mondo di The Wind Waker, scoprendo sempre qualcosa di nuovo da fare, stupendosi di fronte alla quantità infinita di trovate, affrontando gil gran numero di minigiochi perfettamente integrati nella struttura di gioco principale e godendosi l’incredibile varietà di sfaccettuature del nuovo parto miyamotiano. Le chicche da citare sono davvero tante, a partire dalla direzione dello sguardo di Link che funge da hint system interattivo per arrivare all’interessante sistema di caccia al tesoro, ma lo spazio è tiranno. Non possiamo però soprassedere su uno degli aspetti più strabilianti di TWW, ovvero l’incredibile coerenza del mondo e dell’ambiente di gioco, resa possibile dal miglior engine forse mai sviluppato nella storia dei videogiochi. Nintendo ha eliminato il significato della parola pop-up e ha di fatto tolto le barriere virtuali che troppo spesso limitano il giocatore nei giochi tridimensionali. Una volta messo piede su un’isola, spesso di dimensioni ragguardevoli, l’intera isola e tutti gli elementi che la compongono viene gestita in tempo reale dal 128bit Nintendo, indipendentemente dalla posizione di Link. Utilizzando ad esempio il cannocchiale, uno degli oggetti a disposizione del nostro eroe in tutina verde, è possibile sbizzarrirsi a osservare i movimenti di nemici che si trovano dalla parte opposta dello stage, oppure ammirare, da distanze improponibili, distese di fili d’erba e fiori che ondeggiano al vento. Il mondo è reale, tangibile, e tutti gli elementi che lo compongono sono sempre presenti. E vengono influenzati dalle nostre azioni. Ad esempio Link in TWW può manipolare il vento a piacere (da qui il titolo del gioco), e ogni singola variazione interagisce con tutti gli elementi dell’ambiente di gioco. L’erba ondeggia mestamente nella direzione del vento, così come le bandiere, il cappello verde di Link. E le nuove in cielo, il fumo e i fili d’erba, recisi dalla spada, seguono fedelmente la brezza. Sembrano particolari da poco, ma un mondo così coerente nella sua realizzazione aumenta esponensialmente la sensazione di immersività per il giocatore.

…spiegate le vele!

Ad accompagnarci nel nostro lungo viaggio un’interfaccia di controllo pressochè perfetta, naturale evoluzione di quella, ottima, introdotta da Ocarina of Time, un sistema di combattimento superbo, spettacolare e completo, e una gestione della telecamera sublime, seppur non manchi talvolta qualche incertezza e impuntamento, difetti comunque di poco conto facilmente risolvibili ricorrendo all’orientamento manuale della telecamera virtuale.
Il livello di difficoltà è davvero ben calibrato: il gioco non è troppo difficile, ma non mancano i passaggi tosti e puzzle da risolvere che richiedono un adeguato uso della materia grigia. Alcuni dungeon sono pensati apposta per dare filo da torcere anche ai giocatori più smaliziati, proponendo un livello di sfida sempre adeguato e stimolante. La lunghezza di The Wind Waker è notevolissima, la sola avventura principale è in grado di tener incollato il giocatore per un gran numero di ore allo schermo ed offre una longevità superiore a quella di Ocarina of Time. Se poi ci si lascia trasportare e si inizia a esplorare ogni singola isola a caccia di oggetti e minigame, preparatevi a dire addio alla vostra vita sociale per molto, molto tempo.
Ottimo, come sempre, il commento sonoro, firmato dal grandissimo Koji Kondo e gli effetti audio, di primissimo piano. Link, come da tradizione, non parla mai, ma ogni singola riga di testo a schermo è tradotta in un ottimo italiano. Tanto di cappello e un meritato applauso a Nintendo e ai traduttori: giocare a The Wind Waker nella lingua che fu di Dante Alighieri è un vero piacere.

Commento

Every game has a story, only one is a legend. Mai slogan fu più appropriato per un videogioco: The Legend of Zelda – The Wind Waker è un capolavoro assoluto, uno dei migliori giochi mai realizzati per qualsiasi piattaforma. Un concentrato di pura giocabilità e avventura, una killer application che non può mancare nella softeca di nessun giocatore degno di tal nome. Il Maestro e il suo braccio destro Aonuma hanno fatto centro ancora una volta. E non c’era di che dubitarne.

    Pro:
  • Giocabilità allo stato puro
  • Avventura lunga e avvincente
  • Realizzazione tecnica stellare
  • Stilisticamente impeccabile
  • E' Zelda

Ogni volta che esce un nuovo Zelda il mondo dei videogiochi si ferma con il fiato sospeso. Perché Zelda è l’opera perfetta, la summa del videogioco, il titolo che più di ogni altro riassume il concetto stesso di videogame. E’ l’esperienza completa: avventura, azione, atmosfera. Sempre con il giocatore al centro della scena, sempre a proporre nuove idee, nuovi spunti di design, nuovi approci e nuove, geniali soluzioni. Sempre a fare scuola e dettar legge. Zelda è la creatura più cara a Miyamoto, più ancora di Mario: perché riassume esemplarmente il concetto di videogioco miyamotiano e perché più di qualsiasi altra cosa si avvicina alle fantasie fanciullesche del Maestro, fatte di immaginari viaggi fantastici e incredibili avventure nei boschi dietro casa.
Le premesse sono queste, e i fatti nudi e crudi ci dicono che Miyamoto con la saga di Zelda non ha mai sbagliato un colpo (tralasciamo i capitoli su CD-I, non fanno testo), elevando di volta in volta, all’uscita di ogni nuovo capitolo, il concetto di videogioco. Poteva forse Wind Waker essere da meno? Risposta breve e concisa: no.