Tom Clancy's Splinter Cell: Double Agent - Recensione  11

Sam Fisher approda su Playstation 3, e lo fa nella doppia veste di agente segreto e terrorista. Tu, da che parte stai?

Doppio gioco

Al termine della prima missione, un prologo utile ad impratichirsi con i comandi di gioco, si viene subito catapultati all’interno del plot narrativo. La tragica morte dell’unica figlia di Sam convince il nostro agente segreto ad accettare un compito suicida: i tempi sono cambiati, e per la Third Echelon la lotta alla criminalità è sempre più impegnativa. Se non li puoi sconfiggere, unisciti a loro: è questa l’idea del colonnello Lambert, che per sgominare una cellula terroristica (la temibile JBA), costringe Fisher ad infiltrarsi in essa. Dopo aver aiutato Jamie Washinghton ad evadere di prigione, in un livello chiaramente ispirato al celebre telefilm “Prison Break”, Sam viene introdotto nel quartier generale della JBA; sta al giocatore cercare di mantenere la copertura, ostacolando nel frattempo i loschi piani dei terroristi.

Squadra che vince, non si cambia

Chiunque abbia mai giocato ad un precedente episodio, si troverà immediatamente a proprio agio: i comandi sono pressoché immutati (con l’unica aggiunta del rilevatore di movimento, come vedremo in seguito), ed il feeling generale non ha subito alcun tipo di variazione. Proprio la totale assenza di una benché minima variazione nel gameplay, porta Double Agent a mantenere anche i difetti storici della serie: il più grave è rappresentato dal campo visivo dei nemici, ancora una volta eccessivamente limitato, e da alcune reazioni non troppo realistiche dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, il discorso cambia ad un livello di difficoltà più elevato: in questo caso, le guardie non seguiranno più un solo itinerario standard, e saranno anche molto più vigili, costringendovi ad aspettare interi minuti nella più totale oscurità, in attesa di sfruttare il momento più propizio a superare l’ostacolo.

La vera innovazione investe invece la doppia identità di Sam Fisher: dovremo gestire entrambe le facce della medaglia (quella di agente segreto infiltrato e quella di terrorista), bilanciando le decisioni per non compromettere la propria posizione all’interno delle due fazioni. Per facilitare il compito al giocatore, saranno presenti due indicatori di reputazione; ogni scelta (come ad esempio l’uccisione o meno di un prigioniero) influenzerà pesantemente il corso degli eventi, guidandoci verso uno dei tre finali differenti. Particolare rilevanza hanno le missioni all’interno del quartier generale terrorista; in questo caso, dovrete prima svolgere entro un tempo limite alcuni lavoretti che vi verranno commissionati da un subalterno dell’organizzazione, quindi, nel tempo rimasto, recuperare informazioni utili sui componenti della cellula criminale. Completando anche gli obiettivi secondari, verrete ricompensati con gadget degni del miglior 007; tuttavia, vi accorgerete ben presto che un tale arsenale è un’inutile pretesto a spettacolizzare l’azione di gioco.

Rispetto al passato, si nota infine una particolare innovazione nel Level Design che affianca, ai consueti ambienti chiusi, spazi aperti come la savana congolese e i ghiacciai della costa Siberiana.

L'unione fa la forza

Alzi la mano chi, da bambino, non ha mai giocato a guardie e ladri. Il concept della componente online di Double Agent si rifà proprio ad esso. Due le modalità presenti: la cooperativa, in cui sarete chiamati a collaborare con altri utenti, e il Versus, vero e proprio cavallo di battaglia del multpilayer. Questa modalità vede da una parte i mercenari pattugliare l’edificio alla ricerca dei nemici, e dall’altra le spie che, sfruttando gli innumerevoli cunicoli e zone d’ombra, tenteranno di rubare informazioni dai terminali sparsi per il livello. L’approccio, a seconda della classe scelta, è diametralmente opposto: i mercenari Upsilon avranno la visibilità limitata dalla prima persona, ma godranno di particolari accorgimenti come dei sensori di movimento e l’avviso ad ogni tentativo di hacking. Dal canto loro le spie, immensamente più agili, potranno sfruttare lo scenario stesso, ricchissimo di anfratti e cunicoli inaccessibili agli Upsilon, e i gadget, questa volta molto utili, tra i quali menzioniamo la granata flash (che acceca l’avversario) e il Jammer (utile ad ingannare il rilevatore di movimento).

Da sottolinere alcuni contenuti inediti per la versione Playstation 3: il sogno di tanti maschietti è stato esaudito dall'ingresso di un personaggio femminile (presente esclusivamente nel multiplayer) agile, elegante, e dannatamente letale. Sono state inoltre inserite 2 mappe extra, che arricchiscono il già cospicuo numero di ambientazioni.

Il risultato è buono, ma non stravolgente; l’online è dunque una simpatica appendice del single player, che rimane il vero fulcro del titolo.

Commento

Splinter Cell: Double Agent è sicuramente il miglior capitolo della saga. Tuttavia, i difetti tipici della serie, e una trasposizione tecnicamente inadeguata, non permettono al gioco Ubisoft di laurearsi titolo imprescindibile nella softeca di Playstation 3. Consigliato agli amanti degli Stealth game e a chiunque sia alla ricerca di un’avventura dalla trama intrigante. Gli utenti multipiattaforma, invece, si rivolgano senza remore alla versione per Xbox 360, graficamente superiore e reperibile ad un prezzo più favorevole.

Pro

  • Intrigante il doppio ruolo
  • Buona varietà di azione
  • Ottimo comparto sonoro
Contro
  • Framerate ridicolo
  • I.A. non sempre all'altezza
  • Non c'è più la voce di Luca Ward

Nextgeneration?

Tecnicamente parlando, il gioco delude. Ci troviamo di fronte all’ennesima conversione raffazzonata da Xbox360, e in cui l’unica miglioria è rappresentata dalla possibilità di attivare il rilevatore di movimento del pad. In questo caso, le funzionalità del Sixaxis sono sfruttabili nelle numerose azioni di hackeraggio, immedesimando ulteriormente il giocatore quando chiamato a scassinare una cassaforte oppure a montare una mina. Tuttavia, graficamente siamo nettamente al di sotto degli standard proposti, dallo stesso titolo, sulla console di casa Microsoft. La scarsa ottimizzazione è riscontrabile soprattutto nel framerate, veramente ai minimi storici, che penalizza fortemente l’azione di gioco.
Ottimo, invece, il comparto sonoro; le musiche, orecchiabili e mai invasive, incalzano nei momenti clou, mentre il doppiaggio in italiano risulta molto buono, nonostante la voce di Sam non sia più affidata alla mitica timbrica di Luca Ward. Il suo sostituto si è comunque dimostrato all’altezza, pur non possedendo l’immenso carisma del precedente doppiatore.

Tom Clancy's Splinter Cell: Double Agent è disponibile per Xbox, Xbox 360, PlayStation 2, PlayStation 3, GameCube e Wii.
La versione recensita in questo articolo è quella PlayStation 3.

Il primo Splinter Cell verrà ricordato come l’alternativa più credibile a Metal Gear Solid: uscito nell’ormai lontano 2002, riuscì ad accattivarsi il consenso di pubblico e critica grazie ad un approccio più realistico e meno cinematografico del capolavoro di Kojima. Tuttavia, proprio l’assenza di una trama intrigante ha rappresentato il maggior limite della saga; i ragazzi di Ubisoft Shangai, autori di questo quarto capitolo, sono quindi corsi ai ripari, mantenendo inalterato il gameplay, e puntando invece alla creazione una storia degna di un film di spionaggio. Mission accomplished?