Tornado DS - Recensione  0

Cosa accadrebbe se degli animaletti, girando su sé stessi, fossero in grado di creare vortici capaci di aspirare statue e passanti? Semplice: devastazione totale!

Tornado è un gioco sviluppato da Skonec, società koreana specializzata nella lavorazione di titoli arcade: all’esordio su DS, con questo progetto ha provato a creare una versione più superficiale – ma anche più immediata – di Katamari Damacy. Evaporata ogni pretesa di sensibilizzazione ambientalista, quello che rimane è un tornado dall’enorme potenza distruttiva, un’autentica forza della natura da dirottare su ogni elemento dello stage, “vivente” o meno. Rigorosamente con un pennino in mano.

Vorticare

Il concept è molto semplice oltre che coscienziosamente grezzo: si punta ad appagare il giocatore ponendolo in una posizione di potere assoluto rispetto a tutto ciò che lo circonda. Le varie trombe d’aria che si controllano non sono originate dal vento, ma dalla rotazione, attraverso lo stylus, di uno dei tanti personaggi disponibili; ognuno di loro naturalmente ha le proprie caratteristiche distintive, abilità che si riflettono sul comportamento e sulla maneggevolezza del vortice. Creato il tornado bisogna continuare a disegnargli attorno traiettorie circolari, senza interruzioni, per non dissiparne la forza. Purtroppo la combinazione dei vari movimenti – quello rotatorio più il classico spostamento per direzionare il personaggio – oscura molto frequentemente lo schermo di gioco, difetto che diventa più ingombrante col passare dei livelli, a causa dell’aumento degli imprevisti che richiederebbero un’immediata reazione: fortunatamente, visibilità ridotta a parte, i controlli tattili funzionano egregiamente. Qualche problema invece sorge quando si tratta di dare una forte accelerazione al tornado, da effettuare soffiando sul microfono: quasi inutile sottolineare che, sebbene ci sia un nesso “fisico” tra le due azioni, questa formulazione rallenta fin troppo il ritmo di gioco. Molti sviluppatori, sia novizi che esperti, cedono spesso alla tentazione di utilizzare ogni funzionalità messa a disposizione dal DS, senza curarsi dell’effettivo vantaggio prodotto da una simile scelta: l’uso del microfono in Tornado rientra sicuramente tra questi casi.

Sapore antico

Tornado è in grado di restituire l’aroma dei titoli di venti anni fa: burbero e spigoloso, non fa niente per accogliere il giocatore ma proprio per questo, nonostante gli evidenti limiti ludici, riesce a sfidarlo e attirarlo in un circolo vizioso tipico dell’epoca “8-bit”. Il design dei livelli non è particolarmente curato, così come non lo sono gli obbiettivi da raggiungere, solitamente circoscritti alla raccolta di vari oggetti o di uno in particolare, tuttavia il piacere ricavato dall’aspirare palazzi e monumenti è tanto, ed è sicuramente avvalorato dai vincoli temporali che accompagnano ogni partita.

si distrugge e si asporta tutto, e farlo è tanto banale quanto divertente

Sapore antico

La posizione degli oggetti da trovare cambia ogni volta, e se questo da un lato ha impedito un’intelligente disposizione degli edifici, dall’altro ha sicuramente incrementato la pressione sul giocatore, sempre costretto a improvvisare e forzato a sfogarsi sui vari palazzi. Le dimensioni del tornado sono costantemente relazioniate agli edifici da risucchiare, sia perché il vortice ingrandisce inglobando oggetti, sia perché certi monumenti si possono sradicare solo attraverso una grossa tromba d’aria (ne esistono di varia potenza). Lampioni, cestini, case, parchi, lampioni, mura, colonne, archi di trionfo, torri, piramidi e… uomini: tutto può essere assimilato, senza alcuna distinzione, e se il contesto mieloso aiuta a sopire gran parte degli scrupoli morali, probabilmente qualche giocatore sarà comunque infastidito da questa scelta, forse proprio per la mancata differenziazione tra esseri viventi e non viventi. Cosciente di questa situazione, Skonec ha “risolto” il problema aggirandolo: gli elementi risucchiati non vengono distrutti, ma catturati e riportati sulla terra (non vi anticipiamo la storia pretestuosa che fa da sfondo all’azione), tanto che sono sempre consultabili attraverso un’opzione del gioco. Comode giustificazioni a parte, il nucleo di Tornado resta quello: si distrugge e si asporta tutto, cose e persone, e farlo è tanto banale quanto divertente.

Commento

Tornado è un gioco volutamente brutale e spigoloso, improntato alla distruzione totale di qualunque elemento interattivo dello stage. Agisce in un contesto limitato, privo di qualunque tipo di sfumatura, ma proprio per questo in grado di scatenare nell’animo del giocatore un primordiale istinto competitivo di ottobittiana memoria. L’esperienza dura poco e non ci sono motivi per ripeterla, se non la volontà di migliorare il proprio punteggio. Tornado è un gioco che piacerà a chi ammira Katamari Damacy ma non ne gradisce la stratificazione concettuale e stilistica.

Pro

  • Buoni i controlli tattili
  • Impegnativo
  • Immediato
Contro
  • Ripetitivo
  • Meccaniche piatte
  • Poco longevo

Trombetta d'aria

Per quanto appagante e piacevole, Tornado rimane un gioco semplice e poco raffinato, con poche sfumature e piuttosto ripetitivo, che trae la sua forza dalla sfida che lancia al giocatore. Una volta terminati in poche ore gli ostici obbiettivi che propone, rimane poco altro da provare, se non la quasi dimenticata rincorsa al record personale, anch’essa tipica dei titoli di qualche anno fa. La modalità multiplayer e gli oggetti da collezionare non sono sufficienti a rinnovare una meccanica scarsamente elastica come quella di Tornado, talmente brutale e poco limata (e limabile) da racchiudere in sé stessa pregi e difetti del gioco. Graficamente Skonec ha svolto un discreto lavoro, creando delle simpatiche riproduzioni in scala di costruzioni realmente esistenti, adottando al contempo canoni già ampiamente affermati sia in oriente che in occidente.