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Star Ocean: The Last HopeUn oceano di stelle, un mare di guai 72

Arriva finalmente in Europa Star Ocean The Last Hope, capitolo dal sapore pionieristico della saga che racconta un viaggio tra le stelle.

Quando Microsoft ha aperto le porte ai jrpg non molti erano fiduciosi del loro effettivo successo presso un parco utenti orientato verso generi e toni differenti. Nonostante i dubbi fondati, i fatti hanno dimostrato un buon interesse dell'utenza verso questo genere, tanto che anche Square ha deciso di scendere in campo sulla console Microsoft.
Ritorna ora con questo Star Ocean, sviluppato da tri-Ace ed esclusiva XBox 360, che, volente o nolente, prepara il mercato per l'imminente Final Fantasy XIII. I ragazzi di tri-Ace hanno rimesso in pista una saga iniziata 13 anni or sono e l'hanno trasferita su XBox 360 con l'accortezza di mantenere intatto l'universo di gioco, finale incluso, senza vincolare la fruizione di questo capitolo al resto della saga. L'unica formula in grado di compiere questo miracolo è quella del prequel, opzione sempre più gettonata nel tentativo di allargare o spostare l'interesse relativo ad un marchio.

L'umanità in fuga da se stessa

Il calendario torna all'anno zero, ben 772 anni prima del gran finale, quando sulla terra si è appena scatenata la terza guerra mondiale. La minaccia atomica diventa realtà e il nostro amato pianeta viene trasformato in una landa desolata. I pochi sopravvissuti, comprese le versioni ringiovanite di Bush e Saddam, non possono far altro che constatare la follia del genere umano, stringersi la mano e puntare gli occhi al cielo. Paradossalmente, pur essendo un episodio a parte, sviluppato su una macchina occidentale, The Last Hope finisce per indagare alle radici del tema portante della serie. Stiamo parlando della natura distruttiva degli esseri intelligenti, elemento di grande interesse per la fantascienza moderna e una vera e propria ossessione per gli autori nipponici. Ed è così che l'uomo, lacerato dall'autodistruzione della propria razza, cerca risposte e salvezza nello spazio ma finisce per scontrarsi con differenti forme di distruzione che minacciano l'esistenza di altre razze. In questo caso diverse situazioni fanno capo alla brama di tecnologia e potere che, anche se usata per scopi benefici, non può che portare conseguenze nefaste. Contestualizzando Star Ocean nella cultura occidentale potremmo definirlo come un punto a metà strada tra Il Signore degli Anelli e Star Trek, ovviamente contraddistinto da toni e colori profondamente differenti.

Paradossi funzionali

Star Ocean è semplicemente l'unione tra fantascienza estrema e fantasy puro che non si cura di spiegare a fondo la coesistenza di spade di ferro e astronavi sperimentali. D'altronde l'ambientazione, proprio come accadeva nello Star Trek classico, è costituita da pianeti che si trovano a stadi di sviluppo differenti e il piacere tutto nipponico di costruire personaggi senza tempo li pone in un limbo dove tutto è credibile proprio perchè nulla vuole esserlo. Il risultato permette a Star Ocean di popolarsi di una serie di stereotipi funzionali al dispiegamento della trama senza che questi debbano essere pertinenti con l'ambientazione fantastica. Uno degli esempi più lampanti è rappresentato dalle controfigure di Bush e Saddam che compaiono nel filmato indroduttivo. Non mancano il tracotante capitalista di stampo orientale, spregevole ma necessario per il progresso, seguito a ruota da incantatrici, eroi di guerra sfregiati e l'immancabile mascotte che si incarica di rappresentare la semplicità e di alleggerire il cuore dei compagni nei momenti di crisi. Il risultato è un insieme di elementi non troppo originali, ma che ha il pregio di calarci in un vero e proprio oceano di stelle.

Real Time JRPG

Senza ombra di dubbio il punto di forza di Star Ocean è il sistema di combattimento che si svolge in tempo reale pur mantenendo l'infinità di incantesimi, azioni, mosse speciali e oggetti tipici di ogni jrpg che si rispetti. The Last Hope non fa eccezione e mantiene la possibilità, introdotta nel terzo capitolo della serie, di collegare le combinazioni aumentando il danno per ogni sequenza concatenata. Inoltre, attaccando, parando colpi o subendo danni, viene caricata la barra assalto che una volta riempita permette di effettuare mosse speciali dinamiche la cui efficacia dipende da un rapido quick time event basato sulla rapida pressione di uno specifico tasto. Un secondo utilizzo della barra assalto consente di attivare una sorta di modalità furia durante la quale il personaggio attacca più rapidamente e non può essere atterrato. Purtroppo per noi anche gli avversari possono fare affidamento sulla modalità assalto ed è quindi impossibile atterrarli o tenerli lontani una volta attivata. Il combattimento si svolge quindi secondo una logica concitata di botta e risposta e, anche se la parata è automatica e dipende da una caratteristica del personaggio, ci è data la possibilità di aggirare il nostro bersaglio tenendo premuto il tasto B e scartando di lato nel momento esatto in cui l'avversario porta una mossa offensiva. Un oceano di stelle, un mare di guai Per essere sicuri di mantenere il bersaglio giusto è necessario bloccarlo premendo lo stick sinistro del pad, un'azione non troppo facile nelle situazioni più concitate visto che è impossibile selezionare un bersaglio con precisione. L'unico metodo, un po' complicato, è quello di continuare a muoversi in direzione dell'obiettivo fino a che non compare il tanto agognato indicatore. Un vero peccato visto che il titolo comprende un sistema di aggro, ovvero un sistema che gestisce l'aggressività degli avversari nei confronti dei nostri personaggi, e introduce il relativo sistema di distrazione del nemico da un bersaglio, in pieno stile World of Warcraft. Ne derivano strategie che consentono di indirizzare un nemico verso il personaggio che può difendersi meglio, ma la cui efficacia è indebolita dalla difficile gestione del puntamento. In definitiva questo Star Ocean offre un sistema di combattimento molto ricco di possibilità che si basa sia sulle consuete resistenze a determinati elementi, sia sulla tempistica di attacco e che trova la sua dimensione completa solo quando si tratta di affrontare i famigerati boss, molti dei quali devono essere colpiti in punti vulnerabili non sempre accessibli. Resistere, fuggire ed evitare gli attacchi speciali è spesso imperativo.

Tactical JRPG

Durante il combattimento l'accesso al menu mette in pausa il gioco e consente di selezionare azioni specifiche o di cambiare la tattica dei personaggi non utilizzati direttamente dal giocatore. E' infatti possibile utilizzare direttamente solo uno dei quattro personaggi impiegabili contemporaneamente sul campo di battaglia. A inizio combattimento ci troviamo automaticamente nei panni del leader, ma è sufficiente premere un tasto per prendere il controllo dei compagni. Vi sono poi una serie di incantesimi di potenziamento, in gergo buff, una serie di abilità passive e una griglia con 14 tasselli che si riempono effettuando azioni specifiche come eliminare due nemici con un solo colpo. I tasselli sono di quattro tipi e producono effetti cumulabili che vanno dall'incremento dell'esperienza guadagnata nel combattimento al recupero di punti vita e punti magia, denaro o punti da destinare alle abilità. Si tratta di un'introduzione estremamente interessante che consente di specializzare il gruppo per ottenere più rapidamente ciò di cui si necessita in un determinato momento. Purtroppo quando il personaggio controllato dal giocatore subisce un colpo critico i bonus vengono eliminati ma è possibile limitare le perdite concatenando più bonus dello stesso colore. La componente strategica comprende la possibilità di selezionare incantesimi o mosse specifiche da assegnare ai personaggi non controllati direttamente o di impostare una tattica generica che indichi al personaggio se utilizzare la magia, menare le mani o tenersi fuori dai guai. Infine, come ciliegina sulla torta, compare il sistema BEAT, un'ulteriore caratterizzazione dei personaggi in battaglia che permette di porre un combattente in modalità offensiva, neutrale o difensiva con il conseguente aumento di caratteristiche d'attacco, di attacco e difesa o solo difesa. Le modalità offensiva e difensiva, tra l'altro, aumentano di livello, e quindi di efficacia, con l'utilizzo.

Passeggiando sopra le stelle

La parte esplorativa di The Last Hope è in buona parte basata sulla raccolta di materiali e tesori, non è particolarmente impegnativa e sono pochi i bivi che possono metterci in difficoltà. In soldoni ogni strada, o quasi, ci porta in una zona utile, escludendo lo stage finale imperniato proprio sulla perdita di orientamento. La mappa è ricca di nemici smaniosi di aggredirci, ma semplici da eludere grazie alla possibilità di effettuare uno scatto. L'utilità dello scatto è duplice poichè consente di evitare attacchi a sorpresa e di effettuarne a nostra volta, aggirando i nemici e caricandoli alle spalle con conseguente bonus nella fase di combattimento. Un oceano di stelle, un mare di guai Accanto alla fase di esplorazione non possono certamente mancare i dungeon, rappresentati di volta in volta da basi segrete, astronavi e antichi templi, all'interno dei quali siamo chiamati a risolvere una serie di enigmi semplici ma intriganti. Veniamo infine alle città, piuttosto piccole a dire il vero, ma strapiene di missioni che ricordano più un'avventura classica che un jrpg. Molte quest sono infatti integrate con il sistema di crafting che permette di costruire, riparare e unire oggetti per ottenere ciò che ci viene richiesto di volta in volta. Non è comunque necessario praticare ossessivamente nessuna attività offerta dal gioco, il livello dei personaggi cresce rapidamente e altrettanto rapidamente si accumulano i punti abilità che servono per sbloccare mosse speciali e abilità passive, fattore che consente al battle system di raggiungere il massimo potenziale molto presto. I salvataggi, spesso fin troppo numerosi, sono pressochè assenti nei due dungeon più vasti costringendo ad affrontare lunghe sessioni di gioco o a tornare sui propri passi per salvare senza perdere tutti i progressi. Fortuna vuole che qua e là esistano punti di ristoro che riportano i personaggi a piena energia.
Per quanto riguarda il crafting ci troviamo di fronte a una caratterizzazione eccellente. Il tutor, l'assillante Welch, coinvolge di volte in volta l'intero gruppo in sequenze che talvolta sottolineano aspetti del carattere di un personaggio o in altri casi forniscono informazioni sull'universo di Star Ocean. Il numero di oggetti realizzabile è estremamente elevato e offre una serie di cibi, carte magia e bonus di ogni tipo che si affiancano alle classiche pozioni, basate su percentuali che scongiurano il pericolo di avere decine di fialette inutili nell'inventario. Molto utile l'abilità sintesi che si ottiene durante il gioco e permette di potenziare oggetti e trasferire bonus. Due sono le vie che portano ad incrementare il numero di oggetti fabbricabili ed entrambe sono parti integranti del gioco. Attraverso l'esplorazione e l'eliminazione di nemici specifici possiamo reperire una gran parte delle ricette disponibili ma possiamo anche mettere a frutto le conoscenze e le abilità lavorative acquisite dai personaggi attraverso una sorta di laboratorio delle idee. E' infatti possibile creare gruppi di lavoro da 4 personaggi che possono combinare le rispettive conoscenze per inventare e scoprire nuovi oggetti da costruire al costo di un punto abilità per ogni secondo di ricerca. In ultima istanza troviamo le private action, brevi lampi di autentico gioco di ruolo rappresentati da dialoghi privati tra il protagonista e i suoi compagni. Durante questi dialoghi è possibile operare una scelta tra diverse risposte che sbloccheranno la possibilità di accedere a filmati extra.

Obiettivi Xbox 360

Sono 310 i punti che si ottengono completando il gioco in modalità normale, altri 100 completandolo alle difficoltà più alte e ulteriori 80 sconfiggendo due boss opzionali. Per sbloccare il resto degli obiettivi è necessario confrontarsi con gli elementi di contorno del gioco, raccogliendo tutti i dati, le ricette e i tesori, compiendo una serie di azioni specifiche durante il combattimento e cimentandosi con il crafting, l'arena e la non facilissima corsa dei conigli. Conquistare l'intero bottino, composto dai canonici 1000 punti, richiede una buona dose di pazienza e di tempo.

Comparto tecnico

La visuale più vicina rispetto al passato, soprattutto negli spazi chiusi, incrementa la sensazione di esplorare mondi sconosciuti e aumenta l'immedesimazione con il personaggio. Purtroppo le zone coperte come basi, grotte e astronavi, non godono di un design particolarmente ispirato, presentano un sistema di illuminazione non sempre al top, qualche collisione non piacevole e spesso ci si trova circondati da texture altalenanti che non riescono a scrollarsi di dosso lo spettro della ripetitività anche quando godono di effetti traslucidi o di altra natura. All'aperto l'illuminazione è invece di ben altra natura, molto più valida e sorretta da diversi effetti grafici, tanto da lasciare talvolta affascinati. Praterie su cui corre l'ombra delle nubi aprono la via verso evocativi castelli che si affacciano su corsi d'acqua. Sfortunatamente una volta entrati nei villaggi e nelle città ci si accorge che questi sono piuttosto piccoli, caratterizzati da architetture semplici. Diverso il discorso per i modelli dei personaggi, curati e animati con dovizia di particolari. Infinite sessioni di motion capture hanno arricchito il titolo con una serie di animazioni che rendono unico ogni personaggio. Un difetto non trascurabile è rappresentato dal pop up dei mostri che compaiono all'improvviso sul nostro cammino.
Di contro, la qualità dei dialoghi non è altrettanto articolata. Escludendo alcuni momenti chiave maggiormente curati ci troviamo spesso di fronte a battute un po' infantili e in più di un caso ci vengono proposti dialoghi poco coinvolgenti. Ci sono bei momenti, in grado di coinvolgere il giocatore, ma in generale la qualità generale è altalenante, non aiutata dalla mancanza in alcuni frangenti di un contorno sonoro di sottofondo. Per fortuna le sequenze di intermezzo sono molte e spesso realizzate splendidamente, ma anche in questo caso lo spettro della discontinuità estrae dal cilindro alcuni filmati che potrebbero essere tranquillamente eliminati senza alcuna conseguenza. Provvidenzialmente tri-Ace ci regala proprio la possibilità di saltare quei filmati che non ci interessano, non ci piacciono o abbiamo già visto fornendoci però un riassunto esaustivo di quanto mostrato.

Star Ocean mette in campo un sistema di combattimento unico e vario, in grado di distinguerlo nettamente da qualsiasi altro JRPG, e una lunga serie di elementi di contorno che aumentano notevolmente la longevità, mettendo in secondo piano un comparto tecnico non sempre al top. Se lo stile grafico unico di Star Ocean e un'esperienza fresca e dinamica vi attirano, The Last Hope può essere proprio quello che fa al coso vostro, nonchè uno dei Jrpg disponibili per Xbox 360 più convincenti.

Mattia Armani
 

Pro

  • Sistema di combattimento in tempo reale e incredibilmente vario
  • Ricco di elementi di contorno
  • Crafting ben implementato

Contro

  • Trama principale poco originale
  • Impianto narrativo altalenante