X-Men 2: Wolverine's Revenge  0

Sulla scia del successo di X2, il secondo film dedicato agli X-Men, Activision lancia un nuovo titolo dedicato ai supereroi mutanti, e in particolare al più carismatico tra loro: Wolverine!

Azione o stealth?

Non ci sono dubbi sul fatto che X-Men 2: Wolverine’s Revenge sia un gioco d’azione, ma gli sviluppatori hanno deciso per un approccio molto più “riflessivo” di quanto ci si potesse aspettare. Una decisione che porta qualcosa di buono e qualcosa di meno buono, come al solito.
Ottima l’idea infatti di creare una controparte digitale di Wolverine quantomai credibile e fedele al personaggio dei fumetti (un po’ diverso da quello dei film, dunque le varie pubblicità, a parte il richiamo della pellicola, possono essere “ingannevoli”), con il pieno rispetto di tutte le sue capacità.
Premendo uno dei tasti dorsali del Dual Shock 2, nella fattispecie, il personaggio cerca di percepire l’ambiente sfruttando i propri sensi animaleschi: vede i nemici in modo diverso, scorge quello che prima era invisibile e addirittura nota le tracce lasciate a terra.
È proprio utilizzando questa modalità che si possono eliminare i nemici con un solo colpo, naturalmente prendendoli alle spalle: ci si avvicina ad essi in silenzio (persino da un’altura) e si preme il tasto Cerchio non appena possibile. A questo punto una spettacolare sequenza, diversa di volta in volta (anche a seconda del numero di nemici da battere), ci mostra Wolverine mentre si sbarazza di uno o più avversari in modo veloce ed efficace.
Affrontare gli scontri in modo “tradizionale”, di contro, ci dà la possibilità di utilizzare una rosa più ampia di attacchi (calci, pugni o colpi d’artiglio) e di utilizzare, similmente alla modalità stealth, delle “mosse finali” spettacolari e di indubbio fascino.
I combattimenti vengono gestiti in modo particolare: una volta approcciato un nemico, sotto di lui compare un cerchio rosso e i nostri attacchi si rivolgeranno solo al suo indirizzo, a meno che non ci si “sganci” per una manovra evasiva. Durante lo scambio di colpi è anche possibile parare, muovendo lo stick analogico in direzione contraria rispetto al nemico.
Indispensabile durante lo scontro con i boss, l’approccio tradizionale ai combattimenti viene fortemente scoraggiato in alcuni livelli, pena la fine della partita (a causa dell’attivazione di un allarme o di qualcosa di simile).

Fedele al 100%

Se già l’aggiunta della modalità “sensoriale” dimostra un grande rispetto per quello che è il personaggio di Wolverine, parimenti la gestione della sua barra energetica riprende alcuni concetti importanti, come il fattore di guarigione mutante.
Logan può procedere nel gioco a mani nude o tirando fuori gli artigli. La prima possibilità offre una potenza d’attacco inferiore, ma include la capacità di guarire dalle ferite: la barra dell’energia si ripristina da sola, a meno che non si subisca una lunga serie di danni a distanza ravvicinata.
A ciò si aggiunge la cosiddetta “barra della furia”, che si riempie man mano che si subiscono o infliggono attacchi, e che trasforma per un breve periodo di tempo Wolverine in una belva vera e propria, i cui attacchi non lasciano scampo.
I fan del personaggio non mancheranno di apprezzare il modo in cui le sue caratteristiche sono state riprodotte nel gioco. La possibilità di estrarre gli artigli a piacimento, in questo senso, dà non poca soddisfazione…
Dopo aver realizzato in modo brillante tante idee, purtroppo, gli sviluppatori hanno tralasciato elementi che alla fine si rivelano estremamente importanti per la godibilità di questo titolo.
Innanzitutto, il sistema di controllo spesso non risponde prontamente ai comandi, e ciò vi creerà molte difficoltà con i boss. A parte questo, alcune soluzioni sono un po’ macchinose (il fatto di dover premere un tasto per staccarsi da un muro, ad esempio) e probabilmente potevano essere pensate diversamente.
Tralasciando le solite noie della telecamera virtuale (che in questo caso non è poi così rimbambita) e la mancanza di varietà (ci sono pochi attacchi, alla fin fine), direi che il difetto più grande di questa produzione sta nella propria rigidità a seguire determinati schemi. Wolverine procede tranquillo per tutto il gioco, i suoi poteri sono resi alla perfezione ma contro i boss deve necessariamente attuare delle strategie scomode (Wendigo, ad esempio, deve prima essere “sfamato” e successivamente preso alle spalle per un improbabile lancio), che potevano benissimo essere sostituite da combattimenti di tipo classico ma con qualche possibilità in più.

Concludendo...

X-Men 2: Wolverine’s Revenge è un prodotto che non mancherà di entusiasmare gli appassionati di supereroi e degli X-Men in particolare.
Graficamente è molto ben fatto (a parte qualche piccolo particolare “grezzo”), il sonoro vanta un doppiaggio (in Inglese, nella versione da me provata) impeccabile e il feeling rispetto al fumetto originale c’è tutto.
Gli sviluppatori hanno fatto un grandissimo lavoro nel riprodurre su schermo tutte le capacità del personaggio, anche se purtroppo non hanno trovato delle soluzioni adeguate per rendere tutto un po’ meno macchinoso, soprattutto in alcuni punti.

    Pro:
  • Grafica molto ben realizzata e fedele ai fumetti
  • Wolverine è stato riprodotto alla perfezione
  • Alcune fasi del gioco regalano grandi emozioni
    Contro:
  • Ogni tanto il gioco si fa “oscuro” e macchinoso
  • Il sistema di controllo potrebbe rispondere meglio
  • Musiche ed effetti sonori nella media

L'Arma X

Come sa benissimo chi segue le avventure cartacee degli X-Men, Wolverine è sempre stato il personaggio più misterioso e affascinante della serie. Apparso per la prima volta trent’anni fa, dunque molto tempo dopo i suoi colleghi “classici”, Wolverine esordì combattendo contro due delle creature più potenti dell’universo Marvel: Hulk e Wendigo.
Il passato di Logan (questo il suo vero nome) è coperto da un fitto mistero: dotato di sensi ipersviluppati, nonché della capacità di guarire in brevissimo tempo da qualsiasi ferita (cosa che, probabilmente, ha anche rallentato il suo invecchiamento), fu catturato da un’organizzazione segreta e sottoposto a un’operazione che mirava a creare l’arma perfetta. Le sue ossa furono ricoperte di adamantio, un metallo indistruttibile, e gli vennero innestati degli artigli retrattili nelle braccia.
Questa parte della vita di Wolverine, insieme ai ricordi di quanto successo prima dell’esperimento, rimane oscura anche per lui. Nel corso del gioco, però, molte cose verranno chiarite e il mutante con gli artigli sarà costretto a rivivere la propria storia recente: sembra che un virus letale si sia risvegliato nel suo organismo, e l’unico modo per trovare una cura è ripercorrere quanto accaduto anni prima, nella base dove fu sottoposto al terribile esperimento che lo ha reso più potente che mai.