You Are Empty - Recensione  1

E se vi svegliaste una mattina e scopriste che il vostro mondo è completamente crollato? Se tutto quello in cui avete creduto fosse andato distrutto?

Svuotato

Il primo impatto è positivo. Siamo disarmati all’interno di un ospedale psichiatrico distrutto. I corridoi rimbombano di rumori sinistri e di urla terrificanti. Cosa è successo? Ovviamente sappiamo qual è la nostra urgenza: armarci. Giriamo un po’ per i sinistri corridoi. Alcune figure si muovono fra le macerie. Per ora non veniamo attaccati da nessuno. Trovata la prima arma, una chiave inglese, incontriamo anche un mostro: un altro “ospite” dell’ospedale, in camicia di forza, ci viene contro. È armato con un bastone appuntito ed in bocca ha un divaricatore che gli sfigura il volto distorcendolo in un'espressione che sembra uscita da un quadro di Francis Bacon (il pittore, non il filosofo). Un paio di colpi di chiave inglese sul cranio e va al tappeto. Purtroppo ci ha colpito facendo scendere la nostra salute. Poco male: l’ospedale è pieno zeppo di fialette con dentro un liquido curativo incredibilmente efficace.

in alcuni tratti sembra di attraversare un sogno interrotto, il cadavere di un mondo andato alla deriva il cui aspetto esteriore, che pretendeva di apparire glorioso, è ormai soltanto una maschera deformata di se stesso

Svuotato

Girando un po’ incontriamo altri nemici: l’infermiera zombi, il pompiere con ascia e un uomo mascherato che non sembra un mutante. Probabilmente fa parte di qualche forza governativa inviata a controllare cosa è successo in città.
Dai primi minuti di gioco ricaviamo alcune informazioni interessanti: l’ambientazione è ben fatta mentre alcuni modelli dei mostri sono veramente orrendi… sì, mettono paura per quanto sono brutti. Ci riferiamo soprattutto all’infermiera zombi, praticamente una modella dal volto sfigurato, che sfiora il ridicolo anche grazie ad un vestiario più adatto ad un bordello o ad una sfilata di moda che ad un ospedale. Andando avanti abbiamo verificato che anche altri nemici sono realizzati altrettanto male, le contadine dagli occhi gialli su tutti, di cui potete trovare qualche screenshot nella galleria del gioco. Fortunatamente non sono tutti così e alcuni si lasciano guardare, ma senza raggiungere mai vette di eccellenza. Diciamo che si va dall’orribile al passabile, passando per l’interessante. Tra i nemici migliori vanno citati sicuramente gli zombi che volano sfruttando una specie di elicottero portatile.

Nuovi mondi

A colpire piacevolmente è, invece, l’ambientazione. Gli sviluppatori si sono evidentemente orientati verso la ricerca di una coerenza nella successione dei livelli, in modo da rendere uniforme lo scenario, pur viaggiando in diversi luoghi (niente grotte di fuoco e montagne innevate, non vi preoccupate). Il risultato è che You Are Empty nella sua linearità offre una grossa sensazione di continuità, anche grazie all’intelligente gestione degli spostamenti tra una zona all’altra, che non sembrano mai forzati e vengono armonizzati con alcuni semplici strumenti narrativi (far trovare un auto al protagonista, farlo finire in un carrello per entrare in una fabbrica distrutta e così via). L’elemento preponderante della scenografia è sicuramente il comunismo: le architetture sono ispirate al modello di città industriale della Russia di Stalin, e le icone del regime sono disseminate ovunque: poster, bandiere, musica… tutto contribuisce a creare quel senso di profonda decadenza che pervade il gioco. In alcuni tratti sembra di attraversare un sogno interrotto, il cadavere di un mondo andato alla deriva il cui aspetto esteriore, che pretendeva di apparire glorioso, è ormai soltanto una maschera deformata di se stesso. Quello che conta è sopravvivere e capire. È difficile non lasciarsi coinvolgere da un’ambientazione che, nonostante il motore grafico non proprio all’avanguardia, riesce a produrre scorci bellissimi e un’atmosfera profondamente oscura e pessimista, oltre che originale rispetto a quelle a cui siamo abituati.
Le armi a disposizione del protagonista sono piuttosto banali, anche se ormai è difficile trovare un FPS con armi originali. Una chiave inglese, una pistola, un fucile a pompa, una sparachiodi, delle molotov, un fucile, sono i pezzi che compongono l’arsenale a nostra disposizione. Ogni arma ha le sue particolarità (va ancora specificato che il fucile a pompa è potente nelle brevi distanze ma ha pochi colpi in canna ed è inefficace contro i nemici lontani? Speriamo di no, visto che è dal primo Doom che è così) che la rende più o meno utile a seconda delle occasioni. In ogni caso, e con quasi tutte le armi, un colpo in testa uccide i nemici istantaneamente, mentre mirando al corpo sono normalmente necessari più colpi per vederli andare al tappeto.

La giovinezza

Purtroppo You Are Empty i suoi bei difetti ce li ha. Ad esempio un certo squilibrio nella difficoltà, con alcuni passaggi fin troppo semplici e con altri veramente difficili che fanno sputare sangue a più riprese. Un altro problema, forse il più grave, riguarda essenzialmente il gameplay banale. Forse non è questo il caso in cui pretendere qualcosa di nuovo, visto il livello della produzione, ma a fare sempre le stesse cose da anni si comincia a storcere il naso anche quando non si dovrebbe. Ma forse sarebbe bastato implementare alcune delle novità degli FPS di ultima generazione per rendere meno pesante l’effetto “obsolescenza”. Ad esempio c’è un motore fisico, ma è stato sfruttato poco e male, serve giusto per far saltare in aria qualche oggetto in momenti che sembrano scriptati.
Anche il ritmo di gioco è piuttosto lento, oltre a mancare scontri veramente frenetici, soprattutto per colpa della scarsa intelligenza artificiale dei nemici, che difficilmente riescono ad inseguirci mettendoci in difficoltà. Spesso basta salire una scala per imbambolarli e renderli innocui.
A colpire positivamente è, invece, la colonna sonora, che vanta alcuni ottimi brani industrial di un compositore russo che, francamente, non conoscevamo. Se vi interessa avere un assaggio delle musiche, andate sul sito ufficiale del gioco, dove uno dei brani è disponibile per il download gratuito. Il bello è che si chiama Beat of the Communism. Ironico, vero?

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi:

  • Non specificati
Configurazione di Prova:
  • Sistema Operativo: Windows XP
  • Processore: Intel Pentium 4 3,4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda Video: NVIDIA 7800GT
Misteriosamente non sono ancora stati specificati i requisiti di sistema. Sul sistema di prova non sono stati registrati rallentamenti e il framerate ha oscillato tra i 60 ed i 120 FPS con tutti i dettagli settati al massimo. Regolatevi di conseguenza.

Commento

You Are Empty è un FPS vecchio stampo reso interessante dall’ambientazione e da un gameplay solido per quanto già visto. Nonostante alcuni dettagli poco rifiniti, per non dire rozzi, riesce a coinvolgere e ad appassionare fino alla fine. Probabilmente un investimento maggiore di risorse da parte del produttore avrebbe consentito a Digital Spray di smussare molti dei difetti rilevati. Speriamo che il loro prossimo gioco possa farli emergere come è successo a GSC grazie a S.T.A.L.K.E.R..
Intanto sarebbe bene che noi videogiocatori sintonizzassimo le antenne anche sugli sviluppatori dell’Europa dell’est, area da cui stanno arrivando parecchie sorprese positive in termini ludici.

Pro

  • Ottima ambientazione
  • Il motore grafico è molto fluido in tutte le situazioni
  • Splendida colonna sonora
Contro
  • Alcuni modelli tridimensionali sono inguardabili
  • Niente di originale
  • Manca di rifiniture

Gli sviluppatori di videogiochi dell’ex Unione Sovietica sembra non possano fare a meno di confrontarsi con la caduta del regime comunista. Già in S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl abbiamo avuto modo di affrontare una delle icone decadute di quella che un tempo era una delle due più grandi potenze mondiali, ma You Are Empty, anch’esso un FPS, è decisamente più esplicito nel mettere in gioco il comunismo sovietico e l’impatto che la sua caduta ha avuto sulla popolazione. Probabilmente GSC, prodotti da THQ, hanno dovuto ammorbidire i contenuti più politici della loro opera, che sono comunque ben visibili per chi sa osservare, per evitare polemiche e non risultare troppo alieni alle società occidentali (Stati Uniti soprattutto), che poi rappresentano il mercato più grande. Il lavoro dei Digital Spray Studios invece, in virtù delle minori ambizioni e di un produttore est europeo (1C Company), gode di una maggiore libertà nella rappresentazione e non fa troppo mistero del vero tema che fa da sfondo alle disavventure del protagonista.
Siamo ancora in piena dittatura sovietica, nel 1950, in una cittadina Russa di cui non viene specificato il nome, dove degli scienziati stanno conducendo un esperimento per cercare di produrre una razza di guerrieri perfetti, che possa condurre il soviet alla conquista del mondo. Ovviamente l’esperimento va male e la tranquilla cittadina diventa un luogo perduto i cui abitanti vengono sterminati dagli effetti collaterali della catastrofe (crollo degli edifici, esplosioni, contaminazioni e altre cose del genere). Purtroppo ci sono anche dei sopravvissuti. Il purtroppo è dovuto al fatto che sono diventati delle creature mostruose e poco propense al dialogo, ma molto abili nel fare a pezzi i viventi, soprattutto gli umani. A noi toccano i panni, sporchi oltre che scomodissimi, di uno dei pochi uomini che non ha subito effetti mutanti. Il nostro compito? Fuggire dalla città e scoprire quello che è successo in realtà.