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Giocare con i ricordi

Assassin's Creed dimostra di essere una serie ancora molto popolare, ma come potrà svilupparsi?

SPECIALE di Dario Rossi   —   27/01/2017

Nonostante sia in pausa più o meno forzata dal 2015, la popolarità di Assassin's Creed non sembra conoscere tregua, tanto abbiamo iniziato l'anno con la prima trasposizione cinematografica del franchise a opera di Justin Kurzel. Il film, con protagonisti Michael Fassbender, Marion Cotillard, vede un cast ricco cimentarsi con convinzione variabile con le tipiche tematiche della saga, ovvero un misto tra thriller a sfondo storico, con uno sguardo verso i romanzi di Dan Brown, e fantascienza.

Giocare con i ricordi

L'incipit non cambia, vedendo uno scontro ancestrale tra due fazioni, i cavalieri Templari e la confraternita gli Assassini. Nonostante gli scopi siano diversi, entrambi sono alla ricerca della mela dell'Eden, un antico manufatto simbolo del libero arbitrio, sfruttando la tecnologia dell'Animus, un congegno creato dalla società templare Abstergo per rivivere i ricordi dei propri antenati su soggetti prescelti e raccogliere quindi informazioni sul suo ritrovamento. Plasmata inizialmente dalle sapienti mani di Jade Raymond, Patrice Desilets e Corey May, la serie sia poggiava proprio su questo spunto geniale per tracciare un'avventura in modo di muoversi parallelamente tra epoche diverse, quelle emulate, appunto dall'Animus, e quelle del presente, dove si svolge il sanguinario scontro tra gli eredi delle rispettive fazioni. Ma in realtà lo spunto era molto più profondo e rappresentava una affascinante metafora dello stesso videogioco, che tenta comunque di simulare la realtà proprio come fa l'Animus. L'aspetto più affascinante era proprio questo: il rapporto di osmosi stabilito tra l'antenato e il soggetto dell'esperimento, che deve seguire la linea degli eventi del ricordo per non andare fuori sincronia - ed essere espulso dall'Animus - ricorda da vicino quello tra lo stesso giocatore e il media videoludico. Tra i colpi di classe di Desilets è impossibile non ricordare l'idea di trasformare il limite in una caratteristica, ovvero i famigerati muri invisibili che delimitano l'area di azione, giustificata come zona contestuale dei ricordi emulati. Il fascino della serie, comunque, non si limita a questo.

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Viaggiatori con un controller

Tornando alla versione cinematografica, abbiamo assistito alle avventure del poco raccomandabile Callum Lynch nei panni di Aguillar, suo antenato della Spagna del XV secolo. In modo analogo ai giochi a cui si ispira, la pellicola alterna la realtà con la simulazione dei ricordi, altamente suggestivi e immersi in un'era piena di pericoli. Lo schema si presenta piuttosto classico anche nella risoluzione, con rivelazioni più o meno sconcertanti e una rinnovata consapevolezza del proprio destino.

Giocare con i ricordi

Sopra a tutto rimane la misteriosa mela dell'Eden, rappresentata anche in questo caso come arcano oggetto dalle origini non ben identificate e dai temibili poteri. La sua conquista porterà a prezzi molto salati da pagare. A prescindere dalla qualità della pellicola nell'interpretare le caratteristiche della serie, il risultato sembra aver accontentato i desideri di Ubisoft di mantenere viva l'attenzione sulla proprietà intellettuale. La casa francese non ha fatto mistero sul considerare il film come cassa di risonanza per incrementare la popolarità del franchise. La critica è stata piuttosto severa nella valutazione, ma questo non è bastato per scoraggiare i fan dal rievocare i ricordi nelle sale, non solo quelli dell'Animus. C'è un motivo se il riscontro per questa saga riesce a oltrepassare la singola qualità delle sue iterazioni, Assassin's Creed attira concettualmente i videogiocatori parzialmente per i motivi sopra esposti: è una metafora affascinante del videogioco e le varie sfaccettature, spesso anche controverse, del giocatore. Il fascino di manipolare una realtà simulata è il principale motore propulsivo dell'esperienza videoludica, e anche solo vivere un ricordo con i propri occhi significa renderlo proprio e trasformarlo in un'occasione unica e indimenticabile. Abbiamo vissuto tutti nei panni di Desmond Miles e Altair prima, Ezio Auditore dopo, ma la scoperta di Gerusalemme, delle strade della Firenze rinascimentale, di Venezia e Costantinopoli è una cosa solo e soltanto nostra, intrisa della potenza e il fascino che solo un viaggio e la scoperta possono offrire. Quest'ultimo è il secondo punto forte della saga, la curiosità nello scoprire e sviscerare l'ambientazione storica collegata a un capitolo sostiene larga parte del desiderio che porta a giocare un titolo della serie, tanto da superare le rocambolesche corse sui tetti e la stessa importanza dell'intreccio relativo al presente, non sempre chiaro o convincente lungo le iterazioni. Ma sostanzialmente questo non è poi così importante, quello che vogliono i giocatori è viaggiare con l'Animus, confrontare, esplorare e abbandonarsi a una bella Sindrome di Stendhal. In un Assassin's Creed siamo tutti turisti entusiasti. Non a caso, uno dei massimi momenti registrati dal franchise risiede nel secondo capitolo, per molti il migliore di tutti, che ci portava a esplorare la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Un futuro in Egitto?

Sarebbe erroneo pensare ad Assassin's Creed come una serie al capolinea, ma non possiamo neanche escludere il fatto che dal 2007 si contano quasi 20 capitoli, tra iterazioni di ruolo e spin-off, e in dieci anni sono davvero tanti. La necessità di frammentare la produzione attraverso studi diversi, cambiando personale e parzialmente anche stile, non ha certo aiutato l'omogeneità qualitativa. Il meccanismo ha cominciato seriamente a cigolare in occasione dell'uscita di Assassin's Creed Unity, che nel 2014 usciva a braccetto con un capitolo completamente diverso, Assassin's Creed Rogue, maggiormente legato al precedente Black Flag.

Giocare con i ricordi

Unity rappresentava invece un salto generazionale netto, un progetto le cui fondamenta sono state minate dalle sue pesanti ambizioni. Schiacciato dai tempi di consegna imposti a Ubisoft, lo studio di sviluppo fu costretto a rilasciare il prodotto in condizioni non ottimali, tra bug e problematiche sul versante delle prestazioni, tanto che si rese necessario regalare i contenuti del pass stagionale come risarcimento verso gli utenti. Un gesto sicuramente encomiabile, ma ormai il danno era fatto. Anche se le patch successive hanno sostanzialmente tappato tutti i buchi, il rapporto fiduciario con l'utenza era ormai compromesso, al punto che il successivo Assassin's Creed's Syndicate, ambientato nella Londra vittoriana e lontano dai problemi del precedente, ha risentito dell'incidente. Syndicate dal canto suo rispecchiava su altri aspetti l'inadeguatezza di uno sviluppo a cadenza annuale, non ultimo una storia con poco mordente. Il tutto ha convinto la casa francese a concedere una meritata vacanza alla serie, e non poteva prendere decisione migliore. L'interesse non è diminuito, gli utenti sono pronti a ricominciare e il franchise festeggia il decennale proprio quest'anno, quale occasione migliore per presentare il nuovo capitolo? Il palcoscenico dell'E3 2017 può rappresentare la piazza ideale per Ubisoft, e i rumor indicano che il nuovo episodio potrebbe portarci in Egitto, anche se a quanto pare le tempistiche non rappresentano più un problema. Staremo a vedere.