Cavalli, che passione!  46

Semplici mezzi di trasporto o fedeli compagni? Molti videogiochi affiancano ai propri protagonisti splendidi cavalli... ma quanto è accurato il lavoro che viene fatto dagli sviluppatori?

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Se pensate che il migliore amico dell'uomo sia il cane probabilmente non avete mai avuto a che fare con i cavalli, maestose e nobili creature dal cuore buono e fedele nella realtà così come nei videogiochi. C'è chi ha inserito dei cavalli nel proprio videogioco solo per permettere a noi giocatori di spostarci comodamente per la mappa e chi invece ne ha nobilitato il ruolo tanto da renderlo più protagonista dell'eroe stesso, ma in ogni caso rimane quasi impossibile per un occhio non allenato cogliere tutti quei piccoli particolari che distinguono in positivo o negativo il lavoro fatto dagli sviluppatori. Affrontare però l'argomento con la banale top ten "i cavalli più belli dei videogiochi" ci sembra un po' riduttivo e troviamo molto più interessante analizzare e spiegarvi il perché certi risultati sono migliori di altri; nello speciale di oggi quindi affronteremo questo tema nel modo più dettagliato possibile, nella speranza che qualche lettore digiuno di equitazione possa scoprire qualche piccola curiosità su questi splendidi animali.

Cavalli e videogiochi: i migliori esempi e gli errori più comuni che tutti commettono

Il fondo della classifica

Inizialmente ci sarebbe piaciuto partire dagli esempi più meritevoli, da quei cavalli che nei videogiochi si distinguono per tecnica e realismo, ma abbiamo deciso di tenerci il meglio per la fine e partire in modo un po' più tiepido, cominciamo quindi dal fondo di questa classifica. Se pensate che le monte di Skyrim, possenti cavalli dotati di rampini e capaci di scalare scoscesi pendii, siano poco realistiche quelle di Battlefield 1 sono anche peggio. I cavalli sono animali robusti ma non sono invulnerabili e lanciafiamme, cannoni e granate possono ferirli, tranne in Battlefiled ovviamente; è chiaro che in quel contesto il cavallo è un accessorio inserito solo per questioni funzionali e senza il minimo riguardo per tutti gli altri particolari. Un fastidioso trattamento presente anche in Assassin's Creed: Syndicate dove cavalli e carrozze sono totalmente fuori controllo. In realtà la gestione dei cavalli è da sempre problematica nella saga: le considerazioni che seguono sembreranno stupidaggini, pignolerie che ai fini del gameplay non servono ma se è vero che per i giocatori il realismo è così importante, allora tanto vale partire dalle basi, l'ABC equestre.

Un errore grave e ampiamente diffuso che si può notare già nei primi capitoli di Assassin's Creed come in altri titoli è uno scorretto posizionamento delle selle e una postura non perfetta del personaggio: se andate a lezione di equitazione la prima cosa che vi insegneranno (se avrete un buon insegnante) è sellare il cavallo e, contrariamente a quanto si pensa, il fascione che passa sotto la pancia del cavallo non è mai posizionato a metà della pancia ma va sempre fatto passare subito dietro gli arti anteriori, all'inizio dello sterno, e questo per non comprimere lo stomaco cavallo e per permettere il corretto posizionamento della sella, che a sua volta non cade mai dove la schiena del cavallo curva, ma molto più avanti, in prossimità del garrese. Una volta a cavallo poi non s'infila mai tutto il piede nelle staffe ma solo la parte anteriore, proprio per evitare di rimanere "staffati" durante una caduta (ovvero quando la caviglia e tutti il piede rimangono incastrati nella staffa), e non si tiene mai la schiena "gobba", spalle sempre belle aperte. Assassin's Creed rispetto ad altri si salva per un pelo per due motivi: il primo è che, anche se sulle selle non ci siamo proprio, le imboccature del cavalli (il morso che si mette nella bocca e al quale vengono attaccate le redini) sono sempre state sempre state storicamente accurate, e il periodo storico è anche il secondo punto della questione, perché qualsiasi capitolo prendiamo in esame parliamo sempre di monte storiche e in passato non si andava a cavallo come facciamo adesso: le selle erano molto più elaborate e garantivano prima di tutto la comodità di chi montava piuttosto che la salute del cavallo, mentre tutt'altra cosa era la monta da guerra o da battaglia.

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Realismo portami via

Fortunatamente qualcuno più pignolo di Ubisoft c'è ed un primo nobile esempio di cavallo ben curato è visibile in Red Dead Redemption. Il Far West senza cavalli non esiste e fortunatamente Rockstar se l'è ricordato bene: i cavalli sono divisi per razze dove ognuna presenta statistiche diverse, sella e finimenti al posto giusto e per l'epoca anche le animazioni dei cavalli non erano per nulla male.

Per altro Red Dead Redemption è forse l'unico gioco in cui è legittimo vedere un cavallo con manto baio e criniera color lino, nel gioco proposto come il War Horse: questo tipo di "colorazione" nei cavalli non è molto comune e solitamente legata ad una razza specifica di cavallo, il Rocky Mountain Horse. Questo è un cavallo americano originario dei monti Appalachi e particolarmente amato dai cowboy stelle e strisce del Kentucky: il suo ambio a quattro tempi (four-beat-gait, un particolare tipo di andatura) rende la cavalcatura estremamente comoda, inoltre questo cavallo di taglia media è di indole dolce e dotato di grandi occhi espressivi, gentile, ubbidiente e decisamente adattabile a clima e terreni diversi, ideale insomma per coloro che ai tempi viaggiavano molto a cavallo. Toccando il tasto "realismo" come fatto qualche riga sopra vanno citati altri esempi, che in questo caso si compensano a vicenda. La sfida si gioca tutta tra esclusive PlayStation dove da una parte abbiamo i cavalli di Naughty Dog, rispettivamente da Uncharted III e The Last of Us, mentre dall'altra lo stallone selvaggio creato da Quantic Dream per Beyond: Two Souls. Questi esempi si compensano a vicenda perché nel primo caso abbiamo delle splendide animazioni per i cavalieri ma un po' sottotono per cavalli mentre nell'altro caso vediamo Ashki muoversi splendidamente mentre la povera Jodie in sella sembra un tocchetto di legno. Gli inseguimenti a cavallo nel deserto berbero di Uncharted III e quelli in The Last of Us mettono ovviamente l'accento sull'azione della scena e comprendiamo sia assai complesso curare i minimi dettagli di un frammento di gameplay così concitato mentre la cavalcata navajo di Beyond non riesce mai ad esprimere un bel senso di libertà a causa dell'eccessiva rigidità di Jodie. Capirete che tralasciati gli errori grossolani, le animazioni sono il problema più difficile da risolvere e questi giochi mostrano proprio il fianco su questo fronte: la differenza è così evidente perché l'enfasi è posta tutto sull'iperrealismo delle produzioni, tutte realizzate con intense sessioni mocap per gli interpreti che vi hanno partecipato ma dove non altrettanta attenzione è stata prestata ai cavalli, anche qui più contorno che altro.

Un compagno per la vita

Arrivati alla fine tocca mettere i giusti equini sul podio e ad aggiudicarsi la medagli di bronzo è D-Horse, da Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. D-Horse è un esempio di monta tanto bella quanto funzionale: le sue animazioni sono ben fatte e il cavallo non è un semplice manichino che rimane fermo quando si scende dalla sua groppa perché anche da terra ha qualche animazione che lo rende più vivo degli altri. In più è inserito in modo coerente nel gameplay e torna comodo averlo con sé in alcuni momenti, perché è più agile e scattante di un'ingombrante jeep, è un ottimo elemento per attirare distrarre i nemici o per nascondersi da questi senza attirare la loro attenzione, può trasportare un altro "passeggero" oltre al protagonista e soprattutto si possono usare armi mentre lo si monta, quindi equipaggiando la tenuta da battaglia D-Horse è il perfetto compagno di avventura. Passiamo alla medaglia d'argento che va assegnata ad un gioco assai recente perché per The Legend of Zelda: Breath of the Wild sono stati creati i cavalli più belli mai visti in un videogioco. Che la saga sia ami i cavalli lo sappiamo ed Epona ne è sempre stata la conferma, una presenza così costante da poterla quasi definire la vera protagonista femminile della saga ... del resto ci dispiace dirlo Zelda, ma di principesse ce ne sono tante, di regina invece ce n'è una sola ed Epona è la vera compagna di Link. Le animazioni della giumenta era già ottime e molto caratteristiche ai tempi di Twilight Princess ma in Breath of the Wild le cose cambiano, i cavalli si moltiplicano e la qualità del lavoro fatto raggiunge punti mai visti in un videogioco. Le animazioni dei cavalli sono tutte incredibilmente accurate, ogni transizione tra le andature è perfettamente fluida e durante il galoppo o trotto, con un gentile tocco dello stick sinistro all'indietro potete raccogliere l'andatura sempre di più, vedendo progressivamente il collo del cavallo curvarsi e sentire il suono degli zoccoli cambiare; il trucchetto è stato utilizzare cavalli dalla morfologia molto pesante assimilabile, tralasciando il discorso manto, agli Irish o Gipsy Cob, bellissimi cavalloni con lunghe criniere e pelo agli zoccoli.

A colpire non sono solo le andature ma anche i piccoli gesti come il passo all'indietro o i movimenti diagonali con anteriori e posteriori perfettamente incrociati quando a cavallo agganciate un nemico a terra; colpiscono anche i movimenti di Link in sella, così fluidi e delicati, una postura perfetta da far invidia ai campioni di equitazione. Per non parlare di tutti quei particolari impercettibili come il rumore del respiro del cavallo, il modo in cui si scuotono quando sono bagnati o quando si mettono ad annusare l'aria allungando il collo e arricciando il labbro superiore durante una folata di vento. Sappiamo cosa vi state chiedendo: ma se questi sono i migliori cavalli mai visti perché sono al secondo posto? Perché a questi cavalli manca una cosa davvero importante: il carattere. Certo, quando registrate un cavallo ad uno stallaggio viene indicato anche il temperamento del cavallo e ognuno di loro, anche il più docile, reagisce di fronte ad ostacoli e attacca o fugge dai nemici... ma se li guardate negli occhi mancano di personalità e l'unico cavallo carismatico che i videogiochi abbaino mai conosciuto è uno solo: Agro. Il filo conduttore che accomuna nel bene e nel male tutti i giochi di Ueda è sempre stato il compagno d'avventura, che si tratti di una principessa impaurita o una gigantesca creatura mitologica, ma Agro è qualcosa di diverso. Osservandolo con occhio critico non siamo difronte ad un cavallo molto realistico ma ogni singolo dettaglio di questa creatura è espressivo, come la dolcezza dello sguardo o la forza d'animo che scaturisce dal potente galoppo. Volendo poi leggere Shadow of the Colossus per la metafora che effettivamente è, se i Colossi sono la rappresentazione degli ostacoli che nella vita ognuno di noi è chiamato ad affrontare per amore, quelle difficoltà insormontabili che combattiamo per coloro che ci stanno a cuore, Agro è la personificazione dell'amicizia, quel sentimento che non ti abbandona mai, che si presenta al tuo fianco quando lo cerchi, che ti assiste nei momenti duri e che si butta a capofitto con te proprio contro quelle colossali barriere che ti tocca fronteggiare... e se nella vostra vita avete avuto la fortuna di amare un cavallo e sentirvi parte di un binomio allora conoscete bene quel sentimento.

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