Le radici bagnate di sangue di Call of Duty: WWII  66

Call of Duty è tornato alle origini: a Colonia abbiamo potuto provare i contenuti dell'imminente beta

PROVATO di Aligi Comandini —  2 mesi fa
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Non esiste alcuna via di mezzo con la serie Call of Duty: il suo gameplay frenetico, fatto di uccisioni velocissime, killstreak che premiano la capacità di restar vivi e combinazioni di abilità ed equipaggiamento poderose può o esaltarvi o farvi maledire ogni minuto passato nelle sue mappe; la serie è troppo lontana dagli albori dello sparatutto competitivo in prima persona perché un giocatore possa trovare un punto di contatto tra le due anime del genere, e circondata da una bolla inattaccabile che riesce a contraddistinguerla tanto quanto le impedisce di trasformare i suoi elementi cardine. Noi oggi, però, vogliamo entrare comunque nell'occhio del ciclone; desideriamo guardare con occhio il più neutrale possibile l'ultimo capitolo dell'ormai storica saga chiamato Call of Duty WWII, perché il gioco affidato agli abili Sledgehammer rappresenta un importantissimo ritorno al passato, creato appositamente per placare le critiche dei fan stanchi delle ambientazioni fantascientifiche e delle meccaniche ormai fin troppo colorite dei recenti predecessori. Chiaramente non abbiamo intenzione di basare le nostre impressioni su delle semplici supposizioni: lo abbiamo giocato per oltre due ore, esplorando nel dettaglio i contenuti della beta e i notevoli cambiamenti apportati al gameplay dal team (che, per la cronaca, è stato fondato dai creatori della serie Dead Space, quindi non esattamente gli ultimi arrivati). Ecco cosa ci è successo nei brutali campi di battaglia della seconda guerra mondiale.

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Niente svastiche, ma comunque molta cattiveria

In Call of Duty WWII non ci sono simbologie naziste, eppure è difficile pensare che si tratti di una scelta correlata al buonismo gratuito dopo aver partecipato ai primi scontri... Il gioco è infatti estremamente violento - con vistosi schizzi di sangue e armi incendiarie che provocano la morte dei nemici tra urla strazianti - e costruisce il suo adrenalinico gameplay attorno al senso di potenza e pericolosità che ogni arma da fuoco riesce a dare; praticamente un obbligo dal momento che si è spogliato di tutte le suppellettili offerte dalla tecnologia ultramoderna. Tralasciando la fedeltà storica, insomma, è chiaro che la scelta è stata fatta per evitare polemiche e censure legate a quei simboli, e che il focus degli sviluppatori non è la narrativa ma il divertimento. Persino la struttura delle classi e delle abilità è stata semplificata in modo da rendere il tutto più accessibile, pur mantenendo una diversificazione marcata tra l'una e l'altra scelta.

Ci spieghiamo meglio: già nella beta avrete a disposizione cinque diverse classi sotto forma di divisioni militari, per l'esattezza Fanteria, Expeditionary, Mountain, Airborne e Armored. Si tratta, come prevedibile, di specializzazioni classiche che vanno dal cecchino al lento bestione con armi pesanti, passando per il soldato rapido da ricognizione armato di SMG e dallo specialista della corta distanza con fucile a pompa. Ognuno di questi reggimenti, tuttavia, vanta un ramo di sviluppo dedicato, che viene gradualmente sbloccato salendo di livello e offre un numero limitato di capacità passive particolarmente utili per certe armi (il cecchino, ad esempio, diviene con l'esperienza invisibile alle ricognizioni aeree e in grado di muoversi silenziosamente). Non bastasse, guadagnare esperienza significa sbloccare pezzi per modificare le proprie bocche da fuoco (due parti al massimo, selezionabili solo per l'arma primaria) e dei "Training", che altro non sono se non i soliti Perk della serie. Il ritorno alle origini traspare anche da questo sistema di sviluppo: non solo è naturale e facilmente comprensibile, ma in Call of Duty WWII si è tornati a poter utilizzare un singolo Perk, senza combinazioni folli o abilità in grado di ribaltare in un attimo la partita. Gli Sledgehammer hanno chiaramente puntato tutto sui fondamentali.

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Guerra vera non finirò in galera

Persino le modalità seguono questa vecchia strada tanto vicina ai capitoli più apprezzati del marchio: si parla di classici come il Team Deathmatch, la modalità conquista e l'Hardpoint, che all'interno delle mappe non particolarmente estese ma ricche di passaggi del gioco offrono un misto di scontri continui e tattica basilare che ancora oggi funziona più che bene per mantenere elevatissima la tensione. Una grossa novità però c'è: la Modalità Guerra, che pone le due squadre di giocatori (sempre da sei soldati ciascuna) all'interno di missioni di sorta, con obiettivi che variano in base all'efficacia delle fazioni in campo. Per capirci: attaccate con successo una casa in rovina utilizzata come piccola fortezza dagli avversari e li costringerete a ripiegare verso una zona con un ponte crollato, dove lo scopo diverrà impedire alle truppe nemiche di ricostruire il passaggio per raggiungere la zona successiva; continuate e arriverete a dovervela vedere persino con un tank, in uno scambio continuo che vedrà poi invertirsi i ruoli dei due team.

Non si tratta certo di un sistema rivoluzionario (altri sparatutto guerreschi hanno già applicato una struttura simile all'online), ma funziona, dà un senso secco di progressione alla battaglia, permette ai neofiti di concentrarsi facilmente su un singolo punto della mappa e diverte a tratti molto più delle modalità normali. Tutte cose assolutamente positive. Certo, bisogna sempre guardare l'altra faccia della medaglia, e il gioco nello stato attuale non è privo di problemi: le hitbox non sono perfette e ci è capitato di colpire nemici sparando a casaccio nelle immediate vicinanze (la cosa pare casuale e non legata semplicemente alle facilitazioni della mira assistita, perché in altre situazioni estremamente simili non abbiamo ottenuto gli stessi effetti); non solo, vi sono dei chiari sbilanciamenti al momento tra alcune fasi di attacco e difesa della Modalità Guerra, che rendono davvero difficile gestire certe situazioni nei panni dei difensori senza una strategia impeccabile. Preferiamo non esprimerci invece sul bilanciamento delle classi, che non basta certo una prova di poche ore a valutare. Poco da dire infine sul comparto tecnico: fa il suo lavoro degnamente, vanta una fluidità impeccabile, ed è stabile come poca roba al mondo, anche se siamo lontani dalle meraviglie grafiche dei titoli DICE. Poco male, l'importante qui non è certo il graficone.

Frenetico, spogliato dei ghirigori meccanici dei capitoli della serie con ambientazione fantascientifica, e incentrato sul puro e semplice furore delle sparatorie, Call of Duty: WWII sembra essere la svecchiata di cui la serie aveva bisogno, pur essendo paradossalmente un ritorno proprio al "vecchio" modello che ha reso famoso il marchio. Le novità comunque nell'opera di Sledgehammer non mancano, e la modalità Guerra ha già mostrato i muscoli con forza durante la nostra prova. Resta insomma da vedere solo se questo capitolo riuscirà a reggere il peso delle sue responsabilità fino alla fine, ma le sensazioni sono buone.

CERTEZZE

  • Ritorna ai fondamentali della serie, mantenendo però una certa modernità
  • Adrenalinico, velocissimo e divertente
  • La Modalità Guerra ha del potenziale

DUBBI

  • Il resto dei contenuti sarà qualitativamente altrettanto curato?
  • Bilanciamento ancora tutto da valutare