Una nuova guerra alle porte  0

Tre anni dopo, torna una delle serie più amate del panorama degli sparatutto in prima persona. Sarà valsa l'attesa?

Gli sparatutto in prima persona vendono moltissimo. I campi di battaglia moderni riescono ad attirare le preferenze delle folle come qualche anno fa solo la Seconda Guerra Mondiale riusciva a fare. Electronic Arts deve aver messo assieme le migliori menti del pianeta, elaborando per il 2010 una sofisticata strategia per cavalcare il doppio trend:

Battlefield Bad Company 2 a marzo, sfruttando la risacca creatasi dopo l'irresistibile moto ondoso generato dall'ennesimo Call of Duty novembrino, quindi il redivivo Medal of Honor in autunno, magari qualche mese prima dell'inevitabile reiterarsi del campione d'incassi di Activision. La saga creata da DreamWorks Interactive, poi EA Los Angeles, tornerà quindi dopo un periodo di quasi tre anni passati nello sgabuzzino delle proprietà intellettuali del colosso statunitense e una pesantissima revisione. Abbiamo avuto la possibilità di vederne una versione pre-alpha, utile a capire quale direzione verrà intrapresa da un così atteso ritorno sulle scene.

Afghanistan, oggi

L'ultima volta, separando dal ragionamento le versioni per Nintendo Wii, era stato Airborne, coraggioso esperimento dalle molte lacune incapace di dare nuovo vigore alla calante popolarità in ambito videoludico delle vicende avvenute tra il 1939 e il 1945. Oggi - domani - sarà semplicemente Medal of Honor, un reboot sotto tutti i punti di vista con uno spostamento temporale in avanti fino alla contemporaneità e geografico verso le aride, martoriate terre dell'Afghanistan. Niente lanci con il paracadute, mini free roaming o colpi di testa, questa volta il focus sarà interamente spostato sulla spettacolarità dell'azione, chiedendo all'utente di impersonare, alternandosi tra i livelli, un paio - a oggi, in futuro sono possibili annunci a favore di un cast ancora più ampio - di differenti soldati impegnati a combattere una al momento non meglio precisata minaccia: da una parte si vestiranno i panni di un soldato delle forze d'attacco più tradizionali, quelle che colpiscono, inarrestabili, da terra e aria, mescolando la fanteria all'uso di carri ed elicotteri da combattimento, dall'altro un super agente del Tier One, un gruppetto di duecento uomini selezionati tra tutti quelli facenti parte dell'esercito statunitense.

Proprio su quest'ultimo baluardo dell'avanguardia più letale dello Zio Sam si è concentrata la breve presentazione, una sintetica carrellata delle possibili suggestioni regalate dall'esponente di un piccolo gruppo, quattro o cinque elementi, sotto copertura in terra straniera: coperti dai lunghi abiti vestiti dalla locale popolazione di pastori e resi irriconoscibili dalle lunghe barbe, i nostri - e il protagonista comandato dal rappresentante di EA Los Angeles - hanno dovuto raggiungere le postazioni anti aeree nemiche poste sul fianco di una collina presidiata dalle forze nemiche. Nel mezzo una serie di nemici da uccidere in modo più o meno silenzioso, alternando brevi sparatorie a viso aperto a momenti in cui eseguire delle imboscate colpendo gli obiettivi suggeriti dalla voce di chi a capo della squadra. La prima impressione, oltre al lavoro di qualità fatto su un Unreal Engine qui davvero poco riconoscibile dopo le modifiche apportate per adattarlo al contesto di gioco, con un rendering volutamente più sporco e realistico già nella versione pre alpha mostrata, è stata di un titolo decisamente più vicino a Call of Duty, con il suo scripting volto a valorizzare la cinematograficità coreografica che il medium videogioco riesce a raggiungere, piuttosto che a Battlefield: Bad Company e simili.

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Misto vincente?

"Dopo Airborne abbiamo discusso molto sull'utilizzare oppure no la Seconda Guerra Mondiale per il capitolo seguente, poi abbiamo incontrato degli ex soldati del Tier One, che avevano davvero lavorato in Afghanistan, e da quel momento ci siamo messi a lavorare in quella direzione". Richard Farrelly, Senior Creative Director del progetto, è stato piuttosto chiaro in tal senso durante la chiaccherata avuta a margine della presentazione, lasciando l'impressione che Electronic Arts Los Angeles si sia impegnata sul progetto solo dopo aver acquisito delle solite basi da sviluppare. In un trailer mostrato prima dello spezzone di gioco, inoltre, è stato possibile vedere per alcuni secondi una scena all'interno della cabina di pilotaggio di un elicottero da guerra e Farrelly ci ha confermato anche questa possibilità, mentre sulla trama per il momento non gli è stato possibile sbilanciarsi. Il gameplay, sembrato molto vicino a quello di Call of Duty, presenterà a quanto detto un insieme di situazioni diverse: "certamente abbiamo delle scene scriptate ma non saranno le uniche meccaniche adottate nel corso dell'avventura, ci saranno momenti con combattimenti molto più ad ampio respiro e diverse sorprese di cui ancora non possiamo parlare.

Nel lavoro che stiamo svolgendo ci sono due punti da considerare. Il primo è lo standard qualitativo, riscontrabile in determinate caratteristiche di gioco, a cui gli utenti sono stati abituati dagli altri sparatutto di questa generazione. Il secondo è la nostra voglia di distinguerci a partire da una storia caratterizzata da eventi credibili e altrettanto verosimilmente narrata". Una plausibilità dell'esperienza che passerà anche dalle armi, come detto, a cavallo tra la necessità di bilanciarle per renderle divertenti e la voglia di dar loro un feedback credibile, mentre visivamente ci si è affidati a delle consulenze militari, tanto per i modelli quanto per il modo in cui vengono impugnate e ricaricate. "Non abbiamo paura che la gente si possa lamentare di avere l'esperienza single player basata su un motore di gioco e quella multiplayer su un altro. Non accadrà fin tanto che lo sapranno dall'inizio"; così Richard Farrelly ha infine liquidato la questione relativa al doppio motore di gioco utilizzato da Medal of Honor. In effetti l'utilizzo dell'Unreal Engine per l'esperienza in singolo e del Frostbyte 2.0 (il motore sviluppato da DICE e usato di recente con Battlefield: Bad Company 2) per il multigiocatore sarà uno degli aspetti in cui riporre maggiore attenzione, vista la criticità nel presentare un engine utilizzato moltissimo nella corrente generazione, dalle grandi qualità, ma distante anni luce per caratteristiche dal secondo, forte di un'interazione ambientale di ottimo livello. Bisognerà probabilmente aspettare l'E3 per vedere le due metà a confronto, di certo chi si lamenta delle campagne pensate come tutorial per la parte competitiva, qui non resterà deluso.

CERTEZZE

  • Nonostante gli alti e bassi, Medal of Honor ha sempre il suo fascino
  • Il passaggio alla contemporaneità era necessario e sembra dotato di una certa personalità
  • Pare che per una volta la Russia non invaderà gli Stati Uniti (in attesa di smentita)
  • Due motori: Unreal Engine 3 per il single e Frostbyte 2.0 per il multiplayer...

DUBBI

  • ... con le duplici difficoltà del caso
  • Dovrà trovare una sua dimensione all'interno del mercato
  • Aspettiamo di vedere i livelli meno scriptati