Eat Lead: The Return of Matt Hazard - Provato  9

Chi sono i veri cattivi in un videogioco?

Eat Lead, nella forma è un titolo action piuttosto classico, un clone di Gears of War, con tanto di telecamera alle spalle e possibilità di copertura, niente di particolarmente nuovo quindi. Però, contrariamente ai molti epigoni nati sulla scia di Marcus Fenix, i ragazzi di Vicious Cycle hanno deciso di puntare decisamente sull'ironia, con una storyline alla base delle avventure di Matt Hazard decisamente originale, capace di utilizzare in maniera innovativa tutti i cliché del genere, tentando di proporre qualcosa di visto e stravisto, in maniera però del tutto inedita.

Un eroe in cerca di azione

Il gioco narra le vicende di Matt Hazard, eroe dei giochi d'azione dei bei vecchi tempi andati (si legga anni 80 e 90) che, complice il passaggio alla next gen, si trova senza lavoro, e passa il tempo a casa a guardare la tv, appesantito e con una birra sempre tra la mani, come un Homer qualsiasi. Un eroe sul viale del tramonto, che pensa con nostalgia alla giovinezza quando con pochi pixel o con altrettanto pochi e spigolosi poligoni salvava il mondo da orde di zombi affamati e da alieni sanguinari. Dopo l'ennesimo pomeriggio passato al parco a leggere il giornale gli arriva finalmente la chiamata tanto attesa, una software house è pronta a scommettere su di lui, Matt ha quindi l'occasione per far vedere a tutti i fighetti della nuova generazione chi è il vero eroe. Solo che c'è del marcio in questa operazione commerciale, gli sviluppatori hanno deciso che Matt Hazard deve morire e per arrivare a ciò in Eat Lead si troverà a combattere, in palese inferiorità numerica e tecnologica, tutti i nemici già incontrati negli ultimi venti anni. Dopo il meta cinema, il meta fumetto, il meta teatro e tutti gli altri meta che volete, il videogioco, da buon ultimo, arriva a fare una riflessione su sè stesso, con un approccio più simile per piglio a Last Action Hero che alle seriosità e le lungaggini viste nel secondo episodio della saga di Metal Gear Solid però. La demo giunta in redazione, piuttosto breve ad onor del vero, ha visto il nostro eroe impegnato in una serie di lunghi scontri a fuoco con nemici e in aree di gioco totalmente slegate le une dalle altre, ma ovviamente perfettamente in tema con la storyline alla base del gioco.

Meglio che sul ponte ologrammi
Come se ci trovassimo nel ponte ologrammi dell'Enterprise, abbiamo combattuto, senza soluzione di continuità, in una macelleria, in una cella frigorifera, in un vicolo, in una stradina di una cittadina del Far West, in una discoteca e per finire in una casa moderna. Ovviamente i nemici erano tutti a tema, ecco quindi, scagnozzi classici, poliziotti, cowboy, soldati, e tanto per gradire una bella decina di zombi che non fanno mai male! Le transizioni tra un'ambientazione e l'altra, tra un nemico e l'altro, vengono mostrate con un effetto di costruzione poligonale simile al ray tracing, e il sangue dei nemici abbattuti è sostituito da copiose linee di codice blu, mentre le intrusioni degli sviluppatori che tentano di cambiare le carte in tavola vengono segnalate da disturbi video che rendono mossa e inintelligibile l'immagine. Le meccaniche di gioco sono, come già scritto, del tutto mutuate da Gears of War: Matt Hazard può ripararsi, spostarsi di copertura in copertura, e colpire con il calcio dell'arma quando si trova alle strette con i nemici. Le armi seguono il corso del gioco, pistole e mitra come da copione, quando poi sono entrati in gioco i cowboy hanno fatto la loro comparsa i revolver alla Billy the Kid. Graficamente il gioco si pone su un buon livello, non ci sono particolari picchi di eccellenza, apprezzabili le texture di Matt, un pò meno quelle dei nemici e degli ambienti, mentre decisamente interessante è la distruttibilità degli ambienti, con un vasto numero di oggetti che rispondono coerentemente alle sollecitazioni dei proiettili sparati da Matt. Sul versante audio i commenti sarcastici di Matt (avete presente John McLaine?) che fanno da contrappunto alle sparatorie strappano più volte delle risate, e a riprova della vocazione "comica" del titolo è da citare il doppiaggio da parte di due attori americani, Will Arnett e Neil Patrick Harris, visti in 30 Rock e How I Met Your Mother, particolarmente adatti per le atmosfere da commedia del titolo. La prova è stata troppo breve per tentare di dare un giudizio di merito, però gli scontri a fuoco sono sembrati decisamente frenetici e ben congegnati, con una buona intelligenza artificiale dei nemici, tutti intenti a scambiarsi di posizione per accerchiare il protagonista. Resta da vedere quanto l'originale concept del gioco possa reggere sul lungo periodo, senza che tutto diventi una ripetizione piuttosto stucchevole, anche se divertente, del meglio e del peggio degli ultimi venti anni del genere action.