True Crime: New York City - Anteprima  0

Activision porta sulla scena un'evoluzione possente e promettente del franchise True Crime che promette massima libertà di movimento e grande atmosfera al giocatore, nella splendida cornice di una New York sapientemente ricostruita.

Altro che Tom Tom Navigator

Ora, lasciandoci alle spalle i retroscena su cui è stato costruito questo secondo True Crime, passiamo agli aspetti più tecnici del gameplay, almeno per quel poco che sono riuscito a vedere e ad ascoltare nel corso dell’Activate edizione 2005 a cui Activision mi ha gentilmente invitato. Il sequel è ambientato all’interno di una New York ricostruita in modo estremamente realistico grazie all’ausilio della tecnologia GPS che ha consentito di riprodurre in chiave digitale il territorio di Manhattan con le sue 1200 miglia lineari (20 minuti a piedi è il tempo impiegato per attraversare l’intera isola) ed i 30000 edifici ricreati (con delle vere e proprie punte di diamante, come Times Square ed Hell’s Kitchen). Il tutto sarà abbellitto da un sistema di gestione del tempo meteorologico e del ciclo giorno-notte completamente autonomo e soprattutto da un sistema dinamico che modificherà i suoni ascoltati dal giocatore, la condizione delle strade e degli edifici in base al comportamento di Marcus.

TC: NYC infatti, un po’ come il suo predecessore, offrirà al giocatore la possibilità di decidere l’aspetto morale del suo protagonista: scegliere se farlo comportare come un poliziotto ferreo e ligio al dovere che risponde alle chiamate delle centrale e non utilizza mai la forza se non costretto dagli eventi, oppure se diventare il poliziotto corrotto più temuto della metropoli, che non ci pensa due volte prima di freddare un malvivente in fuga, con il rischio di colpire sbadatamente qualche passante incauto, o non esita davanti alla possibilità di mettersi in tasca e rivendere sul mercato nero la refurtiva di un colpo sventato.

A quanto pare infatti TC: NYC offrirà due diverse sequenze di ending in base al comportamento del giocatore e questo rappresenterà un gustoso stimolo a rigiocare il titolo.

In base alle azioni commesse da Reed nel corso della sua avventura quindi, egli sarà posizionato su una scala morale ideale “poliziotto buono/poliziotto cattivo” e questo determinerà numerose conseguenze immediatamente palpabili. Ovvero, tornando a quanto detto sopra, si modificheranno le condizioni dell’ambiente urbano (ad esempio seguendo il lato oscuro della legge, le facciate degli edifici si riempiranno di graffiti e vetrate rotte, le strade saranno colme di cartacce ed i marciapiedi affollati di prostitute e barboni, in sottofondo si ascolteranno costantemente sparatorie e sirene della polizia), si avrà accesso ad un diverso equipaggiamento (armi molto più devastanti e comprate di contrabbando, contro il “normale” equipaggiamento della polizia; in entrambi i casi comunque la scelta sarà veramente ampia) ed a vetture truccate e, udite udite, si assisterà ad un diverso finale del gioco. A quanto pare infatti TC: NYC offrirà due diverse sequenze di ending in base al comportamento del giocatore e questo rappresenterà, senza ombra di dubbio, un gustoso stimolo a rigiocare il titolo.

Reed, il lottatore professionista

Rimanendo fedeli allo stile free ideato dalla serie Grand Theft Auto (che è poi in qualche modo il filo rosso che congiunge gran parte dei titoli della futura line-up di Activision), il giocatore nei panni di Marcus Reed potrà vagare liberamente attraverso New York, guidando qualsiasi vettura o motocicletta, entrando in qualsiasi negozio (gli sviluppatori ci hanno assicurato che la percentuale di negozi visitabili sarà elevatissima), sventando crimini commessi in tempo reale e in modo totalmente casuale, per poi decidere in modo autonomo quando riprendere il filo della trama principale entrando in contatto con gli NPC cruciali al prosieguo della storia. Elevatissima sarà poi l’interazione con gli ambienti di gioco: praticamente ogni oggetto disponibile sulla scena sarà utilizzabile come arma: spranghe, bottiglie, assi di legno e così via, ma non solo perché Marcus potrà anche prendere come scudo umano (o ostaggio a seconda delle situazioni) qualsiasi malvivente o passante e, sfruttando sempre lo scenario, potrà attivare sequenze di morte veramente devastanti e brutali. Ad esempio lanciando un avversario in un tritacarne, oppure spaccandogli la faccia su un tavolo o, ancora, proiettandolo nel vuoto di una tromba delle scale. Ma se preferite menare le mani, perché questo è il vostro gusto perverso, TC: NYC vi viene incontro valicando forse un po’ troppo il confine della realtà: Marcus avrà addirittura 5 stili di combattimento melee diversi, dalla semplice scazzottata di strada, al kung-fu, passando per il taekwondo.

Non solo azione

A fare da cornice a questo ben di dio ci saranno anche missioni da affrontare nella più classica modalità stealth, girovagando per musei e costruzioni in disuso accucciati e facendo il minimo rumore possibile , sfruttando ancora una volta la grande versatilità degli scenari o esibendosi in interessanti sequenze di interrogatorio dove Marcus sarà alle prese con i criminali più disparati per farsi rivelare notizie e dettagli cruciali per continuare l’avventura. In queste fasi il giocatore avrà sullo schermo una barra che identifica lo stile dell’interrogatorio, brutale o più rilassato, su cui dovrà muoversi in modo alterno per convincere “l’interlocutore” a parlare. Potremo quindi passare da un semplice dialogo ad un pestaggio in piena regola evitando però di far concludere in modo prematuro l’insulsa vita del malvivente pena l’impossibilità di raccogliere le informazioni cercate.

Un titolo che sembra crescere veramente bene, conscio delle difficoltà e del malumore raccolto con il primo True Crime: Streets of L.A. e speranzoso di offrire una nuova chiave di lettura allo stile GTA

Degni di menzione infine, sono le esplosioni e un po’ tutti i giochi di fisica con cui potrà sbizzarrirsi il giocatore: sarà possibile far crollare scaffali o oggetti magari sparando o facendo esplodere qualcosa nei loro dintorni e schiacciare folle di malviventi con degli interessanti e forse un po’ troppo audaci effetti domino. Notevole anche il lavoro fatto sulla colonna sonora che, ancora una volta in classico stile GTA, ci accompagnerà durante le nostre scorribbande in auto con diverse frequenze radio che diffonderanno un totale di 200 brani diversi (da quanto ci è parso di capire saranno tutti presi in licenza da gruppi esistiti in realtà) legati in qualche modo a New York. Un titolo che sembra crescere veramente bene, conscio delle difficoltà e del malumore raccolto con il primo True Crime: Streets of L.A. e speranzoso di offrire una nuova chiave di lettura allo stile GTA: molto più orientato all’azione, immediato e, probabilmente, per un pubblico meno esigente in termini di profondità del gameplay ma non per questo disposto a sacrificare grafica, coinvolgimento e trama.

Un viaggio in macchina da LA a NY

Dimenticate Los Angeles, lasciatevi alle spalle la flaccida personalità fin troppo ligia al dovere e alle regole di Nick Kang; adesso Activision e Luxoflux hanno deciso di fare sul serio portando sulla scena videoludica il vero poliziotto americano a cui tutta una cultura di intrattenimento ci ha abituato. Un anti-eroe per definizione dal passato losco a metà strada tra il semplice criminale ed il mafioso organizzato, che non si fa troppi problemi a premere il grilletto ed è certo di poter ripulire l’altra grande metropoli d’America, soltanto grazie alle sue azioni. Questa è la mentalità che avvolge True Crime: New York City ed il suo protagonista, l’afro-americano Marcus Reed (a metà strada tra uno Snoop Dogg ingrassato ed un Denzel Washington arrabbiato, come abbiamo visto con piacere in A Training Day) finito tra le fila della polizia per avere una minima copertura legale nella lunga avventura alla ricerca degli assassini del suo mentore. Lungo il suo cammino avrà l’appoggio di alcuni detective cardine del NYPD e di un agente dell’FBI sottocopertura che farà le sue apparizioni da illusionista per svelare i retroscena più nascosti e piccanti dell’intera vicenda narrata.