Star Ocean: Integrity and FaithlessnessCome ammazzare un brand e vivere felici 

tri-Ace e Square Enix tentano di rianimare il vecchio JRPG fantascientifico

Spesso si tende ad accomunare i franchise Star Ocean e Tales in virtù delle loro somiglianze: sono entrambi JRPG vecchia scuola in cui si combatte controllando direttamente le azioni di almeno un personaggio del gruppo. Come ammazzare un brand e vivere felici Non c'è nulla di strano, dato che il primissimo Star Ocean, classe 1996, nacque proprio da una costola di Tales of Phantasia dopo che una parte dello staff - compreso lo sceneggiatore Yoshiharu Gotanda - aveva lasciato Namco per fondare tri-Ace. A differenza di Tales, però, il brand di Star Ocean non ha mai veramente sfondato, tant'è che nel corso degli ultimi vent'anni si sono susseguiti soltanto cinque capitoli e uno spin-off. Nonostante il titolo, la serie non ha mai particolarmente brillato, ma ha saputo comunque conquistare una concreta nicchia di fan grazie ai suoi elementi science-fantasy che a tratti ricordano molto Star Wars. Gli ultimi capitoli, tuttavia, sono stati piuttosto deludenti soprattutto in termini di vendite, e sembrava che dopo Star Ocean: The Last Hope si fosse arrivati in fondo a un vicolo cieco. Square Enix, però, ha voluto dare un'altra chance a tri-Ace, ma il risultato è un titolo a tratti palesemente low budget che metterà in crisi anche il più accanito sostenitore del brand e dei JRPG in generale.

Il quinto Star Ocean è un manuale su come non rivitalizzare un vecchio franchise in crisi

Le stelle sono tante

Chi conosce Star Ocean probabilmente sa che non deve aspettarsi chissà quali faville in termini narrativi. La serie non ha mai proposto intrecci particolarmente memorabili, e il terzo episodio, Till the End of Time, è famoso - anzi, famigerato - per i suoi coraggiosi quanto discutibili colpi di scena. Il problema non è mai stata la sceneggiatura degli Star Ocean, in realtà, quanto la caratterizzazione dei protagonisti che soli in rari casi ha preso le distanze dai più comuni stereotipi dell'animazione nipponica. Integrity and Faithlessness è proprio uno di quei casi. Come ammazzare un brand e vivere felici Come ammazzare un brand e vivere felici Come ammazzare un brand e vivere felici Il cast proposto in questo quinto Star Ocean - un prequel che chiunque può approcciare, grazie ai collegamenti marginali col resto della serie - è di tutt'altro livello rispetto a quello francamente insopportabile di The Last Hope: a parte il protagonista un po' anonimo Fidel Camuze, abbiamo apprezzato la caratterizzazione in particolare della sexy Fiore che, nonostante il suo abbigliamento - o la pressoché totale mancanza dello stesso... - viene trattata dai comprimari come una vera e propria erudita, risparmiandoci facili gag di natura erotica, ma anche quelle di Emerson e di Anne, i due stranieri che si uniranno al gruppo nel momento più importante dell'avventura. Per essere un gioco che si intitola Star Ocean, però, di stelle se ne vedono troppo poche. Tutto comincia sul pianeta primitivo di Faykreed, dove Fidel si ritrova suo malgrado a fare le veci di suo padre e a proteggere il villaggio da una banda di briganti. La sua missione prenderà una svolta improvvisa quando, in compagnia dell'amica d'infanzia Miki, assisterà all'atterraggio di fortuna di un'astronave: la storia diventa il trionfo del cliché nel momento esatto in cui i due eroi si imbattono in Riala, una bambina dagli incredibili poteri che - guarda caso! - ha perso la memoria. La ricerca della sua famiglia porterà il terzetto a stringere nuove amicizie, a combattere in guerra e a scoprire che non sono soli nell'universo e che, a dirla tutta, i visitatori extraterrestri stanno ficcando il naso nelle questioni di Faykreed. Il problema, intendiamoci, non è la sceneggiatura. Quella di Integrity and Faithlessness è una storia che abbiamo visto e stravisto, ma non per questo meno avvincente, specialmente quando prende finalmente piede a circa cinque o sei ore di gioco: il problema è che a quel punto siamo già a un terzo della sua durata. Completando il minimo sindacale di sidequest e giocando al livello standard, il nuovo Star Ocean si conclude in una ventina di ore, qualcosa in più se si vuole spulciare ogni segreto nascosto nel gioco. E anche questo, sia ben chiaro, non sarebbe un grosso problema se la storia, per corta che sia, avesse un ritmo sostenuto. Integrity and Faithlessness invece ci obbliga a interminabili sequenze di backtracking in una manciata di mappe spesso troppo lineari per assistere a lunghi dialoghi privi di mordente. La colpa è anche e soprattutto della regia quasi del tutto assente. Le cutscene "cinematografiche" si contano sulle dita di una mano; il resto delle interazioni tra i personaggi si svolge in tempo reale, senza inquadrature dinamiche che le mettano in enfasi. Il giocatore è quasi sempre libero di muoversi durante i dialoghi e di ruotare la telecamera a piacimento, mentre i personaggi discutono la crisi di turno. L'epicità non può che andare a farsi friggere se non riusciamo a scorgere le espressioni e la mimica dei protagonisti o se decidiamo di discutere l'eventuale fine del mondo mentre facciamo il girotondo intorno a un tavolo o ci mettiamo in punizione all'angolino. L'idea di tri-Ace era quella di concedere al giocatore la libertà di agire anche durante le cutscene, forgiando l'illusione di un gameplay continuo e coinvolgente, ma quella stessa illusione si rompe inevitabilmente ogni volta che ci si schianta contro le linee rosse di confine che ci impediscono di allontanarci troppo dalle conversazioni, intrappolandoci in quella che sembra effettivamente una parodia di quella tanto decantata libertà.

Trofei PlayStation 4

Star Ocean: The Last Hope è famoso per essere uno dei JRPG più duri da platinare, ma Integrity and Faithlessness è tutta un'altra storia: sbloccare 22 trofei di bronzo, 16 d'argento e 2 d'oro non sarà un'impresa particolarmente ardua, ma richiederà comunque un po' di pazienza e una discreta abilità soprattutto in combattimento.

Forbice, carta e sasso

Nonostante le astronavi solchino il cielo, portando guai da pianeti lontani, in Integrity and Faithlessness si viaggia a piedi la maggior parte del tempo. tri-Ace ha scelto un approccio simile a quello dei Final Fantasy XIII e degli ultimi Tales, in cui le città di Faykreed sono separate da mappe piene di mostri da combattere. Purtroppo il famigerato "fast travel" si sblocca soltanto dopo parecchie ore di gioco, mentre le esigenze della trama ci impongono un quasi continuo via vai che diventa ripetitivo fin troppo presto a causa della linearità dei percorsi che offrono al massimo qualche bivio. Se la sceneggiatura non è mai stata il punto forte di Star Ocean, tutt'altro discorso potremmo fare per il sistema di combattimento che, in ogni episodio della saga, è stato sempre la parte più divertente dell'esperienza. Star Ocean: Integrity and Faithlessness sembra promettere un degno mix di caoticità e tecnicismo nei primi minuti di gioco, illustrandoci la particolarissima morra cinese su cui si basa ogni ingaggio. I colpi deboli interrompono gli attacchi caricati che sfondano la parata che mitiga completamente i danni dei colpi deboli: semplice, chiaro. Ogni scontro diventa allora un'interpretazione preventiva delle animazioni, in cui mischiare le schivate laterali e le mosse speciali che possiamo associare a due tasti del joypad e che cambiano a seconda della nostra distanza dal bersaglio. E qui casca l'asino. Innanzitutto, il nuovo Star Ocean fatica a mantenere i 60 frame al secondo costanti durante i combattimenti più pirotecnici - ma anche in situazioni più tranquille, come vedremo più avanti - anche perché quello che sarebbe dovuto essere il suo punto di forza rappresenta la sua più grande debolezza: ad ogni combattimento possono prendere parte tutti gli eroi che si uniranno alla causa di Fidel, per un totale di sette lottatori contro un numero pari o superiore di nemici. Come ammazzare un brand e vivere felici Come ammazzare un brand e vivere felici È il caos: la telecamera ballerina non riesce a tenersi salda sul nostro obiettivo e il tripudio di effetti speciali che riempie lo schermo spesso ci impedisce di interpretare per tempo il comportamento dei nemici. Si finisce quindi col ricorrere a combo quasi del tutto casuali, scoprendone la portata limitata e ripetitiva che impallidisce di fronte ai virtuosismi di combat system come Tales of Graces f o Tales of Xillia 2. Ironicamente, le performance del giocatore caricano un indicatore che permette di scagliare potentissimi super colpi a catena, ma i suoi errori in battaglia hanno esattamente l'effetto opposto: va da sé che si finisce per risparmiare gli attacchi Rush fino ai boss o agli incontri più impegnativi, come i frustranti combattimenti un cui bisogna proteggere certi personaggi che diventano i bersagli preferiti dei nemici, in grado di sconfiggerli in un paio di colpi se ci si affida alla limitata intelligenza artificiale che controlla gli altri sei membri del party. A poco servono i cosiddetti "ruoli", bonus che possiamo sbloccare e assegnare a piacere ai membri del gruppo, determinandone l'atteggiamento in battaglia: nonostante la varietà dei ruoli, non abbiamo notato grosse differenze comportamentali, e ad ogni scontro impegnativo siamo stati costretti a cambiare manualmente personaggio per gestirne le azioni. In questo senso, non contribuisce neppure il sistema di apprendimento degli attacchi speciali. Ogni personaggio può imparare parecchi attacchi speciali e potenziarli pure, modificandone l'efficacia e il costo, ma ogni apprendimento o potenziamento si paga in tomi e quest'ultimi sono estremamente rari. Di conseguenza, si finisce col conservarli in attesa di tempi migliori, consumandoli soltanto per sbloccare le abilità dei personaggi più utili agli scontri: ecco quindi che Miki si riempie di incantesimi curativi mentre Fiore, che condivide gli stessi tomi, si riduce a una manciata di magie d'attacco. Il fatto che il nostro Fidel avesse imparato soltanto tre attacchi speciali dopo quasi dieci ore di gioco ci ha francamente lasciato l'amaro in bocca, limitando le potenzialità di un sistema di combattimento divertente sulle prime ma estremamente ripetitivo e confusionario nelle fasi più avanzate dell'avventura.

Il bello delle donne

Come dicevamo, la storia di Star Ocean: Integrity and Faithlessness non è particolarmente lunga, ma i "completisti" passeranno parecchie ore ad accettare e a consegnare le missioni secondarie proposte sui tabelloni presenti in alcune città. Sono sidequest piuttosto generiche, in realtà, che spingono a uccidere un certo numero di nemici o a raccogliere un determinato quantitativo di oggetti, e che non aggiungono assolutamente nulla alla trama ma ricompensano il giocatore con tomi per le abilità speciali, oggetti e altri goodies. Come ammazzare un brand e vivere felici Come ammazzare un brand e vivere felici In questo senso, Integrity and Faithlessness si appoggia a un sistema di creazione degli oggetti decisamente vasto, il quale a sua volta dipende dalle specialità, praticamente i mestieri e i talenti che il party può apprendere e che va dall'alchimia alla cucina passando dalla capacità di vedere i forzieri o i punti di raccolta sulla minimappa. Le specialità sono tantissime, ma ancora una volta la progressione le blinda dietro alla maggior parte delle missioni secondarie, privando di questa componente chiunque non abbia la voglia o la pazienza di andare a caccia di nemici nelle zone già esplorate. Ancora una volta, tri-Ace non è riuscito a bilanciare i vari aspetti del gioco, lasciando intuire che molte idee sono state implementate un po' alla rinfusa e senza una direzione precisa. Il che non ci sorprende poi molto, poiché Star Ocean: Integrity and Faithlessness è stato concepito su PlayStation 3 e poi convertito su PlayStation 4. La versione next-gen è stata l'unica ad arrivare in occidente, ma nonostante la definizione più alta delle texture e il frame rate a 60 fotogrammi (non troppo costanti, specialmente in città e col party al seguito) cui accennavamo prima, si nota spesso e volentieri il DNA originale del gioco. I modelli poligonali dei personaggi principali sono intricati, animati ottimamente e ricchi di dettagli, ma lo stesso non si può dire dei nemici e dei comprimari; inoltre fa un certo effetto scoprire che cambiare equipaggiamento non incide visivamente sull'aspetto dei nostri eroi, neppure al livello delle singole armi. Non ci sembra giusto penalizzare Integrity and Faithlessness per la sua natura old-gen, e chiunque decida di acquistarlo dovrebbe accettare che si tratta di un prodotto tecnicamente un po' arretrato, rinforzato però da una direzione artistica di prim'ordine, attenta e fantasiosa. In questo senso, non possiamo che chiudere la recensione elogiando la colonna sonora del sempre eccellente Motoi Sakuraba che, dopo Tales of Zestiria, nel giro di un anno ha decisamente arricchito un altro JRPG un po' più sfortunato dei suoi predecessori.

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6.0

Redazione

6.7

Lettori (24)

Star Ocean: Integrity and Faithlessness è stato sviluppato a budget ridotto per testare l'interesse del pubblico nei confronti del franchise. Ci chiediamo a chi potrebbe ancora interessare la saga dopo una prova tanto mediocre. Il nuovo JRPG di tri-Ace non è un completo disastro, intendiamoci: anzi, siamo abbastanza sicuri che gli appassionati del genere riusciranno ad apprezzarlo nonostante la sua vagonata di difetti. Il problema è che ogni buona idea viene controbilanciata da almeno due passi falsi. A questo punto è difficile immaginare un futuro next-gen per la saga e, dal canto nostro, ci sentiamo di consigliare l'acquisto soltanto ai fan sfegatati del brand e a chi cerca un JRPG breve e leggero.

Christian Colli

Pro

  • Il cast
  • La colonna sonora di Motoi Sakuraba
  • Il coraggio di alcune scelte di game design

Contro

  • Il sistema di combattimento è poco tecnico e molto caotico
  • La quasi totale assenza di cutscene indebolisce la trama
  • È parecchio ripetitivo

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