Dead \'N\' Furious (Dead & Furious)Dead and Furious - Recensione 

Cosa succede nel penitenziario di Ashdown Hole? Perché Rob Steiner si ritrova fuori dalla sua cella? Come mai il posto è infestato dagli zombie? Soprattutto, perché la sua pistola non finisce mai le munizioni? Scopriamolo insieme...

Namco ha già dimostrato, con Point Blank, che è possibile trasportare il vecchio concept degli sparatutto con light gun direttamente dentro al Nintendo DS, sostituendo il controllo via pistola con quello touch screen. L’idea potrebbe non sembrare troppo esaltante, ma in pratica funziona, e alla fine dei conti risulta anche piuttosto divertente, sebbene non ai livelli della "maniera" originale, ed era quindi solo questione di tempo prima che si affacciasse sul mercato una delle applicazioni più riuscite della dinamica “spara allo schermo”: House of the Dead. In verità, questo ancora non si è fatto vedere, ma Eidos ha deciso di intervenire al posto di Sega, colmando la lacuna con questo Dead and Furious, che prende dall’arcade con pistola e morti viventi praticamente tutto: impostazione, ambientazione e, ovviamente, i morti viventi stessi. La storia vede il detenuto Rob Steiner, all’interno del penitenziario Ashdown Hole, improvvisamente liberato dalla sua prigionia: le porte si aprono misteriosamente nel pieno della notte, mentre nei dintorni pare regnare il silenzio più assoluto. Giusto il tempo di raccogliere da terra un revolver stranamente lasciato incustodito (e, ancora più stranamente, dotato di caricatori infiniti), e il nostro protagonista si ritrova a fronteggiare da solo un’invasione di zombie e varie creature non-morte, che lo attaccano in furibonde ondate. Non viene spiegato praticamente nient’altro, e francamente non ce n’è bisogno: quando si tratta di zombie sappiamo bene che le pallottole prendono facilmente il posto delle parole, soprattutto nel caso in cui il protagonista e l’ambientazione non siano stati assolutamente sviluppati, quindi armiamoci di pennino e vediamo di cosa tratta Dead and Furious.

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Mano morta

L’impostazione del gioco corrisponde esattamente a quella di House of the Dead: si tratta di attraversare scenari realizzati in 3D e visualizzati in soggettiva, sparando a tutto quello che si muove su schermo. L’azione di gioco avviene “su binario”, questo vuol dire che non abbiamo la possibilità di muoverci liberamente nello spazio, ma siamo costretti ad assistere mentre la visuale si sposta automaticamente all’interno degli scenari, potendo scegliere in alcuni casi la strada da seguire, quando ci troviamo di fronte a dei bivi. Tutto quello che dobbiamo fare è essenzialmente toccare lo schermo: invece di sparare con la buona vecchia light gun, in questo gioco premiamo col pennino sul touch screen, riproducendo in tal modo gli spari. L’unica interazione con il mondo che ci circonda avviene attraverso le armi da fuoco, dunque a parte colpire i nemici ci troveremo a sparare alle serrature per aprire le porte, sparare a casse e contenitori per raccogliere power up e selezionare la strada da seguire, ovviamente sparando sui cartelli di segnalazione. Gli unici elementi che creano delle diversioni nell’azione di base, inserendo un minimo di strategia, sono il caricamento dell’arma e la possibilità di cambiarla. I colpi nel caricatore sono infatti limitati, giunti al termine dobbiamo ricaricare: per far questo è necessario trascinare un’icona rappresentante il nuovo caricatore sopra a quella del caricatore vecchio. Così facendo, ovviamente, si perdono secondi preziosi, nei quali gli zombie si avvicinano inesorabili verso lo schermo. Questa è essenzialmente la dinamica principale che costituisce il gameplay del gioco: colpire velocemente i nemici e cercare di guadagnare il tempo giusto per ricaricare l’arma evitando di subire eccessivi danni. A dire il vero, la CPU gioca alquanto sporco, poiché l’azione è strutturata in maniera tale che, in diverse situazioni, risulta praticamente impossibile non subire danni, aumentando la difficoltà in maniera forzata e di fatto azzerando l’elemento strategico. Proseguendo nel gioco è possibile raccogliere nuove armi, dalle munizioni (in questo caso) limitate. Possono essere selezionate premendo la direzione corrispondente sulla croce digitale, e la loro potenza è ovviamente migliore rispetto alla pistola-base. Le munizioni per tali armi si raccolgono sparando (ovviamente) alle casse disseminate per lo scenario, dentro le quali è possibile anche trovare energia e power up in grado di migliorare le caratteristiche di tutte le varie armi. E’ presente anche una modalità multiplayer in LAN, che consente di eseguire il gioco insieme ad un compagno, ma la struttura cambia di poco, e curiosamente entrambi i giocatori si troveranno a vedere praticamente la stessa cosa sullo schermo, come se entrambi si stesse impersonando lo stesso personaggio contemporaneamente.

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Orrore in tre dimensioni

La veste grafica di Dead and Furious è estremamente spartana: nonostante gli itinerari predefiniti, che alleggeriscono abbondantemente il calcolo grafico computazionale, gli sviluppatori non sono riusciti a creare ambientazioni e personaggi di buon livello. Ci sono momenti più convincenti, e a ben vedere certi scenari riescono a ricreare un clima angosciante al giusto livello, ma le texture utilizzate hanno una risoluzione estremamente bassa, e se si considera anche la tendenza del gioco ad inquadrare i personaggi in primissimo piano, ci si ritrova il più delle volte a osservare da vicino dei poligoni veramente brutti: dal punto di vista stilistico viene da pensare che il comparto grafico di Dead and Furious sia una sorta di omaggio al pixel gigantesco, e i nostalgici dell’epoca delle prime produzioni caratterizzate dalla moderna grafica in 3D potrebbero quasi trovarlo affascinante. Al giorno d’oggi, il Nintendo DS ha dimostrato di saper fare molto di più di quanto è stato inserito dentro a questa cartuccia, e la scelta di ambientare tutto il gioco su binari prestabiliti non giustifica in nessun modo una tale trascuratezza al livello grafico. Certo, Dead and Furious gioca su ben altri fattori, in primis l’azione frenetica e lo stress da “apparizione improvvisa”, ma la realizzazione tecnica lo rende a tratti più ridicolo che coinvolgente e pauroso. House of the Dead, all’epoca, sapeva compensare le mancanze narrative con un’atmosfera d’impatto, data da un buon impiego delle risorse grafiche. La stessa cosa non si può dire di questo Dead and Furious, che non riesce ad ovviare alla scarsità di immedesimazione data dalla piattezza di personaggi, trama e ambientazioni con un comparto grafico poco più che abbozzato. Il comparto audio, di converso, svolge discretamente la sua parte, con musiche poco invasive ma che riescono a creare il clima giusto, insieme ai buoni effetti audio ambientali.

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Commento

Dead and Furious pare una produzione di serie B che si rifà a sua volta a produzioni di second’ordine. Volendo, questo gioco trova un suo riscatto nella sua essenza puramente trash, che può renderlo appetibile agli appassionati di tale genere, o a coloro che comunque riescono a prenderlo con la dovuta ironia. Il problema principale, però, anche volendo soprassedere sul comparto tecnico limitato, e sull’incapacità del prodotto di creare una benché minima atmosfera inquietante e coinvolgente, è che il gameplay stesso è carente sotto molti aspetti. La riduzione della dinamica di gioco con light gun (di per sé già piuttosto limitata) al “punta e clicca” furioso sul touch screen funziona fino a un certo punto, tagliando fuori alcuni degli elementi fondamentali che hanno decretato il successo degli sparatutto di questa risma: soprattutto l’immedesimazione data dall’utilizzo di un’arma e la particolare forma di interazione con lo schermo. Cliccare sullo schermo colpendo i nemici, e trascinare un’icona per ricaricare l’arma è piuttosto lontano dal rappresentare un divertimento profondo e duraturo. Per brevi partite spensierate Dead and Furious può funzionare a dovere, ma difficilmente, anche in questo caso limitato, può rappresentare una prima scelta.

Pro Divertente a piccole dosi L’horror ha sempre un fascino speciale Contro Comparto tecnico molto scarso Breve e con pochi incentivi ad essere rigiocato Gameplay semplicistico e ripetitivo

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