Madden NFL 06Madden NFL 06 - Recensione 

I New England Patriots scendono di nuovo in campo per difendere il titolo NFL ed Electronic Arts torna sugli scaffali dei negozi per difendere lo scettro di migliore simulazione di football. Riusciranno nei loro intenti?

Il sempreverde Geppo Madden

La serie sportiva che si può fregiare del nome e del commento vocale del leggendario allenatore John Madden è una delle più longeve della storia: ricordo ancora quando nel lontano 1989 il pasciuto energumeno ha fatto la sua prima apparizione su Mega Drive con “John Madden American Football”, ed ha subito conquistato le simpatie degli appassionati e strappato buone recensioni alla stampa specializzata. Per ben due lustri il panzone dai capelli bianchi ha detenuto una sorta di monopolio delle simulazioni sul football, sia grazie alla mancanza di veri e propri concorrenti che, soprattutto, alla qualità generale che anno dopo anno è andata salendo. Negli ultimi tempi le cose sono cambiate: le serie sportive di Sega/Take 2 (che dal 2004 hanno preso il nome del network ESPN) sono maturate lentamente ma progressivamente, ed hanno rosicchiato sempre più utenza ai franchise di Electronic Arts, costringendo gli EA TIburon a cercare il colpaccio inventandosi novità dal punto di vista della giocabilità. Il sistema “playmaker” del 2004 permetteva di modificare velocemente gli schemi di attacco sulla linea di scrimmage, ed è stato poi esteso anche alla difesa nell’edizione 2005, la quale ha beneficiato anche della funzione “hit stick” che permetteva di gestire meglio placcaggi e turnover, ma queste novità non hanno dato i risultati che si meritavano, e per l’edizione 2006 i programmatori canadesi sono tornati alla carica con alcune innovazioni, fra le quali se ne distinguono principalmente due: la prima è la modalità Superstar, che permette di seguire lo sviluppo di una futura stella della NFL fin dalla nascita scegliendone addirittura i genitori (!), mentre la seconda è la QB Vision, caratteristica che permette di conoscere con precisione il campo visivo del quarterback e regolarsi di conseguenza per i passaggi.

Hut hut hut

Il QB Vision, all’atto pratico, non fa altro che tenere in considerazione il campo visivo del quarterback, rappresentandolo con un cono di luce (si è già vista una cosa simile in Commandos, o nel radar di Metal Gear Solid). Naturalmente l’ampiezza del cono è direttamente proporzionale alle caratteristiche del quarterback che si controlla, e il suo scopo è quello di indirizzare al meglio i passaggi, facendo conoscere al giocatore tutti i compagni di squadra che rientrano nel campo visivo (lanciare ad un compagno fuori dalla visuale produrrà molto spesso effetti catastrofici). Purtroppo i comandi per utilizzare il QB vision sono piuttosto macchinosi e richiedono quel certo lasso di tempo che durante le partite non sempre si riesce a trovare, ed esso è comunque di scarsa efficacia se il quarterback in questione non può vantare grandi abilità ed esperienza. Una buona idea in linea teorica ma implementata male nella pratica, tanto che molti preferiranno disattivare questa caratteristica dal menu opzioni e giocare col vecchio e collaudato sistema di passaggi.

i comandi per utilizzare il QB vision sono piuttosto macchinosi e richiedono quel certo lasso di tempo che durante le partite non sempre si riesce a trovare

Hut hut hut

Migliorano le cose col “Truck Stick”, sistema che richiede un notevole tempismo da parte del giocatore ma permette al portatore di palla di tentare una sorta di placcaggio preventivo contro un difensore prima che questi tenti a sua volta di mazzolarlo. Molto utile in azioni vicine alla linea della meta, quasi controproducente nelle galoppate a campo aperto. A completare il quadro delle novità in attacco arriva il Precision Passing, altra piccola feature che debutta in questa edizione, il quale permette di lanciare la palla ovale a destra, sinistra, in alto o in basso rispetto al ricevitore designato, allo scopo di minimizzare il rischio di sgraditi intercetti da parte della squadra avversaria.

Come ti creo una star

Se per Franchise e Owner non ci sono praticamente stati cambiamenti, ecco arrivare la nuova modalità “NFL Superstar”, dove il giocatore si trova a sperimentare l’intera vita di una promessa del football, partendo dalla nascita fino ad arrivare agli ingaggi milionari in ambito professionistico. Si inizia letteralmente dal principio, scegliendo addirittura i genitori, geni e abilità dei quali avranno ripercussioni sulle caratteristiche del futuro giocatore (ad esempio scegliendo un padre che è stato campione di corsa garantirà buona velocità). Il gioco sembra impedire associazioni fra due genitori particolarmente dotati, quindi scordatevi pure di scovare un padre campione di scacchi e recordman di touchdown negli anni 80 insieme ad una madre vincitrice del premio nobel per la scienza e oro olimpico nel punto-croce.

Superstar è una modalità divertente, ma che dà l’impressione generale di un traballante insieme di sotto-giochi tenuti insieme per miracolo

Come ti creo una star

Nella gioventù dell’atleta si devono affrontare provini, trovare sponsorizzazioni o seguire regolari allenamenti per aumentare le abilità, ma si può anche impiegare il tempo in attività extra-curricolari, curare il look aggiungendo tatuaggi o cambiando il colore dei capelli, rilasciare interviste e diverse altre cose. Una volta che il giocatore comincia ad essere conosciuto, ecco arrivare le prime richieste da parte di squadre importanti, e qui l’IA è pregevole: niente è affidato al caso, e i contatti arriveranno solo da parte di quelle squadre che hanno davvero bisogno di un giocatore con le caratteristiche di quello creato. NFL Superstar è una gradita novità, e alla fine si rivela anche divertente, ma per contro c’è da dire che l’impressione generale è quella di un traballante insieme di sotto-giochi tenuti insieme per miracolo, ognuno a recitare una parte propria dando poco senso di coesione.

Il makeup dell’energumeno

Dal punto di vista estetico c’è davvero poco da dire, poiché la situazione è la medesima dell’anno scorso, né più né meno. I modelli poligonali non hanno giovato di particolari miglioramenti, le animazioni inedite si contano sulle dita di una mano monca e le somiglianze dei giocatori con gli alter-ego reali non sono entusiasmanti come una volta. In linea di massima anche in Madden NFL 2006 tutto lascia trasparire la fine di un ciclo, o meglio di una generazione di console. Parlando del comparto audio c’è invece da segnalare, naturalmente, il solito commento delle partite fatto dallo stesso John e dalla sua spalla Al Michaels, divenuti ormai inseparabili come Costantino e Daniele (brrr), nonché le classiche musiche di artisti famosi o pseudo famosi, in puro stile EA, ad accompagnarci nei menu. Fra questi brani, che sono 21 in totale, segnaliamo pezzi dei seguenti artisti: Foo Fighters, Godsmack, Disturbed, The All-American Rejects e diversi altri che tanto piacciono ai quindicenni arrabbiati.

Commento finale

Dopo una lunga tradizione di sostanziali miglioramenti anno dopo anno (escludendo pochissime eccezioni) stavolta il carrozzone di John Madden subisce una battuta d’arresto: se si escludono alcune piccole novità, Madden NFL 2006 è praticamente lo stesso gioco dell’anno scorso con le squadre aggiornate e i diritti in esclusiva. Nulla è cambiato drasticamente, ed è facile capire perché: i Tiburon sono già da tempo al lavoro anche per la versione Xbox 360, e non volevano certo giocarsi le carte migliori per un titolo dell’ormai “old generation”. Madden 2006 è un titolo che si poggia su buone basi e che vanta l’AI footballistica migliore sulla piazza, ma non offre quasi nessuna novità sostanziosa, né dal punto di vista della giocabilità, né dal punto di vista tecnico. In senso assoluto questo ennesimo Madden è ancora una delle migliori simulazioni di football esistenti, forse la migliore, ma chi non è un appassionato e chi ha già l’edizione 2005 potrebbe sicuramente spendere i propri soldi in modo più saggio.

Pro Alcune novità di gioco marginali ma interessanti Buona la modalità Superstar Contro QB Vision un po’ troppo macchinoso Pochissime differenze con l’edizione 2005

Multipiattaforma

Poco da dire per quanto riguarda il multipiattaforma: come al solito la versione PS2 è quella con la grafica un po' meno pulita e definita delle altre, mentre la versione per PC è quella (naturalmente) con resa visiva migliore grazie anche alle risoluzioni più elevate. Nient'altro di particolarmente rilevante da segnalare.

“La vita è un gioco di centimetri, e così è il football. In entrambi questi giochi il margine di errore è ridottissimo: mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo, e voi non ce la fate; mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti, e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi. Ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. E sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il risultato farà la differenza fra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire!”
Con queste parole il coach Tony D’Amato, interpretato da un eccellente Al Pacino, dava la carica alla sua squadra in “Ogni maledetta domenica”, parole che forse hanno ispirato i vertici di EA Sports, i quali dopo i mezzi passi falsi degli ultimi anni si sono sentiti sul collo il fiato dell’ormai matura serie ESPN di Sega ed hanno deciso di tornare a fare sul serio. Da dove iniziare, dunque? Dalla giocabilità? Dalla grafica? Dalla creatività? No, dalla grana: EA si è infatti assicurata a suon di soldoni i diritti esclusivi NFL per i prossimi cinque anni, il che fa della serie Madden l’unica che nel prossimo lustro potrà sfoggiare nomi dei giocatori e delle squadre reali. Ma oltre alla tremenda mazzata fra capo e collo data alla concorrenza grazie al vil denaro, c’è qualcos’altro di interessante dietro a Madden NFL 2006? Andiamo a scoprirlo.