Need for Speed: Undercover - Recensione  10

Vediamo come se la cava l'ultimo capitolo della saga EA su Nintendo Wii...

Copertura saltata

Non che le cose vadano meglio dal punto di vista della guida pura e semplice: Need for Speed: Undercover richiede all’utente di tenere il Remote in posizione orizzontale, orientandolo a destra e a sinistra per sterzare proprio come se si impugnasse un volante. Un sistema collaudato in molti altri titoli, ma che qui funziona male a causa della scarsa reattività dell’auto su schermo: per quanto il gioco annoveri solo ed esclusivamente vetture sportive, il feeling è più quello di comandare un camion, tale è la pesantezza dello sterzo. Insufficienti sono anche la gestione delle derapate (che difficilmente è possibile indirizzare esattamente dove si vuole) ed il sistema di collisioni, apparentemente del tutto arbitrario e che non lesina di punire l’utente con un blocco totale dell’auto per una semplice strisciata così come di minimizzare lo scontro con un furgone applicando una trascurabile perdita di velocità. Need for Speed: Undercover presenta una tale varietà di lacune che ogni suo spunto positivo -e ce ne sono diversi- viene inevitabilmente soffocato sul nascere: viene da pensare ad esempio alla più che buona diversificazione di eventi disponibili, che vanno da semplici gare su tracciati a sfide di accelerazione, passando attraverso a rocamboleschi inseguimenti con la polizia e sezioni decisamente pittoresche come quelle in cui è necessario produrre più danni dell’auto avversaria entro un tempo limite. Soddisfacente è anche l’insieme di vetture disponibili nel corso del gioco, tutte riproduzioni di modelli reali che è possibile modificare e personalizzare tramite colori, decalcomanie e via discorrendo. Peccato che questi siano comunque aspetti che passano decisamente in secondo piano nel momento in cui manca una struttura ludica all’altezza della situazione. E non particolarmente gloriosa risulta anche la realizzazione tecnica del prodotto, un frangente a cui gli utenti Wii sono oramai drammaticamente abituati. Visivamente, Need for Speed: Undercover offre scenari abbastanza poveri dal punto di vista poligonale, sviliti da una scarsa definizione delle texture e da onnipresenti (e fastidiosi) fenomeni di pop-in. Particolarmente negativi risultano inoltre l’utilizzo dei colori e lo sfruttamento di un discutibile effetto grafico che teoricamente avrebbe dovuto rappresentare la rifrazione del sole sull’asfalto, ma che in realtà lascia allo spettatore l’impressione che le strade siano ricoperte di una specie di patina gelatinosa. Si salva dal baratro il solo comparto sonoro, e nemmeno completamente: il doppiaggio in italiano non è dei migliori, mentre gli effetti fanno il loro dovere e la colonna sonora offre un buon accompagnamento musicale equamente spartito tra i generi attualmente più cool.

Three is (not) the magic number

Need for Speed: Undercover è il terzo capitolo della serie ad essere convertito su Wii, dopo le edizioni Carbon e ProStreet uscite nel corso degli ultimi due anni. A conti fatti, EA sembra ancora non aver trovato la formula giusta sulla console Nintendo, visto che tutti i titoli usciti finora sono risultati delle versioni “povere” delle controparti PS3 ed Xbox360. La speranza è che, per i futuri capitoli, EA decida di percorrere la strada già seguita da franchise importanti come FIFA e Skate, che hanno potuto godere di versioni “rivedute e corrette” maggiormente orientate alle caratteristiche peculiari di Wii.

Commento

Need for Speed: Undercover per Wii presenta tutti i difetti riscontrati nelle versioni per PS3 ed Xbox360, aggiungendo ad un quadro già piuttosto problematico magagne quali un sistema di controllo poco performante, routine fisiche assai discutibili ed un comparto grafico che soffre pesantemente delle limitazioni tecniche della console Nintendo. Un corposo parco macchine ed una buona varietà delle modalità a disposizione sono gli unici aspetti positivi del prodotto Black Box, che i fan farebbero meglio semplicemente ad archiviare come uno spiacevole passo falso della serie.

Pro

  • Modalità di gioco variegate
  • Parco macchine ben fornito
Contro
  • Gameplay pieno di lacune
  • Tecnicamente mediocre
  • Sistema di controllo insoddisfacente

Need for Speed: The Fast and the Furious

Come evidenziato più volte in fase di preview, una delle caratteristiche innovative di questo Need for Speed: Undercover rispetto ai precedenti risiede nel forte peso dato alla componente storyline, che vede l’utente impersonare un agente di polizia sotto copertura che deve inserirsi nel circuito criminale che ruota attorno ad un gruppo di racer clandestini. In realtà, la trama non è particolarmente originale né avvincente, soprattutto per colpa di una serie di cutscenes con attori in carne ed ossa che finiscono per produrre l’effetto contrario a quello sperato: invece di coinvolgere maggiormente il giocatore, la qualità di serie B di suddette sequenze le rende involontariamente comiche, nonostante lo sforzo da parte di EA di arruolare nomi di un certo livello (al di là della sexy Maggie Q, sono riconoscibili facce già viste in serie TV di successo).

l’ambientazione è sì aperta, ma completamente priva di contenuti

Need for Speed: The Fast and the Furious

Purtroppo per Need for Speed: Undercover, questo è il primo di una lunga serie di difetti che, come vedremo, riguardano prevalentemente il gameplay e la realizzazione tecnica del prodotto. Tanto per cominciare, gli sviluppatori di Black Box hanno commesso una colossale ingenuità di fondo, mettendo a disposizione un’ambientazione sì aperta, ma completamente priva di contenuti che stimolino l’utente all’esplorazione: la città è drammaticamente vuota, e non serve nemmeno attraversarla per passare da un evento all’altro, visto che è possibile risparmiarsi la seccatura agendo sulla mappa di gioco. E non si può nemmeno dire che l’open enviroment contribuisca perlomeno a rendere vivaci le competizioni, consentendo di prendere la strada che si preferisce (come in Burnout Paradise): con un’altra scelta apparentemente priva di logica, il team di sviluppo ha ben pensato di piazzare delle belle barriere nella stragrande maggioranza degli eventi, di fatto riducendo le corse a semplici giri su tracciati predefiniti. Evidentemente Black Box ha voluto fare un passo indietro dopo le critiche a ProStreet, tornando alla formula del free roaming: ma metterla in pratica in questa maniera è stato del tutto controproducente. Tutti questi sono comunque elementi negativi che la versione Wii ha in comune con le controparti PS3 ed Xbox360, ma l’incarnazione Nintendo può “vantare” anche un’altra macroscopica svista di produzione: le strade della città sono infatti quasi totalmente prive di traffico, e le poche automobili che si incontrano sul proprio cammino spesso appaiono magicamente a pochi metri di distanza dall’auto che si sta guidando, rendendo in certi casi inevitabile la collisione.