Samurai Warriors: KatanaSamurai Warriors: Katana - Recensione 

Quando l'hack ‘n' slash incontra gli sparatutto “on rails”, il risultato può essere interessante, specie se l'incontro avviene su Wii!

Questo è un gioco difficile da recensire. Anticipando un po’ quello che leggerete nel corso dell’articolo, dovete sapere sin da ora che lascia a desiderare, in maniera più o meno pesante, in diversi comparti, ma ciononostante possiede a buone dosi una caratteristica che dovrebbe essere fondamentale nella critica e nel giudizio di un videogame: è divertente. E allora, “gameplay comes first”, come ama ripetere Shigeru Miyamoto, oppure nel 2008 è assolutamente vitale presentarsi con un prodotto curato in ogni minimo particolare? Alla recensione l’ardua sentenza…

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Affettatutto in prima persona

Koei si è fatta ormai da anni un nome, e non sempre positivo, per le sue serie di hack ‘n’ slash caratterizzate da ambientazioni storiche, tonnellate di nemici su schermo e uno o più eroi dalle capacità di combattimento quasi soprannaturali. Visto il buon successo riscosso specie in Giappone da ciascun titolo, di prodotti da inserire in questo determinato sottogenere ne abbiamo ormai tantissimi sparsi più o meno su tutti i sistemi; ma, che si ambienti il gioco nell’antica Cina (Dynasty Warriors) o nel Giappone medievale (Samurai Warriors, per l’appunto) piuttosto che in improbabili crossover di universi fantascientifici com’è stato recentemente fatto per Gundam, che si inseriscano componenti strategiche e/o da RPG più o meno accentuate, è un dato di fatto che le valutazioni e l’entusiasmo siano andati man mano scemando per una semplice ragione: il gameplay si riduce sempre fondamentalmente ad un forsennato button mashing intervallato di tanto in tanto da scontri più impegnativi e dalla occasionale decisione tattica. La cosa può andar bene una volta, magari due se si è stati particolarmente soddisfatti dell’esperienza, ma già alla terza si comincia, e a ragione, a volere qualcosa di diverso. Approfittando del passaggio su Wii la casa madre ha dunque ben pensato di apportare un cambiamento significativo: lungi però dal creare qualcosa di nuovo, Katana si differenzia dagli altri titoli della serie perché più che ad un “affetta & taglia” classico somiglia come impianto ai classici “railgun shooters” da sala, come, per intenderci, un House of the Dead o un Time Crisis. La visuale è dunque in prima persona, la libertà di movimento è estremamente limitata, e i nemici appaiono solo quando e fanno solo quello che prevede lo script di cui sono dotati.

Katana si differenzia dagli altri titoli della serie perché più che ad un “affetta & taglia” classico somiglia come impianto ai classici “railgun shooters” da sala

Affettatutto in prima persona

Un punto importante è però che la vostra arma principale sarà un’arma bianca (spade in special modo, ma anche armi più particolari come lance e pesanti martelli di guerra), e quella da lancio (archi e armi da fuoco), pur essendo sempre a vostra disposizione, sarà meglio chiamata ad assolvere compiti piuttosto specifici. Col Wiimote comandate il mirino a schermo e ogni nemico è contrassegnato da un cerchio azzurro, che diventerà rosso quando si troverà a portata della vostra arma, da azionare tramite semplice pressione del tasto A. Solo quando avrete elargito uno o più colpi semplici, potrete inanellare una combo ricorrendo ad un devastante attacco via Wiimote, che riconosce (non sempre bene) movimenti orizzontali, verticali e diagonali, più quello in profondità per determinate armi come la lancia. Le armi a distanza funzionano come in un classicissimo shooter da sala, mentre ancora degne di nota sono la possibilità di difendersi tramite il tasto Z, per un periodo di tempo limitato da un’apposita barra, e il Musou, cioè la possibilità, sempre dopo il riempimento della solita barra, di effettuare movimenti del tutto casuali col Wiimote avendo la certezza che toglieranno di mezzo tutti i nemici presenti su schermo, boss a parte. Questi ultimi rappresentano, a buon diritto, gli ostacoli più coriacei: dovrete sfruttare per bene la difesa e approfittare dei rari e velocissimi momenti in cui esporranno i loro punti deboli per averne ragione, i loro attacchi sono più vari e pericolosi di quelli dei nemici normali e spesso nelle fasi più avanzate vi occorrerà più di un tentativo per sconfiggerli. Potrete poi, premendo C, agganciare il mirino non ad un avversario bensì ad un singolo punto su schermo, ma sarà probabilmente la possibilità meno sfruttata vista la mobilità dei nemici.

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Struttura feudale

Tutto ciò dipinge il quadro di un gameplay frenetico che vi vedrà badare a più cose contemporaneamente su schermo, che causa una certa assuefazione specialmente se vorrete ottenere per ogni stage le valutazioni più alte, ma che non nasconde il suo principale difetto evidente già dopo poche sessioni: la monotonia. E’ una caratteristica tipica della serie e che questa nuova declinazione non è riuscita ad eliminare, in virtù del fatto che stiamo parlando sempre e comunque di un arcade: in Koei devono essersene accorti ed hanno cercato di introdurre numerosi elementi di varietà, da missioni particolari (abbiamo quelle a tempo, quelle che concedono una certa libertà di movimento, quelle incentrate più sulle armi a distanza e così via) ad una struttura da strategico/RPG che ci vede impegnati a raccogliere soldi durante le missioni da spendere per migliorare sia l’equipaggiamento che le nostre caratteristiche di base, oltre che per acquistare oggetti a volte fondamentali per il buon esito di uno stage.

Tutto ciò dipinge il quadro di un gameplay frenetico che vi vedrà badare a più cose contemporaneamente su schermo

Struttura feudale

Questi sono in buon numero, e in totale la longevità della storia principale si assesta sulle dieci/quindici ore, un numero di tutto rispetto per un arcade. Oltretutto, ci sono anche altre modalità di gioco come i Trial, cinque missioni particolari in cui dovrete aiutare il mitico ladro Goemon Ishikawa (quello storico, non il celebre amico di Lupin III…) a compiere i suoi misfatti potendovi poi tenere una parte del bottino da spendere come meglio credete: i Trial sono utili ad accumulare un po’ di denaro, visto che il gioco ne è piuttosto avaro ed in genere il potenziamento, a meno che non vi sottoponiate alla ripetizione di uno stesso livello per più e più volte, avviene piuttosto a rilento nel corso della storyline. C’è poi anche una modalità Vs. per due giocatori in split screen, poco incisiva.

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Tecnica medievale?

Le maggiori magagne le troviamo a livello di realizzazione tecnica e di presentazione in generale: il titolo è ambientato durante l’epopea di Oda Nobunaga, il leggendario daimyo che nel XVI secolo intraprese un’opera di unificazione del Giappone che sarebbe poi stata portata a termine dai suoi successori. Voi impersonate un oscuro soldato del suo esercito impegnato a farsi strada tra le fila nemiche e a crearsi un nome nella storia, e tutti i personaggi che incontrerete, a metà tra storia e leggenda a partire dallo stesso Nobunaga, sono delineati in maniera superficiale e stereotipata. La storia è interessante e riprende eventi storici realmente accaduti, come il tradimento di Akechi Mitsuhide e l’incidente dell’Honno-ji, che se ben approfonditi avrebbero dato luogo ad una narrazione forte ed impegnata, ma l’occasione è stata persa, le cut scene che legano i vari stage sono poche e per nulla emozionanti, e i numerosi dialoghi parlati in Inglese sono recitati in maniera sciatta.

Le maggiori magagne le troviamo a livello di realizzazione tecnica e di presentazione in generale

Tecnica medievale?

La situazione è migliore se si seleziona l’audio in Giapponese, anche se qui sospettiamo che almeno un po’ sia dovuto alla nostra scarsissima conoscenza della lingua. In ogni caso l’interpretazione originale rispetta quell’enfasi un po’ naif che si potrebbe aspettare chiunque abbia visto un anime in lingua, e risulta gradevole. Della grafica si può dire che certamente il motore non presenta nulla di quelle caratteristiche next-gen che il Wii, almeno in parte, è in grado di proporre, ed anzi ci troviamo costantemente di fronte ad ambientazioni monotone, texture sporche e slavate, bug grafici a ripetizione non gravi ma evidenti, e personaggi caratterizzati da un numero di poligoni molto basso. Ciò è in parte giustificabile visto il gran numero di nemici che il gioco di tanto in tanto mette su schermo, e senza perdere, cosa estremamente positiva, un frame di fluidità. Manca anche, nell’edizione europea, la possibilità di sfruttare i 16:9 e, se l’esperienza non ci inganna, la visualizzazione a 60 Hz.
L’esperienza sonora infine, se dei dialoghi abbiamo già parlato, può contare su effetti speciali anonimamente nella media e su brani musicali che mescolano elettronica contemporanea e tradizione giapponese, per un risultato che, se in alcune cut scene e nello schermo dei titoli sa essere anche molto piacevole, in game non dà luogo a nulla di memorabile, pur restando accettabile per lo standard degli arcade da sala giochi, genere al quale, in ultima analisi, questo Samurai Warriors Katana più è vicino.

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Come critici, dobbiamo valutare con la massima obiettività possibile il prodotto in questione, e il voto che trovate qui a fianco, di poco superiore alla sufficienza, sembra il migliore compromesso tra la progettazione del gioco, ricca di spunti e di idee, e la sua realizzazione in alcuni punti negativa. Mai però come in questo caso vale il classico “provare prima di acquistare”, perché nonostante tutto Katana è divertente e potreste trovarlo un acquisto azzeccato, se la monotonia connaturata al genere non vi spaventa. Se poi lo reperite a prezzi più bassi, correte pure il rischio: qualche oretta di sano divertimento questo gioco ve la regalerà senz’altro!

Pro Sa essere divertente Ricco di idee Ambientazione interessante Contro Scarsa la realizzazione Fondamentalmente monotono

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