Superman Returns  0

L'eroe più famoso dei comics salva il mondo ma non il DS.

Superman does it better?

Il presupposto alla base dell'intero concept di Superman come "eroe" non è facile da applicare a un qualsiasi videogioco, ed è qualcosa che i programmatori hanno sempre dovuto affrontare e aggirare: Superman è invincibile, invulnerabile, può fare tutto. Come si produce un videogioco dove non può esserci realmente una sfida, se il protagonista non è in pericolo in nessun modo? L'idea alla base di questo Superman Returns per DS è che non è Superman quello in pericolo, ma la sua città, Metropolis. Fin dall'inizio, Metropolis è mostrata come una sorta di scacchiera, divisa appunto in caselle, con tanto di indicatore di energia vitale: ogni casella può essere minacciata in qualche modo dal nemico di turno, e Superman deve spostarsi di casella in casella verso l'obbiettivo, risolvere uno stage del gioco e salvare Metropolis. Ovviamente, più tempo ci si mette a raggiungere l'obbiettivo, più energia perderà la città, e contemporaneamente una volta nello "stage" sarà ancora il tempo il nemico principale del supereroe DC Comics. Potremmo quindi definire Superman Returns come una sorta di "compilation" di mini-game, uno più banale dell'altro: dovremo salvare degli ostaggi o degli uomini in pericolo, spostandoli da un punto all'altro dell'area d'azione, o talvolta dovremo ingaggiare in duelli a "ritmo" alcuni nemici storici della serie a fumetti come Brainiac o Metallo, che Electronic Arts ha pensato di inserire nella cartuccia, visto che Lex Luthor, l'unico avversario di Superman nel film, non era abbastanza anche nel videogioco. E' innegabile comunque che proporre come livello una corsa a tempo per raggiungere il Daily Planet è abbastanza triste, per qualcuno che riporta indietro il tempo girando attorno al pianeta a velocità mach. La cosa più ironica è probabilmente l'elevatissima difficoltà del prodotto, non solo rappresentata dalla scomodità dei controlli, poco reattivi e stranamente complessi anche quando Superman dispone di una sola azione, ma dalla meccanica centrale stessa: sostanzialmente, Metropolis perde energia più velocemente di quanto Superman impieghi a raggiungere gli obbiettivi, e il "game over" sembra costantemente dietro l'angolo.

Il DS e il 3D

La realizzazione tecnica di Superman Returns è estremamente lacunosa, a dimostrazione che il gioco è stato sviluppato in tutta fretta sull'onda del successo del film. Il problema non è tanto il motore poligonale, tutto sommato discreto considerando l'hardware e le idee della Electronic Arts, quanto alcuni difetti trasversali notevoli: vedere una videata di caricamento (?!) con tanto di scritta "Loading" lampeggiante per più di 10 secondi tra una schermata e l'altra, o il lunghissimo e soporifero caricamento iniziale del gioco... sono già pessimi biglietti da visita. Il resto lo fanno i controlli scomodissimi nella loro semplicità, considerando la banalissima meccanica di volo: i dorsali servono infatti a cambiare l'altitudine di Superman quando vola, ma combinarli con la croce direzionale è un'operazione tremenda, quando la telecamera funziona così male. Alle animazioni tutto sommato decenti di Superman e dei nemici, si oppone una realizzazione delle ambientazioni veramente povera: le location mancano di dettaglio e mostrano una palette cromatica estremamente piatta e monotona. Perfino Metropolis, culla della civiltà, è un ammasso di costruzioni poligonali senza un perchè.

Realizzare un videogioco dedicato a Superman è sempre una sfida, ma anche questa volta Clark Kent è stato sfortunato: la cartuccia per DS contiene uno dei peggiori action-game degli ultimi anni, lacunoso nel gameplay e nella realizzazione tecnica, nonostante qualche buona idea che magari sarà sfruttata in futuro da altri giochi. La monotonia visiva e ludica affossano questo tie-in, che come da copione piacerà forse solo a chi ha apprezzato il film e ha meno di 15 anni.

Pro

  • Concept interessante
  • E' pur sempre Superman...
Contro
  • Controlli scomodi
  • Alcuni stage insopportabili
  • Tecnicamente pessimo

Era assolutamente scontato che l'uomo d'acciaio facesse visita alle console per videogiochi, con l'uscita del nuovo film dedicato alle sue gesta, sequel diretto dei lungometraggi interpretati dal compianto Cristopher Reeves: il nuovo Superman ha il volto di Brandon Routh, la sua nemesi è il grande Kevin Spacey nei panni di Lex Luthor, alla regia c'è ora Bryan Singer, insomma cambiano gli attori e il regista ma Kal-el ha sempre un mondo da salvare e in questo caso una donna da riconquistare, la bella Lois Lane (Kate Bosworth). Reduce dalla sfida dei primi due film dedicati agli X-Men, Bryan Singer dirige un blockbuster su Superman cercando di rinnovare il personaggio e contemporaneamente realizzare un "superhero movie" lontano dai canoni dell'azione pura senza riflessione o trama. Questo però non cambia il fatto che Superman è un super-eroe, che un videogioco può essere prodotto e che solo il marchio può vendere tantissimo. Morale della storia? Ecco l'ennesimo, pessimo tie-in.