The Legend of Zelda: Twilight PrincessThe Legend of Zelda: Twilight Princess 

Nintendo torna con una delle sue serie più apprezzate per raccontarci una nuova, esaltante, indimenticabile, splendida storia.

Critichiamola, amiamola, restiamone indifferenti o facciamocene coinvolgere, in ogni caso la N-difference è qualcosa che esiste. A metà strada tra il capolavoro di marketing, la adorazione incondizionata dei fan e l’effettiva elevata qualità dei prodotti col brand Nintendo si trova infatti questa specie di “magia” che rende la presentazione, lo sviluppo e infine il debutto sul mercato di alcuni prodotti della casa di Kyoto un qualcosa di davvero unico e speciale all’interno del mondo dei videogames. Oggi, in contemporanea con il debutto del Wii, possiamo assistere ad una delle migliori, più esplosive e brillanti espressioni della N-difference; stiamo parlando, ovviamente, di The Legend of Zelda: Twilight Princess.

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Wii love Link
Fin dal trapelare delle prime immagini e informazioni, per poi passare ai comunicati stampa e ai filmati, Twilight Princess ha calamitato su di sè un’attenzione particolare; d’altra parte si trattava a tutti gli effetti del “vero” Zelda che una gran parte dei fan avrebbe voluto al posto del coraggioso e -fin troppo- criticato Wind Waker, mal digerito nella sua veste grafica in cel shading da chi aveva in mente un Link realistico e maturo. Se si esclude quindi l’altrettanto coraggioso e non molto amato Majora’s Mask, questo Twilight Princess è stato inquadrato già dal principio come il vero erede del capolavoro assoluto Ocarina of Time. Un peso enorme portato però sulle spalle in maniera brillante, e che ha saputo resistere tanto ai numerosi ritardi quanto alla notizia, allo scorso E3 di Los Angeles, del dirottamento del progetto da Gc a Wii (nonostante l’edizione per cubo abbia continuato a sopravvivere con una pubblicazione in semi-contemporanea). Il risultato di tutti questi mesi di programmazione? Un “mostro” da 50-60 ore di gioco, un’avventura colossale destinata a rapire i giocatori di tutto il mondo per molto tempo all’interno di un universo ai più estremamente familiare, ma non per questo privo di fascino e attrattiva. Anzi. Ma andiamo per ordine, partendo dalla trama che anche questa volta è destinata a rendere un normalissimo ragazzo abitante di un piccolo e tranquillo villaggio in un eroe leggendario. Il regno di Hyrule è minacciato da una oscurità che ne ha avvolto ogni angolo, trasformando gli abitanti in spiriti impauriti e popolando il territorio di mostri malvagi. Uno scenario drammatico, che si accompagna ad uno svolgimento delle vicende spesso sorprendente per le tematiche trattate, che potremmo definire più complesse ed “adulte” rispetto agli standard della serie. Dopo una classica e leggermente noiosa (quanto però doverosa) fase introduttiva in cui vengono spiegati i rudimenti del sistema di controllo e delle meccaniche di gioco, Twilight Princess inizia ad ingranare la marcia con una serie di colpi di scena non di poco conto. Lungi da noi volervi togliere il gusto della sorpresa, ci limiteremo a toccare i punti già noti come la trasformazione in lupo del giovane protagonista, che nella sua prima realizzazione di fatto segna il punto di distacco tra il Link “ragazzino” e il Link “eroe”. Un mutamento sconvolgente, che si accompagna alla conoscenza di Midna, una specie di bizzarro essere di ombra destinato ad accompagnare ed aiutare il giocatore lungo l’avventura, confermando una sorta di “tradizione” dei precedenti episodi. La trasformazione in lupo sarà l’unica maniera che avrà Link di affrontare inizialmente il regno oscuro; tale status ovviamente porta con sè delle limitazioni (l’impossibilità di usare oggetti e armi su tutte) ma anche vantaggi rispetto alla condizione umana. L’agilità di poter raggiungere zone inaccessibili, per esempio, ma soprattutto la presenza dell’”istinto” per poter seguire tracce, rilevare gli odori familiari e via dicendo.

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Una vita da mancino

Il sistema di controllo di Twilight Princess per Wii può causare qualche problema in più ai giocatori mancini. La necessità infatti di dover affidare alla mano destra, ovviamente meno precisa, lo spostamento del personaggio o l’utilizzo del Wiimote può creare qualche imbarazzo in situazioni particolarmente impegnative, come il salto tra le piattaforme o la gestione del mirino. Invertire i due controller di mano è una soluzione un po’ macchinosa e non sempre praticabile. In generale tale “problema” con ogni probabilità si andrà a ripresentare con tutti i giochi per Wii caratterizzati da una certa complessità nell’interfaccia; mancini di tutto il mondo, siete avvisati!

Viva la tradizione

Twilight Princess, l’abbiamo detto, è il seguito “ideale” di Ocarina of Time, e i richiami al fantastico episodio per N64 sono numerosi. C’è Epona, c’è il dungeon della foresta (così come molti altri “storici”), c’è la grafica realistica, e così via, ci sono numerose situazioni che sembrano voler chiaramente fare un passo indietro dalla strada della sperimentazione per andare invece incontro in maniera sicura ai desideri degli appassionati della serie. Questo capitolo di Zelda si può quindi senza dubbio definire meno “coraggioso” nel senso stretto del termine, rappresentando almeno inizialmente il desiderio di tornare alla tradizione per perfezionarne ogni aspetto. Ed infatti la perfezione sembra essere l’unico concetto associabile all’incredibile capacità che Twilight Princess dimostra di collegare sapientemente ogni situazione ed ogni azione all’interno di un mondo enorme, vastissimo, ma forte di una coesione assoluta. Ora dopo ora, di fronte al giocatore continuano a spalancarsi nuove opportunità, nuove motivazioni per tornare in luoghi già visitati o per spostarsi in terre inesplorate; benché il gioco sia in definitiva diviso in grossi tronconi, tutto contribuisce a dare la sensazione di un’amalgama complessiva senza eguali. Tutto ciò non solo grazie alla genialità dei level designers, ma anche ai creativi che hanno scritto una storia di livello tanto elevato da mantenere costante l’interesse e le motivazioni lungo tutta la lunga avventura. Un coinvolgimento quindi pressochè totale, che rende chiara la bontà della produzione Nintendo. Parlavamo, in precedenza, dei dungeon, da sempre uno degli elementi caratteristici della saga di Zelda; all’interno di essi vanno in estrema sintesi risolti una serie di enigmi fino a raggiungere l’immancabile boss. Sulla qualità dei dungeon c’è poco da dire, dal momento che si confermano eccellenti esempi di game design pur con qualche leggero calo di tono di una manciata di occasioni; irritante risulta solamente l’arcaico sistema di salvataggio, che obbliga sempre a ripartire dalla prima stanza pur con gli enigmi già risolti. I boss meritano invece una menzione, rappresentando di fatto uno dei momenti ludici più alti che un videogiocatore possa vivere nella propria carriera; le enormi dimensioni, la varietà negli attacchi e la necessità di scoprirne i punti deboli per poterli abbattere portano con sè diverse similitudini con quel Shadow of the Colossus che ha fatto proprio di tale esperienza il suo fulcro, ispirandosi e sviluppando a sua volta il suddetto aspetto da Ocarina of Time. Ed esattamente come il titolo Sony, abbattere uno di questi enormi mostri porta con sé una soddisfazione che è difficile descrivere a parole.

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Wii?

Uno dei grossi punti interrogativi al momento dell’annuncio della versione per Wii di Twilight Princess è stato ovviamente come un progetto nato e sviluppato per Gamecube potesse adattarsi alle diverse potenzialità e soprattutto al differente sistema di controllo della nuova console Nintendo. Per quanto riguarda la componente tecnica, il nuovo Zelda è uno splendido, a tratti incredibile titolo per Gc. Questo significa che è meglio dimenticare la complessità poligonale e la qualità delle texture delle console di nuova generazione; non è raro imbattersi in qualche spigolo di troppo o vedere la definizione crollare avvicinandosi ad oggetti e ambientazioni. Ma francamente pensare il contrario sarebbe stato assurdo, visto che Nintendo è stata sempre molto chiara da questo punto di vista. Le differenze tra Wii e GC sono infatti limitate alla presenza dei 16:9 sulla nuova console e pochissimo altro. Ma chiunque sia in grado di fare lo sforzo -o presunto tale- di osservare la grafica dal punto di vista artistico, potrà godersi un autentico spettacolo capace davvero di non temere confronti. Se le ambientazioni offrono una varietà ed una cura eccellenti, è senza dubbio nella rappresentazione dei personaggi, Link in primis, che i grafici si sono superati riuscendo a donare il soffio della vita in ognuno di essi. Il sonoro invece può prestare il fianco a numerose critiche, a cominciare dal contributo che brani orchestrati avrebbero potuto portare nell’esperienza di gioco complessiva rispetto ai midi che invece costituiscono l’accompagnamento musicale. Eccellenti, epici e coinvolgenti, sia chiaro, ma evidentemente limitati da una scelta non al passo coi tempi; in tal senso si fa quindi sentire lo sviluppo su Gc, coi limiti di capacità che i mini dischi devono considerare. L’assenza del doppiaggio appare invece nel complesso meno incisiva: molto meglio non sentire parlare i personaggi, che dover accettare voci magari di qualità non pari al resto del gioco. Parlando invece del sistema di controllo, è evidente come Twilight Princess non sia stato sviluppato attorno al Wiimote + Nunchuk; nella maggior parte dei casi infatti il controller viene utilizzato in maniera classica, e il puntamento a schermo è richiesto praticamente solo per mirare ad esempio con alcune armi (tipo fionda, arco, boomerang ecc), per la splendida pesca -un autentico gioco nel gioco- e poco altro. In realtà la gestione della spada è stata delegata al Wiimote, ed infatti è necessario scuoterlo sia per sguainarla che per dare un colpo. Ma la necessità di compiere tale azione in contemporanea con la pressione di un tasto o dello stick per realizzare i fendenti più complessi e la non identità tra il movimento del proprio braccio e quello di Link rende il tutto poco più di una feature marginale. Va considerato inoltre che più in generale gli scontri con le creature che popolano il mondo di Twilight Princess sono nella maggioranza dei casi decisamente poco impegnativi, rendendo l’aspetto del combattimento un po’ poco equilibrato anche in chiave dei numerosi colpi a disposizione di Link. Piuttosto irritante è infine l’impossibilità di gestire manualmente la telecamera, specialmente in occasione dei passaggi che richiedono maggiore precisione; l’unica alternativa è premere Z per riallineare il tutto dietro alle spalle del protagonista. Rapida menzione per il piccolo speaker presente nel Wiimote, che riproduce alcuni degli effetti sonori con un risultato nel complesso piacevole nonostante la scarsa qualità dell'audio da esso offerto.

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Zelda su Cubo

Twilight Princess su GameCube è tutto il contrario della versione su Wii. Almeno se si fa riferimento alla conformazione delle mappe, dato che queste sono tutte specchiate e che qualsiasi oggetto, casa o personaggio si trovi a destra, su Cubo si trova a sinistra. Questa, insieme alla mancata possibilità di visualizzare la grafica a 16:9, una minor pulizia video, ma con in più la Free Camera, è la differenza più evidente a livello visivo. Il resto lo fa il Wiimote con le sue funzionalità che rendono il tutto più intrigante. Tagliare l’erba con Link alla caccia di cuori e rupie l’avrete fatto mille volte, ma non come su Wii, così come accade per mirare con l’arco od andare a pesca. Fin dal lungo tutorial, la curiosità di scoprire tutte le diavolerie possibili con il telecomando rendono Twilight Princess un’esperienza ancora più gratificante. Detto questo, la versione per Cubo mantiene intatto tutto il fascino e le qualità di un gioco in grado di regalare grandissime emozioni. La scelta della console su cui giocarlo, probabilmente, dipende dalla vostra voglia di Wii. Se vi serviva un piccolo incentivo all’acquisto, i fendenti del Wiimote finiranno di convincervi, senza dubbio. Altrimenti, non abbiate paura perché l’ultima avventura di Link è meravigliosa anche su GameCube.

Antonio Jodice

Commento

Twilight Princess è il capolavoro che stavamo aspettando? In una parola, sì. Ciò che sorprende dell’opera di Nintendo è, sopra a tutto, la capacità di fornire un esempio scintillante di game design, rendendo un mondo enorme e una avventura da oltre 50 ore sempre, ripetiamo sempre solida, coinvolgente, intrigante e soprattutto perfettamente collegata in ogni suo frangente grazie anche ad un accompagnamento narrativo che è un vero trionfo. Detto questo, è però necessario sottolineare come Twilight Princess non sia un capitolo innovativo della serie, puntando invece su un raffinamento di gran parte degli aspetti che hanno reso grande Ocarina of Time e andando così incontro in toto alle richieste dei fan. Il passo in avanti sarà probabilmente decretato dal prossimo episodio, quello costruito davvero attorno al Wiimote e che ne sfrutterà le caratteristiche per creare nuove situazioni di gioco, invece di chiedergli di adattarsi controvoglia a quelle già esistenti. Ma fino ad allora, Twilight Princess è senza ombra di dubbio il miglior Zelda mai realizzato, e un acquisto obbligato per ogni amante dei videogiochi.

Pro Il miglior Zelda mai realizzato Incredibile coesione di ogni elemento Aspetto grafico artisticamente sublime Contro Tecnicamente non sfrutta il potenziale del Wii Innovazione molto limitata Sistema di controllo non impeccabile

La guida ufficiale firmata Nintendo

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