XIII  8

Vi siete mai svegliati su una spiaggia con tre colpi di proiettile nella schiena e una bionda mozzafiato che viene a soccorrervi? Allora questa potrebbe essere la vostra volta buona, magari anche senza i tre proiettili piantati nel vostro fondoschiena. Ubisoft ci mostra come fare...

'Cause no one lives forever.

Ciò che rendeva grande la serie di No One Lives Forever erano la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi e la trama sufficientemente articolata. XIII fa proprio dell’intreccio narrativo uno dei suoi cardini principali e la costruzione del racconto avviene anche tramite buoni colpi di scena e flashback che mostrano una realtà spesso differente da quella che pensavamo di essere riusciti a ricostruire, documenti che svelano poco alla volta retroscena sul nostro personaggio e identità degli antagonisti. L’accento viene posto maggiormente sul protagonista e c’era da aspettarselo. Di conseguenza i personaggi che ci circondano risultano poco approfonditi e forse anche per questo sono stati caratterizzati al massimo tramite alcuni efficaci espedienti da fumetto (vedi il boss dell’FBI senza un braccio, ma che criteri di assunzione adottano al bureau?).

'Cause no one lives forever.

Una cosa che mi ha molto colpito è la regia che giostra tutta la trama presentandola in maniera impeccabile. I flashback, a cui accennavo poche righe sopra, compaiono all’improvviso non appena ci troviamo in un luogo che per caso ci ricorda qualche avvenimento passato oppure nel momento in cui si parla con qualche personaggio con cui abbiamo avuto a che fare prima dell’incidente. I flashback sono segnalati da un fantastico espediente grafico (date un occhio agli screenshot qua intorno) e durante il loro manifestarsi ci è permesso di interagirvi, come accade negli incubi di Max Payne, tanto per dare l’idea. Questo espediente contribuisce al calarsi nei panni scomodi dell’agente numero XIII, tanto quanto le bellissime sequenze animate tra un livello e l’altro. Le sequenze sono state studiate per assumere la forma del fumetto bidimensionale e a tratti le scene in un riquadro prendono vita per porre l’accento su un’azione particolare. Nel momento in cui l’azione si interrompe, molto spesso la scenetta e l’animazione ripartono in un altro riquadro. I riquadri stessi sono in movimento, creando un effetto grafico molto convincente che ricorda certe scelte di regia oggi tornate molto di moda: avete presente Ocean Eleven? Le sequenze d’intermezzo per così dire? Qualcosa di molto simile.

Il beautycase della spia.

Prima ho citato NOLF per le somiglianze a livello di ambientazione, tanto per dire anche qui avremo i cattivi clonati, tutti vestiti alla stessa maniera, come in NOLF. Ma soprattutto il gameplay costituisce il vero punto d’incontro dei due titoli, infatti anche XIII è una sorta di FPS con moltissimi elementi stealth come la nota serie di Miss Archer. Seppur qui si impersona una sorta di macchina assassina che poco si avvicina al prototipo sculettante in tutina aderente presentatoci dalla serie concorrente, molto spesso saremo tenuti ad agire in maniera quantomai discreta, senza far presagire al nemico la nostra presenza. Allo scopo avremo tutta una serie di gadget specifici: pugnali da lancio, balestre, suppellettili e oggetti d’arredamento vario. La balestra è uno strumento molto elegante, ma fracassare una sedia in testa alla guardia di turno è vagamente più esilarante, anche se dubito che nel mondo reale questo vi possa realmente evitare di far rumore… al limite provatelo a casa sui vostri fratellini minori. Un accessorio che ho trovato molto divertente da usare è il rampino da lanciare con annesso meccanismo automatico e verricello, vi consentirà di scalare le pareti più impervie, ma può essere usato solamente in determinati punti che vi verranno segnalati. La cosa buffa è che molto spesso potrete solamente attaccarvi a dei ganci sporgenti di metallo che sembrano pullulare ovunque, persino in un canyon nel deserto qualcuno si è divertito a inchiodare questi supporti in ogni dove, poco male: easy money per voi.

Hey guardatemi! Sono qui!

Avrete capito che in un gioco con una presentazione del genere il nocciolo del gameplay lo fa l'IA, se le reazioni del nemico fossero ben proporzionate alle vostre azioni la giocabilità sarebbe ben bilanciata e consentirebbe un'azione fluida e moderatamente impegnativa. Purtroppo qualche noticina dolente invece c'è. Ci sono volte in cui potrete strisciare come una mangusta verso la guardia girata di spalle, non fare il minimo rumore, essere sul punto di colpirla alla nuca con un colpo secco e questa maledetta si gira e vi riempie di legnate. Insomma, come se avesse percepito variazioni nella Forza o come se voi aveste mangiato troppo piccante la sera prima, mentre paradossalmente altre volte vi muoverete indisturbati in mezzo a corridoi affollati da torme di cattivissimi che non vi degneranno di uno sguardo. In compenso il nemico reagisce adeguatamente se voi abbattete qualcuno vicino a lui, si insospettisce se trova i suo colleghi fatti a pezzi e sparsi per il livello e se non vi trova dopo un certo lasso di tempo torna alle sue mansioni commentando l'accaduto. Al momento dell’ingaggio vero e proprio, invece, sono di nuovo grasse risate e sinceramente, a livello medio di difficoltà, potete permettervi di correre in monopattino per i livelli scaricando chili di munizioni a piacere: modello di armi arcade e intelligenza suicida nemica a livello di Quake, nulla di impressionante insomma, soprattutto visti gli inevitabili paragoni con mostri sacri del genere "stealth" come la serie di Thief e il già citato NoLF.

Hey guardatemi! Sono qui!

Consoliamoci con l'interfaccia estremamente semplice e intuitiva e un sistema banale, ma efficacissimo, per rendervi la vita facile nella soluzione dei pochi e semplici "enigmi" presenti. Ubisoft non ci lascia vagare in cerca di un pixel da cliccare tra tonnellate di pixel inerti, bensì ogni oggetto con cui sarà possibile interagire verrà evidenziato da un rettangolo bianco nel momento stesso in cui lo avrete nella vostra visuale, un sistema facile e pratico.

Una questione di stile.

E di stile questo gioco ne ha da vendere. Il motore grafico che ha animato Unreal 2 ritorna completamente editato per muovere un mondo intero fatto di cell-shading. Una tecnica particolare introdotta dalle schede video di ultima generazione, che nel caso particolare di XIII ha consentito di sviluppare l'intero gioco come fosse una sorta di "fumetto animato". L'effetto è decisamente notevole, ben si adatta con l'atmosfera del gioco e contribusice in modo decisivo all'atmosfera da noir, tanto cara ai fan di Diabolik e simili. Le animazioni in un certo senso sono proporzionate all'aspetto estetico, nel senso che seppure a tratti vagamente rigide si inquadrano bene nell'atmosfera da vignetta che pervade il prodotto Ubisoft, di conseguenza se ne potrebbe pure dedurre che siano stato concepite così apposta. Luci, effetti di fumo particellari e cotillon vari arricchiscono il panorama molto vario di ambientazioni, che spinge il giocatore a procedere non solo per conoscere un nuovo pezzo di trama, ma anche per vedere le nuove locazioni in cui si sviluppa l'avventura dell'agente numero XIII. In più come non citare la trovata di aggiungere ai rumori prodotti dal nostro e dai vari antagonisti un'onomatopea a video? Sembra di essere tornati davanti alla televisione con gli episodi di Batman (tadadadadadadada... Batman! ehm) interpretati da Adam West e ogni volta che si produce un rumore particolare esso viene scritto, come in un fumetto, sullo schermo: ancora un punto in più all'atmosfera. XIII è un gioco con il senso dell'autoironia e spesso non si prende troppo sul serio nonostante la trama cupa, piccoli intarsi umoristici alleggeriscono spesso le sanguinose missioni e i dolorosi flashback, guardie che litigano tra loro, che cantano, programmatori rinchiusi in manicomio perchè non hanno fatto in tempo a consegnare le patch per un programma... sono tutti piccoli inserimenti che riescono a divertire e stupire, nonostane l'azione veloce ogni tanto merita spiare i dialoghi degli avversari: fatelo e spesso assisterete a succose scenette, molto ben azzeccate. Tutto questo impasto si amalgama anche grazie alla splendida colonna sonora ricca di tracce lounge e acid jazz che danno al gioco un certo "tiro groovy" che calza a pennello con i colori della grafica, il design e il tipo di azione. Non occorrerebbe aggiungere che la colonna sonora è dinamica rispetto all'azione e che quindi cambia a seconda di quello che fate, ma è un dettaglio che merita essere citato.

Commento

Non credo, sinceramente non credo possa esserci là fuori qualcuno a cui questo gioco non vada a genio del tutto. Lo ammetto, mi sono fatto coinvolgere mi è piaciuto parecchio e credo che chiunque ami gli FPS di spessore sarà d'accordo con me. C'è pure il multiplayer e nonostante non abbia avuto modo di provarlo "live", ma soltanto con i bot a disposizione, devo dire che l'impatto è stato sufficientemente positivo. Si potrebbe dire che la giocabilità in multy di XIII assomigli parecchio a quella della serie di mod chiamata Action per i vari giochi già sul mercato (Half-Life in testa): veloce, pseudo realistico e adrenalinico, niente male, ma fuori portata per chi preferisce scontri più simulati e tattici. Il singleplayer è un piccolo gioiello, è un mio parere personale, ma a livello di trama e giocabilità supera di gran lunga il super blockbuster di questo periodo: Max Payne 2 (sento già i cori di "buuuh", comparate la giocabilità poi ne riparliamo). E' originale, è coinvolgente è qualcosa di fresco in un panorama che diventa di mese in mese più stantio del pane che tengo in credenza da due mesi e mezzo. Il neo più evidente potrebbe essere cosituito dall'IA e questo mi crea grossi problemi morali nell'assegnazione del voto finale... mezzo punto in più o mezzo punto in meno? Sarò severo, via mezzo punto soprattutto a causa del confronto perso con No One Lives Forever. Se però siete anche voi fan delle belle trame, delle trovate originali e dei film di Soderberg dategli a ragione un bel nove, poichè XIII entra di diritto nel corto elenco dei titoli più intriganti degli ultimi anni.

Pro:

  • Originale
  • Trama intrigante e ben girata
  • Alta giocabilità
Contro:
  • IA non sempre ottimale
  • Mutiplayer non memorabile
  • Prima o poi finisce

Spy vs spy.

Spy stories con trame complesse e ingarbugliate, roba da doppio se non triplo colpo di scena che dopo dieci minuti sei costretto a tenere il segno della trama su un blocco d’appunti formato A3 per avere lo spazio di disegnare diagrammi che ricostruiscano quello che ti trovi a seguire. Mi sono sempre piaciute queste storie, magari se ambientate classicamente in uno scenario internazionale, zeppo di personaggi folcloristici e inseguimenti attraverso intere nazioni. XIII in un certo senso ha un qualcosa di tutto ciò nonostante si ambienti all’interno degli Stati Uniti. XIII è il tassello di un puzzle immenso ed abnorme, composto da venti numeri, venti personaggi oscuri che approfittano delle loro posizioni di potere per guidare un’enorme complotto politico che nasce con l’omicidio del Presidente. XIII siamo noi, ed è l’unica cosa che ci sia concessa di sapere all’inizio del gioco. Così ha inizio la trama del gioco Ubisoft, su un litorale californiano una bagnina, che sembra presa dalla scuderia di Baywatch, ci recupera non appena la marea trascina il nostro corpo sulla riva. Ci hanno sparato tre colpi a bruciapelo, ma siamo ancora vivi e mentre veniamo accompagnati verso un ricovero strani flashback cominciano a gettare lampi di luce sulla memoria ottenebrata dall’incidente. Da qui a pochi minuti saremo coinvolti a ritmo serrato in una selvaggia caccia all’uomo e in un intrigo politico su scala nazionale e per ora non vi dirò altro.