Giorgia Meloni ha presentato all'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) una domanda per registrare la propria voce come marchio. L'iniziativa, depositata il 5 ottobre 2026 e confermata dal suo ufficio, nasce nel contesto della crescente diffusione di contenuti manipolati con l'intelligenza artificiale.
La domanda contiene una registrazione audio di quattro secondi nella quale la presidente del Consiglio pronuncia due volte la frase "Io sono Giorgia Meloni". Si tratta dell'espressione diventata particolarmente riconoscibile dopo un intervento a un comizio del 2019 e successivamente utilizzata anche come titolo dell'autobiografia pubblicata nel 2021.
La voce di Meloni nel mirino dei deepfake
La richiesta arriva dopo diversi episodi di contenuti falsificati che hanno utilizzato l'immagine della premier. Negli ultimi anni sono circolate online immagini manipolate presentate in alcuni casi come autentiche, compresa una fotografia pornografica contraffatta. Meloni ha più volte denunciato l'utilizzo di questi contenuti e invitato gli utenti a verificare le informazioni prima di condividerle.
La registrazione di una voce come marchio è prevista dal sistema europeo della proprietà intellettuale. L'EUIPO considera infatti il marchio sonoro una categoria specifica, composta esclusivamente da un suono o da una combinazione di suoni, e prevede anche la possibilità di depositare file audio.
Questo tipo di tutela, però, non significa che un'eventuale approvazione impedirebbe automaticamente a un sistema di IA di riprodurre o imitare la voce di Meloni. Il marchio potrebbe invece aggiungere un ulteriore strumento giuridico contro determinati utilizzi non autorizzati. La domanda, comunque, è ancora in fase di esame presso l'EUIPO.
Il caso si inserisce in una questione più ampia, perché gli agenti IA e i sistemi di generazione audio rendono sempre più semplice creare registrazioni nelle quali una persona sembra pronunciare frasi mai dette. Per una figura pubblica, distinguere un contenuto autentico da una manipolazione può diventare particolarmente complesso.
La premier aveva già intrapreso un'azione legale sul tema. Nel 2024 ha avviato una causa civile contro un uomo residente in Sardegna, accusato di aver creato e pubblicato online immagini pornografiche generate artificialmente utilizzando il volto di Meloni. Il procedimento è tuttora in corso.