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Tomb Raider: Legend

Ci voleva proprio un team di programmatori del tutto nuovo per far risplendere la stella di Lara Croft? Scopritelo nella nostra recensione...

RECENSIONE di Andrea Palmisano   —   21/04/2006
Tomb Raider: Legend
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Tanto fumo e tanto arrosto

Il primo Tomb Raider è stato un enorme successo, nonchè una autentica molla che ha spinto milioni di persone ad acquistare le “nuove” console; Lara era una figura chiaramente indirizzata al pubblico maschile, ma apprezzata anche da quello femminile, e supportata da un gioco senza dubbio valido e per certi versi rivoluzionario. La meccanica sviluppata da Core Design era inoltre stimolante e appagante, mettendo in secondo piano un sistema di controllo legnoso e poco pratico. Ma all’epoca andava assolutamente bene così. Ovviamente Tomb Raider non poteva che essere il primo di una lunga serie, con un secondo episodio di buona qualità che raffinava la formula originale e un terzo davvero troppo statico e poco ispirato. Il traballante successo della povera Lara ha conosciuto poi il colpo di grazia a causa del pluririmandato e infine purtroppo pessimo esordio su next-gen, con quell’ Angel of Darkness per Ps2 e Pc che è costato anche il posto ai programmatori di Core Design. Serviva evidentemente un colpo di spugna, ed Eidos ha deciso quindi di affidare il gravoso compito della risurrezione di Miss Croft a Crystal Dynamics, team messosi in luce con la intrigante serie Legacy of Kain. Fino a qui la premessa. Ora che finalmente Tomb Raider Legend è disponibile per Pc, Ps2, Xbox e Xbox 360, i fan della pettoruta archeologa inglese possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: l’operazione è riuscita.

i fan della pettoruta archeologa inglese possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: l’operazione è riuscita

Tanto fumo e tanto arrosto

La trama che giustifica questa ennesima scorribanda non è, in realtà, di quelle da ricordare negli annali: in sintesi, tutto inizia con la ricerca, da parte di Lara, dei motivi della misteriosa morte della madre, avvenuta diversi anni prima quando l’eroina era ancora una bambina. In seguito il tutto prende strade estremamente differenti, che preferiamo non anticipare per non rovinare la sorpresa a chi ha intenzione di giocare questo capitolo. Ciò che invece siamo più che lieti di rivelare è che, finalmente, la serie si è liberata di un sistema di controllo assolutamente anacronistico, in favore di un’altro rinnovato e al passo coi tempi. Niente più griglie invisibili o salti da calibrare al millimetro, nè morti improvvise a causa di una reattività pachidermica; il lavoro dei programmatori statunitensi in tal senso è sicuramente valido, permettendo al giocatore di compiere tutti i movimenti in maniera immediata e piuttosto naturale una volta fatta un minimo di pratica. Il ventaglio di azioni disponibili è stato decisamente incrementato, senza però appesantire lo sforzo di chi comanda la protagonista; per esempio è possibile, tramite tramite la pressione di un tasto, aumentare la velocità di superamento dei passaggi in cui Lara è aggrappata ai bordi di un oggetto, rendendoli così meno tediosi. Più in generale tutte le azioni effettuabili appaiono maggiormente coese, naturali e immediate, con un importante riflesso nella godibilità del gioco. Ovviamente sono state riviste pesantemente anche le fasi di combattimento; oltre alle armi da fuoco presenti, piuttosto convenzionali e in linea con quelle che la serie ha sempre proposto, è stato particolarmente ampliato il corpo a corpo. Non solo con calci e scivolate a disposizione dell’atletica archeologa, ma anche un colpo di matrixiana memoria col quale Lara utilizza il nemico come sponda per spiccare un salto in slow-motion, salvo poi riempire di piombo il malcapitato. Una gradevole aggiunta sta nella presenza di alcuni elementi interattivi dello scenario, come casse esplosive o serbatoi pieni di benzina, evidenziati dalla presenza di una icona e ovviamente pronti ad essere colpiti. Marginale invece l’inclusione delle granate, non particolarmente efficaci nè divertenti da usare.

Tomb Raider: Legend
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Brand new Lara

Consapevoli della volontà dei fan della serie di tornare ad ambientazioni selvagge e alla ricerca di antichi reperti, i programmatori hanno adottato questo tipo di location in gran parte dell’avventura. Un level design interessante e mai dispersivo rappresenta sicuramente uno degli aspetti meglio riusciti della fatica di Crystal Dynamics, così come l’inclusione di puzzle non particolarmente complicati nè ingegnosi, ma divertenti e per certi versi “nuovi” all’interno del contesto di quanto finora proposto dalla serie Tomb Raider. Non mancano nemmeno alcuni dei quick time event “alla Shen-Mue”, ovvero sezioni in cui è necessario premere rapidamente i tasti indicati su schermo per permettere la sopravvivenza dell’eroina. In generale, chi ha giocato alla serie Legacy of Kain non potrà che notare qualche somiglianza nello spirito del gioco; una influenza benefica, che ha trasportato l’importante franchise di Eidos lontano dal baratro in cui aveva più che seriamente rischiato di cadere. In un quadro quindi positivo va però purtroppo segnalata la presenza di sezioni di intermezzo a bordo di una motocicletta, una Ducati per la precisione, davvero improbabili e sostenute da una meccanica totalmente arcade da dimenticare. Per fortuna sono solo un paio, piuttosto brevi, ma che stonano di fronte alla generale cura che traspare dal resto dell’avventura.

chi ha giocato alla serie Legacy of Kain non potrà che notare qualche somiglianza nello spirito del gioco

Brand new Lara

Dal punto di vista grafico, è evidente che Tomb Raider Legend sia un gioco nato e cresciuto con in mente le console “current-gen”, ovvero Ps2 ed Xbox; le architetture, la ricchezza di dettaglio e il numero di poligoni sono infatti assolutamente ottimi per tali hardware, mentre giocoforza deludono una volta inquadrati su piattaforme di ben altro potenziale come Pc e Xbox 360. Queste ultime versioni sono ovviamente le migliori, con una solida fluidità e una manciata di effetti grafici in più, ma di certo non le più appaganti. Ciò nonostante l’ultima avventura di Lara Croft è anche dal punto di vista estetico un prodotto positivo, che trova i suoi elementi di maggior interesse nelle animazioni della protagonista, davvero esaltanti. Da rivedere invece la gestione della telecamera, che troppo spesso necessita correzioni da parte del giocatore bloccandosi su punti di vista inutilizzabili. Competente anche il sonoro, senza però infamia nè lode particolare. E’ un peccato che Tomb Raider Legend sia un gioco particolarmente breve, seppur intenso; i giocatori esperti e gli appassionati della serie non impiegheranno più di 7 o 8 ore per raggiungere i titoli di coda, con l’unico debole stimolo alla rigiocabilità derivante dalla possibilità di sbloccare abiti, filmati ed extra di questo tipo.

Tomb Raider: Legend
Tomb Raider: Legend
Tomb Raider: Legend

Commento

Tomb Raider Legend è esattamente quello che avrebbe dovuto essere, e non è stato, Angel of Darkness. Un reale passo in avanti della serie, un progresso sotto ogni punto di vista che abbandona finalmente gran parte degli elementi che erano invecchiati male, se non malissimo, nel corso degli anni. Crystal Dynamics ha fatto tesoro dell’esperienza della serie Legacy of Kain, proponendo una interpretazione di Tomb Raider al passo coi tempi, ma anche fedele agli aspetti chiave che hanno decretato il successo dell’archeologa. Un mix riuscito, che trova i suoi punti deboli principalmente in una telecamera poco intelligente e in una eccessiva brevità complessiva. Ma Eidos può essere soddisfatta, così come i fan della serie, perchè questa è senza dubbio la strada giusta da seguire.

Pro

  • sistema di controllo reattivo
  • buona veste grafica
  • è la strada giusta da seguire
Contro
  • telecamera poco intelligente
  • fin troppo breve
  • sonoro migliorabile

Multipiattaforma

La situazione è quella facilmente immaginabile, con le versioni 360 e Pc migliori dal punto di vista estetico ma solo grazie ad un frame rate più stabile, texture di maggior qualità e qualche effetto extra. Nulla per cui valga la pena strapparsi i capelli, e scegliendo le edizioni Ps2 o Xbox di certo non si rimpiangerà troppo quelle "superiori".

Tra i temi più interessanti legati all’ultimo decennio del mondo dei videogames, figura senza dubbio la crisi dei “personaggi”, ovvero di quelle autentiche icone capaci di creare schiere di fan e trascendere dal limitato ambiente del videogioco stesso. Da Playstation in poi, ovvero dalla massificazione del mercato, i “vecchi” personaggi hanno fatto fatica a trovare spazio; ma non si è trattato di un ricambio generazionale, quanto di un appiattimento creativo nei confronti dei protagonisti in favore di un maggiore interesse verso lo sfruttamento del nuovo ambiente tridimensionale. Ovviamente le eccezioni non sono mancate, e Lara Croft è sicuramente una di queste. D’altra parte come si potrebbe altrimenti definire un fenomeno che ha invaso le copertine di giornali di ogni tipo, dato origine a due pellicole cinematografiche, modificato i dettami della moda e spinto le donne a interventi di chirurgia plastica?