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Il mercato dei videogiochi è ciclico e fortemente basato sulle mode, da sempre. Esce un gioco di successo, ed ecco spuntare una ridda di cloni e copie più o meno spudorate. Se poi il capostipite è particolarmente valido la cosa continua e nasce un genere tutto nuovo. Insomma, non fa una grinza, son normali leggi del mercato. Così come è una normale legge del mercato che interi generi, non più apprezzati (e acquistati) dall'utenza, scompaiano o si ridimensionino fortemente, in attesa di ipotetici ritorni di fiamma. Triste? Un po'. Personalmente vorrei mi facessero più giochi in dueddì, bella roba vecchio stile. Platform, shoot'em up, picchiaduro: quella roba lì. Roba che vende qualche decina di migliaia di copie nella migliore delle ipotesi, cifre che giustificano a malapena l'impegno dei soliti irriducibili (leggi Treasure e pochi altri). Ma son contento così, qualcosina esce.
Un po' diverso invece il discorso sul genere della avventure grafiche, quelle con la classica interfaccia punta e clicca che mi facevano perdere il sonno a inizio anni '90. Quelle praticamente non esistono più. A decretarne la fine, certo, è stato il mercato: hanno smesso di vendere e nessuno le fa più. Limpido, per carità. Ma fa riflettere l'ostinazione con cui (soprattutto) chi il genere ha contribuito a inventarlo e renderlo grande faccia di tutto per evitare di riportarlo in auge. Insomma, quando LucasArts allo scorso E3 ha annunciato ufficialmente un nuovo Sam & Max la gioia era alle stelle, ora è alle stelle la depressione, dopo che il titolo è stato cancellato in sordina. Motivo? "Visto l'andazzo del genere, non avrebbe venduto".
Diamine, ma almeno provateci...

Mauro Fanelli, responsabile editoriale area Console.

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