Diario del CapitanoI videogiochi fanno schifo? 

"I videogiochi di oggi stanno raschiando il fondo. Sono immondizia pura e non adulterata, e ne sono dispiaciuto" Nolan Bushnell

I videogiochi fanno schifo?

I videogiochi fanno schifo? Nolan Bushnell e la versione originale di Pong Nolan Bushnell, classe 1943, non è un pirletta qualunque. E' il padre del videogioco, quel tizio senza il quale oggi giocheremmo ancora a calcio balilla anziché a PES. Fu lui nel lontano 1972 a inventare Pong, il trisavolo di ogni gioco elettronico, il ping pong con le due barrette che fanno su e giù e si rimbalzano una pallina. Fu sempre Bushnell a fondare Atari. Il resto ve lo potete immaginare. Da anni Bushnell non è più in prima linea eppure, da personaggio eclettico, ancora sogna di cambiare il modo in cui la gente si diverte, esattamente come ha fatto più di trent'anni fa con la creazione di Pong e la fondazione di Atari. Se Bushnell è arrivato a dichiarare che "i videogiochi di oggi stanno raschiando il fondo. Sono immondizia pura e non adulterata, e ne sono dispiaciuto", qualcosa su cui riflettere senza scrollare la testa c'è. L'ultima creatura è una società che si chiama uWink e ha come obiettivo dei centri di ricreazione per famiglie in cui il videogioco E' il tavolo su cui si mangia e tra una portata e l'altra i clienti possono divertirsi insieme. Bushnell e figlia oltre ad aver inventato il menù stanno realizzando (o facendo realizzare) i videogiochi inseriti nel sistema. Giochi semplici il cui unico scopo è intrattenere. E qui si aggancia la recente intervista da cui ho tratto l'ispirazione e il sottotitolo per questo editoriale.
Fondamentalmente la sua filosofia è che in questi anni l'industria dei videogiochi si è troppo spinta in avanti nella potenza grafica, nella violenza, nella volgarità e in "inutili" complicazioni. Bushnell professa un ritorno alla semplicità, in cui è il concetto stesso di gioco ad essere la chiave di volta. Per uWink ha scelto di riprendere in mano i social games (giochi da tavolo) e reinventarli. "I giochi da tavolo rappresentano qualcosa che manca da tempo. La maggior parte sono comprati da donne per la famiglia. E' questo l'universo ludico che va resuscitato con il videogioco. Un tempo eravamo abituati a metterci seduti intorno ad un tavolo e giocare insieme in famiglia. Troppi videogiochi oggi invece ti lasciano da solo. Non si vedono più padri e madri, fratelli e sorelli, sedere insieme e giocare, che so, a Monopoli." dice Bushnell. "Quella era una buona occasione per unire le famiglie che oggi semplicemente non capita più.".
Letto così, non conoscendo Bushnell, sembrerebbe di leggere un j'accuse ai videogiochi, colpevoli di isolare le persone dal resto della famiglia e contribuire dunque alla distruzione della stessa. Invece Bushnell ha semplicemente reinterpretato il processo attualmente in corso, e se è vero che "il videogioco ha raschiato il fondo" ora, almeno dal punto di vista sociale, ha ricominciato a salire. Dalla parte di Bushnell vedo senza dubbio il fenomeno Wii. In un'interpretazione molto ampia di "socialità" vedo invece gli MMORPG e i browser games.

Un breve aggiornamento
Tempo fa avevo parlato in un editoriale del maldestro tentativo in corso di regolamentare per legge l'accesso a internet, ai film e ai videogiochi. Ancora siamo in fase di "disegno di legge" quindi niente è definitivo. Sostanzialmente nell'interrogazione parlamentare dello scorso 23 ottobre tesa a chiarire lo stato dei lavori sono intervenuti diversi membri della commissione che ha l'onere di stendere il DDL. Potete trovare le dichiarazioni integrali a questo indirizzo. Ci sono tre punti aggiornati che ci riguardano: 1) i provider dovranno essere coinvolti per stabilire l'accesso a contenuti e videogiochi online; 2) ai videogiochi privi di indicazioni di età dovrà essere vietata la diffusione; 3) per la stesura delle fasce di età c'è ancora confusione, tra chi chiede l'adozione degli schemi internazionali (PEGI) e chi invece ne vuole fare una versione de noantri.
Come al solito, grande casino.

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