Diario del CapitanoNintendo poco Eco 

A pochi giorni dall'Earth Day voglio dedicare qualche riflessione ai videogiochi e all'ambiente.

Nintendo poco Eco In questi dieci anni ho riflettuto spesso sui molteplici rapporti causa-effetto tra videogiochi e società, ma non avevo mai ragionato in termini di impatto ambientale che ogni generazione di console ha sul pianeta Terra. Impatto che si divide tra il "che fine fanno le vecchie console" e "come vengono prodotte le nuove". Ci ha pensato Greenpeace ad attirare la mia attenzione in proposito in occasione dell'Earth Day 2008. Il rapporto, datato 18 marzo 2008, è un'ecoguida alla biocompatibilità dell'industria tecnologica nella quale sono stati inseriti anche i produttori di console (Microsoft, Sony e Nintendo). La particolarità è che in questa edizione Nintendo risulta miseramente all'ultimo posto con un punteggio prossimo allo zero. Cerchiamo di analizzare i motivi di questa classifica "verde", in cui Sony appare al quarto posto, Microsoft al quindicesimo e Nintendo, appunto, al diciottesimo, andando a elencare le azioni concrete che fanno i tre produttori in campo ambientale. Greenpeace divide queste azioni in due fronti.
Il primo fronte è appunto il riciclaggio. Che fine fanno le vecchie console? Che incentivi ci sono nel riciclarle piuttosto che buttarle nel bidone sotto casa? Al momento, in Europa, nessuna delle tre case fa azioni concrete. In Giappone per esempio, sotto pressione di una rigida regolamentazione statale, ha lanciato una campagna di ritiro dell'usato ma ad oggi non si hanno notizie sull'efficacia dell'appello. Se parliamo di PlayStation 2 sappiamo che là fuori ci sono ancora 100 milioni di macchine, che prima o poi saranno sostituite o buttate. Che fine faranno? Questo è un punto cruciale. Se Sony ha fatto poco in questo ambito, Microsoft e Nintendo hanno fatto zero, ma l'azienda dell'Xbox 360 ha iniziato da qualche mese un colloquio con Greenpeace per valutare le alternative. Nintendo no, anche se è la più "anziana" del settore e quella che quindi dovrebbe avere il senso di responsabilità più sviluppato.
Il secondo fronte di intervento di Greenpeace in merità all'ecosostenibilità tecnologica sono i metodi produttivi e il consumo d'energia. La legge europea ROHS (Restriction of Hazardous Substances) impone ai produttori di tecnologia di non usare nella costruzione degli apparati, console incluse, i seguenti componenti pericolosi per l'ambiente e l'uomo: piombo, cadmio, cromo, mercurio e due tipi di ritardanti di fiamma. Il marchio EU su qualunque prodotto a base di plastica come i giocattoli, serve anche per testimoniare il rispetto della ROHS. Greenpeace ha chiesto di andare oltre la ROHS, e di eliminare ogni traccia di PVC (non riciclabile) e ogni ulteriore ritardante di fiamma a base di polibromato. Nessuno dei tre produttori di console ha risposto a questo appello, anche se Sony lo ha accolto nella produzione di alcuni modelli di pc portatili Vaio.
Delle tre console Wii è comunque quella a più basso impatto ambientale in quanto più compatta (quindi minor quantità di materiale) e quella che in standby consuma di meno: 15 watt, contro i 128 della Playstation 3, i 170 della prima versione base di Xbox 360 e i 97 watt della versione Elite.
Allora mi sono chiesto cosa facesse di male Nintendo per meritarsi così miserrima posizione, scoprendo che la principale colpa è il silenzio, ovvero il rifiuto di collaborare con Greenpeace per elaborare un piano per rendere Wii e DS più "verdi". Ciò ovviamente non si deriva dalla lettura dell'ecoguida, ma dalla lettura di un'intervista che il portavoce di Greenpeace ha concesso ad una rivista di settore americana. E' una sorta di "punizione" per la chiusura che da più parti viene additata come il principale difetto della multinazionale giapponese e che anche noi in Italia sperimentiamo spesso e volentieri. Nei fatti ritengo che l'ultimo posto Nintendo, tutto sommato, non l'avrebbe meritato. Se però potrà servire ad una maggiore apertura dell'azienda a "suggerimenti" esterni, e una politica per l'ambiente più chiara e più incisiva, allora, tutto sommato, sarà stata una punizione utile.

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