Underground Vol.2  0

La nostra originale rubrica che si propone l'arduo compito di valutare mensilmente l'immensa mole di titoli che si muovono nell'underground videoludico, totalmente indipendenti dai grandi publisher e immersi nelle apprezzate formule freeware e shareware.

Il voto di Underground

Considerata la particolare natura di questa rubrica il voto assume un significato diverso rispetto a quello tradizionale: ogni mese saranno infatti proposti titoli considerati di per sé più che meritevoli. Per questo motivo il punteggio da 1 a 5 non rappresenta una scala di valore che parte dalla mediocrità più assoluta per giungere alll'eccellenza, perché ogni gioco trattato si pone già una spanna sopra la media. Si tratta invece di rendere conto di quel valore aggiunto che gli sviluppatori sono riusciti a infondere nella loro opera e fornisce al lettore uno strumento aggiuntivo per approfondire la valutazione.
Per tutti i numeri precedenti della rubrica, seguite questo link.

Zombie Smashers X2

Sviluppatore: Ska Software
Tipo di distribuzione: Shareware
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: Vale la pena leggere la storia di Roger e Jim seguendo questo link e selezionando "about us" dal menu "home". E' un modo per apprezzare al meglio lo spirito del gioco. Il secondo è quello di scaricare la patch al seguente indirizzo.

Se lo sguardo è scivolato sulle immagini vi sarete forse chiesti cosa può avere di speciale un gioco che sembra lo scenario di Zombies Ate My Neighbours affrontato con i modi sbrigativi di Double Dragon. La risposta è molto semplice: Zombie Smashers X2 ha cosi tanti contenuti da potersi emancipare dalla serie di pestaggi gratuiti a scorrimento orizzontale che hanno fatto la fortuna dei beat ‘em ‘up vecchio stile. Prima di tutto è fondamentale calarsi nella parte, il che vuol dire prepararsi all’umorismo becero del punk anni ’90, che si rivela subito la prima idea vincente del gioco, considerando che ZSX2 si prende decisamente poco sul serio. Quelli che invece scherzano poco sono gli zombie smasher, tre in tutto, tra i quali scegliere il vostro alter ego. Ognuno di loro inizialmente dispone di tre tasti per menare le mani ed un’abilita speciale (la mia preferita rimane quella di Punker, specializzato nello sprofondare la testa dell’avversario nel cemento). Anche se può sembrare un po’ noioso e per i primi minuti sicuramente lo è, le cose iniziano a complicarsi piacevolmente dopo poco. Seguendo infatti una strampalata ma tagliente narrazione che ci condurrà verso l’orgine di questa invasione di non-morti, avremo occasione di raccogliere denaro e migliorare così le nostre abilità, in una stilizzazione dei giochi di ruolo più che riuscita per dare un po' di pepe ad un gioco dove fondamentalmente si prende a calci e pugni quello che si muove.

vi troverete immersi in uno dei titoli indipendenti più folli e ricchi di contenuti che si possano trovare ora sul mercato

Zombie Smashers X2

Esistono due modi distinti di sperperare i nostri soldi: il primo consiste nell’abbuffarsi di tutto il peggio che la catena alimentare puo offrire nella migliore tradizione della West Coast, strozzandoci di burrito e hamburger. In questo modo anzichè sprofondare la sera nel divano diverrete piu agili e duri di mano. L’alternativa e’ quella di farsi tatuare e ottenere così nuove brutali abilità! A proposito di brutalità sono disponibili oggetti come martelli, coltelli da macellaio, mecha in stile anime da pilotare e molti altri oggetti contundenti per spargere terrore ma soprattutto sangue, che dopo i primi colpi imbratta tutto lo schermo. Questo è pero solo un assaggio, non dovete far altro che infierire sui corpi stesi dei nemici per strappare braccia e teste (divertenti anche da calciare al volo una volta rimosse dal corpo) e vedrete che presto avrete solo l’imbarazzo della scelta su come farvi strada verso il finale. Lungo il cammino vi aspettano numerosi boss da sconfiggere nel frattempo, locazioni da visitare e sotto-missioni da completare per guadagnare addirittura degli incantesimi, particolarmente pirotecnici e spettacolari.
Poteva bastare tutto questo per accendere quelle quattro stelle che vedete qui sotto? Può darsi ma il problema non si pone perche ZSX2 offre molto più di questi semplici defunti senza requie, passando con disinvoltura dai cari estinti ai ninja, scorrendo ogni genere di emarginati sociali, dai pirati ai vampiri. Il resto è tutto da scoprire per il vostro piacere vandalico. Sonorità elettroniche e ritmi ska tengono il tempo della vostra avventura ed anche se non siete maniaci dello skateboard e odiate i jeans attillati vi troverete immersi in uno dei titoli indipendenti più folli e ricchi di contenuti che si possano trovare ora sul mercato. Se non basta questo, provate il demo e vedrete che non vi pentirete di averlo acquistato.

Zombie Smashers X2

a cura di Andrea Rubbini

Oasis

Sviluppatore: Mind Control Software
Tipo di distribuzione: Shareware
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: non c’è nulla di particolare da segnalare.

Oasis è un gioco strano, una droga ben raffinata dall’effetto lento e inebriante. Ti entra dentro come i migliori capolavori e non riesci a far sparire i suoi effetti se non dopo svariate sessioni di gioco. Più difficile da raccontare che da spiegare, riesce senza esitazioni a raggiungere il suo scopo: essere un gioco strategico veloce (ogni mappa dura si e no un paio di minuti, come potete verificare scaricando il filmato a questo indirizzo) senza scendere a troppi compromessi con la velocità. Qualcuno lo ha definito il riassunto di Civilization e, nonostante si tratti di una categorizzazione impropria, ha quasi centrato il bersaglio.
All’inizio si potrà scegliere se prendere parte al gioco base affrontando in sequenza i 4 livelli di difficoltà presenti o se affrontare le campagne storiche in cui vedersela con sfide differenti a seconda delle situazioni descritte al principio di ogni mappa. Ogni partita di Oasis si svolge in una singola schermata, non ci sono schermate riepilogative piene di numeri e non ci sono cambi d’inquadratura se non nei combattimenti dove una zoomata va ad inquadrare più da vicino i puntini che si stanno dando battaglia. Lo scopo di ogni livello è sempre lo stesso: dovete riuscire a fondare un regno, trovando le città nascoste sulla mappa, per ottenere una forza adeguata a respingere gli assalti dei barbari, anch’essi nascosti nella mappa. Per fare ciò avrete a disposizione un numero limitato di turni in cui dovrete: trovare le città (come già detto), collegarle con delle strade per favorirne la crescita, fra crescere il numero dei vostri seguaci (ad ogni casella della mappa che viene scoperta corrisponde un certo numero di seguaci che vengono assegnati), mandare i vostri seguaci nelle miniere per migliorare la tecnologia della vostra civiltà, cercare l’obelisco nascosto nell’oasi (che serve per ottenere i pezzi dell’obelisco posizionato sulla parte destra dello schermo) e fare altre azioni di varia natura (come cliccare sulle città per dargli dei bonus in combattimento o ottenere l’aiuto di qualche personalità nascosta). In alcune missioni particolari si dovranno compiere altre azioni (come disboscare per poter costruire strade o tenere in considerazione eventuali minacce esterne come le piaghe d’Egitto e varie altre maledizioni divine), ma, in generale, la struttura di gioco rimane invariata.

Oasis è tutto nell’idea che lo regge e nella velocità del suo ritmo. È un conceptual game più che un vero e proprio gioco di strategia nel senso più stretto del termine

Oasis

Descritto così Oasis sembra poca cosa. Ma basta iniziare a provarlo per non riuscire più a staccarsi. Ci si può giocare per qualche ora senza annoiarsi, ma lo si può avviare anche se si hanno pochi minuti a disposizione tanto per fare una partita veloce. Come già detto, ogni mappa dura in media un paio di minuti; ma non vi preoccupate per il fattore longevità: ogni campagna è rigiocabile più volte grazie alla scelta di rendere random la generazione dei livelli. Non c’è una partita di Oasis uguale a quella precedente.
Oasis è tutto nell’idea che lo regge e nella velocità del suo ritmo. È un conceptual game più che un vero e proprio gioco di strategia nel senso più stretto del termine. Dopo qualche partita, presa la mano con i vari fattori da considerare e superati i semplici livelli iniziali, si entra nel vero spirito del gioco, con la necessità di centellinare ogni singola mossa per non sprecare preziosissimi turni di gioco. In una specie di fluida euforia ci si lascia trasportare in un’esperienza ludica essenziale ma ricca, limitata ma immensa. E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.

Oasis

a cura di Simone Tagliaferri

Façade

Sviluppatore: Procedural Arts
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: La versione 1.1 pesa solo 164Mb contro gli 800Mb della versione precedente ed è molto più stabile. Da notare che il gioco è totalmente in inglese.

La possibilità di interagire con un ambiente virtuale senza limiti di sorta è la Pietra Filosofale che tormenta il sonno di molti game-designer. Alcuni hanno mescolato bene gli ingredienti, altri invece a dispetto del polverone sollevato si sono ritrovati a raccontare le stesse fable con le quali giocavamo nei libro-game. Ora è il turno del mercato indipendente, che propone la prima realizzazione pratica di una tesi avanzata da Michael Mateas, strutturata sulla codifica di un'IA applicata ad un contesto drammatico qual è la narrazione. Il risultato è una sorta di recita teatrale nella quale noi, spettatori-attori, siamo chiamati a salire sul palcoscenico per prendere parte alla vicenda. Il dramma mette in scena il conflitto coniugale di Grace e Trip, due giovani ricchi, sposati e poveri di spirito, rinchiusi in un claustrofobico grattacielo che potrebbe benissimo affacciarsi su di una grande metropoli occidentale. Da parte nostra ci troveremo ad essere presenti come amici di vecchia data, ultimi arbitri del loro fallimento.
Fino a qui è presente il necessario per un brivido videoludico, ma ci vuole poco per capire che il risultato è lontano dalla meta proclamata. Tutto si svolge in tempo reale all’interno di una sola stanza e mentre con le frecce direzionali possiamo muoverci da un punto all’altro, al mouse è riservato il compito di interagire con gli oggetti ed eseguire semplici interazioni. La parte piu eccitante e allo stesso tempo deludente consite invece nei dialoghi “aperti”. Qualunque cosa decidiate di scrivere con la tastiera apparirà infatti sullo schermo come se fosse stato il vostro personaggio a parlare. Molto interessante, senza dubbio. Cerco quindi di forzare la mano alla situazione flirtando con Grace, nonostante la presenza di Trip, e tutto sembra funzionare fino a quando non vengo accompagnato alla porta e cala così il sipario. Game Over. Riprovo dunque da capo cercando di corteggiarla in modo piu sottile ma si rivela un totale fallimento, perchè il gioco riconosce solo certe parole chiave all’interno di un’unica linea di dialogo e soprattutto non contempla che io possa inscenare un triangolo amoroso. Quello che possiamo fare è invece assistere alla recita e cercare di influenzarla in ogni modo possibile, rileggendo poi lo script che ci viene fornito alla fine di ogni sessione di gioco. In questo modo si possono sperimentare tutte le sfumature previste dal copione.

Per poter apprezzare totalmente Façade è necessario studiare a fondo il sistema di gioco e la filosofia con la quale è stato realizzato, possibilmente leggendo le teorie di Mateas, cosa che richiede molto tempo e passione

Façade

E’ difficile dire se si tratta o meno di un’esperienza deludente perchè tutto dipende dall’approccio dell’utente. Per poter apprezzare totalmente Façade è necessario studiare a fondo il sistema di gioco e la filosofia con la quale è stato realizzato, possibilmente leggendo le teorie di Mateas, cosa che richiede molto tempo e passione. In questo modo si può apprezzare la grande opera concettuale che sostiene un progetto durato cinque anni prima di raggiungere la sua incarnazione finale, ma che fallisce proprio nella realizzazione pratica, limitando il giocatore dove promette di aprirgli nuove possibilità. Qualcuno si chiederà quindi perchè inserirlo nella rubrica e la ragione risiede nel fatto che le teorie di Mateas aprono la strada ad un modo nuovo di intendere l’interazione con l’IA dei videogiochi. Siamo ad un livello ancora pioneristico e forse ci vorranno altre due generazioni di macchine per vedere i primi frutti ma se avrete la pazienza di lasciarvi coinvolgere nelle sue visionarie teorie potreste provare quel brivido sinistro che Façade comunica ogni qual volta Grace o Trip sembrano turbati dalle vostre parole.

Façade

a cura di Andrea Rubbini

Exolon Dx

Sviluppatore: Mind Control Software
Tipo di distribuzione: Freeware
Sito di riferimento: Link
Download del file: Link
Da sapere per giocare al meglio: si tratta del remake di un gioco pubblicato dalla Hewson nel 1987. Uscito inizialmente per C64, ZX Spectrum e Amstrad CPC è stato convertito, nel 1989, per Amiga e Atari ST. Per maggiori informazioni consultate questo link

I videogiochi sono fatti della stessa sostanza dei sogni? Quelli di voi che fanno parte della vecchia guardia (diciamo chi ha vissuto la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ’80) possono ricordare che spesso, ad avviare un gioco, non era altro che la mera voglia di giocare. Bastava un solo pretesto per immedesimarsi e spesso non ce n’era nemmeno bisogno. Solo pochi sprite sullo schermo, che appena delineavano quello che dovevano rappresentare, e si poteva partire per l’ennesima avventura nei panni di un eroe anonimo e senza personalità costretto in mondi bidimensionali, ripetitivi ma incredibilmente vivi. Prendiamo ad esempio questo Exolon DX. Lo schema di gioco è di una semplicità disarmante: un ometto vestito da astronauta deve farsi strada attraverso quattro livelli di gioco di cui deve superare le diverse sezioni (non c’è scrolling, arrivati al bordo dello schermo si passa alla schermata successiva). In ogni schermata ci sono vari ostacoli da superare: si parla di carri armati, cannoni, strani veicoli alieni dagli schemi fissi, missili teleguidati controllati da antenne lampeggianti e chi più ne ha più ne metta. Non c’è molto altro da fare se non imparare praticamente a memoria quello che ci aspetta nella schermata successiva, per non farci cogliere impreparati (pena la perdita di una delle vite a disposizione…). Avanzando si potrà raccogliere qualche potenziamento e le essenziali munizioni che tendono ad esaurirsi piuttosto velocemente.

bastava un solo pretesto per immedesimarsi e spesso non ce n’era nemmeno bisogno

Exolon Dx

Basta questo per divertirsi? Beh, visto l’amore posto nel riproporre questo gioco, che ormai ha quasi venti anni sul groppone, ci verrebbe da rispondere proprio che, sì, Exolon DX, con tutti i limiti che mostra in questa seconda metà del primo decennio del nuovo secolo, può divertire e, anzi, se si è in grado di apprezzarne le qualità intrinseche, ci riesce in modo veramente egregio. Realizzato da uno dei ragazzi che si appoggia a Retrospec, sito specializzato nei remake di giochi usciti sullo ZX Spectrum (chi non ricorda il tormentone Zzappiano dei tastini di gomma?), è veramente eccellente sotto tutti i punti di vista (si parla pur sempre di un prodotto freeware, non dimentichiamocelo): la grafica è coloratissima e ben definita, con tanto di effetti speciali di buona fattura che arricchiscono gli scenari statici; la giocabilità è quella classica e non tradisce chi ancora è legato ai vecchi schemi di gioco… insomma, non dovendolo nemmeno pagare vale decisamente la pena dargli un’occhiata. Se non siete ancora convinti eccovi un filmato esclusivo in cui potrete vedere alcune sequenze di gioco. Exolon DX è una piccola gemma che potrà regalarvi più di qualche ora di gioco old school senza farvi rimpiangere l’originale.

Exolon Dx

a cura di Simone Tagliaferri

Editoriale

Chi si interessa della scena indie non cerca altro che un’idea. In quella che sembra essere rimasta l’unica zona d’aria pulita del mondo dei videogiochi, non si va a caccia di chissà quali mirabilie tecniche o di un’esperienza seriale incorniciata di stelle da (ri)rivivere per l’ennesima volta coscienti o meno di averla già vissuta. Nel mondo indie si respira della meraviglia di vedere un prodotto completo e giocabile realizzato da una singola persona. Chi scrive ha avuto le sorprese più belle degli ultimi anni installando giochi freeware e shareware. Da questi giochi, anche dai più infimi e acerbi, emerge sempre e comunque la passione e l’amore di chi li realizza. Come definire altrimenti, ad esempio, un remake di un gioco che ha quasi venti anni come Exolon? Stiamo parlando di un senso originario che è andato perduto, qualcosa che solo i facenti parti di un mondo a parte e poco comprensibile agli “altri” possono capire. In certi giochi senti l’odore di pizza, delle nottate solitarie passate a sviluppare, degli uffici improvvisati in cui una manciata di persone tenta di realizzare il sogno della loro vita. La scena indie (soprattutto l’ambiente freeware) è intrisa di un romanticismo retrò, l’ultimo baluardo di quello che erano i videogiochi quando sono nati, il realizzare e giocare videogiochi non solo per soldi ma per fare parte di un’identità “altra” rispetto a quella convenzionale. Lì dove l’industria dei grandi numeri sempre più spesso si presenta in giacca e cravatta e ti offre caviale per venderti lo stesso prodotto per l’ennesima volta, i giochi freeware e shareware si presentano con abiti sgualciti offrendoti patatine e, magari, una pagina web nera con solo un link bianco da cui scaricare il gioco. Nel primo caso otterrete l’indifferenza dopo la seduzione, nel secondo basterà anche solo aumentare il numero di download del gioco per ottenere la gratitudine di chi lo ha realizzato. Non è poco di questi tempi.

a cura di Simone Tagliaferri