Beyond Good & Evil  0

Recensione: Dopo Rayman Michel Ancel abbandona il mondo delle piattaforme proponendoci un titolo a largo respiro. Scopriamo assieme se Beyond Good & Evil è riuscito effettivamente a lasciarci senza fiato...

Al di là del bene e del male

Buone notizie per tutti gli amanti della lingua italiana. Dopo l’eccellente doppiaggio di Splinter Cell, Ubisoft ha deciso di localizzare completamente anche Beyond Good & Evil, parlato compreso.
Sebbene la qualità media del lavoro svolto si attesti sempre su livelli medio alti, abbiamo comunque notato quanto la traccia inglese risulti migliore, soprattutto in virtù della caratterizzazione delle varie voci.
Per fortuna, ogni volta che lanceremo il gioco, potremo scegliere la lingua con la quale giocare. Una scelta davvero azzeccata.

C’era una volta in Hylis

Ormai da tempo, su quello che una volta era un tranquillo e placido pianeta, un misterioso popolo alieno chiamato Domz attacca indiscriminatamente la popolazione inerme, difesa solo dalle eroiche squadre speciali Alpha.
Il giocatore sarà richiamato a rivestire i panni di Jade, una giovane reporter dal passato tanto misterioso quanto travagliato. Le migliori armi in mano a Jade per salvare il proprio pianeta consistono nella sua fida fotocamera e nel suo inseparabile zio adottivo Pej’y. Insieme a loro ed altri inaspettati compagni d’avventura il compito di Jade sarà tanto semplice quanto inaspettato: scoprire la verità. Sì, perché mai come questa volta, la grigia linea che separa il bene dal male è così sottile ed ingannevole.
Diciamocelo, pur apprezzando lo sforzo nell’aver voluto ideare una trama che andasse – almeno all’inizio - ben di là del solito cliché “Un eroe solo al comando…” le premesse che stanno alla base della trama di Beyond Good & Evil (d’ora in poi BG&E) potrebbero rischiare di lasciare perplessi parecchi giocatori, e questo appresenta ben più di un mero dettaglio, perché la trama riveste un ruolo importantissimo nell’ambito dell’intera economia di gioco.
Per fortuna a parte qualche altra caduta di stile, dovuta, a nostro parere, alla volontà di allargare il target della produzione alla maggior fetta possibile di pubblico, la trama ci farà assistere ad un evolversi delle vicende piuttosto appassionante contornato dallo scatenarsi di diversi colpi di scena, qualcuno davvero inaspettato.

Camera Oscura

Durante il corso del gioco la fotocamera si rivelerà ben più di un'ottima fonte di guadagno. Oltre che essere utilizzata per la catalogazione delle varie specie animali, le nostre foto risulteranno essere lo strumento principale in mano a Jade per rendere pubblica la verità.
Purtroppo, a parte un caso isolato, l’utilizzo delle fotografie è sempre fine a sé stesso e mai utile nell’ambito della risoluzione degli enigmi. In altre parole, sarà sempre il fine (infiltrati nella tal base per fotografare la tal cosa) e praticamente mai il mezzo (fotografa dalla giusta angolazione quel losco personaggio e scopri cosa nasconde).
Un’occasione sprecata che speriamo non rimanga tale anche in un eventuale seguito.

Uno nessuno centomila

La prima volta che lanceremo BG&E dovremo far dimestichezza con una delle parti meno sviluppate dell’intera produzione: quella dei combattimenti. Al giocatore è dato decisamente poco controllo ed il tutto si riduce alla selezione del punto cardinale in cui attaccare ed al click forsennato sul pulsante sinistro del mouse. All’insegna della filosofia che sta dietro a tutto il gioco, la nostra sola arma utilizzabile durante i combattimenti non sarà, ad esempio, un devastante strumento di sterminio di massa magari a canne mozze, quanto un, sicuramente più zen e minimalista, Dai-Jo.
Il tutto però, grazie anche al sapiente utilizzo di una regia azzeccata condita da un pizzico di sequenze in pseudo “bullet time”, risulta spiega l’utilizzo della nostra fida fotocamera e finalmente, una volta accettato il nostro incarico, ci lanciamo con il fido Hovercraft sulle acque dell’arcipelago di Hillys. Il controllo del mezzo è subito intuitivo ed efficace, cosa che si rivelerà fondamentale durante le sporadiche sessioni “Sparatutto” (per abbattere una serie di mostri provenienti dallo spazio) e di corsa.
Ancora qualche istante e approdiamo al primo livello di gioco vero e proprio. A conti fatti non si rivelerà che essere un mero livello introduttivo che, per quanto sicuramente sotto tono rispetto a tutto il resto del gioco, risulta essere notevolmente al di sopra dei soliti fastidiosi Tutorial a cui negli ultimi anni ci hanno fin troppo abituato altri titoli del genere.

Questione di libertà

La struttura di gioco di Beyond Good & Evil è un elegantissimo esempio di game design ben progettato. Se infatti l’area di gioco è teoricamente esplorabile fin da subito, lasciando la totale libertà di scelta al giocatore, a conti fatti il sentiero da seguire risulterà sempre unico e obbligato. Il tutto però è stato mascherato in un modo tale che l’unico bivio a disposizione del giocatore sarà sempre inteso come una logica scelta e non tanto quanto un’imposizione degli sviluppatori.
La presenza di diversi sottogiochi e di missioni opzionali non necessarie per il completamento della missione non può che rafforzare quest’impressione. A nostra discrezione potremo anche decidere di utilizzare l’hovercraft per partecipare a delle vere e proprio gare di velocità. Certo: F-Zero e compagnia bella sono parecchie spanne sopra, però anche questo aspetto del gioco risulta così ben curato da rivelarsi assolutamente divertente.

La classe non è acqua

Dopo un avvio abbastanza lento BG&E riesce a dare tutto il meglio di sé. Provate le sessioni Action, quelle di guida, quelle simil-platform (dove nove volte su dieci sarà Jade a decidere di saltare autonomamente da una “piattaforma” all’altra) e quelle pseudo-RPG potremo infatti sperimentare la parte Stealth/Avventuristica.
Anche se sarà forte l’impressione di trovarci di fronte ad una versione light di Metal Gear Solid, a conti fatti il sottile equilibrio che intercorre tra tensione di gioco e frustrazione, risoluzione di enigmi e parti narrate si mostra davanti agli occhi del videogiocatore come un affascinante, originale e riuscitissimo tuttuno videoludico.
Non sono molti infatti gli esempi di giochi “multi-evento”. Almeno in ambito PC i primi titoli che ci vengono in mente sono solo il vecchio ed incompreso “Omicron: Nomad Soul” e l’affascinante Outcast. Il panorama è così desolato anche perché in questo genere di giochi una qualsiasi debolezza in una delle diversi parti componenti del gioco risulta deleteria per l’intero titolo.
In BG&E, nonostante i combattimenti risultino a volte monotoni e poco tattici, nonostante la parte stealth appaia fin troppo permissiva e semplificata, nonostante gli enigmi si risolvano con poco sforzo agli occhi di un giocatore esperto, nonostante i combattimenti in hovercraft rischino di diventare tediosi e poco divertenti e una serie di altre piccole sbavature, il disegno globale del gioco rimane sempre affascinante e maestoso. Solo il sistema di salvataggio (non libero ma a punti prefissati) rimane un vero e proprio punto dolente.
Anche a causa del livello di difficoltà evidentemente calibrato verso il basso, il gioco scorre via in maniera sempre fluida e naturale, così varia e sorprendente che una volta arrivati all’epilogo finale verrà da chiedersi: “Ma come, proprio adesso che stavo cominciando ad abituarmi?”
Il gioco è piuttosto breve, forse anche più del vituperato Max Payne 2. Per molti questo è un difetto, per altri è solo un motivo in più per gustarselo tutto d’un fiato: a voi la scelta.

Propaganda sonora

Fin dal momento dell’installazione una cosa è chiara: il versante sonoro della produzione non è stato lasciato in secondo piano, anzi. Sia per la varietà che per la qualità delle tracce, il commento sonoro di BG&E è uno tra i migliori che ci sia mai capitato di poter ascoltare. Si passa con estrema disinvoltura e naturalezza dal reggae, ad una sorta di rock etnico arrivando fino al più classico del main theme epico fatto di archi e fiati.
Il motore grafico, sviluppato appositamente per questo titolo e progettato per essere multipiattaforma non è da meno. Fluido e veloce in quasi tutti i frangenti anche su sistemi non di ultimissima generazione, riesce più a stupire per gli effetti di luce e la poeticità di alcune scene e inquadrature che non per i milioni di poligoni utilizzati. La regia non è da meno, l’inquadratura di alcune scene cinematiche è davvero ottima. Durante il gioco potremo giocare con l’inquadrature libera, a volte però diventerà inspiegabilmente fissa creando non pochi problemi di controllo.
La caratterizzazione dei personaggi è ottima, dalle animazioni fino alle loro espressioni facciali. Almeno per la nostra protagonista però avremo preferito una varietà di mosse un poco più ampia, abituati fin troppo bene dalle acrobazie di Lara Croft e soci, a volte le capacità acrobatiche di Jade ci sembreranno fin troppo limitate, ma del resto lei è solo una reporter.

Commento finale

Ubisoft rappresenta ormai un punto di riferimento per quanto riguarda le produzioni di qualità, da Splinter Cell passando per Morrowind ed arrivando fino a “Prince Of Persia: Sands Of time”. Beyond Good & Evil riesce a non sfigurare di fronte ai titoli appena menzionati.
L’essere un titolo multipiattaforma non si fa sentire più di tanto, anche se con le solite eccezioni del caso. E questo non tanto dal punto audiovisivo quanto in ambito gameplay e interfaccia di gioco. Citiamo come esempio il sistema di salvataggio: la longevità è già risicata, scoprire che si è cercato di ovviare a questo problema con i soliti salvataggi in punti prefissati, anche nel porting su PC, non si è rivelata una mossa vincente.
Per il resto BG&E si lascia giocare come solo pochi prima di lui, dopo le prime remore iniziali dovute più alla stupida necessità del voler a tutti i costi catalogare il gioco in un genere prestabilito, si viene letteralmente assorbiti dall'esperienza di gioco che, più di una volta, si diverte a farci ritornare in mente, magari anche solo a causa di piccolissimi dettagli, alcuni grandi titoli del passato: MDK, Jedi Knight, Super Mario 64, Anachronox, Zelda e tanti, tanti altri capolavori.
Ancel sicuramente promosso dunque, non a pieni voti certo, tuttavia l'impegno è stato notevolissimo, e questo lavoro ne è una degna dimostrazione. Se cercate un titolo cinematografico e non troppo impegnativo ma comunque appassionante e divertente, Beyond Good & Evil rappresenta un acquisto obbligato. Tasche permettendo ovviamente.

    Pro:
  • Un ottimo esempio di gioco vario e completo
  • Grafica d'atmosfera ed a volte davvero ispirata
  • Musiche decisamente curate
    Contro:
  • Corto, cortissimo
  • Sistema di salvataggi quasi anacronistico, almeno su PC
  • Per qualcuno potrebbe essere troppo semplice

Nel freddo mondo della industry dove, se escludiamo l'atipico mercato del Sol Levante, diventa sempre più difficile abbinare il nome di una sola persona ad un’intera produzione videoludica, il caso Michel Ancel rappresenta quasi un’anomalia. In virtù di una sola serie di reale successo infatti - quella di Rayman - la celebrità del Game Designer transalpino potrebbe apparire quasi eccessiva.
Quindi, non è senza una nota di scetticismo che ci siamo apprestati a mettere le nostre mani sopra l’atteso Beyond Good & Evil. Vi annunciamo fin d’ora che già dopo poche ore di gioco lo scetticismo lascia spazio a ben altre sensazioni, pur sempre discordanti. Ma proseguiamo con ordine..