GODS: Lands of Infinity - Recensione  0

Gli dei hanno bisogno del nostro aiuto. Vogliamo negarglielo?

Il mio regno per qualche shaders

Una volta arrivati nel primo mondo di Gods, una doccia fredda farà sussultare le fragili membra dei videogiocatori più sensibili al mero aspetto grafico. Avete giocato recentemente a Oblivion? Sognatevelo. A Morrowind? Dimenticatelo. Al primo Gothic? Scordatevelo.
Nonostante l'utilizzo più o meno intensivo di simpatici giochi di luce ed il piuttosto abile sfruttamento di alcuni shaders (acqua, ghiaccio, erba e molti altri elementi dello scenario sono riprodotti in maniera piuttosto gradevole), l’impatto grafico di questo Gods ricorda per lo più una versione riveduta e corretta del motore di un certo indimenticato Wizardry 8.
Intendiamoci, nulla di disastroso, anzi. Gli appassionati di gioco di ruolo hanno visto di ben peggio in anni di onorata carriera. Diciamo solo che il titolo dei Cypron Studios tradisce una certa sua natura artigianale, fin da questo aspetto. La bella notizia, quantomeno, risiede nel fatto che anche con sistemi risalenti all’anteguerra sara’ possibile giocare senza preoccuparsi troppo delle performance, unico limite il fatto di dover possedere una scheda grafica che supporti i pixel shaders (dalle Ati 8500, o Nvidia Geforce 4 in poi).

Decisamente ben fatte e di valore assoluto invece le musiche che ci accompagneranno per le lande di Antasion. Tante, varie e di ottima fattura verranno difficilmente alla noia. Davvero complimenti.
L’interfaccia di gioco si rivela piuttosto atipica per un titolo in prima persona. Con il solo uso del mouse sarà infatti possibile muoversi per le terre dell'infinito semplicemente puntando con il cursore il punto verso il quale si vuole andare. Sarà comunque possibile utilizzare anche la nostra fida tastiera ma, visto il ritmo dell'azione di gioco, risulterà praticamente inutile. In occasione dei combattimenti infatti – proprio come nel caso del già citato Wizardry 8 del resto - il titolo perde la sua connotazione di gioco in tempo reale per presentarci una meccanica che ci ha ricordato molto quella utilizzata nella maggior parte dei JRPG presenti sul mercato. Almeno in questo caso pero’ - per fortuna - gli scontri non avverranno mai in maniera casuale e anzi, almeno nella maggior parte delle occasioni, sara’ sempre possibile tentare di evitarli.
Per ogni combattente sul campo di battaglia viene deciso in automatico un ordine di attacco, durante ogni turno si potrà quindi decidere se attaccare, lanciare una magia, utilizzare un oggetto del proprio inventario, cambiare la posizione nella formazione del gruppo o semplicemente difendersi. Ognuna di queste azioni preclude tutte le altre, il che non può che ridurre all'osso il sapore tattico degli scontri. Seppure non esista un concetto vero e proprio di punti azione da spendere nel corso del proprio turno, è importante notare come a seconda del livello di esperienza del personaggio e del suo grado di conoscenza delle arti belliche piuttosto che di quelle magiche, si potranno sbloccare nuovi tipi di attacco (o di magia) che però potrebbero richiedere almeno un turno di riposo “forzato”. Il problema di questa impostazione è che il gioco non indica mai in maniera chiara e diretta quanto costa ogni azione e così dopo un certo numero di turni ci si potrebbe ritrovare, improvvisamente, a dover mettersi in difesa forzata perché si è scelto di utilizzare una serie di attacchi che ha portato a “stancare” il nostro personaggio.

di valore assoluto invece le musiche che ci accompagneranno per le lande di Antasion. Tante, varie e di ottima fattura, verranno difficilimente alla noia

Il mio regno per qualche shaders

In soldoni, seppure il combattimento risulti alla fine dei conti uno degli aspetti più godibili dell'intero titolo, è innegabile quanto alla lunga possa risultare noioso e decisamente poco vario. La stessa impostazione di gioco, come già accennato, toglie ogni velleità tattica degli scontri (presente in capolavori come Fallout o anche il pluricitato Wiz8) trasformando il tutto in una meccanica sequenza di azioni praticamente obbligate.
Le varie sessioni di cappa e spada, vi impiegheranno per almeno un buon tre quarti dell'esperienza di gioco, per il resto, come in ogni cRPG che si rispetti (o quasi), non mancherà l'occasione di fare quattro chiacchere con i vari NPC del mondo di gioco per racimolare nuove missioni, vendere o comprare mercanzie varie o magari, semplicemente, cercare indizi riguardo la nostra missione ultima. Non manca neppure un'interessante (seppure alquanto accessoria) sezione dedicata all'alchimia che ci permetterà di unire gli ingradienti più impensabili per incantare armi o armature piuttosto che per fabbricarci - come un antesignano Piccolo Chimico – le nostre pozioni preferite.
Si parlava di quest giusto? Cominciamo subito con le belle notizie (che poi è soltanto una): sporadicamente, sarà possibile poter scegliere tra piu’ di una soluzione (solitamente due) per completare una missione. A volte, ci saranno addirittura minime ripercussioni sulla trama. Le soluzioni, tuttavia consistono semplicemente nel decidere se utilizzare la forza bruta o meno. Piuttosto che nel trovare un determinato oggetto o un NPC. Alla fin fine, nel mondo degli dei, tutti i problemi si risolvono combattendo o, quando ci andra’ bene, eseguendo lavori da fattorino...
Dimenticatevi poi di script di intelligenza artificiale all'ultimo grido, scheduling della vita degli personaggi non giocanti o anche solo un barlume di interazione con il mondo di gioco. A dir la verità anche i dialoghi fanno fatica a sollevarsi da una sufficienza appena rosicata.
Gods Lands Of Infinity, pare essere sbucato da un'anomalia temporale che ha fatto uscire ai giorni nostri un titolo di cinque anni fa. Indubbiamente non mancano momenti di discreto divertimento, ma da soli non riescono a reggere una struttura di gioco così poco profonda e curata.

Commento finale

Difficile giudicare questo Gods – Le Lande dell’Infinito. Indubbiamente ci troviamo davanti ad un titolo coraggioso e da premiare, vista la sua natura indipendente ed a basso costo. Altrettanto indubbiamente pero’ ci troviamo davanti ad un titolo lacunuso non tanto per quanto riguarda l’aspetto tecnico quanto per le meccaniche di gioco che potrebbero presto venire a noia.
Completamente tradotto in italiano (nel testo) e commercializzato a prezzo budget, Gods si candida comunque come acquisto consigliato a tutti gli appassionati di giochi fantasy con i combattimenti a turni. Non e’ uno dei migliori esponenti del genere, ma e’ l’unico uscito da qualche anno a questa parte. E per qualcuno questo potrebbe bastare.

Pro

  • Colonna sonora eccellente
  • Prezzo interessante
  • Testi in italiano
Contro
  • Tecnicamente obsoleto
  • Poco profondo dal punto di vista ruolistico
  • Meccaniche di gioco ripetitive

Anche gli dei amano darsi alla guerra. Almeno nel mondo di Bellarion dove, da quando Xarax - signore supremo degli degli di Bellarion - e’ stato ucciso, gli dei si battono tra loro per potersi sedere sul trono del piu’ potente. Dopo circa 2000 anni di lotte, grazie ad un’arma tanto rara quanto potente Mortagorn – dio delle tenebre - sembra avere in mano le sorti della battaglia. Arswaargh – dio del fuoco – e’ l’unico in grado di salvare Bellarion dal suo triste destino (sì, 2000 anni di lotte non erano abbastanza), ma per fare cio’ ha bisogno di Vivien, rappresentazione terrena della sua stessa divina essenza, che dovra’ esplorare il nuovo, inesplorato mondo di Antasion alla ricerca di una fantomatica, potentissima arma magica, in grado di poter fermare lo stesso Mortagorn.
Benvenuti in Gods – Le Lande dell’Infinito.
Dopo una presentazione spartana ma comunque di pregievole fattura, ci si trovera’ subito in gioco, senza bisogno di creare il nostro personaggio o di definirne le sue caratteristiche. Scelta piuttosto anomala, trattandosi di un cRPG, che indica fin da subito l’orientamento piuttosto chiaro di questo tiolo.
Il giocatore sara’ percio’ chiamato ad impersonare la giovane Vivien che, nel corso del gioco, aumentando la sua esperienza imparera’ a dominare i suoi poteri extra-terreni fino a diventate un vero e proprio dio. O quasi insomma.