Miami Nights: Singles in the CityMiami Nights: Singles in the City - Recensione 

Una nuova simulazione di vita si affaccia al mercato videoludico, dall'aria piccante e con un titolo che lascia intendere il suo indirizzo adulto. Scopriamo di cosa si tratta...

Il business dei Sims et sim-ilia ha raggiunto proporzioni davvero ragguardevoli negli ultimi anni, e pare aver trovato su Nintendo DS la sua piattaforma d’elezione. Perso il carattere puramente sperimentale della prima interpretazione della “simulazione di vita” di Will Wright, questi giochi si sono dimostrati degli intrattenimenti di grande successo per un pubblico più vasto di quello costituito dai tipici videogiocatori. La gestione della vita su schermo, misto di voyeurismo e manie d’onnipontenza, è qualcosa che attrae anche chi ha ben poco a che fare con il videogioco vero e proprio: si fa leva, in questi prodotti, sul fascino del collezionismo, del trasformismo e della semplice contemplazione di un micro-cosmo riprodotto in digitale. Dalla radice fondamentale costituita da The Sims, sono derivate diverse interpretazioni dello schema simulativo originale, ognuna imperniata su determinati aspetti della vita: questo Miami Nights – Singles in the City, come il titolo suggerisce in maniera piuttosto palese, tratta di uomini e donne alla ricerca del successo, e dell’affermazione sociale: in due parole, soldi e fama (il sesso, seppure costantemente accennato, non è in verità molto presente). Il taglio dato al gioco è certamente adulto, nonostante Gameloft abbia fatto di tutto, anche a costo della stessa coerenza generale del prodotto, per non andare a scomodare troppi tabù o mostrare più di quanto sia concesso dal common sense genitoriale che tiene a bada il mondo videoludico. Il risultato, è un titolo che pare virare fortemente su tematiche incandescenti, a volte anche eccessive, pur cercando di tenere il freno a mano tirato per non incappare in problemi di censura: una castità piuttosto ipocrita, dato che per tutto il tempo si gioca su rapporti facili con l’altro sesso o su mezzi non certo convenzionali per raggiungere il successo.

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Vita da Single

Chi ha giocato a Singles su PC ha già un’idea piuttosto chiara di quello che potrà trovarsi di fronte con questo prodotto Ubisoft, sebbene qui il lato simulativo sia fortemente soggiogato a quello "giocoso", con la doverosa introduzione dei tipici mini-games da Nintendo DS, usati in abbondanza per riempire in qualche modo l’esigua struttura di gioco. La questione è semplice: all’inizio scegliamo se interpretare un uomo o una donna, lo modifichiamo attraverso un editor piuttosto semplice, e ci lanciamo con il personaggio così creato nella vita, con l’unico obiettivo di diventare ricchi e famosi. Si può scegliere il settore nel quale concentrare la propria carriera (attore/attrice, cantante, modello/a) anche se tale scelta non implica poi grossi cambiamenti nello svolgimento del gioco, poiché le azioni che ci troveremo ad intraprendere sono spesso completamente scollegate dall’obiettivo finale del personaggio. Si tratta dunque di guidare il nostro avatar all’interno della città di Miami (ovviamente, sono raggiungibili solo alcune località, peraltro piuttosto piccole come estensione e non in gran numero), facendoci strada nella società a suon di lavoretti part time e rapporti occasionali con gli altri personaggi. L’area di gioco, in 3D, viene visualizzata in isometrico (con zoomate della telecamera), e avvicinandoci ai vari punti sensibili dello scenario potremo intraprendere varie azioni (ad esempio: in bagno, avvicinandoci alla doccia potremo usarla per lavarci, lo stesso dicasi per il lavandino, dove è possibile anche scegliere di truccarsi o sistemarsi i capelli). E’ presente la tipica gestione “fisiologica” della nostra creatura, la cui situazione è visualizzata da barre indicanti il livello di vari parametri vitali: fame, sonno, igene per quanto riguarda quelli naturali, a cui si aggiungono sex appeal, carisma, humour, cortesia e relativi parametri negativi per quanto concerne i rapporti interpersonali. Ovviamente, per gestire i primi dovremo cercare di mangiare, dormire e lavarci con regolarità, mentre gli altri parametri dipendono da una serie di fattori diversi: dalla cura dell’aspetto (trucco, abbronzatura, taglio di capelli, fitness) alla gestione vera e propria dei rapporti attraverso il dialogo.

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Lavoro e bella vita

Nonostante l’impostazione simile a The Sims, con parametri da tenere sotto controllo e bisogni fisiologici da gestire, Miami Nights risulta essere un gioco decisamente guidato: le scelte sono praticamente obbligate, con un cicerone che ci comunica continuamente cosa fare, passo per passo. Quest’ultimo sarebbe poi il nostro vicino di casa, che non avendo evidentemente niente di meglio da fare, ci telefonerà continuamente per dirci dove trovare lavoro, in quale locale andare per trovare un partner, e in genere cosa fare in ogni momento della giornata. Tutto il gioco ruota attorno al principio di racimolare denaro e spenderlo subito: dagli acquisti semplici, come una macchina usata o l’affitto della casa, si passa progressivamente ad un consumismo sempre più sfrenato, fino a nuove auto o yacht, via via che i nostri guadagni aumenteranno. Tutto questo inseguendo il mito del lifestyle esagerato su cui il gioco ovviamente si fonda. La cosa strana è che non esiste una carriera per il nostro personaggio: a prescindere dall’ambito lavorativo prescelto, ci troveremo comunque ad eseguire una serie di lavori piuttosto umili, rispetto alle aspirazioni da show-business del nostro avatar: gelataio, lavapiatti e simili saranno per la maggior parte del tempo i nostri impegni quotidiani, ovviamente eseguibili attraverso gli immancabili mini-games a base di touch screen caratteristici di Nintendo DS.

Tutto il gioco ruota attorno al principio di racimolare denaro e spenderlo subito

Lavoro e bella vita


Dall’altro lato, c’è la possibilità di interagire con tutti i personaggi che incontreremo in giro per Miami e con i quali è possibile effettuare una serie di scelte nel momento del dialogo: “conversazione”, “flirt”, “offri” e “attacca” sono le opzioni possibili, alle quali seguirà un effetto diverso in base al nostro livello di fascino. Non c’è da aspettarsi dialoghi brillanti, poiché questi non appaiono nemmeno in sovrimpressione, ma non è questo il punto della questione: la cosa principale è la possibilità di portarsi a casa il tizio (uomo o donna, a prescindere dal sesso del nostro personaggio), dove stranamente continueremo imperterriti con i preliminari senza mai arrivare al "dunque". Non per essere morbosi, ma è piuttosto strano che, in un gioco interamente basato sulla vida loca e il flirt esasperato, si rimanga bloccati eternamente ai preliminari, con una castità forzata che cozza contro l’approccio generale palesato in ogni dove. Ad un certo punto del gioco ci troveremo addirittura ad essere pagati per fare il bagno in una Jacuzzi mentre il nostro capo ci guarda, e nonostante tutto Gameloft ha accuratamente evitato di mostrare qualsiasi nudità (con la censura tipica di The Sims) o qualsiasi accenno ad un “prosieguo” dei rapporti con i partner occasionali dopo i primi baci. Non tanto un’offesa all’onesta morbosità del pubblico (adulto), ma piuttosto un vero e proprio controsenso, viste le premesse su cui il videogioco in questione si fonda.

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Miami by night

Il comparto grafico di Miami Nights: Singles in the City rappresenta probabilmente l’elemento più convincente del gioco, sebbene il giudizio sia determinato più dai demeriti del gameplay che non da una vera e propria perizia nella modellazione di personaggi e ambientazioni. In ogni caso, pur spixellati e ben poco definiti, i personaggi, da una certa distanza, fanno la loro giusta figura, e gli scenari in alcuni casi si distinguono per la quantità di elementi su schermo e di particolari, nonostante l’area di gioco sia molto spezzettata, e ogni zona non sia eccessivamente estesa. Comunque, il clima generale rende bene l’idea della “città del vizio”: colorata e allegra come ci immaginiamo che sia Miami da quest’altra parte del mondo. L’audio del gioco è invece completamente dimenticabile: tra musichette dance remixate e di qualità terribile, e pochi, rari effetti sonori senza personalità, Miami Nights: Singles in the City si conferma un gioco che può essere tranquillamente fruito con l’audio della console azzerato.

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Commento

E’ difficile trovare qualcosa che si discosti veramente da The Sims, e che possa essere ricordato per qualche caratteristica d’impatto, nell’ormai saturo mercato dei simulatori di vita. Tra questi non c’è sicuramente Miami Nights: Singles in the City, che anzi si presenta come una delle peggiori interpretazioni del “lifestyle simulator” che va tanto di moda di questi tempi. Manca completamente la profondità nell’aspetto gestionale del personaggio, visto che le cose da fare sono poche e veniamo continuamente guidati in ciò che dobbiamo fare, chiudendo tutte le possibilità in una strada a senso unico che porta fino all’inevitabile conclusione del gioco. Non c’è traccia di divertimento nel gameplay proposto: azzerata la componente simulativo-gestionale, i mini-games proposti non bastano certo a costruire un gameplay degno di nota, e resteranno delusi anche coloro che si aspettavano un approccio più adulto e piccante alla struttura di The Sims, poiché sebbene tale punto di vista venga ostentato dal titolo e dalla copertina, e accennato di continuo nel corso del gioco, alla prova dei fatti non succede nulla di più scabroso di quanto è possibile vedere nel gioco Maxis. Consigliato, ma con riserva, solo a coloro che non possono fare a meno del genere e non hanno nient’altro da giocare al momento.

Pro: Buona realizzazione delle ambientazioni Può attirare i fan dei Sims Contro: Monotono e poco divertente Estremamente guidato Praticamente inesistente la componente gestionale

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