ArchivioIntervista a Stefano Gallarini 

Due chiacchiere a ruota libera con Stefano Gallarini, figura storica del giornalismo videoludico italiano, per parlare della sua grande passione: i videogiochi.

Multiplayer.it: Sei da sempre noto come persona piuttosto eclettica. Oltre a fare il DJ a Play Radio stai lavorando su altre cose?
Stefano Gallarini: Non te lo posso dire di preciso, perché sono sembre in ballo. Posso dirti che sto tenendo due rubriche quotidiane su “City”, la rivista gratuita distribuita in numerose città italiane che può vantare più di due milioni di lettori al giorno. Parlerò di blog, internet e tecnologia. Poi sto facendo altre cose ma per la scaramanzia che deve sempre esserci nel nostro lavoro preferisco non dirle (ridacchia, NdR).

Multiplayer.it: Cosa ne pensi della situazione attuale del mondo dei videogiochi? Sei uno dei nostalgici secondo i quali “i bei tempi sono andati” oppure riesci ancora ad emozionarti?
Stefano Gallarini: I bei tempi non sono andati, quello che continua a mancare sono i concept. Ma alla fine è normale: all’inizio si cercavano i concept perché tanto la grafica era quella che era, così come il sonoro. Oggi si ricercano grafica, cura del dettaglio e altre grandi cose, ma i concept sono un po’ sempre gli stessi. Un gioco oggi riesce a sorprendermi solo quando ha qualcosa di particolare proprio a livello di concept, qualcosa che mi faccia dire “caspita, figo!”.

Multiplayer.it: Proprio da questo punto di vista Wii sta avendo il merito di riuscire ad avvicinare ai videogiochi fasce di utenza che prima non erano interessate. Ma basta la nuova console Nintendo a ridefinire il concetto stesso di videogioco o serve qualcosa di più?
Stefano Gallarini: Serve qualcosa di più. Wii è una console molto divertente, ma la ritengo “non esclusiva”, in senso che ad essa va affiancata per forza un’altra macchina. Se io fossi stato in Nintendo mi sarei associato con Sony o Microsoft, vendendo la tecnologia di Wii come una sorta di periferica aggiuntiva. Oggi come oggi il Wii è una console che fa un po’ pensare dal punto di vista tecnico, anche se, ripeto, ha giochi divertenti.

Multiplayer.it: Quali novità vorresti vedere nei prossimi anni?
Stefano Gallarini: Mi piacerebbe molto vedere l’evoluzione del concept di Activision partito con Guitar Hero. Fare delle vere e proprie sessioni musicali in multiplayer online con tanto di webcam, magari ognuno con uno strumento diverso, sarebbe fantastico: tu suoni la chitarra, un tuo amico il bongo, un altro la batteria... In ogni caso confido molto sul gioco online: grazie ad esso anche molti miei amici si sono avvicinati ai videogiochi.

Multiplayer.it: In futuro il gioco online restringerà sempre di più lo spazio del single player?
Stefano Gallarini: Secondo me i giochi devono per forza avere anche il single player, ma sto apprezzando la tendenza degli ultimi mesi per la quale la parte online viene maggiormente valorizzata. E’ una strategia che mi piace molto.

Multiplayer.it: Quali sono i giochi che hai più amato negli ultimi anni?
Stefano Gallarini: Che domanda difficile! Uno di questi è un gioco un po’ particolare, Grabbed by the Ghoulies. L’ho trovato veramente semplice e divertente. Poi sicuramente Table Tennis di Rockstar...

Multiplayer.it: E immagino anche Guitar Hero, visto che l’hai citato poco fa.
Stefano Gallarini: Sì anche Guitar Hero 2, che adesso è uscito sulla 360. Ho addirittura due chitarre per fare le sfide. Poi c’è sicuramente da aggiungere alla lista Gears of War, che è un gioco fatto bene e con alcune piccole novità che aiutano l’immediatezza, come ad esempio il tasto “A” per ripararsi. In sostanza sono un fan dei giochi semplici da imparare, anche perchè ho poco tempo.

Multiplayer.it: Secondo alcune statistiche, negli ultimi anni il gaming su PC è fortemente calato a favore di quello su console. Microsoft sta cercando di invertire la tendenza con Windows Vista e DirectX 10, ma l’impresa non è delle più facili. Che ne pensi?
Stefano Gallarini: Credo che questa tendenza sia normale, e giusta. Io a tutti i miei amici sto consigliando di comprare Xbox 360, perchè con poco più di 300€ hai una macchina che ti permette di giocare subito e bene, senza doverti preoccupare di avere hardware di un certo tipo. Il gioco su PC non è ancora “metti dentro il disco e giochi”: devi installare, hai bisogno di spazio, hai bisogno di determinati requisiti di sistema...

Multiplayer.it: Insomma, “praticità” è la parola chiave.
Stefano Gallarini: Eh sì, è semplicemente più pratico. Fai un acquisto e funziona. Col PC invece sei legato a molti altri fattori. Io sono un fan del PC, però lo uso per tutto tranne che per giocare.

Multiplayer.it: Ma in passato non era così: ricordo che giocavi anche con il PC.
Stefano Gallarini: Sì, in passato giocavo sempre con il PC. La prima console alla quale mi sono affezionato moltissimo è stata il Dreamcast, potente e con giochi divertentissimi. Ad esempio con Samba de Amigo giocherei ancora per anni. Poi mi sono fermato e sono tornato nel mondo delle console con Xbox 360. Per me ormai, dal punto di vista dell’intrattenimento, la console Microsoft è diventata il vero sostituto del PC, anche grazie al Mediacenter.

Multiplayer.it: L’editoria, soprattutto per quanto riguarda le riviste cartacee, è in crisi. Il direttore del New York Times ha addirittura dichiarato che entro pochi anni il suo quotidiano sarà solo online. Volendo guardare a casa nostra, riviste storiche come Consolemania hanno chiuso bottega. Che mi dici a riguardo?
Stefano Gallarini: Io sono convinto che la carta non morirà mai (con particolare enfasi sul “mai”, NdR). La carta ha il suo fascino. Secondo me l’editoria deve diventare più di approfondimento e stare meno “sulla notizia”. Le notizie sui giochi che usciranno mi interessano poco, perché tanto le vedo su internet molti giorni prima; vorrei avere una bella cosa approfondita di, chessò, Gears of War, con tutti i retroscena, le strategie, le mappe e via dicendo. Una cosa insomma che guardare su PC sarebbe scomodissimo. Il discorso di Consolemania è invece troppo ampio e complesso.

Multiplayer.it: Che consigli vorresti dare a chi fa adesso il lavoro che tu facevi tanti anni fa?
Stefano Gallarini: Tanta gente mi scrive chiedendomi come mai le riviste non sono più belle come quando le facevo io. La mia risposta è sempre la stessa: perché c’era il cuore. Oggi invece il cuore non c'è, e si pensa che basti scrivere due sciocchezze per far funzionare la cosa. Non è così, non basta scrivere due sciocchezze: bisogna scrivere con l’anima, con la passione. E l’anima richiede tempo e anche grande passione, oltre che capacità. Devi fare in modo di tirar dentro chi non è interessato, devi tirarlo dentro con l’anima. E non è mica facile. Io i redattori li sceglievo in base a quello. Ci sono delle persone famose nel mondo dei videogiochi che io non ho voluto nelle mie riviste perché pur essendo molto tecnici non avevano l’anima, che per me è tutto. Lo stesso vale per i giochi: quando in un gioco vedi che c’è l’anima, automaticamente ti piace, anche se magari è una banalità.

Multiplayer.it: Per chiudere una domanda “filosofica”: so bene che tu consideri i videogiochi come beni culturali, sui quali investire. E’ la stessa cosa che equiparare i videogiochi a vere e proprie forme d’arte, come letteratura, pittura o via dicendo?
Stefano Gallarini: E’ esattamente la stessa cosa. L’importante è che al posto di detrarre in continuazione e accusare il videogioco di essere una sorta di strumento di tortura diseducativo fatto per distogliere i ragazzini dallo studio, si faccia vedere per quello che è, cioè il lavoro di un team di persone molto preparate (perché oggi un videogioco vende solo se fatto da persone estremamente preparate). Dovrebbe essere trattato come un buon film, e come ci sono gli awards per i film e per la musica dovrebbero esserci anche nei giochi. Non c’è niente in TV, non c’è uno show... Il videogioco non è spettacolarizzato, ma io sono convinto che possa essere presentato in modo più spettacolare per far capire che è una forma d’arte. Se prendiamo un gioco a caso, ad esempio Zelda, che è arrivato al milionesimo capitolo, perché non può essere considerato un’operazione culturale? Nasce con un concept, con una storia, come se fosse un romanzo. Non ha certo il valore della Divina Commedia, e mi sta bene, però è comunque una saga che è riuscita ad appassionare milioni di persone. Un po’ come Harry Potter: non si insegna certo a scuola, ma è innegabile che la Rowling è riuscita a costruire dei personaggi dei quali la gente si innamora. Un videogioco non è solo un “giochino” per ingannare il tempo: dietro c’è molto di più.

Multiplayer.it: Grazie mille della chiacchierata, è stato un vero piacere!
Stefano Gallarini: Grazie a te.

Stefano Gallarini ha anche un blog personale raggiungibile a questo indirizzo.

Intervista a Stefano Gallarini In una calda giornata primaverile abbiamo fatto due chiacchiere con Stefano Gallarini, figura storica del giornalismo videoludico italiano che chi ha più di due decadi sulle spalle non può non ricordare. Oltre ad essere stato Caporedattore e poi Direttore Esecutivo di riviste leggendarie come Zzapp!, The Games Machine, PC Action e Consolemania, Stefano è stato anche presentatore TV di programmi come USA Today, Unomania, Village, Planet, Gamet. Attualmente impegnato come DJ su Play Radio, “Il Galla” è noto a tutti per la sua grande simpatia e, soprattutto, per la sua infinita passione per i videogiochi. Incredibilmente contagiosa.

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