The Elder Scrolls IV: OblivionThe Elder Scrolls 4: Oblivion - Hands On 

La saga di The Elder Scrolls è un culto per la maggior parte degli appassionati di giochi di ruolo e il giorno in cui Bethesda dovesse "rinsavire" e smettere di imbarcarsi in progetti di simili dimensioni, sarà un giorno di lutto per la fine di un'era.
Che Morrowind abbia superato il milione di copie su Xbox è stata per noi una fortuna, trovandoci ora, appena quattro anni dopo, davanti all'attesissimo sequel. Diamogli uno sguardo da vicino... ma che dico, proviamolo!

Vecchie formule si rinnovano

Osservando le foto rilasciate nel corso dell’ultimo anno, molti fan della saga si sono chiesti come Oblivion si sarebbe rivelato, in particolare se avrebbe conservato lo spessore e il “carattere” della serie.
Una preoccupazione legittima considerando il valore e il peso di un’eredità costantemente minacciata dall’inseguimento del mass market, che ha ridotto il numero di CRPG “hardcore” ai minimi termini negli ultimi anni.

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Vecchie formule si rinnovano

In questo senso, Morrowind si rivelò forse il migliore compromesso possibile e se pure sacrificò qualcosa in nome di una grafica all’avanguardia, mantenne la maggior parte dei tratti distintivi della serie, come il free roaming in un mondo di grandi dimensioni, l’approccio non lineare alle quest ed il personalissimo sistema di sviluppo del personaggio.

possiamo affermare con un ragionevole margine di sicurezza, che l’identità della saga è stata rispettata in tutti i dettagli più significativi

Vecchie formule si rinnovano

Effettivamente Oblivion non pare restituirci tutto ciò che Morrowind portò via dalle vivide memorie impresse da ore e ore di partite a Daggerfall (niente città immense e moltitudini di NPC ad affollarle o campagne dense di mostri e incontri casuali ad esempio) ma utilizza i suoi nuovi traguardi tecnologici per migliorare molteplici aspetti, dall’IA all’interattività del mondo. Trovando infine il tempo per conferire al tutto un feeling a prova di nostalgico, inserendo alcune vecchie feature inspiegabilmente rimosse in Morrowind, come la possibilità di viaggiare in automatico da un capo all’altro della mappa del mondo, lasciando che il gioco stesso calcoli la rotta e il tempo necessario a coprire la distanza.
Probabilmente gli utenti PC appassionati di vecchia data avranno di che brontolare alla vista di un’interfaccia dall’impronta così indiscutibilmente “consolara”, retaggio dello sviluppo congiunto per le due piattaforme e non esattamente congeniale all’utilizzo del mouse, ma possiamo comunque affermare con un ragionevole margine di sicurezza, che l’identità della saga è stata rispettata in tutti i dettagli più significativi.
Sia il sistema di controllo, l’inventario, la gestione delle magie e le possibilità di crafting sono esattamente come ce le ricordiamo, così come i modi e tempi di crescita e sviluppo del personaggio (anche se qualche nuova razza o template di classe sarebbero stati auspicabili).

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Vecchie formule si rinnovano

A compensare ci pensa il fantastico motore di generazione dei volti, molto simile a quello di Everquest 2 ma con un livello di profondità e potenziale personalizzazione semplicemente incredibile. Ci siamo letteralmente persi nel tentativo di creare l’elfo oscuro perfetto, modificando ogni dettaglio della sua fisionomia al punto da riscoprirci chirurghi estetici. Ma la soddisfazione di muoversi per il mondo con un personaggio quasi identico alla sua immagine nella nostra testa è un dettaglio non trascurabile.
A proposito di immagini, la grafica di Oblivion è perfettamente all’altezza degli incredibili screenshot visti negli ultimi mesi. Siamo indiscutibilmente ai massimi livelli, qualcosa che anche su Xbox 360 fa finalmente gridare all’insegna della next-gen. Forse il gioco continua a mancare di uno stile e una visione artistica “unificata” e “personale” come quella dei titoli Blizzard - e a ben vedere, il generatore casuale di volti presenta talvolta qualche esito esilarante sugli NPC - ma la verità è che nella visione d’insieme come nell’analisi dei dettagli c’è davvero ben poco che si possa eccepire sull’impatto grafico di Oblivion.
Il mondo sotto i nostri occhi non è mai stato così vivo e soprattutto vivido nei suoi colori, negli shader presenti praticamente a tutti i livelli (il bloom alla Fable è ovunque) negli impeccabili effetti particellari o nel modo in cui l’erba si muove sotto la brezza e si sposta al nostro passaggio, senza contare la vastità dell’orizzonte visivo che si estende a perdita d’occhio in ogni direzione.

la soddisfazione di muoversi per il mondo con un personaggio quasi identico alla sua immagine nella nostra testa è un dettaglio non trascurabile

Vecchie formule si rinnovano

A rendere il tutto ancora più reale ci pensa il motore fisico Havok, anch’esso ormai al limite dell’ubiquità nell’industry, ma di cui da tempo aspettiamo un’applicazione convincente in ambito RPG.
Le intenzioni di Bethesda sull’utilizzo della fisica si intuiscono fin dalla classica trappola di tronchi presente nel primo dungeon/tutorial, che vengono fatti rotolare su degli ignari goblin, ma è solo più avanti che ne abbiamo saggiato le prime implicazioni più complesse: delle lame sporgenti dal soffitto ad indicare chiaramente una trappola. Dopo aver esplorato il fondale, ecco che si intravede un piccolo cavo teso al suolo che, una volta colpito con una freccia, fa scattare la trappola permettendoci di passare illesi. Questo è solo il buongiorno, ma se è indice del mattino che verrà, c’è di che essere allegri.

Il viaggio per Tamriel dell'avventuriero senza nome

Giunti a questo punto si direbbe che Oblivion non sia altro che una versione migliorata di Morrowind, tecnicamente superiore ma identica nella sostanza. Dove sono le vere novità?
Forse il suo aspetto più innovativo è anche quello più occulto e difficile da individuare e soppesare, almeno data la brevità della nostra esperienza di gioco. Stiamo parlando della nuova intelligenza artificiale.
Per quanto sia sempre stata una saga strettamente single player, quella di The Elder Scrolls non si è mai distinta per il particolare acume dei suoi Personaggi Non Giocanti, nel migliore dei casi marionette condannate ad agire in reazione al nostro comportamento o a perpetrare in eterno le proprie mansioni scriptate.

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Il viaggio per Tamriel dell'avventuriero senza nome

Sotto questo aspetto Oblivion punta al salto di qualità definitivo, implementando una tecnologia proprietaria denominata “RadiantAI”, che nelle intenzioni dovrebbe simulare le vite delle centinaia di personaggi che popolano il mondo, che mangeranno, dormiranno, andranno al lavoro e in chiesa… Il tutto governato in base a una serie di parametri (bisogni e desideri) in modo concettualmente non dissimile da The Sims, su cui noi potremo potenzialmente avere il nostro influsso.

ora potrebbe essere possibile osservare, dopo aver svaligiato un appartamento, gli effetti del nostro agire sul povero villico derubato

Il viaggio per Tamriel dell'avventuriero senza nome

Del resto la proverbiale libertà d’azione sinonimo della serie non è stata intaccata: semplicemente ora potrebbe essere possibile osservare, dopo aver svaligiato un appartamento, gli effetti del nostro agire sul povero villico derubato.
Ovviamente si tratta di pura speculazione, nessuno ha ancora avuto modo di sondare effettivamente l’efficacia di questo meccanismo e per adesso siamo solo riusciti a verificare il funzionamento del sistema di reputazione, simile ai precedenti capitoli, da cui dipenderà il comportamento delle guardie nei nostri confronti.

Passione Action

Una delle novità più evidenti è quella dell’importanza data ai combattimenti. In Oblivion bisogna saper lavorare di joypad o mouse e tastiera, a seconda della piattaforma di gioco, e padroneggiare tutti i movimenti del nostro alter ego. Gli scontri, infatti, sono frenetici, nonché di grande soddisfazione, e bisogna saper usare nel modo giusto magie e armi, ognuna delle quali è accompagnata da diversi movimenti di telecamera in soggettiva a seconda del tipo di colpo inferto.
Da sottolineare l’intelligente mappatura dei tasti del pad di Xbox 360, che consente di attribuire ad ognuna delle 8 direzioni della croce digitale una funzione diversa.
Si possono così richiamare in un istante, armi, incantesimi o pozioni utili in ogni occasione. (ma c'è da dire che è pur sempre ancora possibile selezionare la pausa in qualsiasi momento e scegliere armi, armature, oggetti e magie in tutta comodità dagli appositi menù)

A che punto siamo?

Abbiamo giocato a pochi centimetri di distanza sia la versione Xbox 360 che quella per PC e il gioco ci è parso in uno stato molto avanzato di lavorazione. Soprattutto la versione console, che viaggia ora a 30fps spediti tranne rare incertezze di fronte ai panorami più vasti, è sembrata in fase avanzata, laddove quella PC aveva qualche incertezza in più dovuta ad una minore ottimizzazione.
Il gioco era installato su Hard disk e i caricamenti interrompevano l’azione solo quando si entrava nei dungeon o nelle abitazioni.
Tutto il resto del mondo veniva costantemente recuperato in streaming con brevissime interruzioni al passaggio da un’area all’altra, dando veramente l’idea di un unico grande ambiente. Curiosità da notare è che gli npc non resettano la loro IA al passaggio da un’area all’altra e che continuano a seguirci anche all’interno di dungeon o case, se attaccati.
Va comunque ricordato che Oblivion girerà anche sulle Xbox 360 non dotate di Hard Disk e che ancora una data ufficiale per l’uscita non è stata confermata, nonostante da più parti si sia parlato del 24 Marzo...

L’unica limitazione “imposta” dagli sviluppatori al libero arbitrio è quella di non uccidere personaggi che hanno a che fare con le nostre quest, la cui eliminazione sarebbe per noi controproducente. Non che la cosa sia effettivamente impossibile: semplicemente tali personaggi vengono identificati dal simbolo di una corona una volta inquadrati nel mirino, a suggerire al giocatore che forse, per questa volta, gli conviene trattenersi.

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L’elemento più caratterizzante e difficilmente imitabile di Oblivion – così come dei suoi predecessori – è però la storyline.
Tamriel è un mondo ricco e dettagliato in cui di volta in volta gli sviluppatori Bethesda incesellano le loro storie, sempre diverse ma coerenti con il “lore” dell’intera ambientazione.
Questo capitolo in particolare ci farà affrontare un’epica quest per la ricerca del perduto erede dell’impero e della chiave per chiudere i portali apertisi da e verso Oblivion, l’infernale regno degli immortali Daedra, da sempre la principale minaccia per il mondo.
Fra le curiosità di cui possiamo dare testimonianza diretta, è la scelta di Bethesda di affrontare alcuni momenti narrativi particolarmente importanti con un taglio cinematografico sullo stile di Half-Life, con complesse sequenze scriptate durante le quali manteniamo comunque il controllo del personaggio. Ci si potrà quindi trovare in mezzo a un gruppo di guerrieri in fuga per le fogne cittadine o al centro di una battaglia per la difesa di un villaggio da parte di truppe demoniache. Un modo efficace per aumentare il coinvolgimento e la drammaticità durante lo svolgersi della trama.

Tamriel è un mondo ricco e dettagliato in cui di volta in volta gli sviluppatori Bethesda incesellano le loro storie, sempre diverse ma coerenti con il “lore” dell’intera ambientazione

E a proposito di drammaticità, i puristi dei doppiaggi originali saranno felici di sapere che l’edizione italiana prevede l’esclusiva localizzazione dei testi, mentre il parlato resterà quello americano, impreziosito dall’intervento di interpreti quali Patrick Stewart (il comandante Picard, il Professor X) e Sean “Boromir” Bean, rispettivamente la voce dell’Imperatore e di suo figlio.
Ci sarebbero mille altri dettagli da enumerare, analizzare, soppesare e aggiungere all’infinita mole di aspettative che Oblivion sta accumulando giorno dopo giorno, ma la realtà dei fatti è che solo dopo settimane di gioco sarà possibile stendere un bilancio definitivo di un gioco così ricco di sfaccettature.
Per quanto ci riguarda, saremo quanto prima in pole position con in mano una versione definitiva. Sarà meglio liberare l’agenda dagli impegni.

Guide ufficiali per veri avventurieri

Lungi da noi suggerirvi di rovinarvi un gioco simile ricorrendo al lato oscuro delle varie soluzioni e guide strategiche assortite.
Ma se doveste averne bisogno, meglio ricorrere alla Guida Strategica Ufficiale di The Elder Scrolls 4: Oblivion messa a vostra disposizione da Multiplayer.it Edizioni.
La guida arriverà nei migliori negozi su strada e online in contemporanea all'uscita del gioco, sarà interamente a colori e in italiano e conterrà 320 pagine dettagliate che guideranno i giocatori alla scoperta di ogni angolo del mondo di gioco. Il tutto al prezzo consigliato di 14,90€.

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A volte i migliori ritornano

Rompendo quella che sembrava essere una gloriosa tradizione di casa Bethesda, pare proprio che Oblivion, quarto capitolo della premiatissima saga di “The Elder Scrolls”, uscirà puntualmente a marzo, senza accumulare ritardi pluriennali.
A spingerci ad un’affermazione di tale peso (e chi segue la storia di questo sviluppatore da una decina d’anni se ne rende ben conto) è stato il prolungato contatto ravvicinato con una versione praticamente finita del gioco medesimo, di cui il sottoscritto e Antonio Jodice hanno potuto godere presso gli uffici di Take 2 Italia.
Un’intensa giornata all’insegna della degustazione di uno degli ultimi genuini distillati di CRPG single player, secondo l’antico metodo di preparazione Bethesda. Un tour the force al termine del quale siamo a malapena riusciti a scalfire e sondare la superficie di un titolo di simile calibro, ma da cui abbiamo tratto alcune utili considerazioni che siamo pronti a condividere con voi lettori.
Bentornati a Tamriel. Su PC e Xbox 360. [CCuUn’intensa giornata all’insegna della degustazione di uno degli ultimi genuini distillati di CRPG single player, secondo l’antico metodo di preparazione Bethesda[/CC]

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