Pokémon GOLa lunga marcia di un allenatore selvatico 

Ecco la nostra recensione su Pokémon GO, l'attesa app dedicata ai mostriciattoli Nintendo da poco approdata ufficialmente anche sui dispositivi iOS e Android italiani

Pokémon Go non è Pokémon Rosso o Pokémon X. È un'app per cellulari che sfrutta la realtà aumentata, distribuita con la formula free-to-play e che quindi deve soggiacere a tutta una serie di regole per rientrare dell'investimento sostenuto. Accettare che sia un prodotto commerciale di un certo tipo rimane il primo passo per non attribuirle colpe o meriti che non ha. La lunga marcia di un allenatore selvatico Partiamo per esempio dalla scelta dello starter. Concordiamo al cento per cento con quanto detto nel provato di qualche giorno fa, in merito al tradimento di una parte importante dell'anima dei giochi classici quando l'app ci costringe a relegare il nostro primo Pokémon a semplice soprammobile. Il meccanismo con cui i pokémon crescono e si evolvono (ne riparleremo anche più avanti) rendono il nostro Squirtle con undici Punti Lotta inutile, a maggior ragione se ancor prima di poter sfidare le palestre arrivano in squadra pokémon dieci volte più potenti. La scelta iniziale si riduce così a un tutorial sulla cattura e a una semplice citazione per coccolare i fan. Crea aspettative sbagliate e, forse, sarebbe stato meglio evitarla del tutto. Ma pensiamo anche a cosa sarebbe successo con un starter super potenziabile. In pratica Pokémon GO avrebbe rischiato di trasformarsi in una di quelle partite dove si utilizza sempre e solo un pokémon, mentre gli altri vengono tenuti in squadra solo per fare numero. Non proprio il massimo per un gioco di questo tipo. Ben venga quindi spingere a catturare sempre nuovi mostriciattoli in cerca di quello più adatto alla lotta. Anche vedendola in questo modo, però, il meccanismo rimane tutt'altro che perfetto.

È ufficiale: Pokémon GO è finalmente disponibile e questo è il nostro verdetto sul fenomeno dell'estate!

L'inizio traballante di una nuova avventura

Com'è probabilmente già arcinoto, visto che più o meno tutti hanno trovato un modo di scaricare l'app prima dell'uscita ufficiale in Italia, non ci sono combattimenti contro gli altri allenatori reali o contro i pokémon selvatici che si incontrano passeggiando per le strade del nostro mondo. Così la cattura avviene con modalità simili a quelle dei safari dei giochi classici: si prende la mira e con il dito si lancia una ball, o un'esca; poi si spera che tutto vada bene. La lunga marcia di un allenatore selvatico La loro crescita avviene poi tramite due risorse: la polvere di stelle, che si ottiene un po' da tutte le azioni di gioco, e le caramelle, che sono specifiche per ogni pokémon e si ottengono catturandoli, trasferendoli al Professor Willow (ma perdendone così il possesso) e, soprattutto, facendo schiudere le uova. Per migliorare i punti lotta serve una caramella e una certa quantità di polvere, mentre per l'evoluzione è richiesto un determinato numero di caramelle. Niente pietre o meccanismi strani, insomma: per avere pokémon forti si devono catturare più pokémon possibili, accumulare esperienza con le azioni di gioco per aumentare il proprio livello allenatore e decidere quando e su quali mostriciattoli investire le risorse. Un sistema semplice e, visto che le caramelle ricordano le caramelle rare, accettabile anche dai fan più intransigenti. Non mancano però dei problemi e il più grave è la diffusione a singhiozzo dei pokémon, con alcune aree coperte da decine di mostri diversi e altre semplicemente isolate. Gli sfortunati che vivono in zone rurali si trovano così a fare i conti con una frequenza di apparizione dei pokémon ridicola, ma anche tra i diversi quartieri di una stessa città la disparità è evidente. La promessa di adattare l'habitat dei pokémon all'ambiente reale è stata poi largamente disattesa, con infestazioni di Zubat a qualsiasi ora del giorno, anche se mal sopportano la luce solare; le rive dei fiumi, poi, spesso sono prive di pokémon d'acqua o del tutto deserte. Lo stesso sistema di localizzazione tramite GPS è tutt'altro che perfetto e raggiungere un pokémon finisce per essere troppe volte impossibile. Insomma, chi non vive i città non può crescere in alcun modo e si trova tagliato fuori sia dalla caccia che dal competitivo.

Acquisti in-app

La questione degli acquisti in-app è sempre spinosa ed è difficile prevedere come si evolverà il gioco in futuro. La buona notizia è che non abbiamo ancora sentito la necessità di investire soldi reali in monete di gioco: per il momento, quindi, il rischio del pay-to-win pare scongiurato.

C'è solo un capopalestra!

In attesa che Niantic tenga fede alla sua promessa di aggiungere scambi e scontri tra allenatori, c'è un solo modo per competere con gli altri in Pokémon GO: sfidare le palestre Pokémon. Il loro funzionamento è una variante semplificata di quanto già avveniva in Ingress, titolo creato dagli stessi sviluppatori e dal quale sono stati importati le location delle palestre e i punti d'interesse sparsi per il mondo, i cosiddetti PokéStop con cui interagire per ottenere strumenti e uova. La lunga marcia di un allenatore selvatico L'obiettivo dei giocatori, divisi in tre squadre, è quello di occupare più palestre possibili con i propri pokémon e, se la palestra è libera, l'allenatore può reclamarla per il team e scegliere un pokémon come difensore. A quel punto si possono verificare due scenari. Il primo è che un allenatore dello stesso team passi in zona, per mettere un altro pokémon in difesa, se c'è spazio, oppure dare avvio a uno scontro amichevole per aumentarne il prestigio e il numero dei difensori. Nel caso in cui il giocatore sia della squadra rivale, invece, parte il tentativo di conquista. Le lotte sono semplici e non richiedono la presenza sul posto di tutti gli allenatori coinvolti: i difensori sono infatti controllati dall'intelligenza artificiale, mentre la fase offensiva è gestita in tempo reale dai giocatori, che possono darsi supporto anche con attacchi contemporanei. Un sistema di questo tipo, che si basa sulla combinazione di attacchi base, attacco speciale caricato e schivata tramite lo schermo tattile, è a nostro avviso perfetto per Pokémon GO perché, almeno sulla carta, fa sì che gli scontri siano brevi, la competizione sempre viva e l'esperienza accessibile anche a chi non ha grande esperienza con i videogiochi. Non manca poi nemmeno una piccola componente strategica, basata su debolezze e resistenze dei pokémon, sulla loro velocità e sul loro quantitativo di Punti Salute. La community sembra si stia organizzando bene e anche in Italia capita sempre più spesso di imbattersi in gruppi di ragazzi che girano in cerca di pokémon e palestre, senza curarsi troppo del meteo o della fatica. Se le nostre città quest'estate sono più vive che mai, è infatti giusto dare buona parte del merito proprio a Pokémon GO. È però difficile immaginare che la conquista delle sole palestre possa tenere così alta l'attenzione a lungo e auspichiamo a breve l'organizzazione di eventi a tema o l'inserimento di missioni secondarie, che possano dare uno scopo anche a chi si stufa di fare una semplice passeggiata in centro. Inoltre, chi ha iniziato a giocare in concomitanza con il lancio ufficiale rischia di essere tagliato fuori del tutto dalla competizione, visto che si trova a fare i conti con pokémon con migliaia di punti lotta in più dei propri. Concludiamo infine con qualche parola sul comparto tecnico, che in questi giorni non ha fatto certo parlare di sé per la pur ottima cura nei modelli e nelle animazioni dei pokémon. Sono i server che hanno invece attirato l'attenzione con i loro molti problemi e hanno rallentato l'uscita di Pokémon GO in diverse parti del mondo. Ora sembra che la situazione si stia pian piano stabilizzando e siamo fiduciosi che con il passare dei giorni si riducano bug, blocchi dell'app e vengano risolti anche i problemi di localizzazione GPS di pokémon e allenatori.

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7.0

Redazione

6.3

Lettori (66)

Pokémon GO non può e non deve essere una riproposizione mobile dei capitoli principali visti sulle portatili Nintendo negli ultimi vent'anni, ma ciò non vuol dire che l'app non abbia difetti o margini di miglioramento. Il lavoro di Niantic è stato infatti approssimativo e ci ha consegnato un gioco problematico e in parte incompleto. L'assenza di scambi e scontri tra giocatori si fa sentire, ma nonostante i server instabili e le evidenti mancanze siamo di fronte a un prodotto che riesce a coniugare in maniera magistrale la forza dirompente del brand e l'accessibilità richiesta dal mercato mobile.

Raffaele Staccini

Pro

  • Realizza il sogno di intere generazioni
  • Sistema di gioco accessibile a tutti
  • È un buon incentivo a passare le giornate fuori

Contro

  • Assenza di scambi e scontri tra allenatori
  • Scarsi contenuti
  • Troppi problemi tecnici

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