Tom Clancy's The Division: Lotta per la vitaAnche al freddo si sta bene 

The Division si arricchisce col suo secondo DLC a pagamento, intitolato Lotta per la vita. Ecco la nostra recensione

Dopo essere uscito sul mercato, The Division non ha affatto passato dei mesi semplici. Atteso da molti con ansia, il gioco di Massive Entertainment ha dovuto fronteggiare una serie di critiche rivolte ad alcuni dei suoi elementi cardine: endgame e sistema di ricompense su tutti, ma non solo. La presenza di altre problematiche di contorno ha infatti fatto sì che anche i giocatori più pazienti di quello che era stato dipinto come l'anti-Destiny si dirigessero verso l'abbandono dei server. Gli sviluppatori però non hanno mai mollato, continuando da un lato a portare avanti il piano annuale già stabilito, procedendo allo stesso tempo nella messa a punto di alcune modifiche strutturali alle meccaniche di gioco di The Division. Il risultato di questa seconda parte di lavoro lo abbiamo visto circa un mese fa, quando abbiamo avuto modo di apprezzare la patch 1.4. Grazie a essa, Massive ha stabilito un nuovo punto di partenza per la sua creatura, gettando così le basi per una sua seconda giovinezza, ma soprattutto per tentare di richiamare in attività gli agenti che avevano disertato. Per The Division è adesso arrivato il momento di guardare oltre, grazie alla pubblicazione del secondo dei contenuti aggiuntivi premium previsti sin dall'uscita del gioco. Insieme alla patch 1.5 è infatti arrivato anche Lotta per la vita, DLC di cui vi proponiamo oggi la recensione dopo averlo già provato qualche giorno fa.

The Division ci fa lottare per la sopravvivenza in una New York completamente coperta dalla neve

Sopravvivere a New York

Lotta per la vita si slega dai contenuti base di The Division, sia per quanto riguarda la sua ambientazione, sia per quanto concerne invece le sue dinamiche di gioco. Tra i pochi elementi in comune con quelli già conosciuti troviamo la stessa mappa di Manhattan del gioco base, sulla quale ventiquattro giocatori si trovano a muoversi in un'avventura istanziata, dotata di un inizio e di una fine ben precisi. Anche al freddo si sta bene Anche al freddo si sta bene Lo scenario è abbastanza semplice: mentre una terribile bufera avvolge l'intera città di New York, un gruppo di agenti viene mandato nella Zona Nera per prelevare un importante antidoto per la malattia che ha messo in ginocchio la metropoli. Quando il gruppo si reca in elicottero presso il luogo della missione le cose non vanno per il verso giusto, e il velivolo si schianta al suolo lasciando gli agenti in una situazione di disperata emergenza. Privati del loro equipaggiamento, essi non possono fare altro che portare avanti l'incarico ricevuto, tentando di raggiungere la Zona Nera facendo uso solo dei materiali trovati sul luogo. Così come nella normale esperienza di gioco di The Division, i giocatori devono guardarsi dai nemici dislocati in giro per la mappa, ma non solo: Lotta per la vita costringe infatti ad avere a che fare anche con altri elementi di pericolo, legati ai bisogni primari dell'agente che controlliamo. Restare troppo tempo all'aperto, esponendosi così al freddo glaciale della bufera, può essere sufficiente ad assicurarsi il congelamento e la morte, ma il gelo non è l'unica insidia aggiuntiva che dobbiamo affrontare. Fame e sete possono anch'esse giocare brutti scherzi, impedendo al nostro personaggio di mantenere la lucidità mentre cerca materiali, un'attività fondamentale per riuscire a portare a termine con successo una partita a Lotta per la vita. A beneficio di chi cerca una sfida davvero impegnativa, inoltre, il matchmaking offre la possibilità di scegliere se affrontare l'emergenza in modalità PvP o PvE: nel primo caso, oltre ai pericoli appena elencati bisogna anche guardarsi dai personaggi controllati dagli altri giocatori, pronti a ucciderci per assicurarsi la sopravvivenza. In una situazione così disperata si modificano infatti anche le coscienze, e a differenza della Zona Nera che già conosciamo non esistono agenti rinnegati: l'unica cosa che conta è arrivare fino al momento dell'estrazione, sopravvivendo a un'infezione che si fa inesorabilmente largo anche nel corpo di ogni agente in partita. Una volta passato trascorso il tempo massimo, è game over. Non esistono checkpoint e la morte è permanente: in caso di sconfitta, bisogna ricominciare tutto da capo.

Metti la canottiera

Le battute iniziali di Lotta per la vita sono senza ombra di dubbio quelle in cui il DLC dimostra il suo lato migliore, riuscendo a trasmettere con successo al giocatore una sensazione di pericolo costante in cui è fondamentale pianificare ogni singola azione. Andarsene in giro per le strade senza avere un punto di riferimento in cui fermarsi a riscaldare il proprio corpo, per esempio, è il modo migliore per assicurarsi di morire in poco tempo. Anche al freddo si sta bene Come se non bastasse tutto quello che abbiamo descritto finora, Lotta per la vita priva il personaggio che controlliamo di tutto il suo equipaggiamento, sostituito con elementi base da migliorare progressivamente per riuscire a uscire indenni dall'emergenza. Una volta iniziata una partita a Lotta per la vita, livello e gear score che si avevano all'esterno non contano più nulla: tutti quanti i partecipanti partono con la stessa arma, una pistola, e lo stesso set d'equipaggiamento base, senza alcuna abilità. Questa caratteristica apre i contenuti del pacchetto a pagamento a tutti quanti i giocatori, mettendo sullo stesso piano quelli più esperti e quelli che hanno appena iniziato a muoversi in quel di New York. Tornando alle dinamiche di gioco, gran parte dell'attività che svolgiamo in Lotta per la vita è legata alla ricerca di generi di prima necessità, da usare per mantenerci in vita mentre continuiamo a vagare per trovare i materiali che ci servono. Lotta per la vita fa infatti leva sul sistema di crafting di The Division, mettendo a disposizione un banco di lavoro nei vari nascondigli presenti sulla mappa. Persino elementi come sciarpe e cappelli, relegati al puro aspetto estetico nel gioco base, giocano invece in questo caso un ruolo fondamentale per tenerci al caldo quando siamo all'aperto. In questo modo, ogni giocatore deve creare da zero il proprio equipaggiamento per prepararsi a dovere all'ingresso nella Zona Nera, un compito che come avrete intuito non è affatto una passeggiata. Ci vuole qualche partita e qualche morte prima che di abituarsi alle dinamiche di Lotta per la vita e al suo livello di difficoltà, abbastanza elevato ma mai eccessivamente severo. Di certo non perdonano i cosiddetti Cacciatori, una nuova fazione composta da fanatici armati fino ai denti pronti a complicarci la vita mentre cerchiamo di ottenere l'estrazione.

Fuori da tutto

Lotta per la vita suscita nel complesso sentimenti positivi, ma c'è da dire che non è proprio tutto rose e fiori: dopo qualche partita cominciano infatti ad apparire i difetti che questo secondo DLC premium si porta appresso. L'esperienza di gioco messa a punto dagli sviluppatori è di sicuro divertente, ma completamente al di fuori dal resto di The Division, rispetto al quale i punti di contatto sono davvero minimi. Anche al freddo si sta bene Il personaggio e la build che abbiamo costruito nella modalità normale di gioco restano in questo caso solo a guardare, ottenendo a fine partita una serie di ricompense in base al punteggio accumulato. Non è detto ovviamente che queste contengano elementi che ci servono, per cui può capitare che si passino due ore (all'incirca il tempo necessario per completare una partita a Lotta per la vita) a giocare senza ottenere progressi che siano poi spendibili nelle altre aree del gioco. Da questo punto di vista, il precedente DLC a pagamento New York Underground si collocava meglio nel quadro generale di The Division, pur avendo un'ambientazione più ristretta. Il secondo problema è che alla lunga Lotta per la vita può risultare ripetitivo: anche in questo aspetto, Underground riusciva meglio. Pur proponendo luoghi simili gli uni agli altri, il DLC precedente era infatti reso più vario e divertente dalla generazione casuale delle missioni e da una maggiore azione. Contrariamente a quanto avviene altrove in The Division, in Lotta per la vita inoltre i bottini non sono condivisi coi propri compagni di gruppo: ne segue una costante e fastidiosa corsa a chi apre per primo una cassa o perquisisce un corpo. Prima di passare al commento finale, ci sentiamo di spendere qualche parola di elogio per il lavoro svolto da Massive in campo grafico. La bufera che attanaglia la città si traduce in un livello di visibilità ridotto, con vento e neve che ci ricordano della loro presenza standosene costantemente in primissimo piano. Le strade sono rese irriconoscibili dai cumuli di neve che le popolano, rendendo difficile il senso dell'orientamento anche a causa dell'assenza della minimappa.

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7.5

Redazione

8.3

Lettori (2)

Soprattutto durante le prime partite, Lotta per la vita è estremamente divertente. La scelta di basare l'esperienza di gioco su elementi come la raccolta dei materiali e il crafting offre inoltre un'esperienza completamente diversa, così come le dinamiche di sopravvivenza realizzate da Massive. Dopo aver completato qualche partita con successo, tuttavia, è possibile che la presenza di una quantità di contenuti inferiori e meno vari di Underground portino il giocatore a tornare nei cunicoli di New York, piuttosto che a continuare ad avventurarsi in superficie.

Rosario Salatiello

Pro

  • Dinamiche di sopravvivenza ben congegnate
  • Aperto a tutti quanti i giocatori
  • Ottimo livello di sfida

Contro

  • Alla lunga tiene meno di Underground
  • Ricompense un po' ridotte rispetto all'impegno richiesto