Driver: Parallel Lines - Recensione  1

Driver... quanti bei ricordi. Ricordiamo ancora le corse forsennate, la grafica scintillante e le polemiche sulla censura. Ce la farà questa quarta incarnazione a far tornare la serie ai fasti di un tempo?

Somiglianze e differenze

Appena avviato Driver: Parallel Lines lascia interdetti: è praticamente un porting della versione Xbox con qualche texture aggiustata per l’occasione. Sostanzialmente si tratta di un gioco di guida con qualche fase da svolgere a piedi. Dopo le prime missioni tutorial si inizia a giocare seriamente andando in giro in cerca di lavori da svolgere (punti rossi sulla mappa) o seguendo il plot principale (punti gialli sulla mappa). Le cose da fare sono abbastanza: inseguimenti di altri criminali o di personalità invise alla criminalità organizzata; consegne di materiale che scotta in punti imboscati della mappa; rocambolesche fughe dalla polizia; missioni di scorta di personaggi importanti; furti d’auto; missioni in cui bisognerà gettare discredito sulle gang rivali. In tutti i casi gli ostacoli saranno rappresentati dai membri delle gang rivali, dalla polizia o da un limite di tempo, oltre che dal traffico di New York. Volendo è possibile prendere parte a delle vere e proprie competizioni, su un circuito o per strada, con cui accumulare soldi. Questi ultimi hanno due scopi principali: foraggiare la gang e riparare e modificare le auto rubate portate in uno dei garage affiliati. Si potrà quindi riverniciare il veicolo o acquistare parti migliori per aumentarne le prestazioni, investimento essenziale se si vogliono avere delle chance nelle competizioni.

quello che indigna è vedere come ancora si facciano uscire giochi ad un anno di distanza senza curarsi minimamente di sfruttare la macchina su cui andranno a girare

Somiglianze e differenze

Parlando di veicoli, Parallel Lines ne offre ben ottanta, tra quelli del 1978 e quelli del 2006. La maggior parte sono automobili, ma si potranno rubare anche motociclette, camion e pullman. Le differenze fra i vari veicoli sono poco sensibili, se non tra classi molto differenti tra loro. Oltretutto le versioni base sono abbastanza uniformi. Qualche differenza, in termini di accelerazione e velocità, c’è, ma è a livello di modello di guida che emergono le lacune più grandi. Insomma, controllare un camion dei vigili del fuoco non dovrebbe essere agevole come controllare un’utilitaria, così come guidare una custom dovrebbe essere più problematico di guidare una fuori serie. Non chiediamo ovviamente una simulazione accurata di ogni veicolo, che avrebbe di fatto rovinato la natura arcade del gioco, ma sicuramente una maggiore sottolineatura delle differenze avrebbe fatto bene.
Una delle feature migliori di Driv3r era sicuramente il modello dei danni delle vetture, replicato senza grossi stravolgimenti in Parallel Lines. Nonostante gli anni rimane la parte migliore di tutta la produzione, anche se i vari Burnout e Flatout sono andati oltre offrendo incidenti più spettacolari e ampliando i danni fattibili ai veicoli.

Corri e spacca

In fondo non è la ripetitività delle missioni ad affossare Parallel Lines e nemmeno la trama, banale quanto mal sviluppata. Quello che indigna è vedere come ancora si facciano uscire giochi ad un anno di distanza senza curarsi minimamente di sfruttare la macchina su cui andranno a girare. Capiamo che il mercato PC non offra molte garanzie in termini di vendite, ma pareva brutto eliminare il pop up dei veicoli e delle persone? Pareva brutto non far sparire immediatamente i corpi dei pedoni investiti e rivedere alcuni dei difetti già ampiamente dibattuti all’epoca dell’uscita della versione console?
Anche l’intelligenza artificiale è problematica. La polizia e gli altri inseguitori devono aver fatto un corso accelerato al Cepu visto che non solo ogni tanto non rilevano infrazioni palesi, ma risultano anche piuttosto scarsi negli inseguimenti. Insomma, abituati agli inseguimenti mozzafiato di Just Cause, che oltretutto se la cava meglio anche nelle fasi a piedi, e a quelli di San Andreas, siamo rimasti un pochino delusi dal fatto che proprio un Driver risulti il meno divertente.
Ma parlavamo di sezioni a piedi. Fortunatamente sono molto rare perché, nonostante i passi in avanti fatti rispetto a Driv3r, sfigurano in confronto alla concorrenza. Lasciando da parte le animazioni dei personaggi, che hanno tutti delle strane movenze dal fine non identificato, semplicemente le sparatorie non sono divertenti. Non c’è pathos, non c’è strategia. Nulla. Si spara a raffica cercando di eliminare i nemici prima che eliminino noi. Più l’arma posseduta è potente, più lo scontro è facile. In uno scenario del genere cercare coperture ha poco senso, anche per i nemici, visto che la mira automatica rende vana la ricerca di un riparo.

Tecnicamente parlando

Abbiamo già accennato ai problemi tecnici di Parallel Lines, ben visibili da alcuni screenshot, ma è bene ribadirli. In primo luogo la grafica è quella delle versioni console, e quindi risulta inesorabilmente vecchia se confrontata con giochi di un anno e passa fa. Le texture sono slavate, i palazzi sembrano dei blocchi senza vita e i dettagli lasciano a desiderare. Basta farsi un giro per uno dei parchi cittadini per accorgersi della pochezza del comparto grafico. Il discorso è valido sia per la New York del 1978 che per quella moderna. Anche gli effetti speciali sono poveri e mal fatti. Prendiamo ad esempio i coni di luce delle missioni, le scintille degli incidenti, la sfocatura dei bordi dello schermo quando si acquista velocità. Tutto ricorda epoche lontane, quando le DirectX erano alla loro settima incarnazione. E purtroppo, in questo caso, il discorso che la grafica non è tutto lascia il tempo che trova, visto che la sostanza latita. L’unica nota positiva è la fluidità: eccellente su macchine vecchiotte anche nei momenti più caotici.
E' eccellente anche la colonna sonora, con una scelta di brani comprendente i Public Enemy, i Suicide, Arthur Baker e altri gruppi. Ovviamente potrebbe non piacervi il genere, ma indubbiamente certe canzoni aiutano l’atmosfera generale.

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi:

  • Processore: Pentium 3 a 1.8 GHz o AMD equivalente
  • RAM: 512 MB
  • Scheda Video: Una con 128 MB compatibile con le Direct X 9.0c e con gli Shader 2.0
  • Spazio su disco: 5.0 GB
Configurazione di Prova:
  • Processore: Intel Pentium 4 a 3,4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda Video: NVIDIA 7800GT

Commento

Quello che era un gioco appena sufficiente un anno fa sulle console della passata generazione, diventa un gioco mediocre sotto tutti i punti di vista sui PC moderni. Non solo non eccelle in nulla, ma paga lo scotto di una concorrenza agguerrita che lo batte in tutti i settori. Da Reflections ci aspettavamo un moto d’orgoglio per ritornare nel gota dei migliori sviluppatori mondiali. Oggi va bene solo per gli appassionati del genere che non ce la fanno ad attendere GTA IV. Gli altri guardino altrove.

Pro

  • Molti veicoli
  • Fluido anche sui PC più vecchi
  • Splendida colonna sonora
Contro
  • Graficamente obsoleto
  • Il gameplay è appena passabile
  • Storia banalotta

Driv3r sarebbe meglio dimenticarlo, ammettiamolo. Era un gioco incompleto rilasciato prima della fine dello sviluppo per cercare di frenare l’emorragia finanziaria di Atari (lo hanno ammesso gli stessi vertici societari), che ancora oggi sembra inarrestabile. Il risultato fu il discredito per uno dei brand che aveva contribuito alla nascita del genere free roaming e che aveva mietuto un enorme successo di critica e di pubblico con i primi due episodi. Quello che veniva annunciato come l’anti-GTA diventò invece il peggior nemico di se stesso. Per porre rimedio alla tragedia si pensò di tirare fuori una specie di contro seguito, questo Parallel Lines con l'obiettivo di riportare la serie ai fasti di un tempo. Le versioni per le console della passata generazione (PlayStation 2 e Xbox) sono uscite più di un anno fa e non hanno sconvolto per qualità. Nel frattempo la versione per Xbox 360 è stata cancellata mentre sono state confermate la versione PC (quella di questa recensione) e quella per Wii. Inoltre il gioco non è più distribuito da Atari ma da Ubisoft, che da Luglio 2006 ha acquistato i diritti di sfruttamento del brand. Saranno riusciti i ragazzi di Reflections (gli sviluppatori) a sfruttare questo anno per migliorare il loro gioco?
Ma andiamo con ordine. La storia è quella tipica di tutti i giochi di questo genere: nei panni di un ragazzotto di belle speranze appena arrivato nella fiorente New York del 1978, abbiamo come unico scopo della vita quello di fare carriera nella criminalità locale per ottenere soldi e pupe in quantità. Per farcela dovremo seguire gli ordini di un noto e potente boss locale ed eseguire una serie di lavoretti che metteranno alla prova le nostre abilità di guidatori. Purtroppo non tutto andrà liscio e The Kid, il protagonista, verrà tradito proprio dai suoi datori di lavoro. Dopo 28 anni di carcere, TK ha maturato un solo immenso desiderio: vendicarsi. Il nostro scopo diverrà quindi quello di svolgere altri lavori in una modernissima New York per ritrovare quelli che ci hanno incastrato nel 1978.