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Tomb Raider, come 30 anni fa Lara Croft ha ridefinito il concetto di avventura

Dallo sviluppo a Derby all'esclusiva Saturn, fino ai remaster e al remake in arrivo: le tappe che hanno reso Lara Croft una delle icone più riconoscibili dei videogiochi.

SPECIALE di Diego Trovarelli   —   24/10/2026
Tomb Raider
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Nobile, avventuriera, aristocratica, archeologa, forte, fragile, data per morta, accusata di omicidio, risorta e ridisegnata più volte. Ma quante vite ha vissuto Lara Croft in 30 anni? Esatto, trenta, tre decenni lungo i quali abbiamo imparato a conoscere e amare una delle icone più riconoscibili del mondo dei videogiochi attraverso le sue gesta; un fenomeno globale di costume, trasversale, che nel tempo ha assunto varie forme rimanendo però sempre fedele alla sua essenza.

Tutto però è partito da lì, da quell'ottobre 1996 nel quale si affacciò per la prima volta sul mercato una ragazza armata di due pistole che non sapeva ancora che avrebbe cambiato per sempre l'universo videoludico, influenzandolo in un modo che pochi altri personaggi possono vantare nel proprio curriculum.

Il primo Tomb Raider è stato infatti a tutti gli effetti uno spartiacque, uno di quei titoli il cui nome un bel giorno ha varcato la soglia dei nostri schermi per non uscirne mai più, finendo, anzi, per diventare sinonimo indiscusso di avventura e di scoperta, di rovine dimenticate e di trappole mortali. Un nome che oggi spegne trenta candeline, ma che sembra non essere invecchiato di un solo giorno.

La nascita di un mito

La genesi di Tomb Raider è una di quelle storie di talento e follia creativa che potevano prendere forma soltanto nella frizzante Gran Bretagna degli anni Novanta. All'interno degli studi di Core Design, una software house di dimensioni modeste situata nella cittadina industriale di Derby, un gruppo di appena sei persone si mette al lavoro con un'ambizione smisurata e visionaria: creare un'avventura tridimensionale in terza persona che possa sfruttare a dovere le capacità di calcolo delle console a 32 bit di nuova generazione.

Lara Croft in tutto il suo spigoloso splendore
Lara Croft in tutto il suo spigoloso splendore

La mente chiave dietro questo rudimentale concept iniziale è il designer Toby Gard, che comprende immediatamente come la telecamera piazzata dietro al personaggio giocabile richieda una figura centrale forte e distintiva. Nelle primissime fasi di progettazione il protagonista è un uomo ispirato a Indiana Jones, ma la richiesta di Jeremy Heath-Smith, cofondatore di Core Design, di evitare un personaggio troppo simile a Indy e la volontà di proporre qualcosa di fresco spingono Gard a una scelta insolita per l'epoca: trasformare l'eroe in una donna.

La prima bozza del personaggio è quella di un'avventuriera sudamericana di nome Laura Cruz, dal carattere duro e volitivo, tuttavia, col tempo, si preferisce virare su una figura dalla personalità più raffinata e dal fascino aristocratico, maggiormente idonea al pubblico britannico e internazionale. Ed è così che avviene la metamorfosi della combattiva Laura Cruz nell'elegante e letale Lara Croft.

Lo sviluppo di Tomb Raider, tuttavia, è caratterizzato da sforzi tecnici non indifferenti: il team deve infatti sviluppare una tecnologia proprietaria per gestire la telecamera e la costruzione di un mondo interamente 3D, e per semplificare il posizionamento degli oggetti e i calcoli delle collisioni nell'ambiente virtuale, gli sviluppatori finiscono per mettere in piedi un sistema basato su blocchi cubici e griglie invisibili.

Lara Croft pronta per entrare in azione
Lara Croft pronta per entrare in azione

Tutto ciò consente a Lara di compiere salti di precisione, di arrampicarsi e di appendersi alle sporgenze in un modo mai visto prima in un videogioco. È all'E3 del 1996 che una demo porta Lara all'attenzione della stampa internazionale, ed è un debutto trionfale che convince l'editore, Eidos Interactive, a incentrare l'intera campagna pubblicitaria del titolo su di lei e sulla sua debordante personalità e che lascia presagire buoni risultati commerciali.

Be', niente di più azzeccato; tuttavia l'uscita del gioco avviene in modo del tutto peculiare, e questo a causa di un importante accordo di esclusiva temporale stretto tra Eidos e Sega, motivo per il quale il titolo esordisce ufficialmente a fine ottobre del 1996 innanzitutto su Saturn per quanto riguarda il mercato europeo, per poi approdare solo qualche settimana dopo sulla prima PlayStation e su MS-DOS.

Quello che succede dopo è storia. Tomb Raider diventa un prodigio commerciale di proporzioni mondiali, complice un'accoglienza di pubblico e critica semplicemente clamorosa: le riviste specializzate gli attribuiscono votazioni siderali e le vendite schizzano alle stelle; numeri che trasformano Lara Croft in un simbolo. Un simbolo destinato alla leggenda.

Antiche rovine e trappole mortali

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, però, perché dietro l'innegabile impatto mediatico e il prorompente carisma della sua protagonista, il primissimo Tomb Raider possiede un nucleo ludico solido e sofisticato, sorretto da una narrazione avvincente e da un gameplay studiato nei dettagli.

Il primo Tomb Raider è stato il primo mattone di una saga che ha fatto la storia del videogioco
Il primo Tomb Raider è stato il primo mattone di una saga che ha fatto la storia del videogioco

La storia prende il via tra le pareti dorate di un lussuoso hotel di Calcutta, dove Lara viene ingaggiata dall'ambigua ed enigmatica imprenditrice Jacqueline Natla, proprietaria della Natla Technologies, per recuperare un antico e misterioso manufatto, un frammento del quale è sepolto nei recessi di una tomba peruviana: lo Scion.

La ricerca di questa reliquia dalle origini sconosciute finisce però ben presto per trasformare un semplice lavoro su commissione in un'odissea mozzafiato intorno al globo, che conduce la coraggiosa archeologa dalle gelide vette innevate delle Ande alle rovine dimenticate della Grecia classica, passando per oscuri santuari egiziani fino alle viscere della perduta civiltà di Atlantide.

L'intreccio narrativo, costellato di tradimenti, rivelazioni mistiche e scontri con creature mostruose, cattura l'immaginazione del giocatore con il passo dei grandi film d'avventura; una qualità, questa, che rende l'esperienza di gioco esaltante, anche per merito della sua perfetta miscela di esplorazione solitaria e acrobatica, enigmi ambientali e combattimenti carichi di piombo.

L'improvvisa comparsa del T-Rex è un evento difficile da dimenticare, anche a distanza di 30 anni
L'improvvisa comparsa del T-Rex è un evento difficile da dimenticare, anche a distanza di 30 anni

Il mondo di gioco rifiuta dunque la banale identità di sequenza passiva di corridoi per proporsi piuttosto come un enorme puzzle tridimensionale da comprendere e risolvere con pazienza: ogni salto richiede di essere valutato con cura, e l'uso combinato delle capriole, del nuoto in apnea e delle prese sui cornicioni restituisce un senso di controllo fisico e spaziale innovativo.

A differenza di molti titoli moderni che tendono a guidare costantemente il giocatore verso la meta, il Tomb Raider del 1996 cala l'utente in ambientazioni vaste senza però imboccarlo sul da farsi con icone e indicatori: qui è l'isolamento il vero protagonista, e la sensazione di essere un pioniere in territori inesplorati appaga come poche altre cose.

E poi lui, il Tyrannosaurus Rex, che all'improvviso compare nella Valle Perduta provocando una scarica di adrenalina che ancora oggi, a distanza di trent'anni, è difficile da dimenticare, e che fa il paio con la tensione generata da quei maledetti macigni rotolanti, dalle lame oscillanti pronte a farci a fette e da tutte quelle trappole mortali dotate di spuntoni di ferro che sarebbero diventate poi un marchio di fabbrica della serie.

Uno dei tanti incontri... interessanti in Tomb Raider
Uno dei tanti incontri... interessanti in Tomb Raider

Come se non bastasse, il sistema di combattimento basato sul puntamento automatico delle pistole a munizioni infinite richiede vigilanza costante, riflessi pronti e un posizionamento attento per schivare gli assalti dei nemici, che spaziano da animali feroci a mummie.

Insomma, gli ingredienti per un grande successo ci sono tutti, e il futuro radioso di una saga che ha appena messo il naso sul mercato sembra scritto; una saga che avrebbe costruito, rifinito e rinnovato la propria identità, e che ancora oggi non sembra avere intenzione di mandare in pensione la sua frontwoman.

Dalle origini all'era moderna

L'exploit di Tomb Raider su tutti i livelli dà immediatamente il via a una vera e propria catena di produzioni annuali che porta alla nascita dell'esalogia classica; un periodo di straordinaria creatività, questo, ma anche di fortissima pressione lavorativa per Core.

Sfrecciare in motoscafo per i canali di Venezia era esaltante
Sfrecciare in motoscafo per i canali di Venezia era esaltante

Novembre 1997 segna l'arrivo sul mercato di Tomb Raider II, un seguito sontuoso, che mette sul piatto alcuni veicoli guidabili, come i motoscafi tra i canali di Venezia e le motoslitte sulle vette del Tibet, e che migliora la grafica introducendo la spettacolare treccia ondeggiante di Lara.

Appena un anno dopo, fa invece il suo debutto Tomb Raider III, episodio celebre per il suo livello di difficoltà più severo, per la struttura a livelli non lineare e per l'introduzione di nuove mosse acrobatiche, come la possibilità di scattare in corsa per un breve periodo di tempo.

Ma è probabilmente Tomb Raider: The Last Revelation a far toccare al marchio la vetta più alta per quanto riguarda il suo percorso nella quinta generazione di console; un titolo dal sapore fortemente nostalgico che ambienta quasi tutta la vicenda in Egitto, che approfondisce le origini di Lara attraverso il rapporto con il suo mentore Werner Von Croy e che si conclude con il tragico e scioccante finale che tutti ricordiamo.

Tomb Raider: The Last Revelation è forse il punto più alto toccato dalle avventure di Lara nell'esalogia classica
Tomb Raider: The Last Revelation è forse il punto più alto toccato dalle avventure di Lara nell'esalogia classica

Nonostante questo epilogo, la pressione commerciale porta alla pubblicazione di Tomb Raider Chronicles alla fine del 2000, un'antologia di racconti inediti narrati dagli amici di Lara riunitisi dopo la sua presunta morte che somministra un'altra dose di Miss Croft a tutti i fan in maniera furba.

L'esalogia classica suona tuttavia la sua nota più dolente nel 2003 con The Angel of Darkness, progetto che fa sbarcare il franchise su PlayStation 2, caratterizzato da tinte oscure e da elementi ruolistici, il cui sviluppo a dir poco travagliato fa arrivare però sul mercato un titolo piagato da gravi difetti tecnici e lacune nel gameplay, che spingono Eidos a togliere definitivamente il marchio dalle mani e dalla responsabilità di Core Design.

Ma una figura così ingombrante come Lara Croft non può rimanere in panchina troppo a lungo, ed è così che la rinascita della saga viene affidata a Crystal Dynamics, che nel 2006 inaugura la celebre trilogia LAU con la pubblicazione di Tomb Raider: Legend. Questo capitolo riscrive le origini del personaggio con una narrazione più snella e cinematografica, accompagnata da un sistema di controllo moderno e dall'introduzione di un pratico rampino che amplia a dismisura le possibilità di movimento.

Lara in azione in Tomb Raider Underworld
Lara in azione in Tomb Raider Underworld

Nel giugno del 2007 tocca invece a Tomb Raider Anniversary portare avanti il filone, con una libera reinterpretazione del primo storico capitolo che adatta trama e struttura alla nuova trilogia, prima di cedere il passo a Underworld, avventura che nel 2008 si concentra sulla mitologia nordica portando a conclusione l'intricato arco narrativo legato alla scomparsa della madre di Lara.

Da quel momento, sul fronte del filone principale, il brand si chiude in una lunga pausa di riflessione, con Crystal Dynamics che decide infine di resettare completamente l'universo narrativo con un reboot intitolato semplicemente Tomb Raider, prima pietra della cosiddetta trilogia Survivor che viene posata nel 2013.

Questa nuova visione abbandona la figura dell'archeologa invincibile per presentare una giovane Lara vittima di un naufragio mentre è alla ricerca del leggendario regno di Yamatai, costretta a lottare con le unghie e con i denti per la propria sopravvivenza in un contesto crudo, spietato e ricco di elementi presi in prestito dai giochi d'avventura moderni.

Shadow of the Tomb Raider è il capitolo che chiude la trilogia Survivor
Shadow of the Tomb Raider è il capitolo che chiude la trilogia Survivor

La trasformazione da avventuriera inesperta a temprata cacciatrice prosegue poi con Rise of the Tomb Raider, ambientato tra i ghiacci spietati della Siberia alla ricerca della città perduta di Kitezh, per poi trovare il suo culmine nel 2018 con Shadow of the Tomb Raider, in cui Lara si ritrova ad affrontare le conseguenze delle sue stesse azioni avventate nella giungla peruviana impedendo un'imminente apocalisse Maya.

Un viaggio che non finisce mai

Oltre ai vari filoni che via via si sono proposti come "principali", il marchio Tomb Raider ha ovviamente esplorato diversi altri lidi, come quello degli spin-off e dei capitoli portatili, ma c'è da ammettere che l'aura mitica del primo, indimenticabile episodio è probabilmente inarrivabile; un fascino dimostrato dalla gran quantità di riedizioni, trasposizioni e conversioni che lo hanno accompagnato nel corso di tre decenni di evoluzione tecnologica.

Sorvolando sui porting diretti pubblicati alla fine degli anni Novanta sulle varie piattaforme casalinghe e sui computer dell'epoca, la primissima avventura di Miss Croft ha infatti saputo varcare confini tecnologici inimmaginabili, come ad esempio quello dello sfortunato Nokia N-Gage.

Tomb Raider I-III Remastered ha dato una bella rispolverata tecnica ai primi tre capitoli
Tomb Raider I-III Remastered ha dato una bella rispolverata tecnica ai primi tre capitoli

Avvicinandoci ai giorni nostri, invece, nel 2023 ci ha pensato Tomb Raider Reloaded a ispirarsi alle primissime gesta di Lara per portarle su iOS e Android corredandole di qualche elemento roguelike, mentre la raccolta Tomb Raider I-III Remastered le ha tirate a lucido un anno dopo.

L'operazione curata da Aspyr Media e Saber Interactive permette di rigiocare i primi tre capitoli storici su tutte le console moderne e su PC, offrendo agli utenti la possibilità di alternare in tempo reale la grafica originale del 1996 con un comparto visivo ammodernato nelle texture, nell'illuminazione e nei modelli dei personaggi.

L'amore profondo per il capostipite non si è tuttavia esaurito con questa riedizione, e ha gettato le basi per il progetto più atteso dell'intera storia recente del marchio: Tomb Raider: Legacy of Atlantis. Annunciato ai TGA 2025 insieme a Catalyst e sviluppato in stretta sinergia da Crystal Dynamics e Flying Wild Hog sotto l'egida di Amazon Game Studios, il titolo atteso per il 12 febbraio 2027 si configura come una nuova rivisitazione della prima missione di Lara, e promette innanzitutto un comparto tecnico di tutto rispetto, supportato da Unreal Engine 5.

L'obiettivo degli sviluppatori sembra quello di voler trovare un equilibrio, un punto d'incontro tra la struttura e l'estetica dei moderni capitoli della trilogia Survivor e le ambientazioni, le atmosfere e lo spirito generale dell'originale; quel che è certo è che Legacy of Atlantis punta a rappresentare la perfetta chiusura di un cerchio magico iniziato trent'anni fa tra quei cubi spigolosi progettati in quel di Derby, nonché la dimostrazione definitiva che il fascino del primo viaggio di Lara Croft verso l'ignoto continua ad ammaliare ancora oggi.

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