RetroLudica vol. 05 - Streets of Rage 2 (Megadrive)  0

Streets of Rage 2 è da molti considerato il miglior picchiaduro a scorrimento mai creato per una console. Uno dei tanti casi, forse, in cui il cosiddetto retro-gaming è tuttora più... avanti rispetto alle proposte attuali.

APPROFONDIMENTO di La Redazione  —   28/12/2005

C’è un tipo di attacco, a questo proposito, che dovrebbe dirla lunga sull’eleganza che i giocatori dotati di maestria conquistata sul campo possono raggiungere negli scontri: il primo giocatore può benissimo effettuare una proiezione scagliando il suo partner umano contro i nemici, perché il secondo, a patto di avere tempismo, può riuscire a cadere letteralmente in piedi senza subire danno, e ritrovandosi pronto a rincarare la dose nei confronti di quelli rimasti in piedi. Infine, Streets of Rage 2 presenta delle misteriose supermosse in collaborazione tra i due giocatori, una sorta di ultraviolenza attivabile praticamente per tentativi, a random ma non troppo, e per nulla ufficiale. Non si parla, come sarebbe successo per Streets of Rage 3, di effettivi colpi da realizzazione in collaborazione con il giocatore, che impegnano entrambi i personaggi e sono listati come effettive mosse disponibili. Qui in Streets of Rage 2 succede invece che, riversando in tandem addosso al nemico o alle masse di nemici degli attacchi (non solo speciali, anche un colpo speciale e un calcio volante bastano) si venga a generare una sorta di folle effetto moltiplicatore, per cui i colpi finali inflitti ai nemici risuonano come una drum machine impazzita e il danno raggiunge per pochi secondi un livello di incalcolabile violenza. A metà tra il bug e l’easter egg, la presenza di questi attacchi così ridicolmente massivi e difficili da attivare diventa un’altra ragione per cui gli esperti, superato il gioco anche al livello di difficoltà mania e sempre pronti a volersi superare, ritornano negli ambienti più stretti e affollati, ritentano la magia, esaminano quali dovrebbero essere le condizioni di riuscita, si interrogano sul grado massimo di violenza opposto a quello di eleganza.

La varietà di colpi in Streets of Rage 2, insomma, è davvero notevole, e da vita a una possibilità di scontro complessa, elegante, in cui il nemico non è solo la massa informe di avversari da colpire abbassando la fronte e polverizzando il bottone d’attacco sotto il pollice, ma anche un insieme di avversari da affrontare strategicamente. La modalità di scontro one on one, un extra gradito, sta a testimonianza della complessità raggiunta da un picchiaduro a scorrimento che si crede quasi un picchiaduro a scontri. Questo non vuol dire che la frenesia tipica del genere a scorrimento sia venuta meno. Certo, si può affermare che l’unico e solo aspetto in cui Streets of Rage 2 risulta inferiore a un gioco come Final Fight sia l’immane rapidità e la frenesia che ne deriva nel gioco Capcom: ma, allo stesso tempo, si deve riconoscere nello sforzo di Sega una scelta ludica che riesce a mantenere ritmo e rapidità più che ottimi, di poco inferiori al gigante di Capcom, garantendo però, al contempo, anche una profondità impareggiata e una eleganza di livello superiore. Basti pensare al controllo delle armi, finalmente perfetto, che all’uso caotico di Final Fight oppone l’utilizzo sensato, il lancio a piacere, il cambio in corsa del mezzo offensivo.

Il sublime del picchiare digitale

Il punto di forza di Streets of Rage 2 è il suo presentarsi come la summa degli esperimenti compiuti nel genere, al netto di ciò che avrebbe potuto mantenere un perfetto equilibrio tra complessità, accessibilità e immediatezza. Il picchiaduro di Sega permette infatti una quantità di azioni e colpi ben maggiore delle ripetizioni infinite di pugni del gioco medio del genere, ancorato a una combinazione automatica di attacchi frontale e aerei, a una mossa speciale o, al meglio, a una presa con proiezione. Oltre alla scelta tra i diversi personaggi – caratterizzati in maniera radicalmente diversa sul piano ludico e dotati di rapporti diversi tra rapidità, potenza, efficacia aerea e di set di colpi speciali e non estremamente diversi – Streets of Rage 2 si presenta con una nuova concezione e combinatorietà dei colpi disponibili. L’esempio di come vadano le cose in Streets of Rage 2 in poi può essere la stessa, semplice combinazione di colpi base. Questa si attiva tradizionalmente, picchiando a ripetizione il bottone. Tuttavia, tenendolo premuto e poi rilasciandolo è possibile invece far partire direttamente il colpo finale, utile per nemici a media distanza, mentre la stessa combinazione può essere arricchita terminandola con un calcio volante da fermi che aggiunge spesso due colpi in chiusura, o dalla pressione in contemporanea del tasto di salto, attivando un colpo alle spalle destinato a punire chi tramava da tergo. E se rimanere accerchiati si risolve facilmente con la pressione del pulsante con l’attacco speciale rotatorio, che consuma la barra d’energia, lo stesso pulsante da anche origine a una mossa decisamente offensiva, da hit multipli, esosa sul piano dell’energia consumata ma altrettanto vorace nei confronti di quella dei malcapitati che la subiscano. Se questo non bastasse, la pressione del pulsante d’attacco dopo una doppia direzione sul pad produrrà un altro attacco devastante e da usare strategicamente e in combinazione con gli altri. Il tutto è combinabile, e anche le proiezioni non si sottraggono a questa complessificazione: premere il tasto del salto vuol dire passare da un lato all’altro della vittima agguantata, garantendo una varietà maggiore di proiezioni e punizioni effettuabili.

Streets of Rage 2 esplode negli slot neri dello chassis Sega e diventa immediatamente uno tra i primi tre o quattro buoni motivi per possedere un Megadrive, e questo senza essere una conversione di un titolo da sala giochi: si trattava invece di una killer application in esclusiva per la console a sedici bit della grande S, di un titolo destinato a un ruolo chiave nella conquista di un mercato pervasivamente controllato da Nintendo. Streets of Rage 2, infatti, era proprio uno di quei giochi che avrebbero consentito al Megadrive di scalfire l’impero costruito dal NES, facendo tremare per un buon periodo gli esperti di marketing che seguivano i primi passi del Super Nintendo e imponendo nella memoria collettiva dei giocatori una stagione, dei generi, delle estetiche, un feel e un way of gaming spesso diversi da quelli familiarmente corretti e colorati che pervadevano con maggior successo gli schermi collegati alle console a otto bit Nintendo. Molti di questi mondi erano prima appannaggio dei soli possessori di home computer, mentre nel settore delle console il PC Engine o il Master System – l’otto bit di Sega, schiacciato dal gigante NES - non erano ancora riusciti a portarli sugli schermi casalinghi contemporaneamente al successo commerciale. Anche come uno dei simboli della breccia di Sega nell’impero Nintendo, Streets of Rage 2 può essere considerato uno dei frutti migliori di un’epoca d'oro della compagnia di Sonic mai più destinata a ripetersi, e il risultato di un lavoro creativo, artistico e di design capace non solo di mettere in ridicolo la conversione di Final Fight operata da Capcom per il SuperNES, ma persino di mettere in serio dubbio la possibilità che un gigante come Final Fight fosse effettivamente il titolo più complesso o divertente del genere che si potesse trovare in circolazione.

RetroLudica vol. 05 - Streets of Rage 2 (Megadrive)
Streets of Rage 2

Parlare di Streets of Rage 2 non può avere inizio se non affermando senza remore un fatto lapalissiano: il secondo capitolo della serie di picchia-picchia a scorrimento di Sega è uno degli esempi di maggiore profondità e valore ludico mai raggiunti nella storia dei giochi di questo genere. Il gioco è un monumento al quel picchiarsi digitale che è probabilmente uno dei più nobili traslati ludico-espressivi dell’aggressività infantile. Oltre a un valore intrinsecamente ludico, però, questo capolavoro ha anche una discreta importanza storica, comparendo sugli scaffali dedicati alla console Sega nei tempi in cui le sale giochi non erano ancora deserte e popolate di quizzettari casuali e aspiranti bracconieri digitali. A quei tempi le conversioni dei picchiaduro a scorrimento per le console erano un importante fattore per una softeca di successo sul mercato: l'anno era lo stesso anno in cui Street Fighter 2 diventava il simbolo della sinergia industriale sala giochi-console casalinga.


RetroLudica è la rubrica di vintage e classic gaming che vi porta alla scoperta dei classici del passato. Retroludica supera il paradigma del "nuovo a tutti i costi". E soprattutto punta il dita sul paradosso per cui, nella folle corsa verso il next gen di turno, il valore di un gioco viene a indentificarsi col suo livello di avanzamento tecnologico, per cui quello che viene atteso e amato viene poi abbandonato. Retroludica guarda al gioco del passato valutando il suo valore intrinseco, senza rinunciare al suo posto nella storia.

In questo numero: Retroludica vol. 05 - Streets of Rage 2 (Megadrive). Il miglior picchiaduro a scorrimento di tutti i tempi? Sicuramente il miglior esponente del genere realizzato esclusivamente per una console casalinga, Streets of Rage 2 è un monumento a uno stile di gioco che fonde tecnica, resistenza e aggressione massiva e frenetica. Retrogaming? Non proprio. Ancora oggi, piuttosto, avant-gaming.

STREETS OF RAGE 2 - IL VOTO DI RETROLUDICA

Streets of Rage 2 non fuoriesce dal nulla: Sega parte dall’esempio del suo predecessore, un interessante e ben riuscito pastiche tra Final Fight e Double Dragon, e costruisce nel suo seguito un prodotto che rappresenta uno stato dell’arte tecnico e ludico delle sue ricerche sul campo. Non si deve parlare, quando si cita la grandezza di questo gioco, solo dei suoi fondali, con i notevoli livelli di parallasse, gli ottimi dettagli, e della quantità e qualità delle ambientazioni; degli sprite, immensi relativamente alla media del genere, egregiamente animati e realizzati con uno stile originale e di grande gusto figurativo; e neppure dell’eccellente realizzazione e implementazione delle musiche ad opera di Yuzo Koshiro o degli ottimi sample degli effetti di scontro, delle urla e dei versi dei personaggi. Tutto questo è un traguardo tecnico che si unisce a una quantità notevole di livelli, a opzioni ben riuscite, a una intelligenza artificiale e a una varietà di nemici degne di questo nome e a una longevità praticamente infinita, che consente l’approccio a diversi livelli di difficoltà, eleganza d’attacco o violenza. Eppure, nulla avrebbe significato senza il salto di livello sul piano dell’interazione effettivamente compiuto da Streets of Rage 2. E’ difficile dire se Streets of Rage 2 sia il miglior picchiaduro a scorrimento della storia videoludica, ma è decisamente più facile affermare che, di questo defunto e mal riesumato genere, il capolavoro Sega sia l’esponente più raffinato, elegante, dotato di uno stile superiore e riconoscibile. Soprattutto, lo si può ritenere inattaccabile dall’accusa tipica rivolta al genere, quella di ripetitività e superficialità: cause ragionevolmente fondate, queste, della morte della categoria.