Tra gli sviluppatori di immersive sim sta emergendo una convinzione condivisa: è difficile vendere questo tipo di giochi chiamandoli con il loro nome. A dirlo con franchezza è Dave Oshry, CEO di New Blood Interactive: "Non è un buon termine di marketing? No. Fa schifo. È terribile".
New Blood si è fatta conoscere con gli sparatutto in stile boomer shooter, come Dusk e Ultrakill, ma da anni investe anche su due immersive sim attualmente in accesso anticipato, Gloomwood e Fallen Aces. Oshry scherza dicendo di mettere tutti i soldi nelle immersive sim "per fallire come gli studi leggendari venuti prima di noi, come Looking Glass". Eppure, racconta, il termine non lo conosceva fino a quando Dillon Rogers, responsabile di Gloomwood, non iniziò a lavorare al suo open world ispirato a Thief e Resident Evil.
Il genere, in realtà, gli era familiare. Oshry è cresciuto con Deus Ex e Thief, ma li ha sempre chiamati in altro modo: il secondo era per lui uno stealth game, il primo un FPS-GDR, perché prevedeva l'assegnazione di punti alle abilità. Lo stesso vale, osserva, per System Shock: "Erano GDR. La gente li chiamava GDR. Sei immerso in un mondo, costruisci il tuo personaggio: quello si chiama gioco di ruolo".
Immersive sim non significa niente
Molti grandi publisher considerano gli immersive sim prodotti di nicchia e poco vendibili, mentre i GDR vendono molto. Oshry ricorda che Baldur's Gate 3 potrebbe essere definito un'immersive sim per il modo in cui permette di risolvere i problemi in modi diversi, ma nei trailer e sulla pagina Steam il genere non compare. "Se lo presenti come un GDR, credo che andrai meglio che presentandolo come immersive sim", afferma. Una posizione simile era stata espressa anni fa da Raphael Colantonio, fondatore di Arkane, secondo cui il mercato capisce subito cosa sia un GDR, mentre l'etichetta "immersive sim" entusiasma una piccola parte di pubblico e lascia freddo l'altro.
Per Oshry il termine è un roba da addetti ai lavori: chi lo conosce sa che cosa aspettarsi, ma per tutti gli altri è poco chiaro. "Il pubblico mainstream non ha idea di cosa significhi, e chi lo sa non ha bisogno che glielo vendi, perché cerca già giochi di questo tipo", spiega.
Anche la definizione scelta all'inizio per Gloomwood, "Thief con le pistole", ha avuto scarsi riscontri. Era un'ottima presentazione in una frase, ma ha attirato i fan di Thief con aspettative precise, mentre il gioco attinge anche a Call of Cthulhu e Resident Evil.
Diverso il caso di "boomer shooter", rivelatasi un'etichetta efficace: chi la sente capisce subito che si tratta di titoli alla Doom e Quake. Non a caso, quando New Blood propone su Steam Gloomwood, Fallen Aces e Blood West in un unico pacchetto, li chiama "la trilogia stealth". "Se la chiamassimo trilogia immersive sim, nessuno comprerebbe i giochi", conclude Oshry.