La Commissione sudcoreana per il commercio equo ha multato Samsung per 20,114 miliardi di won (circa 15 milioni di dollari) per aver pubblicizzato le prestazioni gaming di alcuni dispositivi Galaxy senza informare adeguatamente i consumatori sulle limitazioni imposte dal sistema GOS. La vicenda riguarda il periodo compreso tra il 2021 e il 2022, quando Samsung promuoveva le prestazioni gaming dei Galaxy S21 e S22 e dei tablet Galaxy Tab S8.
Prestazioni limitate nei giochi
All'epoca, Samsung utilizzava il Game Optimizing Service (GOS), un sistema di gestione termica che interveniva durante l'esecuzione di alcuni giochi impegnativi. In particolare, le politiche specifiche di GOS limitavano automaticamente le prestazioni massime di CPU e GPU, indipendentemente dalla temperatura del dispositivo. In alcuni casi, i limiti di frequenza potevano scendere fino a circa il 30% dei valori massimi. Queste restrizioni potevano tradursi in rallentamenti, ritardi nella risposta ai comandi e una qualità grafica inferiore in determinati giochi.
Il problema, secondo l'autorità sudcoreana, era che Samsung pubblicizzava i suoi dispositivi enfatizzando la fluidità e le prestazioni nei giochi, arrivando a promettere "la migliore esperienza di gioco su dispositivi mobili", senza comunicare chiaramente l'esistenza di quelle limitazioni. La sanzione riguarda le campagne pubblicitarie relative ai Galaxy S21 e S22 e ai tablet Galaxy Tab S8. L'autorità ha contestato proprio l'omissione di informazioni rilevanti per i consumatori, ritenendo che potesse influenzare le loro decisioni d'acquisto.
La vicenda continua
Nel marzo 2022, dopo le polemiche, Samsung ha introdotto un aggiornamento software che permetteva di superare le limitazioni contestate. Secondo l'azienda, il GOS era stato progettato per gestire il calore e garantire un'esperienza di gioco stabile nel tempo. Samsung ha contestato la decisione della Commissione e ha annunciato l'intenzione di intraprendere azioni legali.
L'azienda ha inoltre sottolineato che nessun tribunale ha accertato che i consumatori abbiano subito danni a causa della pubblicità. La decisione amministrativa della Commissione riguarda però una questione specifica: la mancata comunicazione delle limitazioni nelle campagne promozionali.