Arc Raiders potrebbe introdurre stabilmente una modalità PvE, ma Embark Studios vuole prima capire quale sia il ruolo che dovrebbe avere all'interno del gioco e come integrarla senza snaturare l'esperienza originale. Dopo aver concluso un test a tempo limitato, che ha permesso ai giocatori di affrontare i nemici controllati dall'intelligenza artificiale senza doversi preoccupare degli avversari umani, lo studio sta analizzando i dati raccolti prima di prendere una decisione definitiva.
Un esperimento di successo
L'esperimento si è svolto all'inizio di ottobre e ha introdotto un'opzione per passare dalla struttura PvPvE di Arc Raiders a una modalità esclusivamente PvE. Nella versione abituale, infatti, i giocatori devono affrontare sia le macchine ostili chiamate Arc sia gli altri partecipanti alla partita, che possono rappresentare una minaccia imprevedibile. Attivando l'opzione temporanea, invece, non era possibile danneggiare gli altri giocatori, favorendo così la collaborazione contro i nemici controllati dal gioco.
Al termine della prova, Embark ha ringraziato la community per aver partecipato a oltre 30 milioni di partite PvE, sottolineando di aver raccolto "una grande quantità di informazioni da analizzare". I dati serviranno a valutare se riproporre la modalità, eventualmente con modifiche, oppure mantenere l'attuale impostazione del gioco.
Intervistato da MP1st, il produttore esecutivo Aleksander Grøndal ha spiegato che lo studio era inizialmente piuttosto scettico all'idea di introdurre una modalità di questo tipo, soprattutto per ragioni legate alla storia dello sviluppo. Arc Raiders, infatti, era nato come un gioco cooperativo PvE con elementi da looter, prima che Embark decidesse di cambiare direzione. Secondo il team, "la formula complessiva del gioco non era ancora quella giusta", motivo per cui il progetto si è trasformato nell'attuale sparatutto di estrazione PvPvE.
"Ora che abbiamo concluso il test dell'opzione per il matchmaking PvE, stiamo approfondendo ciò che significa", ha dichiarato Grøndal. "Naturalmente eravamo un po' scettici all'idea di introdurre una modalità simile, per ragioni storiche, ma adesso dobbiamo discutere su cosa vogliamo fare in futuro".
Un esperimento di successo
Il successo dell'esperimento potrebbe indicare che esiste una parte del pubblico interessata a un'esperienza meno stressante, nella quale concentrarsi sull'esplorazione, sul combattimento contro gli avversari controllati dall'intelligenza artificiale e sulla raccolta delle risorse senza il rischio di essere attaccati da altri utenti. Non è però ancora chiaro se questa esigenza sia emersa grazie all'evoluzione del gioco oppure se la modalità abbia semplicemente intercettato un tipo di giocatore che preferisce da sempre questo tipo di esperienza.
"È difficile dirlo, ma forse si tratta di entrambe le cose", ha osservato Grøndal. "Credo che il gioco abbia un fascino intrinseco e che esista una determinata tipologia di giocatori che voglia affrontarlo senza stress. Forse è un segnale del fatto che il gioco possa soddisfare più tipologie di pubblico e dobbiamo capire come riuscirci. La sfida, naturalmente, consiste nel farlo senza compromettere le premesse stesse del gioco".
Prima di discutere i nuovi contenuti, ha concluso Grøndal, lo studio deve quindi comprendere meglio le esigenze dei giocatori. La decisione avrà conseguenze anche sulla gestione del servizio nel lungo periodo, perché mantenere due modalità distinte potrebbe richiedere risorse aggiuntive e influenzare la programmazione degli aggiornamenti.