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PlayStation, Xbox e il prezzo della comodità: come funziona un ecosistema chiuso

Dal supporto fisico agli abbonamenti obbligatori, cosa cambia davvero rispetto a un ecosistema aperto come il PC, tra vantaggi e svantaggi.

SPECIALE di Francesco Serino   —   20/07/2026
Ecosistemi

Tutte le volte che PlayStation prende una decisione impopolare, dall'aumento dei prezzi alla progressiva scomparsa del supporto fisico, la reazione della community è quasi sempre di indignazione. Eppure c'è un aspetto che spesso viene ignorato. PlayStation è un ecosistema chiuso e gli ecosistemi chiusi funzionano proprio così. Quando acquisti una console entri in una piattaforma controllata da un'unica azienda.

È quella stessa azienda a decidere dove puoi comprare i giochi digitali, quali servizi sono disponibili, quanto costano gli abbonamenti, quali periferiche sono compatibili e, in larga parte, quali regole disciplinano l'intero ecosistema. Finché rispetta le leggi e le norme sulla concorrenza, è perfettamente legittimo che lo faccia. Questo non significa che ogni decisione sia giusta o conveniente per i consumatori. Significa, semplicemente, che il modello stesso attribuisce quel potere al proprietario della piattaforma.

Nelle mie mani

Il vero errore è aspettarsi da un ecosistema chiuso il livello di libertà che offre uno aperto. Sul PC, ad esempio, nessuna azienda controlla l'intera filiera, nemmeno Valve con Steam. Se un negozio digitale aumenta troppo i prezzi, puoi rivolgerti a un concorrente. Se preferisci un altro launcher, puoi installarlo. Se un produttore di hardware non ti convince, puoi sceglierne un altro. La concorrenza diventa uno strumento di tutela del consumatore molto più efficace di qualsiasi protesta sui social. Per questo, se per un giocatore la libertà di scelta è una priorità, la soluzione non è sperare che PlayStation o Xbox si comportino come un ecosistema aperto. È scegliere, quando possibile, un ecosistema che aperto lo è davvero. Del resto le aziende cambiano strategia continuamente, ma la natura della piattaforma rimane la stessa: in un ecosistema chiuso il controllo appartiene a chi lo possiede, in uno aperto è distribuito tra più attori e una parte di quel controllo torna nelle mani dell'utente.

I lati positivi

Un ecosistema chiuso però ha anche dei risvolti positivi, altrimenti nessuno ci finirebbe dentro. L'esperienza di gioco è assicurata, quello che compri funzionerà e non devi preoccuparti di requisiti hardware, di driver, di configurazioni. Tutto è progettato per essere immediato, facile, e l'ottimizzazione è più o meno garantita. Gli sviluppatori possono concentrarsi su pochissime variabili e dare il meglio, in cambio hanno una vetrina importante perché tutti gli utenti di quell'ecosistema confluiscono nel medesimo negozio, davanti alle stesse pubblicità. Poi c'è il fattore sicurezza: zero virus, e molti meno cheater online. In più l'esperienza è coerente e tutti i servizi sono integrati e il più possibile immediati.

Il PlayStation Store è peggiorato molto negli ultimi due anni e ora é necessario barcamenarsi tra centinaia di giochi spazzatura prima di trovarne uno meritevole, É lo stesso problema che affligge lo store Nintendo
Il PlayStation Store è peggiorato molto negli ultimi due anni e ora é necessario barcamenarsi tra centinaia di giochi spazzatura prima di trovarne uno meritevole, É lo stesso problema che affligge lo store Nintendo

Un ecosistema chiuso tende anche a tutelarti di più nel passaggio tra un hardware e l'altro, tra una generazione e la successiva: i salvataggi in cloud sono in un unico posto e quando qualcosa va male hai un solo numero da chiamare. Non è poi così diverso da quel che avviene in ambito mobile: Apple e iOS sono l'ecosistema chiuso, Android è invece un sistema semi aperto. Da grande utilizzatore di tablet, in quel campo per me l'iPad è il migliore, da diversi anni accetto i limiti di Apple in favore di un'uniformità tra telefono e tablet che trovo fondamentale sia nel lavoro, che nell'organizzazione della vita privata. C'è chi invece trova folli quel tipo di restrizioni e ha anche l'ardire di scegliere il Comic Sans come font del cellulare, lo vede come un diritto e va rispettato.

Chi migliora e chi peggiora

Negli ultimi anni il PC si è fatto molto più amichevole, rendendo sempre meno incisivi i vantaggi, prima palesi, degli ecosistemi chiusi delle console. Oggi è possibile accendere un PC e avere subito Steam pronto all'uso, senza toccare tastiera né mouse, inoltre i problemi di compatibilità di una volta sono quasi del tutto scomparsi.

Si fa presto a dire 'passo al PC!', ma gli ecosistemi chiusi hanno anche dei vantaggi
Si fa presto a dire "passo al PC!", ma gli ecosistemi chiusi hanno anche dei vantaggi

Xbox Live fu una rivoluzione e, dopo una generazione in rodaggio, quella di PlayStation 3, il PlayStation Network ha saputo colmare brillantemente il gap con la concorrenza. Erano anni in cui avviare una party chat su PC era decisamente scomodo, specialmente se confrontato con la velocità e l'intuitività offerta dai sistemi operativi di Xbox e PlayStation. Fortunatamente oggi un programma come TeamSpeak è soltanto un ricordo e buona parte dell'utenza si ritrova su Discord che è in primis un programma PC, e permette di interagire con i giocatori di altre piattaforme senza nessuna restrizione.

Limiti sempre più stringenti

Gli ecosistemi console erano tendenzialmente molto più economici, a partire dall'hardware il cui prezzo era più appetibile grazie alla produzione in serie e alle aziende produttrici che si facevano carico di una parte della spesa, a volte persino vendendo le console in perdita.

Perché chi gioca su PC non paga l'online, mentre su console è richiesto un obolo mensile?
Perché chi gioca su PC non paga l'online, mentre su console è richiesto un obolo mensile?

Questo modus operandi è stato lentamente abbandonato, anche per colpa della congiuntura particolare in cui ci troviamo, inoltre sono spuntati un bel po' di costi nascosti che un tempo potevano avere senso ma che oggi appaiono decisamente anacronistici, come pagare per il gioco online. Al netto degli sconti che ognuno di noi può trovare in giro, di listino comprare e giocare a Helldivers 2 su PS5 costa 39,99 Euro per la copia, più il costo di ventiquattro mesi di PlayStation Essential quando su PC oltre al gioco non serve altro. A cosa servono quei soldi? Per i server non è possibile, visto che a parte i giochi prodotti da Sony, gli altri si pagano i server da soli, si affidano a servizi come quello Amazon. E infatti per giustificare una spesa che ha sempre meno senso, hanno iniziato da alcuni anni a dare agli abbonati da due a tre giochi al mese. Ma non sono regali, è solo un incentivo in più per un servizio che anche con tre giochi in regalo resta una importante fonte di guadagno sia per Sony, che per Microsoft. Ma pensate agli utenti Xbox che pur acquistando il gioco sullo stesso ecosistema, hanno trattamenti diversi in base all'hardware usato: usi Forza Horizon 6 su PC? Nessun problema, gioca quanto vuoi. Scarichi lo stesso gioco dallo stesso account, ma su Xbox? Beh, ora devi darci sette Euro al mese per giocare online con gli amici. Già era strano nel 2016, ma dieci anni dopo è diventata una pretesa quasi insostenibile e inspiegabile.

Giocare in cravatta

La generazione corrente di console ha perso anche la giocosità, sono diventate seriose e impacciate a partire dal sistema operativo. Hanno faticato ad inserire funzioni base come la scelta di un fondale personalizzato, su PlayStation 5 è totalmente scomparso il feed attività che ci permetteva di interagire con gli altri utenti attivamente, postare immagini, considerazioni, e che rendeva la console molto più viva e frizzante. Senza contare la scelta draconiana di Sony di limitare la compatibilità delle periferiche PS4 sulla nuova console.

C'è stato un tempo in cui Xbox Live rappresentava davvero un passo avanti nel gaming online, ma oggi?
C'è stato un tempo in cui Xbox Live rappresentava davvero un passo avanti nel gaming online, ma oggi?

Funzioni che altrove vengono date per scontate, su console spesso sono a pagamento: PlayStation per esempio chiede un abbonamento per conservare i salvataggi su cloud. Ma tra PlayStation, Microsoft e Nintendo è una bella lotta a chi è rimasto più indietro, anche se è soprattutto lo stato in cui verte PlayStation a preoccupare, anche solo per il successo della piattaforma: niente sistema di rimborsi, nessuna possibilità di prestare un gioco in digitale, praticamente zero libertà da parte degli sviluppatori di offrire sconti ad-hoc.

Inoltre sono state implementate novità tutt'altro che simpatiche come i prezzi dinamici (a me viene proposto uno sconto che tu non hai) e permangono bug mai corretti come quelli che affliggono la lista dei desideri. Xbox non se la passa tanto meglio, ma la vicinanza con il PC ha imposto a Microsoft alcune interessanti concessioni, come il sistema Play Anywhere. L'esperienza online non è centrale nell'ecosistema Nintendo, ma i limiti, pur meno dolorosi, ci sono eccome anche là.

È la fine?

Il punto, allora, non è stabilire se PlayStation sia diventata improvvisamente "anti-consumatore", né sostenere che il PC sia la soluzione perfetta a ogni problema. Ogni ecosistema comporta vantaggi e compromessi, e ognuno è libero di scegliere quello che ritiene più adatto alle proprie esigenze. Il problema nasce quando i compromessi cambiano nel tempo. Per anni le console hanno giustificato le loro limitazioni con prezzi contenuti, semplicità d'uso, servizi innovativi e un'esperienza più immediata del PC. Oggi molti di quei vantaggi si sono assottigliati, mentre buona parte delle restrizioni è rimasta immutata, e in alcuni casi si è persino accentuata.

È forse questo il motivo per cui una parte della community vive con crescente frustrazione le scelte di Sony, Microsoft e, in misura diversa, Nintendo. Non perché gli ecosistemi chiusi siano diventati improvvisamente sbagliati, ma perché il rapporto tra ciò che viene richiesto all'utente e ciò che riceve in cambio appare sempre meno equilibrato.

Se il futuro sarà davvero sempre più digitale, allora non sarà sufficiente eliminare il supporto fisico o chiedere nuovi sacrifici economici: servirà restituire ai giocatori qualcosa in termini di servizi, diritti e libertà. Perché un ecosistema chiuso può continuare a funzionare, ma solo finché chi ne fa parte percepisce che i vantaggi compensano davvero le rinunce.

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