A Feed It, il nuovo videogioco dello studio italiano Games On A Chair, basta un solo tasto a metterti a disagio. La prima cosa che si vede, una volta avviato il titolo, è un enorme schermo televisivo dal segnale disturbato, che trasmette solo rumore analogico. Questo è il menù iniziale del videogioco, con un'indicazione molto chiara: premi il tasto per cominciare. Ed è così che capiamo che non siamo soli, perché qualcuno, seduto proprio accanto al nostro personaggio sul divano davanti allo schermo, ci apostrofa con un termine tutt'altro che gentile. La cosa sarebbe già sgradevole di suo e verrebbe voglia di spaccargli la faccia in zero secondi, ma poi, quando ci voltiamo e vediamo chi è stato a chiamarci in quel modo, allora è difficile non essere attanagliati da una sensazione soffocante di paura cieca.
Inutile tenervi nascosta la creatura che è accanto a noi, anche se "accanto" non è la parola giusta, visto che occupa quasi tutto il divano. Questo orrore è diventato in quattro e quattr'otto il simbolo e l'immagine più forte di questo videogioco horror: un enorme maiale antropomorfo, con la canotta troppo corta per coprire il ventre gonfio e il volto deformato da un paio di zanne appuntite che spuntano dal labbro inferiore. Gli occhi cattivi godono quando, ancora una volta, si rivolge a noi con sprezzo e ci dà un ordine: ho fame, prendimi del cibo.
Feed It si ispira a quei videogiochi che fanno della capacità di mettere a disagio la loro forza. C'è un titolo che sovviene mentre, pian piano, ci alziamo dal divano e passiamo davanti alla creatura, cercando di non guardarla: Mouthwashing. Qui, come nel videogioco che ha reso famoso a livello internazionale Wrong Organ, il malessere si respira a pieni polmoni. Forse è complice anche l'estetica ispirata a quella della prima PlayStation, che costruisce ambienti geometricamente e percettivamente instabili. Muovendo i primi passi verso la cucina, tutto sembra sul punto di sovrastarci. Ci si sente piccoli, immensamente piccoli. Tutto sembra grande e minaccioso. Facciamo qualche passo incerto verso la cucina, mentre il volume del segnale disturbato della TV alle nostre spalle non riesce a coprire l'ennesimo insulto di quel porco seduto sul divano.
Dagli da mangiare
La demo di Feed It è molto semplice, al punto che si può riassumere in due soli esiti che sono già chiari nel momento in cui voltiamo le spalle alla creatura sul sofà: accettare di portarle del cibo, oppure no. La seconda, però, non è una scelta facile. Perché mentre ci sbrighiamo a cercare qualcosa di commestibile, la bestia continua a tormentarci a parole, e il pericolo che si alzi da lì è sempre più tangibile. È evidente che Feed It sia un videogioco che vuole raccontare - attraverso la sua metafora horror - il tema dell'abuso domestico, e d'altronde la lunga schermata di avviso iniziale ci aveva anticipato alcune delle tematiche del gioco: maltrattamenti fisici e psicologici, abuso, violenza. Finalmente troviamo una pizza mezza smangiucchiata in un cartone intriso d'olio. Ci voltiamo verso il mostro, anche se non abbiamo alcuna intenzione di fissare quel suo brutto muso. Ma lui ha già cominciato a sbraitare: che fine hai fatto?
Quando ci avviciniamo, tutto diventa, se possibile, ancora più disgustoso. La parte inferiore della sua bocca si allunga e il suo viso si deforma, diventando quasi un cassonetto dell'immondizia all'interno del quale facciamo scivolare il cibo. Non lo mastica nemmeno. Si limita a fissare i suoi occhi malvagi nei nostri e a dirci che ha ancora fame. Qualcosa ci suggerisce che la voragine che ha al posto dello stomaco non sarà mai piena. E che il cibo che c'è in cucina non basterà mai del tutto. Bisogna esplorare la casa.
Ovviamente la casa non è una casa qualsiasi. Come avrebbe potuto esserlo? Superata l'anticamera che divide la cucina e il salotto dal resto, ci accoglie una stanza che ospita un'enorme tela inquietante sulla quale sono raffigurati due esseri umani che sgozzano un maiale molto simile a quello seduto sul divano. L'immagine è talmente violenta, grande e impressionante che le tre figure sembrano sbucare fuori dal quadro. Dall'altra parte del corridoio c'è un bagno. Quando si apre l'acqua della doccia, almeno per un po', il rumore del soffione copre quello della TV e le urla del maiale. Qui il videogioco dice di aver salvato la partita.
Usciti di lì, ci sono altre porte che conducono a una stanza da letto e poi delle scale che scendono in un seminterrato. Mentre continuiamo ad esplorare la casa, che sembra srotolarsi infinita davanti ai nostri occhi, le urla della creatura diventano sempre più pressanti e sempre più violente, fino a quando il mondo non sembra tingersi di rosso e crollare su sé stesso. Capiamo che il mostro si è alzato dal divano. Sentiamo i passi della bestia avvicinarsi e poi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Annaspiamo alla ricerca di una via d'uscita, ma la casa sembra concepita per non offrirne alcuna. I corridoi cambiano, le stanze si trasformano, le porte conducono ancora all'inizio in una spirale di violenza impossibile da spezzare.
Non farti schiacciare
Questo, però, non è l'unico destino possibile. Feed It è un videogioco misterioso: non esistono tutorial, non ci sono indicazioni di sorta, se non un paio di suggestioni uditive che arrivano in momenti molto precisi. La prima quando decidiamo di visitare altre stanze alla ricerca del cibo e anche il nostro stomaco comincia a brontolare. A quel punto Feed It ci mette davanti a una possibilità tangibile: perché non mangiare qualcosa? D'altronde il cibo sembra essere presente in abbondanza all'interno della casa, e quell'orribile creatura non si merita la nostra compassione. Ma se poi non dovessimo trovarne altro, che cosa succederà?
Un ulteriore indizio che le cose possano andare in un altro modo arriva mentre scandagliamo da cima a fondo la cucina. Apriamo e chiudiamo le ante della credenza e poi, a un certo punto, dei colpi forti e decisi si abbattono sulla porta d'ingresso. Qualcuno sta bussando. La creatura non perde tempo e ci dice di non aprire per nessun motivo al mondo. Feed It, nella demo, non dà la possibilità di disobbedire. Non appena ci si avvicina alla porta compare un messaggio che dice: non hai la forza di aprire. Forse bisognerà aspettare il gioco completo per capire chi è che colpisce la porta con tanta veemenza.
La scelta di non dare da mangiare alla creatura sul divano e di divorare invece tutto ciò che capita a tiro apre un'altra conclusione della demo. Altrettanto violenta, altrettanto difficile da interpretare. Sempre senza speranza, ma affascinante nei suoi risvolti. Senza mollare, abbiamo caricato nuovamente il salvataggio ed esplorato la casa per scoprire altri dettagli che diventano ancora più inquietanti, annientando la speranza di vedere la luce del sole: il quadro capovolge vittime e carnefici quando, a un certo punto, i soggetti cambiano e appaiono due enormi maiali che divorano una persona. La camera da letto si riempie di luci colorate e una serie di allucinazioni visive modificano la planimetria della casa. I mobili sembrano fluttuare per impedire la fuga.
Per ora, Feed It è un interessante esperimento narrativo, che dura una manciata di minuti prima che le cose precipitino fino alle estreme conseguenze, solo per ricominciare poi nella stessa prigione. Un horror dell'anima, si potrebbe dire, che però non disdegna anche la carne: quella rancida ed esposta del maiale seduto sul divano insieme a noi, quella succulenta dei manicaretti che siamo costretti a gettare con sprezzo nelle sue fauci, quella emaciata, percossa e umiliata che chiamiamo corpo.
Feed It è un videogioco horror italiano che, attraverso la sua lente deformante, racconta la violenza domestica. La demo che abbiamo provato in occasione dello Steam Next Fest, pur durando appena pochi minuti, ci ha colpiti nel vivo. Sia perché presenta già un immaginario affascinante e oscuro - ispirato a videogiochi di successo come Mouthwashing - proveniente direttamente dall'estetica poligonale della prima PlayStation, sia per la volontà di rappresentare un horror dell'anima. Le premesse sono assai interessanti e non vediamo l'ora di scoprire come questo piccolo team pieno di talento possa rendere ancora più disgustosa e opprimente questa prigione casalinga.
CERTEZZE
- Un ottimo utilizzo dello stile grafico per disorientare il giocatore
- La casa è costruita come un labirinto soffocante
- L'idea del videogioco è semplice, ma suggestiva
DUBBI
- La demo è un ottimo esperimento. Riuscirà a diventare un'esperienza completa?
- L'immaginario è interessante, la storia sarà all'altezza?
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